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per gli amici Cri, Tip, Top, TippeToppe, Tippete, Tippe, Cip Ciop, Crì Crì .... poi che ancora potrà venir fuori? Dimenticavo, il nick ancestrale è CORROSIVE VISION... mica male, mi piace!

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Utente: tiptop
Nome: CRI
Sono un disastro, cerco di sopravvivermi. Mi piace la vita: se ci si fa caso, sempre, ovunque, in ognuno, c'è un qualcosa degno di interesse, attenzione, affetto. Mi piace la gentilezza e la familiarità, detesto la volgarità e gli eccessi. COMUNICAZIONI DI SERVIZIO: le immagini pubblicate a volte sono "rubate" dal web, se qualcuno non gradisse il "furto", semplicemente me lo dica e io tolgo. 2)Mi irrita che il mio blog venga usato come veicolo pubblicitario, i commenti stile "Bel blog passa a leggermi" o comunque con analogo fine, verranno cancellati, idem per i PVT. Piuttosto, fatevi conoscere per i vs. commenti arguti spiritosi ed intelligenti. 3)non mi piace mettere banner e riempire il template di cosi, evitate di chiedermelo.


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lunedì, 02 marzo 2009

Chapel

Mentre usciva dalla banca, il semaforo era diventato rosso; l'aria era umida, indecisa se essere pioggia oppure no.
Una figura dall'altra parte della strada, seduta su un gradino davanti ad una vetrina, attirò la sua attenzione: un uomo giovane, minuto, riparava sedie impagliate, ad uno degli angoli dove anche suo padre riparava sedie impagliate.
Se lo ricordava bene, un omone con grandi occhi celesti, i capelli ed il viso rossicci, lo vedeva sempre da bambina quando accompagnava la mamma in corso Vercelli, contornato da sedie, e anche da ombrelli.
Chissà se esiste ancora qualcuno che porta a riparare l'ombrello, lei per esempio non lo faceva, li comprava da poco prezzo, si  autodistruggevano o li perdeva prima.
Poi quando aveva cambiato casa, lo aveva chiamato per rifare l'impagliatura di tre sedie: ora, le sedie impagliate per quanto belle non le comprerebbe più.
Era rimasta stupita, ed anche un po' delusa, che fosse venuto a ritirare le sedie a casa, e disponesse di un furgoncino e di un laboratorio, aveva sempre pensato che tutto si svolgesse agli angoli delle vie.
Le sedie gliele aveva anche riportate, a casa, accompagnato da un ragazzino. Il padre si chiamava Bernardo, o Giovanni, non si ricordava bene, il figlio Marco, forse, come il suo.
Non ci si fa caso di solito a queste cose, ma pensandoci, questo sconosciuto l'aveva vista crescere.
Camminare bambina per mano alla mamma, e da madre, spingere il passeggino.
Pensieri veloci, uno dentro l'altro, il tempo di un semaforo.
Passandogli vicino lo guardò mentre martellava il telaio di una sedia. L'uomo giovane alzò la testa,  due occhi azzurrissimi la scrutarono e le sorrisero,  per  riabbassarsi subito sul  lavoro.
Fisionomie.


postato da: tiptop alle ore 23:40 | link | commenti (11)commenti (11) Popup
categorie: milano, happy days
domenica, 01 marzo 2009

sabato grasso, con Vertoiba 5

Sarà che non sono passata dal Centro, ma il Carnevale  - oggi sabato grasso qui a  Milano - quest'anno l'ho visto poco, giusto perchè all'Upim vendevano i costumi e nei  supermercati i sacchetti di coriandoli,  nel declino delle stelle filanti.
Dei coriandoli mi piace giusto il nome, che trovo dolcissimo, svolazzante e colorato. Magari  è un dejavù, ma trovo una certa sensualità nel lancio dei coriandoli...non però nei modi di  una donna che ne seppelliva un bambinetto, dicendo Auguri,auguri, al fianco di una mamma con testa di drago.
Al Brico Center l'unica cassa aperta, forse per sua punizione, o per nostra costringendoci a guardarla, con una cassiera con una grossa parrucca di riccioli candidi.
Passavo pomeriggi, quei miei pomeriggi di bambina solitaria, a giocare con le stelle filanti, facendone intrecci a fisarmonica, e catene, all'epoca odiavo il colore  arancione.
Al pomeriggio la presentazione del libro - che non si può definire romanzo e neanche antologia, sistema di voci penso sia stata la definizione giusta data dalla relatrice Annamaria Palladino - di
Ale D'Agostino, cui la terribile Tiptop voleva donare una margherita, uno di quei bei rami lunghi...
Terribile Tiptop perchè dopo la prima presentazione avvenuta a settembre e recensita sul blog
Sanremout, avevo commentato l'opera un po' fuori dal coro, con un giudizio non negativo ma perplesso su alcune cose, apprezzandone altre.
Arrivata in bicicletta ed in anticipo, mi sono fiondata da un fiorista, che però mi ha proposto di tutto, anche una composizione di giacinti, uno rosa, uno bianco e uno azzurro, stile maternità che non mi sembrava il caso, e insomma ho ripiegato su tre tulipani, due gialli e uno bianco, colori della margherita tipo. Solo che ne hanno falcidiato il gambo, e sono spariti avvolti in una garza verde, insomma non era più il gesto che volevo fare io. 
La nemesi esiste, cosicchè l'autrice mi ha chiamato a parlare (io muoio in pubblico così, ma ho retto, sto imparando,ma non mi sono alzata in piedi) come interessante caso di persona che aveva già letto il libro, e non le era piaciuto.
Intanto nella libreria  c'erano dei saldi, mica tanto convenienti a dire il vero, perchè 5 euri per un Piccolo Mondo Antico in edizione Oscar Mondadori di quando ero ragazza io mi sembra troppo, tenuto conto che se apri adesso quelle edizioni lì con la colla secca altro che coriandoli.
Ho scovato però un libro solidamente rilegato  di Brunella Gasperini, ed ho pensato ora o mai più credo. Ne ricordo la piacevolezza nelle sue rubriche sui giornali, secoli fa.
Me ne sono tornata a casa in bicicletta, pensando che il tempo stava cambiando dal tiepido primo pomeriggio in cui avevo visto, pedalando, un sacco di vecchiettini accompagnati fuori, che attraversavano passin passetto sulle strisce.
postato da: tiptop alle ore 07:53 | link | commenti (6)commenti (6) Popup
categorie: happy days, cultura o pseudo tale
lunedì, 01 dicembre 2008

Ci siamo seduti al tavolo, mia madre,mio nipote, e al nostro fianco il cassetto contenente le fotografie che teneva mia sorella  O.

L. voleva cercare quelle belle di sua madre,  mia madre voleva sostituire – ovviamente, deve aver sempre da ridire – quella che aveva messo in cornice per lei mio fratello.  Ed anche a me era stato offerto di prendere quelle che mi piacevano.

Frugare  tra le vecchie foto, se può essere per certi versi malinconico, visto anche il motivo per cui ci trovavamo lì insieme, riesce a diventare esilarante con la presenza di mia madre – solitamente irritante.

Una foto scolastica, 3 file di bambinetti ingialliti, la mamma ce la passa indicandoci quale era mia sorella ed L dice  che quella era la classe di suo fratello, e che M. era quel bambino lì. Allora io per prendere in giro mia mamma, dico ” Allora O deve essere quella lì..."  E mia mamma: “ Che sciocca che sei, lei era più grande, non potevano essere in classe insieme!” In effetti... madre e figlio,  alle elementari insieme, è alquanto  improbabile.

