Al pomeriggio la presentazione del libro - che non si può definire romanzo e neanche antologia, sistema di voci penso sia stata la definizione giusta data dalla relatrice Annamaria Palladino - di Ale D'Agostino, cui la terribile Tiptop voleva donare una margherita, uno di quei bei rami lunghi...Ci siamo seduti al tavolo, mia madre,mio nipote, e al nostro fianco il cassetto contenente le fotografie che teneva mia sorella O.
L. voleva cercare quelle belle di sua madre, mia madre voleva sostituire – ovviamente, deve aver sempre da ridire – quella che aveva messo in cornice per lei mio fratello. Ed anche a me era stato offerto di prendere quelle che mi piacevano.
Frugare tra le vecchie foto, se può essere per certi versi malinconico, visto anche il motivo per cui ci trovavamo lì insieme, riesce a diventare esilarante con la presenza di mia madre – solitamente irritante.
Una foto scolastica, 3 file di bambinetti ingialliti, la mamma ce la passa indicandoci quale era mia sorella ed L dice che quella era la classe di suo fratello, e che M. era quel bambino lì. Allora io per prendere in giro mia mamma, dico ” Allora O deve essere quella lì..." E mia mamma: “ Che sciocca che sei, lei era più grande, non potevano essere in classe insieme!” In effetti... madre e figlio, alle elementari insieme, è alquanto improbabile.
Mia sorella, divorziata, aveva avuto due storie importanti... insomma, in famiglia facevamo tutti il tifo per An, At, venuto dopo, era un po’ troppo damerino per i nostri gusti. Intanto, io An lo avevo rivisto al mare gli anni scorsi, e l'ho avvisato, non mi vedevo reincontrarlo e lui mi chiedeva di lei e io gli dicevo non c'è più. E quanto spesso mi ha chiamato, chiedendomi notizie, e sentivo il pianto trattenuto nella sua voce. E l'ho avvisato tra i primi, quando non c' è stata più, e lui dopo un attimo mi ha richiamato, "Giurami che non ha sofferto".
Insomma la mamma, guardando le foto, ha trovato un nuovo tormentone, “Però aveva l’aria più felice con At.” E lo ripeteva ad ogni momento. Di foto con An invece non ce ne erano, ce ne erano invece tante di lei in quel periodo ed era bellissima. C’erano anche del cane Yorkshire di At, e ho detto “Ma guarda questo cane come è felice di stare con At” e la mamma “Vero che si vede?”
Di foto per me ne ho prese due, che non sono con mia sorella, perché belle belle non erano molte, e mi sembrava giusto che restassero a suo figlio.
Ho preso questa foto di mio padre, scattata dalla cucina della villa di Baveno, un padre che io non ho conosciuto così e ricordo più vecchio, né ricordo la villa così ben tenuta, ci doveva essere ancora il nonno, perché la “mia “villa di Baveno era assai più selvaggia.

Che poi la mamma mi ha fatto leggere le lettere che mia sorella scriveva al papà, ha detto” Parlava sempre di te, la famiglia per lei eravate tu e il papà”... ho avuto solo il tempo di scorrerle...e scorrere in mezzo a quotidianità sconosciute o non ricordate... leggere, e scoprire cose.
Che non ne volevo sapere di entrare nell’acqua del mare, a due anni a forte dei marmi.
Che ero la causa della macchia d’inchiostro sul retro della lettera, dove avevo firmato con uno sgorbio.
Che ero l’aiutante del giardiniere, ero sempre a rastrellare e a dare da mangiare ai conigli.
Ma di questo ricordo qualcosa, aveva un cane setter, e lo facevo giocare con fogli di giornale appallottolato e lui li strappava e ridevo dicendo che leggeva.
L’uomo coi capelli grigi scende dalla macchina posteggiata sulla ghiaia del giardino, entra dalla portafinestra e ne riesce con una matita col gommino dietro e la settimana enigmistica, e si accomoda infine sulla veranda, vista verso il giardino ed il cancello. Ha appena accompagnato la moglie all’albergo del paese, al suo consesso di carampane giocatrici di carte.
