per gli amici Cri, Tip, Top, TippeToppe, Tippete, Tippe, Cip Ciop, Crì Crì .... poi che ancora potrà venir fuori?
Dimenticavo, il nick ancestrale è CORROSIVE VISION... mica male, mi piace!
Chi sono
Nome: CRI Sono un disastro, cerco di sopravvivermi.
Mi piace la vita: se ci si fa caso, sempre, ovunque, in ognuno, c'è un qualcosa degno di interesse, attenzione, affetto.
Mi piace la gentilezza e la familiarità , detesto la volgarità e gli eccessi.
COMUNICAZIONI DI SERVIZIO:
le immagini pubblicate a volte sono "rubate" dal web, se qualcuno non gradisse il "furto", semplicemente me lo dica e io tolgo.
2)Mi irrita che il mio blog venga usato come veicolo pubblicitario, i commenti stile "Bel blog passa a leggermi" o comunque con analogo fine, verranno cancellati, idem per i PVT.
Piuttosto, fatevi conoscere per i vs. commenti arguti spiritosi ed intelligenti.
3)non mi piace mettere banner e riempire il template di cosi, evitate di chiedermelo.
Entra nella sala bassa una persona di statura medio bassa, occhiali, capelli abbastanza corti, neri. L'amica ci lascia soli al tavolino, con la persona si dirige verso i microfoni, si siedono sulle sedie appoggiate alla parete. Le luci si abbassano, o meglio, ne vengono spente alcune. La poetessa in milanese inizia a declamare le sue poesie. Scruto la persona, ha aperto la giacca, ha una maglia, potrebbe quasi avere il seno, poco. La sbircio, sento che mi osserva. Penso che sia una donna cui piacciono le donne, poco fortunata nell'aspetto esteriore.
"Te si vede che sei un uomo" bisbiglio al mio vicino. Ride... piano, leggono le poesie non si deve disturbare. Io le ascolto, un po' mi perdo però, come sempre quando ascolto leggere, e come mi succedere per i testi delle canzoni, se cerco di ascoltarli attentamente, se cerco di coglierne le parole scindendole dalla musica. Lo stesso nel comprendere il dialetto milanese, la lingua milanese come l'hanno chiamata i due poeti... mi restano nel pugno le parole che stanno dicendo, e quelle prima han fatto puff. Quando si va ad una lettura, sarebbe bello anche avere il testo, per una zuccona come me.
Un po' mi perdo anche perchè osservo la sua mano, la mano del mio vicino, e penso che non ho avuto prima tanto modo di fare questa conoscenza tattiloftalmica, tattile con gli occhi, cioè. Scelgo oftalmica invece di visiva perchè sono reduce dalla visita oculistica, il cristallino si tiene ancora.
Un po' mi perdo anche perchè le mani ora stanno imbrigliate sotto il tavolino, la mia e la sua, e si carezzano, e penso quanto è dolce, ed incredibilmente normale questa sensazione.
Succede anche che la serata finisce, e le luci si riaccendono, e comunque stiamo vicini a parlare con gli altri, e poi usciamo, e arrivati alla mia macchina sembri impossibile lasciarsi... è come una telefonata, in cui si dice ciao ci sentiamo, e poi torna in mente qualcosa da dire, e si riprende, e nessuno fa click. Ma un click alla fine deve esserci, però sorrido, mentre avvio la macchina, sorrido perchè rivedo il suo, di sorriso, che è buono, e penso come siamo semplici, è questo che è incredibile.
La sveglia che non suona, nel semibuio, le tapparelle di legno, azzurro un po' scrostato, non le tiro mai completamente giù. Filtra una luce, non è luce veramente però, è blu, promette che sarà una giornata serena. Serena come me... no, non so fino a che punto mi sento serena, mi sento forte però, anche se ho questo mal di schiena che mi tormenta da un po', ormai sospetto del materasso economico. Il silenzio della mia stanza è frantumato dallo sferragliare del tram. Chissà, quando i platani dismetteranno le fuligginose rimanenze dell'anno scorso, e spunteranno le foglie nuove e le infiorescenze, forse gli uccellini prenderanno coraggio, li ascolto timidi, e soverchiati. I rumori tendono a salire nell'aria, son leggeri...la strada è sul balcone, spesso qualcuno urla di notte, ma non capisco le parole.
Leggo prima di farmi il caffè, queste parole nel blog di un'amica, immerse tra altri suoi pensieri.
"Troppe parole e poca comunicazione, bisogna sempre pensare che ogni parola che ci viene detta è già stata detta, o lo sarà, prima o poi, a qualcun altro.