Mia sorella, divorziata, aveva avuto due storie importanti... insomma, in famiglia facevamo tutti il tifo per An, At, venuto dopo, era un po’ troppo damerino per i nostri gusti. Intanto, io An lo avevo rivisto al mare gli anni scorsi, e l'ho avvisato, non mi vedevo reincontrarlo e lui mi chiedeva di lei e io gli dicevo non c'è più. E quanto spesso mi ha chiamato, chiedendomi notizie, e sentivo il pianto trattenuto nella sua voce. E l'ho avvisato tra i primi, quando non c' è stata più, e lui dopo un attimo mi ha richiamato, "Giurami che non ha sofferto".

Insomma la mamma, guardando le foto, ha trovato un nuovo tormentone,  “Però aveva l’aria più felice con At.” E lo ripeteva ad ogni momento. Di foto con An invece non ce ne erano, ce ne erano invece tante di lei in quel periodo ed era bellissima. C’erano anche del cane Yorkshire di At, e ho detto “Ma guarda questo cane come è felice di stare con At” e la mamma “Vero che si vede?”

Di foto per me ne ho prese due, che non sono con  mia sorella, perché belle belle non erano molte, e mi sembrava giusto che restassero a suo figlio.

Ho preso questa foto di mio padre, scattata dalla cucina della villa di Baveno, un padre che io non ho conosciuto così e ricordo più vecchio, né ricordo la villa così ben tenuta, ci doveva essere ancora il nonno, perché la “mia “villa di Baveno era assai più selvaggia.

Che poi la mamma mi ha fatto leggere le lettere che mia sorella scriveva al papà, ha detto” Parlava sempre di te, la famiglia per lei eravate tu e il papà”... ho avuto solo il tempo di scorrerle...e scorrere in mezzo a quotidianità sconosciute o non ricordate... leggere, e scoprire cose.

Che non ne volevo sapere di entrare nell’acqua del mare, a due anni a forte dei marmi.

Che ero la causa della macchia d’inchiostro sul retro della lettera, dove avevo firmato con uno sgorbio.

Che ero  l’aiutante del giardiniere,  ero sempre a rastrellare e a dare da mangiare ai conigli.

Ma di questo ricordo qualcosa, aveva un cane setter, e lo facevo giocare con fogli di giornale appallottolato e lui li strappava e ridevo dicendo che leggeva.

postato da: tiptop alle ore 02:37 | link | commenti (17)commenti (17) Popup
categorie: feelings, fotografia, happy days, family pack
lunedì, 03 novembre 2008

Oggi domenicale guidavo per le vie di Milano, e pensavo che  con le ultime migliorie sembrano sempre di più piste per automobiline... rotonde ovunque, e rotondine, perfino cerchietti pur di farcene stare una.  Hanno ristretto alcune vie in modo che passi una sola macchina, che mi sono chiesta come fanno in caso di emergenza se devono deviare il traffico.  E queste vie sono tutte belle sinuose, seguono i contorni delle aiuole.Che già la parola aiuola, tutta di vocali tranne una consonante, ha l'aria di contorcersi, rammenta un'ameba col moto ameboide. E ci sono certe sporgenze che uno ubriaco evita, invece uno sobrio che avanza in linea retta, come parrebbe essere la strada,  ci topicca.
E non so come, sono finita a ripensare alla villa della mia infanzia sul lago Maggiore, proprio davanti alle Isole Borromee. Villa venduta quando avevo dodici anni. Sotto la terrazza del piano terreno ci stavano sulla sinistra la cucina, e sulla destra la stanza dei giochi. Pavimento di legno grezzo, seggiole traballanti, giornalini vecchi, abbandonati aperti, leggermente umidi, si sa come è il lago. Prima che ci restasse in pianta stabile il ping pong, era occupata da un vecchio plastico dei trenini. Ormai era in dismissione, i cugini erano cresciuti e con altri interessi, ero l'ultima piccola... il trenino non l'ho mai visto in funzione, erano rimasti dei vagoni che componevo e facevo andare a mano. La galleria, che si poteva spostare, ospitava sempre ragnetti coscienziosi. Credo fosse di cartapesta. Le rotaie c'erano più o meno tutte, e c'erano anche le casettine e la stazione.
Quella stanza era un po' il mio regno, nella mia infanzia piuttosto solitaria.
Quando le domestiche mi  lasciavano prendere la scopa ed uno straccio, mi ingegnavo a pulire. Progettavo di farci un rifugio per gatti e cani randagi, il fatto che andassero d'accordo era il grosso problema da risolvere.
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categorie: milano, happy days
venerdì, 26 settembre 2008

C'era una volta

L’uomo coi capelli grigi scende dalla macchina posteggiata sulla ghiaia del giardino, entra dalla portafinestra e ne riesce con una matita col gommino dietro e la settimana enigmistica, e si accomoda infine sulla veranda, vista verso il giardino ed il cancello. Ha appena accompagnato la moglie all’albergo del paese, al suo consesso di carampane giocatrici di carte.

I  ragazzini si stanno invece preparando per andare a fare il giro nel bosco con la mamma e con la zia. Nel sottoscala recuperano gli stivali per tutti, in un angolo vicino alla porta di ingresso i bastoni, riportati dalle scorse passeggiate.

Tutti sistemano il golf  legato in vita, il cane li osserva e attende, timoroso di essere lasciato a casa. E poi i sacchetti, i sacchetti per i funghi, chissà quanti se ne troveranno.

Si avviano, il bastardello biondo corre avanti a tutti, ma la natura di canide maschio lo rallenta,  a furia di fermarsi ad alzare la gambetta e qui e poi là. Che poi è una cosa curiosa, come fanno i cani, annusano, prendono la mira, stanno per ...e invece no, si bloccano, ispirati, si girano, e alzano l’altra,  il perché mica si sa, noi uomini.

Sosta d’obbligo ad una vasca che raccoglie l’acqua di un ruscello, la vasca delle salamandre, più di una volta se ne è vista dentro qualcuna, nera e gialla, e si prosegue per la stradina, ora sulla sinistra il prato è stato sostituito da felci faggi e castagni, e sulla destra, a monte, minuscole piantine  di mirtilli, e mirtilli  altrettanto minuscoli.  

Si arriva agli “animali”, una cascina disabitata dove qualcuno tiene un cavallo ed un asino, e  qualche capra e pecora, una situazione corale, in effetti ci si stava dimenticando del gallo e di qualche gallina.

E’ da qui che, lasciando a sinistra i prati acquitrinosi,  si scende  al guado del torrente e si risale l’altra sponda, dove si alternano radure  con l’erica violetta ed i boschi, e i ragazzi chiamano entusiasti peri funghi che trovano, che sono quasi sempre sconosciuti, gli si dice di lasciarli lì, che magari li raccoglierà chi sa se son buoni. La zia che spela e rosicchia qualche castagna prematura, come fosse un ghiro..Qualche boleto si sacrifica  e si fa trovare, mentre  i funghi di Biancaneve sono sempre vanitosi,  sbucano dalle felci,  mai che ci sia invece  il loro compagno buono.

