
La sala della Biblioteca Ostilio Bego di Trezzano sul Naviglio via via si riempie, tante donne, di tutte le età.
Le donne sono grandi lettrici, e il titolo in effetti appare diretto ad un pubblico femminile, anche se poi leggendo il libro non è così, non è una storia sdolcinata, è semplicemente vita, quella di tutti, quella davanti alla quale pochi si soffermano con attenzione.
Vengono letti alcuni brani e Bruna Miorelli parla del libro, delle generazioni che vi sono rappresentate, delle donne che vi si muovono, perdenti e no. La voce di Bruna mi è familiare, è la mia maestra, la nostra maestra, Cynthia è mia compagna di scuola di scrittura, caparbia e determinata.
Siamo quasi coetanee, e quindi il nostro diventar grandi ha attraversato la stessa storia, e il libro lo ho letto velocemente, senza nessun intento critico letterario, semplicemente partecipe, una cosa che mi accade sempre più di rado.
Gli interventi del pubblico sono stati bellissimi, dalla madre che ringraziava perché il figlio dopo aver letto il libro sembrava aver apprezzato la lettura e stava continuando, a quella che si poneva problemi sul senso materno della protagonista, chi apprezzava la semplicità di scrittura.
Erano suoi concittadini, e mi sono sembrati così autentici, senza nessuno sfoggio di erudizione, senza competizione, semplicemente parlavano con spontaneità e con il cuore. Dicevano cose giuste, poi.
Comunque venerdì sera c'era Guido Catalano, il Poeta, accompagnato da due chitarristi che per me erano sconosciuti, ed ora ovviamente non lo sono più, e sono anche bravissimi, Matteo Negrin e Federico Sirianni, e il Sirianni diceva sempre di Negrin chitarra di bravura, e pensavo che allora forse l'altro dovesse essere chitarra di buonumore.ho sognato che veniva dio a casa
e mi diceva, è venuto il momento
di cosa? gli chiedevo
di rendermi l’anima
puoi ripetere per favore, dio?
devi rendermi l’anima, Gionni
nel sogno mi sembrava del tutto naturale
che dio mi chiamasse Gionni
ma scusa dio
in questi casi non vien giù la Morte
con la falce il mantello?
io mi son sempre immaginato che sarebbe venuta giù la Morte
con la falce e il mantello
che magari mi invitava pure a fare una partita a scacchi
e se vincevo non mi spiccava la testa
io così mi immaginavo, dio
no, Gionni
tu t’immaginavi male
e come facciamo, dio? gli dicevo
rendimi l’anima, mi diceva
no
come no?
no
come no?
no dio no, non te la renderò
oh Gionni sì, me la renderaì
ma non è tua la mia anima dio!
e chi lo dice? lo dici tu mica lo dico io!
a quel punto
io mi rendevo conto che stavo sognando
dio, gli dicevo a dio, questo è solo un sogno, non mi puoi far nulla
Gionni, lo so che questo è un sogno, io vengo a riscuotere le anime in sogno
ma così muoio dormendo!
sì
ma Gesù! è come Naitmer!
più o meno
a quel punto
io che avevo visto tutti films
in cui qualche bastardo mostro infame
tentava di ammazzarti in sogno
facevo uno sforzo di concentrazione della Madonna
e mi trasformavo
in un topolino
ma dio che era uno furbo, si trasformava in gatto
e io mi trasformavo in ape
e lui in apicoltore
e io in puffo
e lui in Gargamella
e io in automobile
e lui in vigile urbano
e io in acqua
e lui in spugna
e io in Superman
e lui in Kriptonite
e io in Imperatore del Giappone
e lui in bomba atomica
allora io mi trasformavo in Dio
e lui
diceva: minchia e adesso?
eh, adesso dio siamo due dio e non mi puoi far nulla
mi hai fregato
a sto giro sì
vabè vado
ciao ci vediamo dio
ciao Gionni
ciao
A volte nell’intervallo vado a mangiare da sola, nel baretto più vicino all’ufficio.
Non offre una gran scelta, ma vado tranquilla sulla piadina o con l’insalatona.
Mi sono scelta il tavolino single, nella saletta del retro, la porta aperta sul cortile.
Mastico la mia piadina.
Arrivano due colleghi, marito e moglie, e mi chiedono se voglio andare al tavolo con loro, faccio segno di no con la testa.
Finito di masticare, mi spiego meglio “Grazie, ma ho quasi finito”
Riaddento la piadina, stavo dando un occhio a Dnews.
Dal tavolo di fianco lei mi chiede:
“Come va?” sorrido masticando, crunch crunch
“E il nipotino cresce bene?” sorrido masticando, crunch crunch
“Quanto ha? Non cammina ancora, vero?” sorrido trangugiando, glump.