I ragazzini si stanno invece preparando per andare a fare il giro nel bosco con la mamma e con la zia. Nel sottoscala recuperano gli stivali per tutti, in un angolo vicino alla porta di ingresso i bastoni, riportati dalle scorse passeggiate.
Si avviano, il bastardello biondo corre avanti a tutti, ma la natura di canide maschio lo rallenta, a furia di fermarsi ad alzare la gambetta e qui e poi là. Che poi è una cosa curiosa, come fanno i cani, annusano, prendono la mira, stanno per ...e invece no, si bloccano, ispirati, si girano, e alzano l’altra, il perché mica si sa, noi uomini.
Sosta d’obbligo ad una vasca che raccoglie l’acqua di un ruscello, la vasca delle salamandre, più di una volta se ne è vista dentro qualcuna, nera e gialla, e si prosegue per la stradina, ora sulla sinistra il prato è stato sostituito da felci faggi e castagni, e sulla destra, a monte, minuscole piantine di mirtilli, e mirtilli altrettanto minuscoli.
Si arriva agli “animali”, una cascina disabitata dove qualcuno tiene un cavallo ed un asino, e qualche capra e pecora, una situazione corale, in effetti ci si stava dimenticando del gallo e di qualche gallina.
E’ da qui che, lasciando a sinistra i prati acquitrinosi, si scende al guado del torrente e si risale l’altra sponda, dove si alternano radure con l’erica violetta ed i boschi, e i ragazzi chiamano entusiasti peri funghi che trovano, che sono quasi sempre sconosciuti, gli si dice di lasciarli lì, che magari li raccoglierà chi sa se son buoni. La zia che spela e rosicchia qualche castagna prematura, come fosse un ghiro..Qualche boleto si sacrifica e si fa trovare, mentre i funghi di Biancaneve sono sempre vanitosi, sbucano dalle felci, mai che ci sia invece il loro compagno buono.
E la vacanza più bella è stata un Natale freddissimo, di quei freddi che fanno appannare i vetri e ci si disegna un cuore, o il sole. Quell'anno non avevamo una lira, il capofamiglia non veniva pagato e stava cercando un altro lavoro, e c'era solo il mio stipendio da part time, e stavo attenta ad ogni minima spesa.
Alle elementari c'erano le classi femminili e maschili, ed eravamo tutti col grembiule ed un fiocco, dal colore differenziato a seconda della classe.
Il sentiero lungo i bambù era sempre poco frequentato, spesso mi ritrovavo qualche ragnatela in faccia, con il suo minaccioso architetto marroncino; non mi piaceva neanche camminarci con gli zoccoli, ero un po' intimorita, capitava di sentire qualche tramestio nelle foglie secche, forse qualche topo, magari una biscia .Sarà stato il 1975, dovevo avere circa vent’anni... certamente avevo già la patente, perchè guidavo un’invidiabile Fiat 127 arancione.
Non ricordo come ci ero arrivata, ma prendevo parte attiva alla raccolta delle firme per il referendum per l’abrogazione della legge sull’aborto.
Una scelta insolita per me, incapace di fede assoluta, naturalmente diffidente verso chiunque detenga una briciola di potere, potenzialmente anarchica se il mondo non fosse pieno di villanzoni e prepotenti, che sono sempre rifuggita da un inquadrato impegno politico.
Non ricordo mia madre a quell’epoca, anche se non mi sembra fosse uno dei periodi di separazione dei miei. Ricordo invece bene papà, alto dirigente bancario di solidi principi, che aveva festeggiato il matrimonio dei primi tre figli al Principe e Savoia: profondamente onesto e coerente, l’ho amato tanto. Lo ricordo bene, perchè in quel periodo non mi parlava più, ma senza buttarmi fuori di casa.