La parola è un mezzo di comunicazione ingannevole, illusorio o deludente."
Lascio il commento . "Mi son fermata sulle parole, che sono la mia passione... è giusto pensare che sono già state dette, e verranno dette ancora... ma le parole sono come un infinito caleidoscopio... e non saranno mai le stesse, dipende dall'animo e dal momento' da chi le dà e chi le riceve.... " Il caleidoscopio... può contenere pochi poveri pezzi, e può essere complesso, ricco, ma il ricomporsi dei frammenti ha sempre un suo bello.
Un po' come la vita, quello che ci dà, e le cose che non possono fermarsi mai, un piccolo movimento del tubo e cambia la disposizione, bisogna guardarci dentro, e vedere che è bello lo stesso.
Eri infreddolita,ti sei lasciata andare sul sedile del filobus, immersa nei pensieri, più o meno maliconici, più o meno come l'alone che il fiato lascia sul vetro e che osservi ritrarsi piano piano e sparire.
Ci sono momenti in cui ci si sente soli davanti alle cose, per quanto tu faccia e dica e lotti e ti ostini, e non ci puoi fare nulla. è l'assenza della presenza...non ci sono braccia che ti accolgono, nessun sussurro che vuoi sentire "son qui con te". E poi vedi la luna piena immobile sul Naviglio, e le luci bianche e le coppie di luci gialle che scorrono, e non piangi, comunque non piangi più.
A volte non riesco a discernere il dolore. Quanto il dolore sia profondo, e quanto invece ci giochi l'abitudine.
Quando una storia finisce, e non è stato detto con le parole che è finita, lo capisci dai fatti, ma non lo riesci a sentire dentro di te, non ci credi fino in fondo, e ti capita sott'occhio una foto che avevi salvato nel pc, che lasciavi a volte nella sera come sfondo, a farti compagnia, e ora la guardi, e cogli lo sguardo e il viso che hai accarezzato e la bocca che ti parlava e ti baciava e conosci ogni piega ed espressione di quel volto, e pensi che mai più... E' uno strappo dentro che si ricuce con un forse, forse mai più. E pensi che se fosse per te sarà ancora, e magari capiterà che sarà. Perchè non saprai negarti, in fondo non ci pensi nemmeno.
Questo è farsi male. Un passaggio obbligato verso l'anestesia.
Capita, di accoccolarsi ai piedi di qualcuno, ascoltarlo e sorridere.
Un giorno, intimamente, lo ascolti carezzandogli il viso
Lui trattiene la tua mano tra le sue, e vicini lo ascolti e sorridi.
Un giorno si sposta più in lì, cominci a sentire una fitta, ma lo ascolti e cerchi di sorridere.
Un giorno lo trovi seduto, al di là di una riga tracciata sulla sabbia, e tace, e non sai se continuare a sorridere.
Un giorno ti tende la mano, tremi un po' nel prenderla, e cerchi di sorridere.
Un giorno ritira la mano, e non sai sorridere.
Il solco nella sabbia c'è sempre, ed anche il silenzio è rotto da poche parole.
Un giorno la mano ti sfiora, un giorno si nega.
Il sorriso non riesce più, ci sono le lacrime e la confusione.
Rivedi lo spettacolo delle parole,
Le stesse, ripetuto all'infinito.
Prevedibile.
Prigioniere.
Assume i contorni di una maschera grottesca.
Le lacrime non ci sono più.
Il sorriso è amaro.
Il sole risorge, ma è la terra che gira.
Ci si alza e ci si incammina sulla sabbia.
Il vento sulla sabbia.
Come tutte le cose nella vita, anche Facebook ha i suoi lati negativi e quelli positivi. E' una finestra che tengo aperta nel mio pc, insieme a Splinder, MSN e la mia mail principale. Tanti amici ora "vivono" anche lì.
Non ho rintracciato molte persone del mio passato, ogni tanto mi viene in mente un nome, provo a digitarlo e di solito non c'è. Però l'altro giorno ho trovato una mia compagna delle elementari, ci siamo scambiate i numeri di telefono, un breve status, cercheremo di incontrarci.
In ufficio si parlava del fenomeno Facebook, ed appunto dicevo che non è 'sta gran cosa, non è molto dissimile dalla piattaforma di splinder, e c'è meno privacy - che stabilire dei confini alla privacy non è sempre carino, tant'è che mi ritrovo tra gli amici che posson legger tutto il capofamiglia e parenti che non vedo mai, che a dire il vero non leggo, e neanche loro me, immagino.