“ha undici mesi, cammina sorretto, stamattina mi ha detto mia figlia che si stava portando via una bambina in passeggino, si era attaccato e lo spingeva.”
Ho finito la piadina, nel silenzio, mangiavano.
Ieri sera, come quasi tutti i giovedì, sono andata all'ARCI "Martiri di Turro", si fa poesia, e qualche volta musica, o prosa. E son sempre serate piacevoli. Ieri sera c'era Guido Catalano che ci ha letto un po' delle sue poesie... insolite, esilaranti ma non solo.
Questa è una, con cui ha vinto un premio, organizzato da Le Trottoir di Milano, mi pare l'anno scorso.
come sfuggii a una trappola infame tesami dai milanesi una domenica d’Agosto)
quando mi hanno detto che c’era da scrivere qualcosa
sulla domenica
mi son detto, beh, io sulla domenica sono ferrato
io sulla domenica ci ho un sacco di roba da scrivere
io la domenica me la posso giocare bene
la domenica a me come concetto mi ispira
poi, mi son detto
mi metto a scrivere sulla domenica
una bella poesia
adesso che siamo ad Agosto
che per me Agosto è come una domenica di trentun giorni
magari mi metto a scriverla
una domenica
d’Agosto
mi sembra perfetto
non può che uscire un capolavoro
mi son detto
allora mi sono seduto
davanti al compiuter
l’ho aperto
ed eccomi li davanti alla pagina bianca
che poi non è propriamente una pagina vera
è una pagina virtuale
che io la vedo come fosse una pagina bianca
ma non è una pagina vera bianca
è un insieme di 0 e di 1
secondo me è una serie di 0 e di 1
che io vedo una pagina bianca
ma è una faccenda del tutto virtuale
ed è questa la cosa veramente affascinante della cibernetica moderna
che ti semplifica la vita
ma nel contempo un po’ ti inganna pure
che tu vedi una roba che in verità è un’ altra roba
è tutto un insieme di 0 e di 1 secondo me
l’ho letto da qualche parte
comunque
io mi sono seduto
ho aperto il compiuter
ho aperto la pagina bianca
virtuale
una domenica d’Agosto
e mi son detto, ora io scrivo una bella poesia sulla domenica dato che il tema in questione è proprio la domenica
che io sinceramente
a dirla tutta
fosse stato per me
io avrei scelto anche un altro tema
non che la domenica non mi vada bene
che sono ferrato io sulla domenica
ma potessi scegliere
magari non sarebbe proprio ai primi posti
non so,
la pizza
la bomba a mano
la masturbazione
l’aeroplano
il gatto
Gesù
l’autostrada
il vampiro
eccetera eccetera
però, ho pensato
magari si è scelto la domenica
che chi più chi meno
la domenica
ho pensato
chi più chi meno
un po’ a tutti
anche quelli meno bravi
quelli meno capaci
magari una cosa sulla domenica
ci riescono a scriverla
ho pensato
allora mi son messo lì
una domenica d’Agosto
seduto
ho aperto il compiuter
ho aperto la pagina bianca virtuale
e mi son detto
ora io scrivo una roba sulla domenica
una roba talmente profonda
una roba talmente innovativa
che la gente dopo averla letta
leverà gli occhi dalla pagina
e guardando nel vuoto per alcuni minuti
stringendo il foglio tra le mani
non potrà fare a meno di dire:
“porca vacca questo qui ha capito tutto ma proprio tutto sulla domenica, questo qui, io non so chi sia, che studi abbia fatto, quale sia il suo credo, quali i suoi gusti, ma questo qui, porca vacca, ha scritto qualcosa che io non ci avrei mai pensato sulla domenica, e dire che io di cose sulla domenica, un po’ come tutti, penso, di cose sulla domenica ne ho pensate a bizzeffe…”
ecco
questo era un po’ il mio fine
quando mi sono seduto
una domenica d’Agosto
davanti al compiuter
e dopo averlo aperto
e dopo avere aperto la pagina virtuale del compiuter
mi son messo lì per scrivere una poesia sulla domenica
però poi
non so com’è
non mi veniva mica
ero lì
tutto concentrato
non mi veniva mica
è impossibile, mi dicevo
è impossibile
e passavano i minuti
è impossibile, continuavo a dire ad alta voce
sempre più alta
e passavano sempre più minuti
è impossibile porca vacca!
che a un certo punto la mia fidanzata che stava nell’altra stanza
viene, un po’ preoccupata
e mi chiede: “ma cos’è che è impossibile?”