Quando veniva Vladimiro a prendermi, alto, capellone camicia militare verde con farfallone colorato sulla schiena, Angela, la domestica da sempre in casa nostra, mormorava “O signur de poveritt” e mi guardava uscire, con aria dubbiosa.
Il banco per la raccolta delle firme era quasi una seconda famiglia: il Cancelliere del Tribunale che autenticava le firme, noi ragazzi sguinzagliati per corso Vercelli a chiederle. Lo trovavo anche divertente, il contatto con la gente mi è sempre piaciuto. Ricordo una vecchietta che, presami da parte, aveva bisbigliato ”Bisognerebbe tagliarglielo via, a tucc l’homm!”. Più radicale del Partito!
“Jacopo, ti ricordi che abbiamo giocato da bambini? sono la cugina di Camillo”. Si ricordava, anche se non era più bello come quando ne ero innamorata da bambina.
Non si ricordavano invece alcune amiche di mia mamma, donne di sicura probità, a passeggio per il Corso, anche se mi avevano visto nascere.
Vladimiro svolgeva con assoluta dedizione il compito di convincere alla firma le ragazze, meglio se bionde, e lo vedevamo perdersi in lontananza dietro qualcuna. Ma arrivò la volta che una di queste tornò anche indietro, e rimase con lui: bionda e molto carina, ricordo enormi occhi celesti ma non il nome.
La sera si andava al Partito in Porta Vigentina , a rendere conto delle firme e dei fondi raccolti. Lì Vladimiro, che era del Ravennate, mi aveva fatto vedere la panca dove dormiva.
Nonostante l’impegno, ero personalmente contraria all’aborto, non avrei mai voluto dovermici trovare di fronte, ma ritenevo dovesse essere innanzitutto una scelta personale, anche se regolata da una legge. Non ne condividevo la politicizzazione, così come dubitavo del punto di vista religioso di mio padre e di molti, la vita umana è sempre sacra, e nell’embrione è già iniziata.
Dubitavo sulla sacralità della vita di troppi figli indesiderati, trascurati, venduti, allevati negli stenti, ragazzine con il futuro già giocato.
E’ coscienza: essere genitori è una scelta di vita, non una fase transitoria. Trovavo anche assurdo che qualunque donna, anche single, anche insana di mente, potesse mettere al mondo un figlio, mentre una coppia che è costretta a ricorrere all'adozione deve dimostrare di avere tutte le carte in regola e affrontare un lungo calvario prima di essere giudicata idonea, ed i single sono scartati in partenza.
Stavo rileggendo questo pezzo, scritto un paio di anni fa per il corso di scrittura, il filo doveva essere "la ribelle" ...ma Vladimiro, chi l'ha visto? avrà cambiato camicia? accorciati i capelli?
25 luglio mattina PENSIERI SPARSI
Non so se alla fine questa vacanza sia un bene o un male.
Innanzitutto non mi posso godere il sole pienamente, senza vincoli, dopo l’arrossatura della schiena che mi fa ancora male. Secoli che non mi succedeva, ho la pelle chiara ma di solito non mi scotto.
Dormo molto, ma è un sonno interrotto, faticoso.
Sono però contenta di alcune foto che ho fatto.
Il silenzio e la solitudine in cui soprattutto alla sera mi ritrovo mi lasciano tempo per pensare, che è una cosa che mi fa malissimo.
Alla sera giusto due passi, la distanza dell’albergo dalla migliore gelateria, da sola, a prendere il gelato, un cono con tre gusti,come facevo ogni sera da bambina con la mamma, e l’Angela, a Rapallo. Limone fragola pistacchio, da 30 lire, come la bandiera italiana, ci tenevo patriottica che ero, mi lasciava con la cameriera, che portava in vacanza in albergo perché badasse a me, e andava a giocare a carte.
Qui ancora pistacchio, e vaniglia, ho trovato il gusto cannella e ieri ho sperimentato il pannosissimo gusto meringa, da affondarcisi dentro, morbido e dolce come una vasca piena di schiuma. Questa è stata la sensazione clou della serata.