Una collega mi diceva che senso ha ritrovare una compagna delle elementari se intanto non la sentivi più... se c'era un qualcosa, si sarebbe rimaste amiche nella vita, sino ad oggi: non sono molto d'accordo.
Al di là dei significati più o meno profondi, o intensi, che si possono dare alla parola AMICO, penso che da bambini non sia sempre facile mantenere un rapporto, ci sono tanti condizionamenti degli adulti, in una città basta un cambiamento di zona; una delle mie amiche più care è una compagna delle elementari, ma l'ho ri-conosciuta da adolescente. Con la compagna trovata attraverso Facebook non sono stata particolarmente amica, anche perchè a quell'età, tornata da scuola, passavo la maggior parte delle mie giornate da sola, era raro poter invitare amiche o andare da loro, ma ero contenta lo stesso, non sapevo che potesse essere diverso da così.
Ma anche se non eravamo amiche, restiamo sempre due donne con dei ricordi in comune, e con un trascorso, al femminile, da raccontarci, da confrontare... io penso che sia bello incontrarsi... chissà se si ricorda del mio eroismo, quando era stato trovato uno scarafaggio in un vasetto di farina nell'armadio della classe, e sono stata l'unica coraggiosa, che manco la maestra, ad andarlo a rovesciare nel w.c....
Alla bugia si appoggia la candela e si accende quella fiammella con cui ci piace giocherellare, piegarla con un leggero soffio, sfiorarne la punta con il dito.
La cera liquefatta scorre lungo il torsolo della candela come lacrime colorate, la fiammella cara all'intimità, serena certezza nelle notti di temporale, compagna dei giochi di ragazzi, le mappe dei tesori scritte con l'inchiostro simpatico e sigillate con la ceralacca.
La bugia è anche una cosa che si dice, a volte per non ferire, a volte perchè si ha paura, non è un'arma da offesa, ma uno scudo.
Mi capita di sorriderne.
Un anno pesantino, a livello mondiale, a livello nazionale, ed anche nella mia sfera personale.
Ho continuato a dire, un anno di sfiga davvero, dominato dalla Legge di Murphy del tipo:
"La probabilità che una fetta di pane imburrata cada dalla parte del burro verso il basso su un tappeto nuovo è proporzionale al valore di quel tappeto" .
Ho continuato a dire ma che sfiga ma che sfiga anche ieri, quando in un breve lasso di tempo la colf mi ha detto che non veniva più per un mese, che il cucciolo che i miei vogliono prendere ce lo volevano dare per la Befana, e che dopo l'Epifania i ragazzi volevano andare via dieci giorni (cosicchè il cucciolissimo sarebbe rimasto solo in casa dodici ore al giorno in balia dei due gatti) e che nella mia macchina si accendeva la spia di guasto.
E oggi usciti per portarla dal meccanico si sono accorti che qualcuno nella notte aveva rotto il vetro dell'auto del ragazzo di mia figlia per rubare il navigatore, nascosto nel cruscotto.
Non mi sento alla fine di dire che questo sia stato un anno di sfiga.
E' stato un anno come è la vita.
E' stato un anno duro, difficile e tormentato, un anno di sensazioni forti, trascorso tra gioie e prove e scelte non facili.
E' stato un anno che mi regalato dei momenti dolci e immensi, inaspettati, e tutti per me.
Occhi chiusi,
dolcezza, la pelle.
Leggere le parole
una volta vere, e vive
ora rantoli di agonia
La testa piena
velata d'angoscia.
Altri parlano di cose
è la tua vita,
la mente fugge via.
Non sanno.
Eri viva altrove.
Fine.
No, non può
Non sai,
ma lo sai..
Ora è silenzio.
Le ore passano, non ti accorgi,
sprecate,
pensare non riporta nulla.
Passato il Natale, si stanno avvicinando gli auguri per l'anno nuovo, e cambia la domanda, da come passi il Natale a come passi il Capodanno.
Non so come lo passerò ancora, a dire la verità confido in una soluzione casalinga da mio nipote, come l'anno scorso, che io vabbè dormivo sul divano, ilsuo però, perchè avevo un mal di testa spaventoso.
Non amo molto le feste danzanti ed il casino, non è solo una posa, e poi quest'anno non son proprio dell'umore.
Non voglio fare bilanci dell'anno passato, tra cose brutte e cose belle.
E' retorica dire che dalle cose brutte impari... un concetto simile a quello della religione oppio dei popoli, o a quello del porgere l'altra guancia, ma c'è anche tanta sofferenza dentro, a volte troppa.