ed io che in quei frangenti lì mi viene su un nervosismo mica da ridere
“ma niente ma niente, fammi un po’concentrare che qui sta succedendo una roba veramente strana, sta succedendo”
e così
passavano un sacco di minuti
che poi divenivano mezz’ore
che poi divenivano tre quarti d’ora
che poi divenivano ore
e arrivava la sera
e io non ero riuscito neanche a scrivere una riga
sul tema “la Domenica”
e allora lì ho capito
in una domenica d’Agosto
davanti alla pagina bianca virtuale del mio compiuter
io ho capito
che si trattava di una trappola
che queste persone
che tra l’altro erano pure milanesi
che coi milanesi, si sa, bisogna stare attenti
queste persone milanesi
che gli era venuta in mente la domenica come tema
per una poesia
queste persone milanesi
mi avevano teso una trappola
una trappola infame
che loro hanno pensato di fregarmi
dandomi come tema la domenica
che me li figuro io
lì a Milano
con i loro ghigni tipicamente milanesi
attorno a un tavolo
con un’enorme pentola piena di Cassola nel mezzo
che loro tipicamente mangiano la Cassola quando devono creare un piano malvagio
ai danni di un poeta torinese
che loro odiano i poeti torinesi
soprattutto quelli bravi come me
che loro hanno paura che un giorno i poeti torinesi bravi come il sottoscritto
un giorno diventano famosi e oscurano Milano
con i loro versi immortali
che Milano deve essere sempre più importante di Torino anche nella poesia
e io me li immagino
lì nella loro stanza
con le luci soffuse
con le mani e i menti tutti unti di Cassola
che loro, i Milanesi, tipicamente la Cassola la mangiano con le mani
e me li immagino che tra un pezzo di Cassola e un sorso di Wiski
io me li immagino
che il loro capo
dice:
“diamogli come tema la domenica che lo fottiamo che lui è un poeta talmente profondo e innovativo che con un tema così banale e scontato, lo mandiamo in para – che loro usano questi termini tipo “mandare in para” – diamogli la domenica che vedrai che non gli viene mica una poesia profonda e immortale che lui è abituato a confrontarsi con concetti ben più alti e sicuramente la domenica non ce la fa”
e mi viene la nausea a pensare
a queste persone milanesi
che complottano alle mie spalle per fregarmi
tutte unte di Cassola
e così
io ho chiuso il mio compiuter
mi sono alzato dalla sedia
e sono andato nell’altra stanza
con un bel sorriso come di soddisfazione
sulla faccia
un bel sorriso di soddisfazione
per essere scampato alla trappola dei milanesi
mi sono fatto un panino al prosciutto cotto
mi sono accomodato sul divano
ho aperto la tele
dove tutti quei puntini luminosi
creano
immagini
meravigliose
e poi questa poesia d'amore:
quanto t’amo secondo te quanto?
in chili quanto t’amo?
il litri quanto t’amo?
quanto t’amo in metri?
quanto, dimmi quanto secondo te quanto
in iarde? (una iarda è 0,9144 metri)
quindi quanto t’amo in iarde secondo te?
e secondo te quanto t’amo in megatoni?
in mele?
in api?
in camions?
ma secondo te è possibile amarti in cani?
in cani ad esempio quanto t’amo in cani?
in fuchi?
in biglie?
in polpastrelli?
in delta di fiumi?
quanti delta di fiumi abbisognamio per esprimere quanto io t’amo?
in presidenti della repubblica italiana?
lo so, ti sembra strano
ma è plausibile esprimere quanto t’amo in presidenti della repubblica italiana
de nicola
einaudi
gronchi
segni
saragat
leone
pertini
cossiga
scalfaro
ciampi
napolitano
solo undici!
no
almeno altri cinquecento anni di presidenti
almeno
in umberto eco?
quanti umberti echi ci vorrebbero
per stabilire quanto t’amo?
impossibile dirai tu
infatti
ce n’è uno solo
ma immagina che uno possa moltiplicare umberto eco
quindi quanti echi quanti secondo te quanti?
è inutile
lo so
non esiste
un’ unità di misura valevole
per calcolare quanto t’amo
apparte
il vecchio vecchio
bum bum bum
del mio cuore aritmico
bum bum bum
quando ti vedo
che mi cammini verso
E' la prima volta che vedo Torino, salvo una volta per lavoro, treno-tribunale-treno, della quale mi ricordo vagamente il taxi.
Finalmente vado alla Fiera del Libro al Lingotto, mi sembra un sogno, e due giorni, venerdì e sabato!
Credo, spero, che incontrerò un sacco di amici, conosciuti qui e su FaceBook, e ne rivedrò altri.
Per la precisione, venerdì sarò al Lit Camp che si svolgerà il 15 e il 16 presso il Circolo dei Lettori, un circolo che mi piacerebbe tanto fosse a Milano per tutte le iniziative che ha.