Perchè poi sono risalita in camera, un breve scambio di sms, due parole al cell con un amico, ho preso in mano il libro da leggere e invece leggevo i miei pensieri e mi sentivo triste da morire.
In questo albergo manca un tavolo da ping pong, secondo me. Ci gioco piuttosto bene.
E’ una strana cosa, la solitudine.
Soli in mezzo alla folla, vero, è un luogo comune ormai.
Sento una folla affettuosa intorno a me, affetto pienamente ricambiato.
Mi piace stare sola, adoro conoscere persone.
Come dicevo in un sms ieri, sono da sempre un cane sciolto, la vita di branco, che ti protegge ma però ti detta le sue leggi, non fa per me. Accetto le briglie e il morso quando sono io a mettermeli, e sono pronta a toglierlo per un nulla, una sfumatura.
Mi piace il mio blog porto di mare, non amo i blog tipo corte del re sole.
Ma certe volte mi sento sola. Non dovrei, però.
Lo stavo scrivendo come risposta ai commenti del post di ieri, "Cartelloni" poi il ricordo era tanto sorridente che ho pensato di farne un post...
"Un paio di volte gli esami a settembre li ho avuti. In seconda liceo classico matematica e filosofia. Il prof di filosofia mi ha chiesto se avevo già esami a settembre, gli ho detto forse mate, e lui
"Allora ti darei anche filosofia"
"ma con due esami mi preparo meno bene..."
"te la do lo stesso"
poi mi chiede le teorie del Locke e dell' Hobbes, a quanto pare gliene dico una terza, la mia, e mi dice
"ma non è così " e io
"immagino, che non sia così, ha appena detto che mi dà l'esame a settembre!”
Mi faccio ridere, come festeggio la libertà... mi hanno preso i sacri fuochi del riordino. Ho smontato alle tre di notte. Stamattina mentre trafficavo mi sono resa conto che erano le otto e non mi ero ancora lavata e vestita... Insomma sono partita da casa alle otto e mezza, sono venuta in ufficio in bici, almeno ero sicura dei tempi di percorrenza. Lungo il Naviglio, mi sono accorta che stavo canticchiando stonata come sono La donna cannone, l'ultima che ho sentito ieri notte, due volte di seguito, mi piace troppo. Me ne sono accorta alla parola vento, all’ombra degli alberi con la strada sgombra era piacevole il venticello fresco del mio pedalare. E ho pensato che era tanto che non fischiavo, se non per chiamare il cane di notte in campagna. Ho provato ma non mi ha dato soddisfazione, e sono tornata a canticchiare... che buffo quando un’estate mi ero messa d’impegno per imparare, e la mamma mi diceva che non stava bene, le bambine non fischiano, solo i maschiacci. Poco importava, tanto ero anche una bambina che andava a leggere su un albero, con gli abitini ereditati dalla cugina e senza scarpe.

qui a destra invece non mi sembra di riconoscere nessuno,dietro la foto non c'è scritto nulla,
Battesimo
due anni?
tre?
vestita da Bambina Natala
chissà dove dovevo andare quel giorno, o dove ero stata...
prodromica
Già davo prova del mio carattere
insomma a Cortina avevo i miei problemi
La fatidica Comunione
cambio di look alla Prima Comunione
ecco il mio abito nuziale
questa è mia madre che va all'altare in Sant'Ambrogio, era forse il 1936....E' tra le foto che ho portato a casa, mio fratello svuotava i cassetti, aveva intenzione di buttare tutto via. C'è da dire che il grosso delle foto di famiglia lui se le è già prese da tempo. Sono impressionanti gli album, a parte che uno porta le foto del funerale della nonna Maria, che in vita non ho mai conosciuto, compresa la nonna composta sul letto di morte...BRRRR. Dicevo gli album sono in pelle, con rilievi, chissà se hanno un valore. Quello del funerale è logicamente nero e cupissimo, ma quelli in pelle marrone sono belli. E comunque non li venderei.