 

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categorie: friends, happy days, family pack
lunedì, 08 settembre 2008

Nella casa sul lago andavo sempre con i figli piccoli, anche nelle vacanze di Natale. Dalla vigilia di Natale sino a Capodanno erano con noi anche mia madre, mia sorella, mio fratello. Ricordo grandi volute di fumo, io che volevo aprire le finestre, e gli altri no perchè faceva freddo. Ho sempre bisogno di aprire le finestre.
I giorni più belli era quando finalmente loro se ne andavano e restavamo noi quattro, tranquilli, niente fumo, qualche passeggiata, si mangiava semplice ed in cucina, e sul tavolo grande in sala potevamo lasciare il grande puzzle che ogni Natale compravo per queste vacanze, ed al quale collaboravamo tutti.
Ora che ci penso, è tanto che non faccio un puzzle, sarà perchè la vita me ne ha presentati, da allora, di altro tipo.
E la vacanza più bella è stata un Natale freddissimo, di quei freddi  che fanno appannare i vetri e ci si disegna un cuore, o il sole. Quell'anno non avevamo una lira,  il capofamiglia non veniva pagato e stava cercando un altro lavoro, e c'era solo il mio stipendio da part time, e stavo attenta ad ogni minima spesa.
In quei frangenti  ti  rendi conto di quante cose "superflue"  ti sembrino una necessità, quando fanno parte delle tue abitudini di vita,  tipo comprare un libro da leggere. E' una spesa inutile, lo puoi prendere in prestito dalla biblioteca. Eh no, leggere un libro non ha un tempo, e poi va posseduto, e gli si deve trovare un posto nella libreria perchè continui la sua vita con te, ormai è dentro.
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categorie: happy days, family pack
giovedì, 04 settembre 2008

gomme e pennini

Alle elementari c'erano le classi femminili e maschili, ed eravamo tutti col grembiule ed un fiocco, dal colore differenziato a seconda della classe.
La nostra maestra aveva scelto un nastro bianco a pallini rossi, ora che ci penso tipo clown.
Il mio grembiule si allacciava dietro, e da sola non riuscivo mai a metterlo nè toglierlo.
I banchi erano singoli, con la scanalatura per le penne ed il buco con la boccetta dell'inchiostro, che il bidello passava a rabboccare quando la maestra lo chiamava.
Quando col pennino si pescava sul fondo, gli rimanevano attaccati dei pelucchi, ed allora erano guai. Ricordo che ero disperata   perchè sul compito avevo fatto cinque macchie, e la maestra mi avrebbe dato cinque, toglieva un punto per ogni macchia. I pennini dorati erano i più ambiti, ma anche con  quelli metallici un po' cicciotti si scriveva bene, e se la goccia cadeva, era una macchia bella rotonda e cicciotta. Non mi piaceva scrivere con quelli dritti semitubolari, mi sembravano molto rigidi.  Adoravo cominciare i quaderni, li curavo molto, con tanti buoni propositi, quelli che un giorno avrei avuto per le diete.
Sul bancone della cartoleria vicino alla scuola c'erano in mostra i pennini, in un contenitore di legno a scomparti. Le gomme già allora erano di diversi tipi, però rigorosamente a parallelepipedo, tranne le gomme per la macchina da scrivere, che avevano la forma di una ruota. Volevo sempre la gomma verdina da matita, e sempre mi compravano quella rossa e blu. Il rosso era per cancellare la matita, ma non cancellava bene, e con la parte blu, che era per cancellare la penna, si rischiava sempre di bucare il foglio:ancora  peggio  se si usava  la  gomma per la macchina da scrivere!
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categorie: happy days
venerdì, 04 luglio 2008

bambù

Il sentiero lungo i bambù era sempre poco frequentato, spesso mi  ritrovavo qualche ragnatela in faccia, con il suo minaccioso architetto marroncino; non mi piaceva neanche camminarci con gli zoccoli, ero un po' intimorita, capitava di sentire  qualche tramestio nelle foglie secche,  forse qualche topo, magari una biscia .
Le canne costeggiavano una rete lungo il torrentello che scorreva tra due ville, il sentiero costeggiava il pratone in pendenza.  Il sentiero di ghiaia  all'altro lato del prato era ben tenuto,  bordato di mortella  portava ad una fontana di acqua ristagnante, e poi fino alla casa.
Mi piacevano le canne, quel piacere misto di fascino e timore. Perchè erano anche belle, fusti di tutte le dimensioni, di tante tonalità di verde, argentato in quelle recenti appena svestite e intoccate, il fogliame che si perdeva nella sua stessa ombra, mi sembravano tanto alte, o ero io che ero piccola. Foglie allungate ingiallivano,  involucri  si staccavano come spadini dai segmenti dei tronchi. Dal terreno spuntavano i cappucci leopardati delle nuove canne.
Pensavo alle casette con le carte da gioco, ed alla favola dei tre porcellini.
Dal fotografo Tadini di Stresa , dopo ore di contemplazione  tra i souvenirs in vetrina, sceglievo il coltellino che mi avrebbe accompagnato durante le vacanze: la mamma  mi lasciava comprare solo quelli con le lame piccole.
Tagliare una canna era quindi  un'impresa per me, che volevo costruirmi una capanna, ed i "grandi" erano avari di spago, o non sapevano mai dov'era, o non avevano voglia di alzarsi per darmelo. Non era semplice cercare di fare una parete, ma qualcosa riuscivo a mettere insieme.
Una specie di cubo di canne piuttosto giovani, conficcate nel  prato,  e canne e frasche appoggiate ai lati. Il tetto era meno complicato, non scivolavano via tanto. Poi mi sedevo all'interno  di quella traballante costruzione,  e  non sapevo cosa fare lì sotto.
Spesso accade con le cose che si sognano tanto.
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categorie: feelings, happy days, family pack
mercoledì, 11 giugno 2008

- Mamma, ma dov'è il papà?
- Il papà è a lavorare a Cremona .
Avevo cinque o sei anni, e per me Cremona poteva essere ovunque; sapevo solo che il papà a casa non c'era.
Di solito arrivava a casa per pranzo scendendo da una macchina blu, mi diceva che non era sua, faceva il giro ad accompagnare a casa anche gli altri direttori.
Prima che tornassero a prenderlo, faceva il "pisolino", con un plaid in tweed,  e tante volte non lo lasciavo dormicchiare e mi mettevo lì anch'io, mi piaceva giocare con il setter di bronzo, che teneva sul comodino come fermacarte, e anche  fare i giochi di parole con lui, ed il solletichino sul nasone, il suo era un nasone dicevo, con le frange del plaid che lui chiamava filapperi, ed io   pilafferi, facevo apposta perchè così mi correggeva e ridevamo.
Certe sere a tavola succedeva qualcosa che non capivo, ed il papà si alzava arrabbiato, si chiudeva in camera  e stava seduto su una sedia ampia coi braccioli,  stile impero e foderata in bordeaux, a fare la settimana enigmistica, e non voleva parlare più con nessuno.
Allora la mamma e le mie sorelle mi mandavano da lui, e mi prendeva in braccio, e facevamo insieme i rebus.
Anni più tardi,  da adolescente, una notte lo sentii gridare,con una voce disperata,  alla mamma che rientrava a casa:
"Sei una bestia, sei una bestia incancrenita dal gioco"
Qualche giorno dopo il papà mi prese da parte, l'unica di noi quattro fratelli ancora in casa,  e mi disse che lui e la mamma si separavano.
Non avevo chiesto perchè, son fatta così, è difficile che faccia domande.
La mamma un giorno venne a trovarmi e mi diede le chiavi della casa che aveva preso in affitto, potevo andarci quando volevo. Ci sono andata un paio di volte, in una bella via centrale, e poi aveva cambiato, ne aveva presa una vicino a noi, ma neanche in quella mi piaceva starci, non sapevo cosa fare, non avevo niente che appartenesse alla mia vita, e la mamma usciva comunque a giocare a carte.
Fu allora che mi ricordai di Cremona, e capii che il papà in quel periodo se ne era andato lui di casa.
Ma poi era tornato, e poi anche la mamma ritornò.
Il papà non c'è più... e lo spettro del gioco è sempre con noi, invece.
Il plaid e il setter li ho io.
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categorie: happy days, family pack
venerdì, 30 maggio 2008