Sto pensando invece al futuro, alla prova non indolore che mi aspetta, che ho scelto, deciso di fare, e che ho imposto alla mia famiglia, alla quale sono grata per per averla accettata.
Ci sono situazioni che ti sembrano insopportabili, ti senti come vampirizzata, pensi che così non reggi, che non stai bene, ci stai rimettendo anche la salute... ora o mai più, il tempo passa.
Il dado è tratto, lo scenario si capovolge.
Cominci ad avvertire degli strappi, le cose cui rinunci, la casa che lasci è comunque la tua casa, e il nipotino ride, ed il micione dorme con te.
Quando ci sono parole che dicono cose, ma non sono chiare, forse per delicatezza, forse per vigliaccheria, forse per comodità, forse per indecisione, arrivano baci e ti voglio ancora, e nessun'altra parola.
Quando quelle poche parole che arrivano come dirti stai buona, non hanno calore, le leggi, e non sai più crederci, risuonano come un'eco e il buio.
Quando il dialogo viene negato, si sente che le cose son cambiate, e ci si sente confusa, si cerca un perchè e da sola non si trova.
Quando senti il muro, bacio e silenzio, e impazzisci davanti al muro, perchè delle cose si parla, si è grandi, si sa come è la vita.
Quando alla fine escono, le parole. "In questi giorni non ho voglia di te".
Quando la sofferenza diventa rabbia, "in questi giorni", vedi scritto, è scritto così, e allora dici (scrivi) di tutto.
Quando vedi scritto di andare via, e rispondi dispettosa si ma dopo torno, dispettosa, ma anche perchè sai che non sei capace di andare via, non chiudi mai le porte, hai imparato che il Tempo aggiusta e riequilibra sentimenti e risentimenti.
Quando senti l'amaro della sgradevolezza e ci si poteva non conciare così.
Quando pensi che camminare tenendosi per mano, e baciarsi in mezzo alla strada è ora sogno e nostalgia, e non più attesa.
Una storia che sta finendo è un po' come un cerotto da togliere che però è anche un po' attaccato ai peli.
E' una sofferenza lenta, lancinante, che forse è meglio il coraggio di uno strappo, una fitta e poi un respirone.
Poi, comunque, si passa la mano al Tempo, amico silenzioso e sincero.
Una serata un po' così
con pensieri un po' così
di quelle che vorrei qualcosa che mi facesse sorridere "dentro"
e invece anche il nipotino dorme, che lui mi ride e mi chiacchiera
in questi giorni che sono sempre in casa,
e parole scritte, rilette
a cui non so
se voglio credere più,
cioè, voglio, ma so che mi fa solo male,
è qualcosa di fragile che continua a cadere
eppure non si rompe.
E allora cazzeggio un po', ieri mentre cercavo nel web
un'immagine per il compleanno del blog, mi ero imbattuta in questa
e l'ho trovata stupenda, però c'era il fumetto con happy birthday
e mi son fermata a guardarla,
un oceano di femminilità
e oggi l'ho cercata senza il fumetto
e ho sorriso all'idea di metterla come avatar
magari in feisbuc
e i miei cugini vedono il mio nome e il mio cognome
e anche il capofamiglia
e questa immagine.
Insomma se fossi stata una donna
cioè, lo sono, ma una bella donna,
tra tutte avrei voluto esser come lei,
che però pur bella così, il sorriso "dentro"
una sera non l'ha trovato.
Anche se a volte mi capita di pensare che son proprio
e stufa e stanca
e che quasi vorrei morire
sono la prima che non mi credo.
Però è proprio bella, anche con i capelli giallobianchi.
Oggi con la neve.
In cortile.
Nella goccia che sembra d'argento
come fosse mercurio
è riflessa la casa.
Sono chiusa in casa da martedì scorso.
Ma la neve a Milano va bene vederla così, dietro i vetri.
E' bella mentre cade, o appena caduta.
Capita, quando si vuole bene a qualcuno, di arrivare a star male avvertendo una sua sofferenza, e di sentirla in modo lancinante anche dentro di sè, e di voler fare di tutto per potergli rendere serenità, fiducia, per alleviargli il dolore che lo accompagna, e non stai a pensare quanto quella persona ti dia in cambio, non ti importa, vuoi solo sentire che sta bene,che sta meglio.
Quel qualcuno ti ringrazia di esistere.