Oggi faceva veramente caldo, estate. Ieri in campagna non ci sono andata, ho sempre meno voglia di andarci se le cose non cambiano, e non credo che cambino. Mi chiedevo però stasera mentre cucinavo, chissà se ci sono le lucciole, anche se è solo maggio. Qualche anno fa erano ancora numerose, nelle sere calde di giugno. Al lago non ne vedevo più molte invece.
Buonanotte.Una collega entra nel nostro open space per salutarci e parlando del più e del meno annuncia che oggi ha Catechismo. Ha adottato all’inizio di quest’anno un ragazzino sudamericano di quasi otto anni e sta vivendo tutte in una volta le esperienze che noi altre mamme abbiamo avuto per gradi, dopo l’impatto iniziale di un pargolo fuoriuscito da noi tra le nostre braccia.
“Tu, hai catechismo? “ abbiamo scherzato e poi il discorso è andato sulla prima comunione. La collega diceva che suo figlio si vergognava del saio, obbligatorio per tutti, perché non voleva stare con la gonna. Non ricordo che i miei figli o loro compagni se ne siano lamentati, ed infatti, si è considerato , che almeno i bambini sono uguali senza ostentazioni. Un’altra collega ha detto che la madre l’aveva vestita che sembrava un piumino della cipria. Ed allora ho raccontato della mia prima comunione…dicendo che ricordo quel giorno come un incubo, credo veramente abbia segnato la mia vita e le mie insicurezze.
Credo fosse il lontano 1962, le bambine comunicande, evidentemente in numero dispari, si avviavano verso l’altare del Corpus Domini in fila per due con i loro candidi vestiti pieni di pizzi e di nastrini. Nel mio vestito liscio ed ingiallito dal tempo, ero l’ultima della fila, dispari, me ne vergognavo e avevo voglia di piangere. Nessuna delle bambine aveva voluto stare con me, neanche le mie amiche. Mia madre mi aveva fatto indossare il “vestito di famiglia”, quello indossato anche dalle mie sorelle, solo una quindicina di anni prima, un tessuto di prima qualità.
Rivisto adesso… se è stato quello il giorno in cui ho cominciato a capire la differenza tra l’essere e l’apparire, ad apprezzare l’essenziale e detestare i fronzoli, sia nelle relazioni che nell’abbigliamento… tutto sommato non è stato un male.
E’ facile dire” non voglio stare chiusa qua dentro”, quando sei al lavoro, soprattutto quanto il lavoro non è tuo.
Pur essendo sempre stata null’altro che un’impiegata, e per di più bancaria, il mio lavoro l’ho sempre amato.
“C’è un modo in ogni cosa”, frase a cui ricorro spesso, è uno dei miei principi di vita.
Quando avevo cominciato a lavorare, mio padre mi aveva detto che se lo volevo fare in modo intelligente e collaborativo, dovevo capire la strada per cui le cose arrivavano a me e la strada che avrebbero fatto dopo.
Si è rivelato un modo per imparare molto, e per sentirmi interessata. Aiutata dal fatto di essere curiosa come una scimmia.
I primi anni allo sportello sono stati bellissimi, dovevo fare un po’di tutto tranne che maneggio di denaro, dai libretti di risparmio al ritiro della corrispondenza, e mio malgrado facevo funzioni di sportello reclami/informazioni.
Fantastico il rapporto coi clienti, dal sorridere per la pigrizia congenita verso i moduli (Signorina scusi soffro di cuore mi può compilare la distinta?) fino a conseguenze impreviste (“Oh che cucciolo carino!” e la contessa: “Me lo tiene intanto che vado alla cassa?”) .
Il mio amico cassa cambiali Antonio, romano, esilarante quando si esibiva in accento veneto, si era messo il timbro pagato sulla cravatta e da allora la infilava nella camicia, sulla panciotta che sporgeva.
Il Dottor C. che aveva chiesto al mio capo se potevo uscire a prendere un’aperitivo.