Aggiungo questa cosa, ci giravo intorno coi pensieri in metropolitana mentre venivo in ufficio. Appunto non ho mai avuto molto a che fare con Torino, però mi sto accorgendo che dev'essere una città molto viva, e in effetti ci sto conoscendo "virtualmente" belle persone.
"Verso le venti e trenta, quando sono all'inizio di corso Buenos Aires, ti faccio uno squillo e scendete" scrivo a Donatella.
Invece, sono le venti e venti, quando parto da casa, mi programmo sempre le cose come fossi Superman, anzi Superwoman, mentre i minuti scorrono via, facendosi quarti d'ora. Non ho più la percezione del tempo, io vado tranquilla e lui corre. “Arriverò in ritardo di 12 minuti" rimando sms. Non so se saranno 12...ma mi piaceva scrivere così, avrebbe fatto sorridere, e dava l'idea dell'imponderabile.
L'imponderabile era in agguato in via Melzi d'Eril, direzione Arena, auto immobili, solo in quella direzione lì, la mia: con una manovra degna di un ritiro della patente, faccio inversione a U per ritrovarmi nel traffico di via Procaccini, si va piano, ma si va, chi va piano va sano e va lontano, fino in Viale Monza, fino in via Rovetta 14, al circolo ARCI di Turro, laddove ormai sto trascorrendo i miei giovedì sera.
Per la serata è in programma un reading, “reading resistenziale”, è una serata un po’ speciale, ho potuto seguirla dalla sua nascita, e poi questa volta ci sono gli amici.
Forse è meglio dire ho potuto seguirne la gravidanza, pensando invece alla serata dell’evento come la nascita... ha un significato diverso, direi.
I ragazzini scendono dalla mia macchina, ed anche la loro madre in gonna, e si commenta la novità (la gonna) indossata senza calze sull’onda della giornata di sole, mentre ora tira vento e minaccia il temporale.
Nella saletta un forte accento napoletano irrompe, ce l’ha con l’illuminazione, che a guardare la “scena” con il neon negli occhi resta ciecato, e già quella sceneggiata mette di buon umore e riscalda, se mai ce ne fosse stato bisogno, è irresistibile, si ride tutti.
Le cantanti, accompagnate dalla chitarra di Mario, sfornano i primi brani, dei quali, ovviamente, non so né ricorderei mai il titolo...ripenso a Milva, alla bocca di Milva, però loro son più fresche, partecipano e compartecipano.
Tocca a Guido leggere brani del libro che ha tratto dall’intervista a Silvio Villa, soldato e deportato, ascolto attenta, cose che credevo di sapere ed invece no, queste non le so, e son faccende umane, erano i nostri soldati, perché gli eserciti son uomini in mezzo a uomini, e se leggi di storia, le cose non son raccontate così.
E’ attento anche il più grande dei ragazzini, il piccolo è invece troppo piccolo, si divincola in braccio alla madre, “andiamo a casa” cantilena assonnato, nel momento delle canzoni spalanca gli occhi.
Chiara tiene tra le dita pochi fogli, legge il racconto nato da un suo incontro in occasione del film Binario 21, cui ha partecipato...lì mi sono un po’ persa invece, perché Chiara leggeva benissimo, con freschezza e profondità, e seguivo più la voce che le parole, qualcuna mi colpiva, e restavo a soppesarla linguisticamente, tipo “dragavano le panchine”, son rimasta ferma un bel po’ in quell’immagine di persone che cercavano.
La madre cede, la riaccompagno a casa con i due figli, il grande sembra spiaciuto, avrebbe resistito, afferma. In effetti, di Resistenza, si trattava!
Così perdo una buona parte dell’intervento di Paolo, che sventola il suo canovaccio parlando delle quattro giornate di Napoli, durante le quali suo padre ragazzo con gli amici nascose un cavallo, questo ho fatto in tempo a sedermi di nuovo ed a sentirlo, .e a sorriderne con gli altri.
E mi viene da pensare che quel che ricordo io della mia famiglia e
Col nonno condividevo piuttosto la raccolta di francobolli di tutto il mondo, affascinanti e coloratissimi, tanto quanto cupi e monocordi erano quelli italiani.
Ma questo è divagare...la mia specialità.
Perché dopo rapidi sguardi e cenni d’intesa, Maria Chiara riappare, questa volta gira le pagine di un libro, e le legge, legge i pensieri di madre, di una madre cui l’esercito sta portando via un figlio giovanissimo, una madre della Slesia, una madre è ovunque una madre, e, forse non ci si pensa mai, non tutti i tedeschi erano nazisti. Poche pagine di Franz, vive, e toccanti, scritte da un figlio, figlio e nipote, lette da una donna.