Quando poi stai male, dentro e fuori, e quel qualcuno, il qualcuno che tu più di tutti desideresti avere un po' vicino, latita, anche se gli hai dato l'anima felice di farlo, senza aspettartene un ritorno, ecco, non credo sia facile non rimanerci un po' male. Anche se si sa che non ci si deve aspettare mai nulla dagli altri.
Farsi durare fino a chissà quando un sms che dice ti bacio.
Però che bella questa canzone, la sto ascoltando ora.
Eccomi qua
sono venuto a vedere
lo strano effetto che fa
la mia faccia nei vostri occhi
e quanta gente ci sta
e se stasera si alza una lira
per questa voce che dovrebbe arrivare
fino all'ultima fila
oltre al buio che c'è
e al silenzio che lentamente si fa
e alla luce che taglia il mio viso
improvvisamente eccomi qua
siamo l'amante e la sposa
arrivati fin qua
l'attore e la sciantosa
e siamo pronti a qualsiasi cosa
pur di stare qua
siamo il padre e la figlia
finalmente qua
siamo una grande famiglia
abbiam lasciato soltanto un momento
la nostra valigia di là
nel camerino già vecchio
tra un lavandino ed un secchio
tra un manifesto e lo specchio
tra un manifesto e lo specchio
Eccoci qua
siamo venuti per poco
perché per poco si va
e il sipario è calato già
su questa vita che tanto pulita non è
e ricorda il colore di certe lenzuola
di certi hotel
che il nostro nome ce l'hanno già
e ormai nemmeno ti chiedono più
il documento d'identità
e allora eccoci, siamo qua
siamo venuti per niente
perché per niente si va
e c'inchiniamo ripetutamente
e ringraziamo infinitamente…
Eccoci qua
siamo il padre e la figlia
capitati fin qua
siamo una grande famiglia
abbiam lasciato soltanto un momento
la nostra vita di là
nel camerino già vecchio
tra un lavandino ed un secchio
tra un manifesto e lo specchio
tra un manifesto e lo specchio
Oggi si è dovuto decidere... gli avevamo trovato la leshmaniosi un mese fa, e le cure non sono servite a nulla.
Posso solo dire, a chi ha il cane, di fare attenzione al flebotomo, pappatacio tropicale che si sta diffondendo tanto anche qua, soprattutto nelle zone collinari, intorno ai laghi e sulla costa ligure-Azzurra, e di usare in primavera ed estate il collarino e le cose che tengono lontani gli insetti. Quest'anno avevamo dimenticato di comprarlo nonostante la veterinaria ce lo avesse raccomandato.
Adoro questa sua foto nel cestino dei gatti, defenestrato dalla micia che si era messo nella sua cuccia, dice tanto di lui.
Io... so che in questo periodo sto facendo un po' fatica a ritrovare il mio sguardo ironico, e le piccole cose belle, e leggerezza, e mi spiace che passando di qua non troviate la solita tiptop...
ci sono quei momenti che sembra che ci siano solo problemi e tristezze, ma l'esperienza di vita, e le risatone di Luca, mi insegnano ad andare oltre, e poi ricapitano cose belle. Dimenticare, però, non si dimentica mai, e non si deve neanche cercare di farlo, non ha senso e non si può, ormai è dentro di noi, l'abbiamo vissuto.
Ci siamo seduti al tavolo, mia madre,mio nipote, e al nostro fianco il cassetto contenente le fotografie che teneva mia sorellaO.
L. voleva cercare quelle belle di sua madre,mia madre voleva sostituire – ovviamente, deve aver sempre da ridire – quella che aveva messo in cornice per lei mio fratello. Ed anche a me era stato offerto di prendere quelle che mi piacevano.
Frugaretra le vecchie foto, se può essere per certi versi malinconico, visto anche il motivo per cui ci trovavamo lì insieme, riesce a diventare esilarante con la presenza di mia madre – solitamente irritante.
Una foto scolastica, 3 file di bambinetti ingialliti, la mamma ce la passa indicandoci quale era mia sorella ed L diceche quella era la classe di suo fratello, e che M. era quel bambino lì. Allora io per prendere in giro mia mamma, dico ” Allora O deve essere quella lì..." E mia mamma: “ Che sciocca che sei, lei era più grande, non potevano essere in classe insieme!” In effetti... madre e figlio, alle elementari insieme, è alquanto improbabile.