Musica ancestrale

Mi ricordo che da  ragazzina ho comprato  29 Settembre appena appena uscito. Era un negozio di dischi in fondo al lungolago di Stresa, dopo il Gigi Bar, e la Farmacia e il fotografo.  Se non ricordo male un 45 giri costava ben 800 lire. E  lo sentivo di continuo, mi piaceva da impazzire e volevo impararlo a memoria. Avevo un mangiadischi arancione.
Che poi l'Equipe 84 mi stava sulle palle, e odiavo la faccia di Vandelli, e mi piacevano i Dik Dik di Sognando la California e Il vento... e Senza Luce già Procol Harum ....
Perchè apprezzare la musica italiana eccetto De Andrè era quasi vergognoso...almeno nel mio giro era così... sono stata allevata a Jethro Tull, Pink Floyd, Genesis, Cream, Mayall...
Mi ricordo che  alternavo 29 Settembre  con un altro dei Beatles pure appena uscito.... ma quale era? Poteva essere Srg Pepper's? Forse Michelle... No  no no  All You Need is love!
Oh i tempi in cui si amava i Beatles o i Rolling Stones.... e amando i Beatles battevi il ritmo di Satisfaction piena di sensi di colpa...Oh come è bella la matur età, quando capisci che ti possono piacere entrambi. Il bianco e il nero, ed anche il grigio ha una sua bellezza  quando vuoi sentirti tranquilla.





p.s. che poi stamattina mi sono svegliata con questa....

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categorie: musica, happy days
martedì, 27 maggio 2008

A tavola si continuava a ridere, eravamo in tre, il Prince era di turno e non c'era. Non so perchè si rideva così tanto, di solito è il Prince Prence che fa un po' di casino per tenere su l'ambiente...
La Princess è al settimo mese,  a parte che col caos che c'è ancora per casa continuo a dire che il bambino  ce lo perderemo in mezzo,  meno male che funzionerà come il cordless, si sentirà da dove piange.
Insomma le stavo dicendo " Certo che quando sarai vicino al parto ... il Prence lavora lontano, il papà idem ed io che sono la più vicina sono a 40 minuti...
Ma lei " Si ci pensavo , meno male che la 61 da qui va all'ospedale..
"Ma tu pensi di stare per partorire e andare in autobus attraverso tutta Milano???
" Ma l'ambulanza   mi porta dove vuole lei!
"Piuttosto il taxi!
" I tassisti sono bravissimi, non sai quanta gente partorisce in taxi" interviene il capofamiglia " invece la moglie del Giannino aveva partorito in ascensore, e lui avanti e indietro  al telefono col dottore, che ai tempi non c'era il cellulare, dall'appartamento all'ascensore "
Ed io " Ah sì, col nostro poi che le porte non stanno aperte un attimo! 
e giù tutti a ridere all'idea della scena...(anche la Princess rideva)
Poi si è arrivati a parlare dei pesci, forse perchè aprendo il freezer ero stata colpita da un pezzo di storione surgelato in caduta libera, e chissà se era uno pescione maschio o femmina.
Allora ho dato la stura ai ricordi...
"Avevo una boccia con due pesci rossi, e il mio papà mi diceva, se gli dai la pappa, viene su lei, è femmina, se viene su lui, e maschio"
"Adesso capisco perchè sei così...." dice la Princess
"Ma quante storie, sono venuta benissimo, e poi vedrai anche tu, che al tuo bambino delle risposte gliele dovrai trovare!" anzi,
" Il nonno alla domenica mi portava al parco a schettinare e seduti su una panchina davamo il nome in rima  alle formiche, e quelle nere grosse praticamente si chiamavano tutte Salvatore il corridore."
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categorie: happy days, family pack
venerdì, 28 dicembre 2007

c'era una volta... anzi chi l'ha visto?

Sarà stato il 1975, dovevo avere circa vent’anni... certamente avevo già la patente, perchè guidavo un’invidiabile Fiat 127 arancione.
Non ricordo come ci ero arrivata, ma prendevo parte attiva alla raccolta delle firme per il referendum per l’abrogazione della legge sull’aborto.
Una scelta insolita per me, incapace di fede assoluta,  naturalmente diffidente verso chiunque detenga una briciola di potere, potenzialmente anarchica se il mondo non fosse pieno di villanzoni e prepotenti,  che sono sempre rifuggita da un inquadrato  impegno politico.
Non ricordo mia madre a quell’epoca, anche se non mi sembra fosse uno dei periodi di separazione dei miei. Ricordo invece bene papà, alto dirigente bancario di solidi principi, che aveva festeggiato il matrimonio dei primi tre figli al Principe e Savoia: profondamente onesto e coerente,
l’ho amato tanto. Lo ricordo bene, perchè in quel periodo non mi parlava più, ma senza buttarmi fuori di casa.
Quando veniva Vladimiro a prendermi, alto, capellone camicia militare verde con farfallone colorato sulla schiena, Angela, la domestica da sempre in casa nostra, mormorava “O signur de poveritt” e mi guardava uscire, con aria dubbiosa.
Il banco per la raccolta delle firme era quasi una seconda famiglia: il Cancelliere del Tribunale che autenticava le firme, noi ragazzi sguinzagliati per corso Vercelli a chiederle. Lo trovavo anche divertente, il contatto con la gente mi è sempre piaciuto. Ricordo una vecchietta che, presami da parte, aveva bisbigliato ”Bisognerebbe tagliarglielo via, a tucc l’homm!”. Più radicale del Partito!
“Jacopo, ti ricordi che abbiamo giocato da bambini? sono la cugina di Camillo”. Si ricordava, anche se non era più bello come quando ne ero innamorata da bambina.
Non si ricordavano invece alcune amiche di mia mamma, donne di sicura probità, a passeggio per il Corso, anche se mi avevano visto nascere.
Vladimiro svolgeva con assoluta dedizione il compito di convincere alla firma le ragazze, meglio se bionde, e lo vedevamo perdersi in lontananza dietro qualcuna. Ma arrivò la volta che una di queste tornò anche indietro, e rimase con lui: bionda e molto carina, ricordo enormi occhi celesti ma non il nome.
La sera si andava al Partito in Porta Vigentina , a rendere conto delle firme e dei fondi raccolti. Lì Vladimiro, che era del Ravennate, mi aveva fatto vedere la panca dove dormiva.
Nonostante l’impegno, ero personalmente contraria all’aborto, non avrei mai voluto dovermici trovare di fronte, ma ritenevo dovesse essere innanzitutto una scelta personale, anche se regolata da una legge. Non ne condividevo la politicizzazione, così come dubitavo del punto di vista religioso di mio padre e di molti, la vita umana è sempre sacra, e nell’embrione è già iniziata.
Dubitavo sulla sacralità della vita di troppi figli indesiderati, trascurati, venduti, allevati negli stenti, ragazzine con il futuro già giocato.
E’ coscienza: essere genitori è una scelta di vita, non una fase transitoria. Trovavo anche assurdo che qualunque donna, anche single, anche insana di mente, potesse mettere al mondo un figlio, mentre una coppia che è costretta a ricorrere all'adozione deve dimostrare di avere tutte le carte in regola e affrontare un lungo calvario prima di essere giudicata idonea, ed i single sono scartati in partenza.

 

Stavo rileggendo questo pezzo, scritto un paio di anni fa per il corso di scrittura, il filo doveva essere "la ribelle" ...ma Vladimiro, chi l'ha visto? avrà cambiato camicia? accorciati i capelli?

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categorie: happy days, civilization
giovedì, 26 luglio 2007

 

25 luglio mattina PENSIERI SPARSI

Non so se alla fine questa vacanza sia un bene o un male.

Innanzitutto non mi posso godere il sole pienamente, senza vincoli, dopo l’arrossatura della schiena che mi fa ancora male. Secoli che non mi succedeva, ho la pelle chiara ma di solito non mi scotto.

Dormo molto, ma è un sonno interrotto, faticoso.