Comunque, se dovessi fare una sintesi della serata, direi che usiamo spesso con noncuranza vocaboli tipo leggere, cantare, dire, e non pensiamo che potrebbero, dovrebbero funzionare anche come sinonimi di trasmettere... invece Guido, Chiara, Paolo, e Simonetta e Nadia, le cantanti, di certo non lo hanno solo pensato.
E poi comincio ad amare questa saletta, per quanto lontana da casa mia.
In programma per il prossimo giovedì mi pare ci sia poesia in lingua, dialetto, e un poeta rumeno ed uno egiziano.
Ragazzotti all'esterno non credono ai loro occhi, c'è scritto vietato ai minori di anni 18, studiano come entrare per il concerto e riuscire a restare nonostante il divieto quando scatta la discoteca. 
Il caleidoscopio... può contenere pochi poveri pezzi, e può essere complesso, ricco, ma il ricomporsi dei frammenti ha sempre un suo bello.
Grazie a Giogugio e a Delphine per il premio, e per le loro belle parole, e per essersi ricordate di me in un momento in cui sono piutosto latitante.
Si accende una lucina...Eva si alza, con altri due ragazzi, una breve introduzione, leggono brani del libro, sorridono, e ridono e si fanno cenni: una presentazione, come dire, domestica, spontanea. E così è, fresca e sorridente, Eva, sedutasi poi al tavolo con noi.Come tutte le cose nella vita, anche Facebook ha i suoi lati negativi e quelli positivi. E' una finestra che tengo aperta nel mio pc, insieme a Splinder, MSN e la mia mail principale. Tanti amici ora "vivono" anche lì.
Non ho rintracciato molte persone del mio passato, ogni tanto mi viene in mente un nome, provo a digitarlo e di solito non c'è. Però l'altro giorno ho trovato una mia compagna delle elementari, ci siamo scambiate i numeri di telefono, un breve status, cercheremo di incontrarci.
In ufficio si parlava del fenomeno Facebook, ed appunto dicevo che non è 'sta gran cosa, non è molto dissimile dalla piattaforma di splinder, e c'è meno privacy - che stabilire dei confini alla privacy non è sempre carino, tant'è che mi ritrovo tra gli amici che posson legger tutto il capofamiglia e parenti che non vedo mai, che a dire il vero non leggo, e neanche loro me, immagino.
Una collega mi diceva che senso ha ritrovare una compagna delle elementari se intanto non la sentivi più... se c'era un qualcosa, si sarebbe rimaste amiche nella vita, sino ad oggi: non sono molto d'accordo.
Al di là dei significati più o meno profondi, o intensi, che si possono dare alla parola AMICO, penso che da bambini non sia sempre facile mantenere un rapporto, ci sono tanti condizionamenti degli adulti, in una città basta un cambiamento di zona; una delle mie amiche più care è una compagna delle elementari, ma l'ho ri-conosciuta da adolescente. Con la compagna trovata attraverso Facebook non sono stata particolarmente amica, anche perchè a quell'età, tornata da scuola, passavo la maggior parte delle mie giornate da sola, era raro poter invitare amiche o andare da loro, ma ero contenta lo stesso, non sapevo che potesse essere diverso da così.
Ma anche se non eravamo amiche, restiamo sempre due donne con dei ricordi in comune, e con un trascorso, al femminile, da raccontarci, da confrontare... io penso che sia bello incontrarsi... chissà se si ricorda del mio eroismo, quando era stato trovato uno scarafaggio in un vasetto di farina nell'armadio della classe, e sono stata l'unica coraggiosa, che manco la maestra, ad andarlo a rovesciare nel w.c....
Alla bugia si appoggia la candela e si accende quella fiammella con cui ci piace giocherellare, piegarla con un leggero soffio, sfiorarne la punta con il dito.
Al navigante di passaggio.....
Il colore del principe non è, possibilmente, un connotato politico.
Dunque, visto che Dannella lo aveva scritto sul blog e pare abbia avuto successo, lo metto anch'io, si sa mai.
Anzi, potrebbe essere l'inizio di una catena, non nomino nessuno/a, ma delle ideuzze ce le avrei, su chi nominare.
Si parte naturalmente dal fisico.
Si dice che l'omo ha da puzzà... ecco, niente profumi eccessivi che li detesto, e neanche armi chimiche sotto le ascelle...un buon aroma naturale, va bene anche di caffè, meno bene l'alcool. Anzi, di alcool non deve sapere proprio.
La bellezza ...essenzialmente deve piacermi, non esiste un tipo preconfigurato, devo annusarlo, è una questione di pelle, non ho preferenze di nasi e colore di occhi: deve avere uno sguardo intelligente, degli occhi in cui ci si possa guardare dentro e scorgere un sorriso tra l'affettuoso e il divertito (per il mondo, ed anche per me).