Mia sorella, divorziata, aveva avuto due storie importanti... insomma, in famiglia facevamo tutti il tifo per An, At, venuto dopo, era un po’ troppo damerino per i nostri gusti. Intanto, io An lo avevo rivisto al mare gli anni scorsi, e l'ho avvisato, non mi vedevo reincontrarlo e lui mi chiedeva di lei e io gli dicevo non c'è più. E quanto spesso mi ha chiamato, chiedendomi notizie, e sentivo il pianto trattenuto nella sua voce. E l'ho avvisato tra i primi, quando non c' è stata più, e lui dopo un attimo mi ha richiamato, "Giurami che non ha sofferto".
Insomma la mamma, guardando le foto, ha trovato un nuovo tormentone,“Però aveva l’aria più felice con At.” E lo ripeteva ad ogni momento. Di foto con An invece non ce ne erano, ce ne erano invece tante di lei in quel periodo ed era bellissima. C’erano anche del cane Yorkshire di At, e ho detto “Ma guarda questo cane come è felice di stare con At” e la mamma “Vero che si vede?”
Di foto per me ne ho prese due, che non sono con mia sorella, perché belle belle non erano molte, e mi sembrava giusto che restassero a suo figlio.
Ho preso questa foto di mio padre, scattata dalla cucina della villa di Baveno, un padre che io non ho conosciuto così e ricordo più vecchio, né ricordo la villa così ben tenuta, ci doveva essere ancora il nonno, perché la “mia “villa di Baveno era assai più selvaggia.
Che poi la mamma mi ha fatto leggere le lettere che mia sorella scriveva al papà, ha detto” Parlava sempre di te, la famiglia per lei eravate tu e il papà”... ho avuto solo il tempo di scorrerle...e scorrere in mezzo a quotidianità sconosciute o non ricordate... leggere, e scoprire cose.
Che non ne volevo sapere di entrare nell’acqua del mare, a due anni a forte dei marmi.
Che ero la causa della macchia d’inchiostro sul retro della lettera, dove avevo firmato con uno sgorbio.
Che erol’aiutante del giardiniere,ero sempre a rastrellare e a dare da mangiare ai conigli.
Ma di questo ricordo qualcosa, aveva un cane setter, e lo facevo giocare con fogli di giornale appallottolato e lui li strappava e ridevo dicendo che leggeva.
Ieri sera un’amica mi ha chiesto se davvero andavo a vivere da sola.
Le ho spiegato che sì, che era una prova per un anno, con tutto ciò che ne consegue, che una prova può andar bene, o male, che potrei non rientrare o voler tornare e non ritrovare le cose come prima, e neanche migliori. Che è un salto nel vuoto incontro a problemi, e non è immune da strappi, ma che sento di doverlo fare, che devo provare. Che non voglio buttare all’aria una famiglia senza sapere bene cosa voglio. Che poi la vita da sola magari non è quello che pensavo e mi mancano loro ed il loro casino. Questo già un po’ lo so, però ci sono altre cose davanti alle quali non voglio più abbozzare.
Gli anni passano, non posso più rimandare, se devo ricostruirmi una vita, un quotidiano.
Comunque, leimi ha detto che sono coraggiosa, perchè noi donne senza uno straccio d’uomo non sappiamo stare.
Ecco, questa considerazione mi ha un po’ sconcertato.
In effetti sto andandomene da sola, non ho nessuno che mi aspetta fuori dalla famiglia.
Se il problema fosse stato solo quello, avere un amante, avrei anche potuto continuare a stare dove sto, in fondo mi muovo piuttosto liberamente.
I miei problemi sono anche altri, di rispetto e di comunicazione, di gestione.
Una cosa che ho imparato, anche dalle esperienze altrui, è che è meglio non affidare le redini della tua vita a nessuno, perchè in un modo o nell’altro, o ti prendono la mano, o ti lasciano le redini sul collo e ti trovi a tirare il carro da sola.
Forse sì sono coraggiosa,sono coraggiosa a farlo visto che ho anche tante paure, ma lo faccio.
Non so se ilfuturo mi riserverà“uno straccio d’uomo”...
E non so quanto c’entri, ma stamattina in autobus leggevo queste parole di Delli Antoni,(Quel che non è stato):
“Aspettare è l’essenza stessa dell’amore. Quando siamo innamorati, noi, essenzialmente, non facciamo che aspettare: aspettare che l’altroricambi il nostro amore, che ce lo manifesti di continuo, che ci sorprenda, che ci cerchi che ci desideri. L’amore è un’attesa mai sazia e quindi, per ciò stesso, destinata a venire delusa. Quando l’attesa cessa cessa anche l’amore. I grandi amori o vanno in frantumi, oppure sbiadiscono in rapporti abitudinari in cui, appunto, non ci si aspetta più nulla”
E allora penso che seguirò il consiglio di Tabatha4ever, “non dare le chiavi a nessuno”.