La segretaria di direzione che arrivava con valigie di libretti di risparmio e aspettava battendo nervosamente il piedino e io allora per la fretta andavo insieme e sbagliavo le operazioni.
Come figlia di dirigente in pensione, il collega sedicente di sinistra mi si rivolgeva “rubi il posto di lavoro a uno che ha bisogno”, e anche “vieni in banca con l’aereo personale” e anche “i bambini dei ricchi sono sempre biondi” quando avevo portato le foto dei miei nipotini...però uno dei grossi clienti mi aveva detto “Ma a lei glieli danno due stipendi, vero?se no ci penso io a farglieli dare”
E quando avevamo nascosto l’intero armadietto chiuso a chiave con dentro le agende che il capo non ci dava?
Ma non era che volessi fare questa carrellata di episodi…
E’ che il modo di lavorare è molto cambiato,resta buono il rapporto tra i colleghi, ho questa enorme fortuna, ma il lavoro è molto più difficile sentirlo proprio, è molto codificato… . E mi sembra tempo sprecato.
Nel contempo … mi accorgo che come occupare il tempo libero non è certo un problema angosciante per me, in effetti non lo è mai stato, non esiste il tempo libero, esiste il tempo sottratto ad un’altra cosa.
Il mio guardare il cielo azzurro – che oggi si è rannuvolato e sono molto più remissiva – e chiedermi cosa faccio qua dentro sono una cosa sola… E’ che mi sento attiva, viva e con idee. Che però quando arrivo a casa sono stanca. Che però devo uscire da un senso di stanchezza pluriennale. Potessi, rivorrei il mio tempo….

Stamattina molto presto sul balcone stendevo ad asciugare le due lunghe tovaglie di Fiandra che mi ha appena dato la mamma. Pensavo quanti anni dovesse avere questa tela… magari settanta, ed era candida e senza una macchia.
Ho pensato che quando la useremo noi, sicuramente qualcosa di indelebile ci cadrà, o qualche brace. Mi è tornato in mente l’enorme appartamento di via Sangiorgio dove abbiamo abitato, prima che mia madre perdesse al gioco e fosse costretta a venderlo. Erano tre stanze da letto, due bagni,un’anticamera enorme, dove stavo a giocare; uno studio, che era la stanza di mio fratello, un ingresso chilometrico, un soggiorno triplo, e poi la zona di “servizio” con il bagno, la cucina , la camera della domestica e il guardaroba.
L'immagine del bagno di servizio, poco luminoso, senza lavatrice. Già, intorno al 1960, quando ero piccola, non avevamo la lavatrice. Angela lavava tutto a mano, tutto di tutta la numerosa famiglia. Io passavo molto tempo con lei, quando non avevo voglia di stare da sola con i miei giochi. Io lavavo i fazzoletti. Sull’asse, col sapone di Marsiglia, li strofinavo con la spazzola. Che pazienza doveva avere Angela, e quanto bene doveva volermi, per tollerarmi lì, con tutto il daffare che aveva. O forse semplicemente senza di me sarebbe stata sola anche lei, dal lato opposto dell’appartamento. Due mondi. Chiacchierava tanto, mi raccontava di sua sorella suora che faceva i pizzi all’uncinetto. Mentre lei stirava in guardaroba con la porta aperta io fingevo di dormire sul suo letto con gli occhi chiusi, e mi ricordo ridevo dicevo “ambarabà ciccì coccò tre civette sul comò che facevano l’amore con la figlia del dottore. Angela e poi cosa c’è?”
Poi un giorno alla settimana veniva la signora Teresa a cucire, rammendare, fare orli, e io stavo lì a giocare coi bottoni, una grossa scatola di latta piena di bottoni di ogni tipo. Mi sembrava vecchissima, piccolina, gobbina, sempre vestita di nero.Prima di andare via, nel tardo poeriggio, cenava. Ricordo pastine in brodo e mele. La spilorceria su queste cose tipica di mia madre,o meglio ancora, piccineria. Angela non c’è più da molti anni, ma ha fatto in tempo a vedere i miei due bambini, li ho portati a salutarla anche nella casa di riposo dov’era. Ed il giorno del funerale c'eravamo in tre fratelli, ma mi sono vergognata per mia madre e l’altra mia sorella che non sono venute.