Magari un po' più alto di me, diciamo almeno 172, meglio se più alto, che mi piace essere abbracciata che mi ci rifugio dentro, non che ci picchio il naso.
Vanno benissimo barba e baffi, con un po' di capelli ed un po' peloso, che mi piace passarci le dita... il tipo gorilla che usa tutto shampoo invece del doccia schiuma forse sarebbe un po' troppo.
Deve avere buon gusto nel vestire, sobrio, normale.
Un essere acculturato e con interessi e passioni (escluso quelli che diventano animali in vista di un pallone) perchè devo imparare assorbire scambiare. Quindi arti e natura e fotografia e poi ci posson essere cose da scoprire. Ho dubbi sui collezionisti che a volte nascondono eccessi di pedanteria.
Ecco, non saccente, non pedante, ma preciso un po' sì, non amo le cose fatte alla carlona, ma comunque elasticità, adattamento ed un pizzico di umorismo sono qualità necessarie per non perdersi d'animo nella vita
Deve essere un tipo giusto e forte, non melenso nè sdolcinato, ma capace di tenerezza, perchè amo molto le coccole e le cose carine, ed anche il sesso deve essere una cosa giocosa, e niente sesso "malato"... solo corpo e pelle. Pelle non nel senso travestimenti sadomaso, ovviamente, Pelle che si sfiora, contatto. Ed anche la voce deve avvolgermi.
Che ami moderatamente la vita di società, ma sia anche capace di stare a giocare a rimbalzello coi sassi sull'acqua.
Dobbiamo sentirci complementari e camminarci a fianco tenendoci per mano, non dobbiamo prevaricare nè soffocarci.
Il rispetto deve essere alla base della vita non solo in due, ma della vita proprio.
Volutamente, non ho scritto nulla sull'età, ma avrò sicuramente dimenticato qualcosa.
E come sono io? non dico nulla, c'è già tutto il blog...
A proposito di voltar pagina, ecco.
Post Scriptum . Se principe azzurro, deve essere già in confezione, perchè non ho intenzione di baciare rospi.
Sapevo che mi dimenticavo qualche cosa, lo avevo scritto sopra. Che non abiti lontano e che magari sia libero, visto che vorrei essere amata io (anche viceversa).
Ho dimenticato anche: che gli piaccia andare in bicicletta (in pianura)
oggi 20 novembre aggiungo questo: sopra ogni cosa, qualità e possibile descrizione...è questione di feeling!
A casa, il nespolo è tutto in fiore.
Mio figlio ha ritrovato compagni di scuola delle elementari e mi è sembrata una cosa carina, così mi ci sono iscritta.
Mi riporta all'adolescenza?
Sono sempre in attesa di cambiare postazione di lavoro, dalla mia stanzetta allo stanzone dove saremo in quattro. Mi piaceva stare qui, andavo d'accordo con P.che lavora part time, e stavo volentieri sola al pomeriggio, mi ci voleva.
Intanto hanno spostato G.al posto di P., e per qualche giorno si è ricostituita la nostra ineffabile coppia, sette anni di scrivania matrimoniale, e nel lavoro era come se gli dovessi sbucciare la frutta e piegare il tovagliolo. Il giornale però lo comprava lui, era sempre in giro a relazionare. E mi interrogava sul calcio, se rispondevo giusto mi lasciava uscire per andare a casa. Se rispondevo sbagliato, andavo a casa lo stesso. Comunque nulla è cambiato...mi chiama ancora col cognome alla Sturmtruppen.
"Tiptoppen, sei brava in excel?"
"Non più di tanto", mi alzo, faccio il giro della scrivania e sono alle sue spalle.
"Vedi qui" mi dice " io ho fatto le correzioni in rosso in questo prospetto, ma nella stampa non vengono fuori, come mai?"
Lo guardo un po' così, ci è o ci fa? Mi sembra troppo per essere vero... imbarazzata, azzardo " Scusa, ma in ufficio la stampante ha solo l'inchiostro nero...intendi questo?"
"Sì... ehm... non mi era venuto in mente".

L’uomo coi capelli grigi scende dalla macchina posteggiata sulla ghiaia del giardino, entra dalla portafinestra e ne riesce con una matita col gommino dietro e la settimana enigmistica, e si accomoda infine sulla veranda, vista verso il giardino ed il cancello. Ha appena accompagnato la moglie all’albergo del paese, al suo consesso di carampane giocatrici di carte.
I ragazzini si stanno invece preparando per andare a fare il giro nel bosco con la mamma e con la zia. Nel sottoscala recuperano gli stivali per tutti, in un angolo vicino alla porta di ingresso i bastoni, riportati dalle scorse passeggiate.