Sono però contenta di alcune foto che ho fatto.

Il silenzio e la solitudine in cui soprattutto alla sera mi ritrovo mi lasciano tempo per pensare, che è una cosa che mi fa malissimo.

Alla sera giusto due passi, la distanza dell’albergo dalla migliore gelateria, da sola, a prendere il gelato, un cono con tre gusti,come facevo ogni sera da bambina con la mamma, e l’Angela, a Rapallo. Limone fragola pistacchio, da 30 lire, come la bandiera italiana, ci tenevo patriottica che ero, mi lasciava con la cameriera, che portava in vacanza in albergo perché badasse a me, e andava a giocare a carte.

Qui ancora pistacchio, e vaniglia, ho trovato il gusto cannella e ieri ho sperimentato il pannosissimo gusto meringa, da affondarcisi dentro, morbido e dolce come una vasca piena di schiuma. Questa è stata la sensazione clou della serata.

Perchè poi sono risalita in camera, un breve scambio di sms, due parole al cell con un amico, ho preso in mano il libro da leggere e invece leggevo i miei pensieri e mi sentivo triste da morire.

In questo albergo manca un tavolo da ping pong, secondo me. Ci gioco piuttosto bene.


E’ una strana cosa, la solitudine.

Soli in mezzo alla folla, vero, è un luogo comune ormai.

Sento una folla affettuosa intorno a me, affetto pienamente ricambiato.

Mi piace stare sola, adoro conoscere persone.

Come dicevo in un sms ieri, sono da sempre un cane sciolto, la vita di branco, che ti protegge ma però ti detta le sue leggi, non fa per me. Accetto le briglie e il morso quando sono io a mettermeli, e sono pronta a toglierlo per un nulla, una sfumatura.

Mi piace il mio blog porto di mare, non amo i blog tipo corte del re sole.

Ma certe volte mi sento sola. Non dovrei, però.

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categorie: pensieri sparsi, friends, feelings, happy days
martedì, 19 giugno 2007

Lo stavo scrivendo come risposta ai commenti del post di ieri, "Cartelloni" poi il ricordo era tanto sorridente che ho pensato di farne un post...

"Un paio di volte gli esami a settembre li ho avuti. In seconda liceo classico matematica e filosofia. Il prof di filosofia mi ha chiesto se avevo già esami a settembre, gli ho detto forse mate, e lui

"Allora ti darei anche filosofia"

"ma con due esami mi preparo meno bene..."

"te la do lo stesso"

poi mi chiede le teorie del Locke e dell' Hobbes, a quanto pare gliene dico una terza, la mia,  e mi dice

"ma non è così " e io

"immagino, che non sia così, ha appena detto che mi dà l'esame a settembre!”

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categorie: happy days

Mi faccio ridere, come  festeggio la libertà... mi hanno preso i  sacri fuochi del riordino.  Ho smontato alle tre di notte. Stamattina mentre trafficavo mi sono resa conto che erano le otto e non mi ero ancora lavata e vestita... Insomma sono partita da casa alle otto e mezza,  sono venuta in ufficio in bici, almeno ero sicura dei tempi di percorrenza. Lungo il Naviglio, mi sono accorta che stavo canticchiando stonata come sono La donna cannone, l'ultima che ho sentito ieri notte, due volte di seguito, mi piace troppo. Me ne sono accorta alla  parola vento, all’ombra degli alberi  con la strada sgombra era piacevole il venticello fresco del mio pedalare. E ho pensato che era tanto che non fischiavo, se non per chiamare il cane di notte in campagna. Ho provato ma  non mi ha dato soddisfazione, e sono tornata a canticchiare... che buffo quando  un’estate  mi ero messa d’impegno per imparare, e la mamma  mi diceva che  non stava bene, le bambine non fischiano, solo i maschiacci. Poco importava, tanto ero anche una bambina  che andava a leggere  su un albero, con gli abitini ereditati dalla cugina e senza scarpe.

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categorie: happy days, family pack
lunedì, 28 maggio 2007

Invece queste foto sempre dal ripescaggio delle cose che mi sono sentita di salvare dalla pattumiera... io  non  so chi sono, ma sono belle, credo siano persone tutte che non ci sono più, ce ne erano tante altre bellissime di foto  ma non penso di poter mettere terzi viventi in rete...
Queste foto le metto perchè comunque non penso di mancare di rispetto a nessuno...




















potrei azzardare mio padre, a destra, con i tre fratelli, ma non so, sono troppo piccoli.

qui a destra  invece non mi sembra di riconoscere nessuno,dietro la foto non c'è scritto nulla,
si direbbe un albero genealogico!

e qui sotto, credo che la coppia centrale siano i  miei nonni materni, e il ragazzo sulla sinistra un mio zio, e poi non so.


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categorie: fotografia, happy days
domenica, 27 maggio 2007

COME NON SONO ADESSO  ovverossia
I TEMPI CHE FURONO E NON SONO PIU' ovverossia
ADESSO NON SONO PIU' COSI'
purtroppo.

Battesimo

due anni?

tre?
cavoli, una mia foto da infante ha mezzo secolo...
no lasciamo perdere il conto in secoli
comunque non metto 52 foto

vestita da Bambina Natala

chissà dove dovevo andare quel giorno, o dove ero stata...

prodromica

Già davo prova del mio carattere
Ero a Rapallo, chissà dove pensavo di andare
non mi sarei potuta muovere con le briglie così

insomma a Cortina  avevo i  miei problemi

La fatidica Comunione
la foto in bianco e nero salva il vestito ingiallito

cambio di look alla Prima Comunione
di mio nipote però
circa anni 23 credo...
e anche qui non era la mia faccia

ecco il mio abito nuziale
era luglio 1982 il giorno non lo ricordo mai
convivevo, ero al terzo mese
e anche qesta non mi sembra la mia faccia

RICORDO:
QUESTO E' IL PASSATO
       il presente è ben diverso.
sigh.
p.s. questo post lo lascio un po', poi lo toglierò dal pubblico, le foto sono comunque visibili  su Flickr.
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categorie: fotografia, happy days, family pack
sabato, 26 maggio 2007

Penso che al suo posto avrei potuto morire...

questa è mia madre che va all'altare in Sant'Ambrogio, era forse il 1936....E' tra le foto che ho portato a casa, mio fratello svuotava i cassetti, aveva intenzione di buttare tutto via. C'è da dire che il grosso delle foto di famiglia lui se le è già prese da tempo. Sono impressionanti gli album, a parte che uno porta le foto del funerale  della nonna Maria, che in vita non ho mai conosciuto, compresa la nonna composta sul letto di morte...BRRRR. Dicevo gli album sono in pelle,  con rilievi, chissà se hanno un valore. Quello del funerale è logicamente nero e cupissimo, ma quelli in pelle marrone sono belli. E comunque non li venderei.
Io mi sono sposata in maniera invisibile. Sarei morta con uno strascico così. Una passarella  così. Ecco..e a me il vestitino della comunione ingiallito però. Qua mi sa di balocchi e profumi.
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categorie: milano, happy days, family pack
lunedì, 21 maggio 2007