Mi ricordo che a luglio si andava al mare, da piccolissima a Forte dei Marmi, e poi Rapallo. Finito il mare, ci si trasferiva nella villa sul lago Maggiore, eredità del nonno materno, fino alla prima settimana di settembre. Qui a me sembra di essere sempre stata felice, anche se, ripensandoci, devo aver passato intere giornate pressochè in silenzio.
La villa era posta di fronte alle isole, più in basso rispetto a questa fotografia trovata in rete. L'immagine del lago farà sempre parte di me. Vorrei scrivere, e poco per volta cercherò di farlo, i miei pensieri di allora, riviverli...le paure, il senso di estraneità che mi accompagnano ancor adesso, le scoperte e l'amore per la natura. "basta che una cosa si muova e tu le vuoi bene" mi diceva mio padre.
ORRORE! Nominando poco fa la canzone di Vasco "Buoni e cattivi" è affiorato un ricordo perso nella notte dei tempi...la maestra che si assenta dall'aula per un po' ... la riga tirata col gesso in mezzo alla lavagna nera... da una parte i buoni... dall'altra i cattivi ...
Ma perchè ci facevano fare queste cose, era educativo?
Il passato è passato quando le vicende sono chiuse, il mio passato è pieno si sospesi e dinterruzioni e cambiamenti, è per questo forse che ci ritorno spesso, o forse il passato veramente passato non esiste vive sempre dentro di noi..
In questo ritorno a Chiavari di inizio settembre ho inaspettatamente ritrovato alcuni della compagnia di un tempo, dico inaspettatamente perché agosto è finito e pensavo non ci fosse più nessuno. Devo dire alcuni non erano tra i più amati.
M. mi fece il filo nei primi giorni della prima estate che avevo passato a Chiavari, ed in effetti ci eravamo baciati. La mattina dopo pensavo che non mi era piaciuto il bacio, e tutto sommato non mi piaceva neanche lui, e non sapevo come dirglielo.Beh poi il modo l’ho trovato, ma non ci siamo più parlati molto se non per cortesia, in effetti la sensazione mia era quella, di non avere niente da dirgli neanche per “divertimento” estivo. Una persona immobile di spirito. Della storia non ha fatto in tempo ad accorgersene nessuno.
Ora è sposato con una donna che mi sembra simpatica, allegra nonostante lui, ed hanno due figlie gemelle che a parer mio se la menano, mica cucciolose come mia figlia.
Invece S. aveva l’abitudine di trovarsi un accompagnatore estivo, e la sua scelta un anno cadde su quello che per me era, ed è stato nella mia vita, il grande amore. Dopo un anno che ci si scriveva – non era di Milano – finalmente un mese, il mese che avevo sognato per un anno… insomma alla fine erano state le vacanze peggiori della mia vita a vederli sempre insieme, piangevo, piangevo nel sonno, arrivata a Milano piangevo camminando per strada, mi avevano portato dal dottore, tra mezze pastiglie di calmanti a vari orari ne prendevo almeno quattro. Fino al giorno in cui una specie di flash mi ha illuminato dentro “Che cavolo mi sto facendo?” E non ho più preso manco mezza pastiglia, ora anzi è una categoria di farmaci che odio. S.è stata tra i dirigenti lasciati a casa da un grossa azienda e non si è mai sposata. Diciamo che con lei ho sempre tenuto lo stesso comportamento che cerco di avere con mia suocera: formalmente ineccepibile. Anche in questi giorni, ma dentro di me le tiravo fuori la lingua “MMMHHE’, io lui lo sento ancora adesso, sai?” .In fondo sono passati solo una trentina d’anni…
Poi è comparso MdA, che stranamente non si ricordava di me. Strano perchè mi aveva anche fatto un attimo il filo, e poi perché finora non mi era mai capitato… mi faccio sempre riconoscere, ovunque vada.