Le luci delle macchine, le luci natalizie, dorate e rosse.
Ho le dita gelate, ed anche dei guanti di lana viola comprati per tre euro al mercato, sono nella borsa e non ho voglia di tirarli fuori.
Mi piace il viola, peccato che il gatto mi abbia mangiato pezzetti del golf a collo alto viola cachemire, lo stesso punto di viola dei guanti e della sciarpa luccicante lieve mescolata col verde. Mi ha mangiato un pezzetto del collo, ma non si vede perchè si arrotola.
Chissà perchè il viola deve portare sfortuna, forse per via dei paramenti in chiesa e della quaresima, ed allora per gli spettacoli buttava male, qualcosa così. A me piace, mi piace nei fiori, mi piace quando lo indosso, anche se non è che sono proprio un fiore.
Comincia il Natale, cominciano le domande sul senso del Natale, il merchandising di Babbo Natale con le sue renne, le azioni in ribasso di Gesù Bambino, il bue e l'asinello ancora vanno.
Quest'anno non voglio parlar male di Natale nè degli ipocriti pranzi familiari, voglio tener calda dentro di me la sensazione di una famiglia sgangherata che per una volta ha saputo funzionare.
Guardo nel vetro del finestrino una faccia con dei capelli un po' corti e e gli occhiali, le labbra quasi serrate. Gli occhi dietro le lenti sono un po' così, quasi tristi, forse perchè son chiari. Mi vien voglia di dirle qualcosa, a quella faccia. La guardo interrogativa. Sorride, prova a sorridermi. Bene così.
Sabato dopo il parrucchiere ho pensato che ormai è ora, e sono andata a dare un'occhiata agli elettrodomestici. Non ho ancora le misure, e neanche le chiavi, e devo ancora firmare il contratto per il mio appartamentino, ma l'accordo c'è.
E allora sto progettando, con un budget minimale, l'arredo, che sarà essenziale, per amore e per forza: con la e e non con la o, perchè non mi piacciono le case piene di mobili. E poi questa è piccina, ma perfetta per me.
Uno spazio devono trovare i vinili di mio nipote, che voglio riuscire ad ascoltare. Libri, naturalmente.
Il frigorifero da single potrà essere anche piccolo, anche se ho già un bel programma di cene,rò comunque un supermercatino davanti a casa, posso improvvisare.
In camera da letto ci può stare anche il lettino da campeggio per il nipotino, quando viene da me.
Metterò un graticcio al balcone, sarò al sesto piano, per non vedere giù...e poi penso ai gatti, i miei gatti almeno una settimana al mese li vorrei.
Lenzuola trapunta padelle e frullatore con i punti dell'esselunga, ne ho più di 20.000.
Non so se mettere la tv, non la guardo mai. Però sembra di essere staccati dal mondo senza, ai telegiornali un orecchio cerco di prestarlo.
Vorrei avere le cose di cucina in bianco e blu, e i mobiletti in bianco, e qualcosa di giallo.
Le pareti del salotto in una tonalità non scura azzurroblu, ed anche la stanza, un po più chiara. Poi finirò sul solito bianco... che costerà meno. Non so imbiancare le pareti, a me sono sempre toccati infissi e caloriferi, e purtroppo non mi sento neanche tanta energia.
E' che mi muovo qui a casa, con ansia, pensando non posso lasciare tutto questo casino, di riordini e razionalizzazioni di spazio pensati e mai fatti. E penso che questa è la casa che desideravo...ma sento di dover andare, fare questa prova, che ho questa cosa che mi scoppia sempre dentro, devo capire cosa voglio. Il difficile è, che se il matrimonio da tempo non funziona, la famiglia invece sì.
Ma io.. e io?
Ho bisogno che qualcosa cambi...
Ho bisogno di un po' di tenerezza, che sia per me e solo per me.
Ho bisogno di un po' di attenzione
Ho bisogno di una carezza.
Ho bisogno di giocare e dire stupidate.
Sento tanto affetto intorno a me, ma non è "quello".
Credo di essere stanca, ed anche un po' consumata.
Il colore del principe non è, possibilmente, un connotato politico.
Dunque, visto che Dannella lo aveva scritto sul blog e pare abbia avuto successo, lo metto anch'io, si sa mai.
Anzi, potrebbe essere l'inizio di una catena, non nomino nessuno/a, ma delle ideuzze ce le avrei, su chi nominare.