Oggi faceva veramente caldo, estate. Ieri in campagna non ci sono andata, ho sempre meno voglia di andarci  se le cose non cambiano, e non credo che cambino. Mi chiedevo però stasera mentre cucinavo, chissà se ci sono le lucciole, anche se è solo maggio. Qualche anno fa erano ancora numerose, nelle sere calde di giugno. Al lago non ne vedevo più molte invece.
Una delle cose belle della casa in campagna, scoperta e assaporata solo quando i figli erano ormai grandicelli, era stare sulla sdraio nel prato davanti a casa a guardare le stelle cadenti. L'aria era fresca, si sentiva l'usignolo. Ora che ci penso, mi sembra tanto che non lo sento. Dopo una certa ora le zanzare non pungevano più. Si stava fuori tutti e quattro, i bambini cercavano di riconoscere le stelle col papà. io stanca mi godevo il fresco. Poi il figlio è cresciuto, e non veniva quasi più, e stavamo noi tre, a contare le stelle cadenti, che non cadevano solo il dieci agosto. Poi la Princess cominciava ad avere gli amici, usciva,  e allora aspettavo lei. Così andavo a prendere la Princess, e dopo stavamo lì insieme, lei fumava e mi raccontava la serata, e cercavamo le stelle, ridevamo, ci mangiavamo un gelato.L'anno scorso...è stato raro. I figli sono solo passati qualche giorno.Il nostro non è un giardinetto... è terreno, con una siepe sulla strada.  Ho provato a star fuori da sola,  a cercare di vincermi... in fondo si sentono i grilli, anche la civetta ormai è di famiglia. E i cani in lontananza. Il nostro è sempre a zonzo. Ma poi mi sembra di sentire dei passi, o delle voci. Qualche volta è vero,  è raro, passa qualcuno a piedi per la strada, altre volte è solo la mia mente...o ci sono e si nascondono... magari qualcuno va a dormire nel fienile e non lo sappiamo... c'erano delle mattine che mi svegliavo presto e mi sembrava di sentire dei rumori. Il buio mi fa paura.. non paura... timore. Così non resisto ed entro in casa. Anche in casa c'è un grillo, abita nella scopa di saggina. Lo mando via e ci torna sempre.
Buonanotte.
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categorie: happy days
mercoledì, 09 maggio 2007

Una collega entra nel nostro open space per salutarci e parlando del più e del meno annuncia che oggi ha Catechismo. Ha adottato all’inizio di quest’anno un ragazzino sudamericano di quasi otto anni e sta vivendo tutte in una volta le esperienze che noi altre mamme abbiamo avuto per gradi, dopo l’impatto iniziale di un pargolo fuoriuscito da noi tra le nostre braccia.

“Tu, hai catechismo? “ abbiamo scherzato e poi il discorso è andato sulla prima comunione. La collega diceva che suo figlio si vergognava del saio, obbligatorio per tutti, perché non voleva stare con la gonna. Non ricordo che i miei figli o loro compagni se ne siano lamentati, ed infatti, si è considerato , che almeno i bambini sono uguali senza ostentazioni. Un’altra collega ha detto che la madre l’aveva vestita che sembrava un piumino della cipria. Ed allora ho raccontato della mia prima comunione…dicendo che ricordo quel giorno come un incubo, credo veramente abbia segnato la mia vita e le mie insicurezze.

Credo fosse il lontano 1962, le bambine comunicande,  evidentemente  in numero dispari, si avviavano verso l’altare del Corpus Domini in fila per due con i loro candidi vestiti pieni di pizzi e di nastrini. Nel mio vestito liscio ed ingiallito dal tempo, ero l’ultima della fila, dispari, me ne  vergognavo e  avevo voglia di piangere.  Nessuna delle bambine aveva voluto stare con me, neanche le mie amiche. Mia madre mi aveva fatto indossare il “vestito di famiglia”, quello indossato anche dalle mie sorelle, solo una quindicina di anni prima, un tessuto di prima qualità.

Rivisto adesso… se è stato quello il giorno in cui ho cominciato a capire la differenza tra l’essere e  l’apparire, ad apprezzare l’essenziale e detestare i fronzoli, sia nelle relazioni che nell’abbigliamento… tutto sommato non è stato un male.

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categorie: feelings, happy days, family pack
martedì, 08 maggio 2007

E’ facile dire” non voglio stare chiusa qua dentro”, quando sei al lavoro, soprattutto quanto il lavoro non è tuo.

Pur essendo sempre stata null’altro che un’impiegata, e per di più bancaria, il mio lavoro l’ho sempre amato.

“C’è un modo in ogni cosa”, frase a cui ricorro spesso,  è uno dei miei  principi di vita.  

Quando avevo cominciato a lavorare, mio padre mi aveva detto che se lo volevo fare in modo intelligente e collaborativo, dovevo capire la strada per cui le cose arrivavano a me e la strada che avrebbero fatto dopo.  

Si è rivelato un modo per imparare molto, e per sentirmi  interessata.  Aiutata dal fatto di essere curiosa come una scimmia.

I primi anni allo sportello sono stati bellissimi,  dovevo fare un po’di tutto tranne che maneggio di denaro, dai libretti di risparmio al ritiro della corrispondenza, e mio malgrado facevo funzioni di  sportello reclami/informazioni.

Fantastico il  rapporto coi clienti, dal sorridere per  la pigrizia congenita verso i moduli (Signorina  scusi soffro di cuore mi può compilare la distinta?) fino a  conseguenze impreviste (“Oh che cucciolo carino!”  e la contessa: “Me lo tiene intanto che vado alla cassa?”) .

Il mio amico cassa cambiali Antonio, romano,  esilarante  quando si esibiva in accento veneto, si era messo il timbro pagato sulla cravatta e da allora la infilava nella camicia, sulla panciotta che sporgeva.

Il Dottor C. che aveva chiesto al mio capo se potevo uscire a prendere un’aperitivo.

La segretaria di direzione che arrivava con valigie di libretti di risparmio e aspettava battendo nervosamente il piedino e io allora  per la fretta andavo insieme e sbagliavo le operazioni.

Come figlia di dirigente in pensione, il collega sedicente di sinistra mi si rivolgeva   “rubi il posto di lavoro a uno che ha bisogno”, e anche “vieni in banca con l’aereo personale” e anche “i bambini dei ricchi sono sempre biondi” quando avevo portato le foto dei miei nipotini...però uno dei grossi clienti mi aveva detto “Ma a lei glieli danno due stipendi, vero?se no ci penso io a farglieli dare”

E quando avevamo nascosto l’intero armadietto chiuso a chiave con dentro le agende che il capo non ci dava?

Ma non era che volessi fare questa carrellata di episodi…

E’ che il modo di lavorare è molto cambiato,resta buono il rapporto tra i colleghi, ho questa enorme fortuna, ma il lavoro è molto più difficile sentirlo proprio, è molto codificato… . E mi sembra tempo sprecato.

Nel contempo … mi accorgo che come occupare il tempo libero non è certo un problema angosciante per me, in effetti non lo è mai stato, non esiste il tempo libero, esiste il tempo sottratto ad un’altra cosa.

Il mio guardare il cielo azzurro – che oggi si è rannuvolato e  sono molto più remissiva – e chiedermi cosa faccio qua dentro sono una cosa sola…  E’ che mi sento attiva, viva e con idee. Che però quando arrivo a casa sono stanca. Che però devo uscire da un senso di stanchezza pluriennale. Potessi,  rivorrei il mio tempo….

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categorie: feelings, happy days, capital and work
martedì, 01 maggio 2007

Da bambina mi piaceva il 1 maggio
 perchè non si andava a scuola e non mi portavano a messa.


Il  1°  maggio 1886 una grande manifestazione operaia svoltasi a Chicago era stata repressa nel sangue.  Il "1 ° maggio" nasce il 20 luglio 1889 a Parigi , a lanciare l'idea è il congresso della Seconda Internazionale.  (puoi leggere qui, c'è anche la musichina).

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categorie: happy days, civilization
mercoledì, 18 aprile 2007

Stamattina molto presto sul balcone stendevo ad asciugare le due lunghe tovaglie di Fiandra che mi ha appena dato la mamma. Pensavo quanti anni dovesse avere questa tela… magari settanta, ed era candida e senza una macchia.