Comunque S. cercava di richiamarmi alla memoria di MdA “Cristina, qual era il tuo amorazzo? C.?” veramente lo sarebbe stato anche Si., rimosso? GRRR poi perché una non deve essere ricordata per se stessa, ma perché “filava con” ?
Comunque sbaglierò ma S. non ha mancato di adocchiare il ceruleo sguardo di MdA, ancora un bell’uomo, non lo mollava più. Cercherò di non perdermi la prossima puntata
Quanto al convivio, era uno strano ristorante. Ci lasciavano senza vino. Propongono piatti di antipasti misti, visto che eravamo in diciassette, ed arrivano 8 fette di salame 4 di prosciutto adagiate in materassi di insalata. Hanno usato lo stesso trucco per i contorni. Sei patatine arrosto, due carote lessate e un ciuffetto di spinaci. A saperlo avremmo serbato gelosamente le insalate dei salumi. I gelati avevano un aspetto sintetico, con colori molto vivaci, e siccome era una riunione di periti chimici, uno di loro ha dichiarato che sintetico è meglio perchè è più facile essere allergici ai prodotti naturali. Mi ha consigliato di fare il pesto col basilico surgelato perchè fresco è cancerogeno. Evabe', tanto vivo già a Milano.
Ieri nuovamente serata di ripasso. Dopo Harold & Maude (un film che mi dà ancora delle speranze,visto dalla parte di lei e sensazioni stratosferiche colonna sonora di Gatto Stevens) e Alice's Restaurant (mi sono addormentata tanto per cambiare) mi sono messa a vedere FRAGOLE E SANGUE, tappa obbligatoria cinema Rubino, prima metà anni '70. Non è mica invecchiato, come film. Cioè, allarghiamo il concetto. Anni della contestazione, occupazione universitaria USA, l'università ha tolto una scuola ai "neri" ed un giardino per utilizzarlo ai fini di istruzione militare, l'università inoltre coopera a ricerche per uso bellico. W la pace, M il razzismo, ridiamo la scuola ai neri, per forza che i giornali non danno spazio alla protesta, sono in mano ai "contestati". L'amicizia, l'amore, la subitanea conversione agli ideali. Non è invecchiato no. Oserei dire che potremmo rifarne uno uguale adesso.
Quello che mi ha fatto specie, è che se mi guardo intorno ora, non mi sembra invecchiato il film, ma la maggioranza dei giovani.
I sentimenti dei protagonisti del film appaiono così scontati, semplici, ingenuo, rivisto oggi. Sarà che ho un'altra età, e la disillusione ci mette la sua parte. Ma se indosso occhi da adolescente, lo sguardo sul film non muta. I coetanei dei miei figli li vedo già per lo più demotivati, o con obiettivi ben diversi. Quanti sono disponibili al sacrificio personale per un bene comune? Mah! Quanti ce ne sono già disponibili a un minimo sacrificio per possedere un motorino? Pochissimi, credo. Ma non facciamo di tutte le erbe un fascio.. pensiamo ache agli adulti di adesso, passati dal '68. Per la maggioranza non sono diversi dai loro figli. Anch'io? Boh non so ho ancora risolto i contrasti generazionali, mi sento un po' di qua un po' di là.
Che devo dire? Corsi e ricorsi storici.Ogni epoca ha avuto il suo '68, i suoi duri e puri, e l'interesse privato la prostituzione e l'idealismo sono sempre esistiti.
Sono raffreddata... mi sento la testa in un bicchiere di acqua minerale, come il pesciolino rosso.
Oh che bello, le prime barzellette sceme della mia prima adolescenza... Cosa fa un pesciolino rosso nell'acqua minerale? Lo squalo. Perchè? perchè è gasato. Cosa fa un passerotto di tre quintali su un ramo? CIOP!
Che tenerezza. Oggetti di antiquariato.