Si avviano, il bastardello biondo corre avanti a tutti, ma la natura di canide maschio lo rallenta, a furia di fermarsi ad alzare la gambetta e qui e poi là. Che poi è una cosa curiosa, come fanno i cani, annusano, prendono la mira, stanno per ...e invece no, si bloccano, ispirati, si girano, e alzano l’altra, il perché mica si sa, noi uomini.
Sosta d’obbligo ad una vasca che raccoglie l’acqua di un ruscello, la vasca delle salamandre, più di una volta se ne è vista dentro qualcuna, nera e gialla, e si prosegue per la stradina, ora sulla sinistra il prato è stato sostituito da felci faggi e castagni, e sulla destra, a monte, minuscole piantine di mirtilli, e mirtilli altrettanto minuscoli.
Si arriva agli “animali”, una cascina disabitata dove qualcuno tiene un cavallo ed un asino, e qualche capra e pecora, una situazione corale, in effetti ci si stava dimenticando del gallo e di qualche gallina.
E’ da qui che, lasciando a sinistra i prati acquitrinosi, si scende al guado del torrente e si risale l’altra sponda, dove si alternano radure con l’erica violetta ed i boschi, e i ragazzi chiamano entusiasti peri funghi che trovano, che sono quasi sempre sconosciuti, gli si dice di lasciarli lì, che magari li raccoglierà chi sa se son buoni. La zia che spela e rosicchia qualche castagna prematura, come fosse un ghiro..Qualche boleto si sacrifica e si fa trovare, mentre i funghi di Biancaneve sono sempre vanitosi, sbucano dalle felci, mai che ci sia invece il loro compagno buono.
Sono stata invitata a celebrare l'anniversario della nascita di una amica in una casa dove tutto era bello. Quale fosse l'anniversario non è stato dato di sapere. Vent'anni, diceva lei, ah non diciotto ho chiesto io. Quasi un consolarsi a vicenda.
e comunque, grazie a tutti quelli che sono passati di qui, e che masochisti pure ci tornano.


Colgo lo spunto da alcuni commenti al post di Auxesia1 per parlare del blog, dei Link e degli Amici. Quando ho iniziato il blog per un sacco ho avuto pochissimi lettori, ero intimidita all'idea di lasciare commenti, dovevo rendermi ancora conto dei meccanismi. E' che poi certi meccanismi li ho imparati, e di certi sto diventando via via più insofferente.
Premetto che ognuno è libero di gestire il proprio blog come crede.
IParto dal principio che mi piace scrivere i miei pensieri, e scrivo per essere letta.
Mi piace far fotografie e mi piace condividere le immagini quando mi sembrano belle.
Mi piace tenere il template di un colore comune e spoglio, perchè sia neutro e limpido, spero che le persone si soffermino sul blog per quello che scrivo e, quando le metto, per le foto che faccio.
Sono socievole, mi piace conoscere le persone, e il dialogo, e da quando sono qui ne ho conosciute parecchie, e purtroppo non riesco a seguire e leggere tutti e bazzico un po' qui un po' là.
Conoscenze nascono, si irrobustiscono, altre sfioriscono, altre feriscono, qui nel blog come nella vita, il blog in fondo ne è solo lo specchio. Forse non per tutti, forse per alcuni è l'immagine che si vuole dare, ma credo che alla lunga venga fuori comunque ciò che si è.
Leggo gli altri blog passando dai profili degli amici, dai post e commenti che appaiono nella mia lista dei preferiti, dai commenti che trovo nel mio e negli altri blog, i link non li uso mai.
Avevo iniziato a mettere i link come segnalazione di blog interessanti o comunque di belle persone, poi sono diventati tanti, troppi, perchè un qualunque nome ne avesse risalto.
Ora non so più, non mi sento, non mi riesce di gestirli. Magari non metto qualcuno perchè mi dimentico, non vorrei ci restasse male, e lo stesso, togliere qualcuno perchè le sensazioni ora sono diverse, lo sento come un gesto antipatico.
Insomma, sono una gestione, una selezione sgradevole.
Era da almeno un anno che ci pensavo...e ora provo così, senza voler lasciar male nessuno: ho "nascosto" e non cancellato i link degli amici di sempre, ho tenuto in evidenza quei siti non loggati in splinder e che non posso visitare dai profili degli amici, e quei pochi di contenuto non personale ma diciamo "sociale".
Gli amici restano in evidenza nel profilo, appunto tra gli amici, e da lì come sempre li leggo, e molti li ho nei preferiti.
Tra gli amici sono anche i blog dove sono capitata, e non voglio dimenticarmi l'indirizzo per tornarci.
Insomma vedo il blog come un luogo di incontro spontaneo, casuale e non, vale quello che ci si legge, e non il " ci vado perchè mi commenta, non ci vado perchè non mi commenta più, lo linko se mi linka, non mi linka lo cancello" e tutte cosine così, non lo vivo così.