Ho pensato che quando la useremo noi, sicuramente qualcosa di indelebile ci cadrà, o qualche brace.  Mi è tornato in mente l’enorme appartamento di via Sangiorgio dove abbiamo abitato, prima che mia madre perdesse al gioco e fosse costretta a venderlo. Erano tre stanze da letto, due bagni,un’anticamera enorme, dove stavo a giocare; uno studio, che era la stanza di mio fratello, un ingresso chilometrico, un soggiorno triplo, e poi la zona di “servizio” con il bagno, la cucina , la camera della  domestica e il guardaroba.

L'immagine del bagno di servizio, poco luminoso, senza lavatrice. Già, intorno al  1960, quando ero piccola, non avevamo la lavatrice. Angela lavava tutto a mano, tutto di tutta la numerosa famiglia. Io passavo molto tempo con lei, quando non avevo voglia di stare da sola con i miei giochi. Io lavavo i fazzoletti. Sull’asse, col sapone di Marsiglia, li strofinavo con la spazzola. Che pazienza doveva avere Angela, e quanto bene doveva volermi, per tollerarmi lì, con tutto il daffare che aveva. O forse semplicemente senza di me sarebbe stata sola anche lei, dal lato opposto dell’appartamento. Due mondi. Chiacchierava tanto, mi raccontava di sua sorella suora che faceva i pizzi all’uncinetto. Mentre lei stirava in guardaroba con la porta aperta io fingevo di dormire sul suo letto con gli occhi chiusi,  e mi ricordo ridevo dicevo “ambarabà ciccì coccò tre civette sul comò che facevano l’amore con la figlia del dottore. Angela e poi cosa c’è?”

Poi un giorno alla settimana  veniva la signora Teresa a cucire, rammendare, fare orli, e io stavo lì  a giocare coi bottoni, una  grossa scatola di latta piena di bottoni di ogni tipo. Mi sembrava vecchissima, piccolina, gobbina, sempre vestita di nero.Prima di andare via, nel tardo poeriggio, cenava. Ricordo pastine in brodo e mele. La spilorceria su queste cose tipica di mia madre,o meglio ancora, piccineria.  Angela non c’è più da molti anni, ma ha fatto in tempo a vedere i miei due bambini, li ho portati a salutarla anche nella casa di riposo dov’era. Ed il giorno del funerale c'eravamo in tre fratelli,  ma  mi sono vergognata per mia madre e l’altra mia sorella che non sono venute.

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categorie: happy days
sabato, 14 aprile 2007

Un paio di  commenti, uno da Elfkoenig , il pianoforte, e uno da me ieri , l'albero, mi hanno fatto ritornare col pensiero alle mie vacanze da bambina agiata, e piuttosto solitaria.
Forte dei MarmiRapalloMi ricordo che a luglio si andava al mare, da piccolissima a Forte dei Marmi, e poi  Rapallo. Finito il mare, ci si trasferiva nella villa sul lago Maggiore,  eredità del nonno materno, fino alla prima settimana di settembre. Qui a me sembra di essere sempre stata felice, anche se, ripensandoci, devo aver passato intere giornate  pressochè in silenzio. La villa era posta di fronte alle isole, più in basso rispetto a questa fotografia trovata in rete.  L'immagine del lago farà sempre parte di me. Vorrei scrivere, e poco per volta cercherò di farlo,  i miei pensieri di allora, riviverli...le paure, il senso di estraneità che mi accompagnano ancor adesso,  le scoperte e l'amore per la natura.  "basta che una cosa si muova e tu le vuoi bene" mi diceva mio padre.
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categorie: happy days
giovedì, 07 settembre 2006

ORRORE!  Nominando poco fa la canzone di Vasco "Buoni e cattivi" è affiorato un ricordo perso nella notte dei tempi...la maestra che si assenta dall'aula per un po' ... la riga tirata col gesso in mezzo alla lavagna nera... da una parte i buoni... dall'altra i cattivi ...

Ma perchè ci facevano fare queste cose, era educativo? 

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categorie: happy days
lunedì, 04 settembre 2006

Il passato è passato quando le vicende sono chiuse, il mio passato è pieno si sospesi e dinterruzioni e cambiamenti, è per questo forse che ci ritorno spesso, o forse il passato veramente passato non esiste vive sempre dentro di noi..

In questo ritorno a Chiavari di inizio settembre ho inaspettatamente ritrovato alcuni della compagnia di un tempo, dico inaspettatamente perché agosto è finito e pensavo non ci fosse più nessuno.  Devo dire alcuni non erano tra i più amati.

M. mi fece il filo nei primi giorni della prima estate che avevo passato a Chiavari, ed in effetti ci eravamo baciati. La mattina dopo pensavo che non  mi era piaciuto il bacio, e tutto sommato non mi piaceva neanche lui, e non sapevo come dirglielo.Beh poi il modo l’ho trovato, ma non ci siamo più parlati molto se non per cortesia, in effetti la sensazione mia era quella, di non avere niente da dirgli neanche per “divertimento” estivo. Una persona immobile di spirito.  Della storia non ha fatto in tempo ad accorgersene nessuno.

Ora è sposato con una donna che mi sembra simpatica, allegra nonostante lui, ed hanno due figlie gemelle che a parer mio se la menano, mica cucciolose come mia figlia.

Invece S. aveva l’abitudine di trovarsi un accompagnatore estivo, e la sua scelta un anno cadde su quello che per  me era, ed è stato nella mia vita,  il grande amore. Dopo un anno che ci si scriveva – non era di Milano – finalmente un mese, il mese che avevo sognato per un anno… insomma alla fine erano state le vacanze peggiori della mia vita a vederli sempre insieme, piangevo, piangevo nel sonno, arrivata a Milano piangevo camminando per strada, mi avevano portato dal dottore, tra mezze pastiglie di calmanti a vari orari ne prendevo almeno quattro. Fino al giorno in cui una specie di flash mi ha illuminato dentro “Che cavolo mi sto facendo?”  E non ho più  preso manco mezza pastiglia, ora anzi è una categoria di farmaci che odio.  S.è stata tra i dirigenti lasciati a casa da un grossa azienda e non si è mai sposata. Diciamo che con lei ho sempre tenuto lo stesso comportamento che cerco di avere con mia suocera: formalmente ineccepibile. Anche in questi giorni, ma dentro di me le tiravo fuori la lingua  “MMMHHE’, io lui lo sento ancora adesso, sai?” .In  fondo sono passati solo una trentina d’anni…

Poi è comparso MdA, che stranamente non si ricordava di me. Strano perchè mi aveva anche fatto un attimo il filo, e poi perché finora non mi era mai capitato… mi faccio sempre riconoscere, ovunque vada.

Comunque S.  cercava di richiamarmi alla memoria di MdA “Cristina, qual era il tuo amorazzo? C.?” veramente lo sarebbe stato anche Si., rimosso?  GRRR poi perché una non deve essere ricordata per se stessa, ma perché “filava con” ?

Comunque sbaglierò ma S. non ha mancato di   adocchiare il ceruleo sguardo di MdA, ancora un  bell’uomo, non lo mollava più. Cercherò di non perdermi la prossima puntata

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categorie: friends, happy days
sabato, 10 giugno 2006

COMPAGNI DI SCUOLA
Ieri sera cena di compagni di scuola del capofamiglia. Volevo andare? Prima risposta: NO.
Non mi ero ancora rimessa dalla cena di commilitoni di vent'anni prima.
No perchè state lì a contarvela su e a me tocca stare nel gineceo.
MF poi è stato contento che avessi cambiato idea così sua moglie, dalla quale non si stacca per un istante (ancora adesso!mi ero dimenticata che erano così appiciccosi), aveva qualcuno con cui stare.
Ho cambiato idea per provare l'ebbrezza di un'infornata di coetanei, volevo per una volta sentirmi giovane, visto che mi danno sempre meno anni di quelli che ho: solo ora, dopo sette anni che ci conosciamo,  ho scoperto che il marito di una mia amica era stato per un anno in classe con  mio marito, e la mia amica mi aveva mandato le foto di una cena, e avevano tutti i capelli grigi - chi li aveva...  chissà se mi prendevano per una figlia, una volta tanto....
Quindi in una serata tre eventi eccezionali:
Sono uscita col capofamiglia.
Ho guidato E, l'altra moglie (eravamo numerosissime!) al centro della tavolata "noi ci mettiamo qua"
Sono tornata a casa regolarmente, in particolare: 1) non sono stata abbandonata  all'Idroscalo,2) il capofamiglia non è sceso dalla macchina e tornato a casa a piedi per almeno 9 km.