Vado a leggere perchè mi piace quello che trovo. Punto e basta.
Con Auxesia1, per vedere un po' di Creta, abbiamo scelto due tra le gite organizzate che proponevano, bilanciando attentamente sassi mare scottature solari.
Così il primo tour, di mercoledì comportava la visita di Spinalonga ed Agios Nicolaos, inframmezzato da bagno in caletta e grigliata sul battello.
L'isoletta di Spinalonga è occupata interamente da una fortezza veneziana, passata poi in mano ai turchi e diventata lebbrosario quando è tornata alla Grecia; i malati potevano viverci in comunità, avere una vita normale, sposarsi, avere figli anche sani. Adesso all'isola hanno dato un nome greco, ma nessuno lo usa e si chiama sempre Spinalonga. Infatti l' ho già dimenticato, lo avevo riconosciuto, poco dopo averlo sentito dalla guida, sull' insegna di un bar, e non mi ricordo neanche più perchè Spinalonga si chiama così, che anche lì c'era tutta una storia.
La partenza col pullman ha avuto i suoi problemi, perchè un automobilista sosteneva di non riuscire a immettersi nella via principale a causa del grosso automezzo in sosta, arrabbiato aveva chiamato i vigili, mentre la sua compagna guardava il cielo tergendosi il sudore e un tot di macchine dietro a lui si immetteva sulla via principale. Dopo una ventina di minuti l'autista del pullman si è messo a guardare la via e gli ha fatto segno di andare, e questo è andato: perchè non lo avessero fatto prima, in lingua greca, non ci è dato di sapere.
Così è cominciato il tragitto in pullman, con la guida che diceva a sinistra vedete questo, a destra quell'altro, e io credo che arrivassi sempre tardi, in preda ad ambasce, tipo, sinistra sua o sinistra mia. Insomma delle piantagioni di bananine, non ho visto neanche un casco. Però ricordo tutto sull'andamento del mercato delle banane in Creta.
Come in tutti i viaggi che abbiamo fatto in pullman, si è passati a raccogliere turisti in altri complessi, con impressionanti manovre in stradine ripide e strette che improvvisamente diventavano sterrate, e si incrociava sempre un pullman in senso contrario.
Siamo arrivati ad Elounda, da dove ci si imbarcava per Spinalonga, qui trovate tutta una serie di foto su Flickr, quelle della fortezza e delle barche; siccome oggi sono di umore allegro la foto che ho scelto di postare riguarda il cimitero del lebbrosario.
Da Spinalonga , dove nel frattempo erano attraccate altri battelli di turisti, siamo partiti per raggiungere una caletta, mentre i turisti galleggiavano nel mare celestiale i marinai avrebbero preparato la grigliata (fortunatamente carne) che avremmo consumato sul battello.
Il tempo di fare un paio di bagni - ho nuotato piano piano (tanto veloce non ci riesco, questa volta però avevo la scusa) per raggiungere un gabbiano galleggiante alle spalle (gli uccelli hanno le spalle?), ero quasi vicino che si è girato ed è volato via - intanto la caletta si era riempita di turisti, sei battelli erano attraccati e dodici marinai cuocevano grigliate su sei griglie, sei fumi si alzavano.
Siamo fuggite sulla barca. La grigliata comprendeva pomodori e cetrioli, nonchè il noto arancio sbiadito e disidratato (si rimanda ai post precedenti sulla vacanza), e ho spiegato in inglese ed a gesti al capitano che non li digerivo (parola che proprio non sapevo) e lui mi ha detto buon appetito (in italiano) lady, ma dopo mi ha anche chiesto se la carne era buona. Bel tipo il capitano.
Da lì, ritorno in battello ad Elounda e ci hanno abbandonato a 38° nella città di Agios Nikolaos, famosa per il lago vulcanico, leggenda volle senza fondo, e voleva anche che Atena ci facesse il bagno.
La guida ci ha detto che è alimentato da un fiume sotterraneo, ed è fondo 64 metri, ed Atena doveva essersi asciugata ed andata via, perchè non si è vista. In cambio il lago era una pozzanghera, collegata con un canale al mare per cui non era più solo lago, e mi sono chiesta che tipo di pesci ci abitava. Intorno, un sacco di bar con figuri che ci invitavano ad accomodarci, abbiamo ignorato tutti questi inviti per morire di caldo qualche via più in là, dove però ho comprato due spugnette naturali per il culetto del nascituro principino, a prezzo irrisorio rispetto quelli italiani. Il resto costa uguale, mi pare, ed è anche uguale, a quello che trovi in Italia.
Migliaia di quelle spugnette ho scoperto poi che le vendevano in un emporio di prodotti tipici a due passi dal nostro Village, ma vabbè.