Ovviamente mi sono opposta all'offerta di sedermi vicino al capofamiglia, e sono persino riuscita ad inseririmi in qualche conversazione, E no, perchè veniva continuamente sbaciucchiata. Pur con tutti i miei problemi di comunicazione matrimoniale, non la invidiavo affatto.
Un tipo simpatico, CDC, ha cercato di spacciarmi  per un compagno che aveva cambiato sesso.
Quanto al convivio, era uno strano ristorante. Ci lasciavano senza vino. Propongono piatti  di antipasti misti, visto che eravamo in diciassette, ed arrivano 8 fette di salame 4 di prosciutto adagiate in materassi di insalata. Hanno usato lo stesso trucco per i contorni. Sei patatine arrosto, due carote lessate e un ciuffetto di spinaci. A saperlo avremmo serbato gelosamente le insalate dei salumi. I gelati avevano un aspetto sintetico, con colori  molto vivaci, e siccome era una riunione di periti chimici, uno di loro ha dichiarato che sintetico è meglio perchè è più facile essere allergici ai prodotti naturali. Mi ha consigliato di fare il pesto col basilico surgelato perchè fresco è cancerogeno. Evabe', tanto vivo già a Milano.


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categorie: events, happy days
sabato, 01 aprile 2006

Avevo parlato della voglia di disegnare e di imparare a dipingere con gli acquarelli... Ecco, è tanto tempo che non lo faccio più  e,  come sempre nella mia vita,  è una cosa cominciata e non approfondite.
Fa un po' parte della mia natura ma non è per pigrizia. Non so perchè,  c'entra poco, ma mi viene in mente mio padre che mi diceva "appena una cosa si muove tu le vuoi bene". Un po' è così. Potrei trovare un qualcosa di  interessante credo in quasi qualunque cosa al mondo. Lo slancio la curiosità non mi mancano mai. Solo che poi non si può fare tutto.  Così va a finire che mi distolgo, faccio le cose a ondate.  E non divento esperta mai di nulla, resto solo infarinata. Non credo di essere una "profonda", devo fare, devo vedere il risultato.  E allora mi piace scrivere, la pagina che era bianca adesso è piena. E mi sono sempre piaciuti i lavori manuali, dai tipici lavori femminili alla vigna. La filosofia al liceo non è mai stato il mio forte... le traduzioni di greco e di latino una bella soddisfazione, invece.  Come matematica e geometria.
Insomma, da ragazza disegnavo, col carboncino e la sanguigna. Autodidatta, cercavo su Vogue - ai tempi il bianco e nero predominava -  ritratti di donna e corpi nudi da copiare, volevo imparare le ombre, adoravo fare le ombre. Ho provato a copiare disegni di Leonardo.. che umile obiettivo! Quindi non ho grandi opere al mio attivo, alcuni disegni li ho regalati, mi ricordo che degli amici ai tempi me li avevano chiesti, il che farebbe presupporre che dovevano essere venuti bene. O forse erano speculatori in erba, li ho  fregati,  non sono diventata famosa! A me comunque non sembrava che fossero sto granchè.  Ma mi piacerebbe riprendere e vedere che combino, è da un po' che mi sento "prudere" le mani. E l'acquarello è un sogno: è difficilissimo da usare, poi io ho sempre avuto quelli  da peones, non ho mai preso quelli professionali, magari avrebbero dato un effetto diverso, un briciolo meno acquoso. L'acquarello mi piace per i colori delicati, lo associo ai fiori della portulaca, tenui e intensi allo stesso tempo.
Il problema resta trovare il tempo.
                                                                          vendemmia 2005 
vendemmia 2005                                          
Per tranquillità di Lesorja, merendine le organizzo, questo è il post vendemmia  con pancia piena.
Non è facile in altre occasioni perchè siamo sempre un po' indietro con i lavori, ed in estate bisogna far compagnia a mia madre che invece staziona sul lago Maggiore. Però se ci sono gruppi di volontari....al momento bisogna finire di potare, pulire i fili dai tralci tagliati, legare ai fili quelli rimasti. Processionaria permettendo (vedere  tre post fa) .

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categorie: events, happy days
domenica, 29 gennaio 2006

Ieri nuovamente serata di ripasso. Dopo Harold & Maude (un film che mi dà ancora delle speranze,visto dalla parte di lei e sensazioni stratosferiche colonna sonora di Gatto Stevens) e Alice's Restaurant (mi sono addormentata tanto per cambiare) mi sono messa a  vedere FRAGOLE E SANGUE, tappa obbligatoria cinema Rubino, prima metà anni '70.  Non è mica invecchiato, come film. Cioè, allarghiamo il concetto. Anni della contestazione, occupazione universitaria USA, l'università ha tolto una scuola ai "neri"  ed un giardino per utilizzarlo ai fini di istruzione militare, l'università inoltre coopera a ricerche per uso bellico. W la pace, M il razzismo, ridiamo la scuola ai neri, per forza che i giornali non danno spazio  alla protesta, sono in mano ai "contestati". L'amicizia, l'amore, la subitanea conversione agli ideali.  Non è invecchiato no. Oserei dire che potremmo rifarne uno uguale adesso.

Quello che mi ha fatto specie,  è che se mi guardo intorno ora, non mi sembra invecchiato il film, ma la maggioranza dei giovani.

I sentimenti dei protagonisti del film appaiono così scontati, semplici, ingenuo, rivisto oggi. Sarà che ho un'altra età, e la disillusione ci mette la sua parte. Ma se indosso occhi da adolescente, lo sguardo sul film non  muta. I coetanei dei miei figli  li vedo già per lo più demotivati, o con obiettivi ben diversi. Quanti sono disponibili al sacrificio personale per un bene comune? Mah! Quanti ce ne sono già disponibili a un minimo sacrificio per possedere un motorino? Pochissimi, credo. Ma non facciamo di tutte le erbe un fascio.. pensiamo ache agli adulti di adesso, passati dal '68. Per la maggioranza non sono diversi dai loro figli. Anch'io? Boh non so ho ancora risolto i contrasti generazionali, mi sento un po' di qua un po' di là. 

Che devo dire? Corsi e ricorsi storici.Ogni epoca ha avuto il suo '68, i suoi duri e puri, e l'interesse privato la prostituzione e l'idealismo sono sempre esistiti.

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categorie: no comment, happy days, cultura o pseudo tale
giovedì, 26 gennaio 2006

Sono raffreddata... mi sento la testa in un bicchiere di acqua minerale, come il pesciolino rosso.

Oh che bello, le prime barzellette sceme della mia prima adolescenza... Cosa fa un pesciolino rosso nell'acqua minerale?  Lo squalo. Perchè? perchè è gasato.  Cosa fa un passerotto di tre quintali  su un ramo? CIOP!

Che tenerezza.  Oggetti di antiquariato.

postato da: tiptop alle ore 18:39 | link | commenti (4)commenti (4) Popup
categorie: barze, happy days