Si parte naturalmente dal fisico.
Si dice che l'omo ha da puzzà... ecco, niente profumi eccessivi che li detesto, e neanche armi chimiche sotto le ascelle...un buon aroma naturale, va bene anche di caffè, meno bene l'alcool. Anzi, di alcool non deve sapere proprio.
La bellezza ...essenzialmente deve piacermi, non esiste un tipo preconfigurato, devo annusarlo, è una questione di pelle, non ho preferenze di nasi e colore di occhi: deve avere uno sguardo intelligente, degli occhi in cui ci si possa guardare dentro e scorgere un sorriso tra l'affettuoso e il divertito (per il mondo, ed anche per me).
Magari un po' più alto di me, diciamo almeno 172, meglio se più alto, che mi piace essere abbracciata che mi ci rifugio dentro, non che ci picchio il naso.
Vanno benissimo barba e baffi, con un po' di capelli ed un po' peloso, che mi piace passarci le dita... il tipo gorilla che usa tutto shampoo invece del doccia schiuma forse sarebbe un po' troppo.
Deve avere buon gusto nel vestire, sobrio, normale.
Un essere acculturato e con interessi e passioni (escluso quelli che diventano animali in vista di un pallone) perchè devo imparare assorbire scambiare. Quindi arti e natura e fotografia e poi ci posson essere cose da scoprire. Ho dubbi sui collezionisti che a volte nascondono eccessi di pedanteria.
Ecco, non saccente, non pedante, ma preciso un po' sì, non amo le cose fatte alla carlona, ma comunque elasticità, adattamento ed un pizzico di umorismo sono qualità necessarie per non perdersi d'animo nella vita
Deve essere un tipo giusto e forte, non melenso nè sdolcinato, ma capace di tenerezza, perchè amo molto le coccole e le cose carine, ed anche il sesso deve essere una cosa giocosa, e niente sesso "malato"... solo corpo e pelle. Pelle non nel senso travestimenti sadomaso, ovviamente, Pelle che si sfiora, contatto. Ed anche la voce deve avvolgermi.
Che ami moderatamente la vita di società, ma sia anche capace di stare a giocare a rimbalzello coi sassi sull'acqua.
Dobbiamo sentirci complementari e camminarci a fianco tenendoci per mano, non dobbiamo prevaricare nè soffocarci.
Il rispetto deve essere alla base della vita non solo in due, ma della vita proprio. Volutamente, non ho scritto nulla sull'età, ma avrò sicuramente dimenticato qualcosa.
E come sono io? non dico nulla, c'è già tutto il blog...
A proposito di voltar pagina, ecco.
Post Scriptum . Se principe azzurro, deve essere già in confezione, perchè non ho intenzione di baciare rospi.
Sapevo che mi dimenticavo qualche cosa, lo avevo scritto sopra. Che non abiti lontano e che magari sia libero, visto che vorrei essere amata io (anche viceversa).
Ho dimenticato anche: che gli piaccia andare in bicicletta (in pianura)
oggi 20 novembre aggiungo questo: sopra ogni cosa, qualità e possibile descrizione...è questione di feeling!
domani è un altro giorno.
intanto mi sono svegliata stamattina
oggi è il domani di ieri
che ieri era un po' schifoso
vediamo come butta
che, comunque, domani è un altro giorno.
Vorrei lasciarmi andare e finire tutte le lacrime
nella speranza di non piangere mai più
e di incontrare qualcuno che ami me,
abbia bisogno di me, mi voglia insegnare
e mi faccia sentire felice perchè con me è felice.
Siamo stati a vederla, prima che la chiudessero.
Arrivare di corsa sul sagrato della Chiesa, per sparire dietro l'altare, e concordare la lettura con il prete, e dirgli qualcosa di lei.
Risbucare da dietro l'altare, la Chiesa già affollata, per andare a sedersi al posto, che imbarazzo ho mormorato tra me, io che non oso attraversare un ristorante, ho la vocazione del topo che cammina contro i muri.
Ascolto la lettura (Sapienza, 3-3,9) leggo oltre, sono rimasta attratta da un'antifona per la Comunione, due righe sul male sofferto che fa parte del passato, che non potevo appuntarmi, e non trovo su internet. Tanti pensieri, pensieri e significati, i tanti che mi hanno avviluppato, ed a volte accarezzato.
Preoccupati, come stai? Sto bene... sapevo che non avrei pianto.
Che al dolore ed alla morte ci ho pensato nei giorni scorsi.
Non ci si può non pensare quando si tiene la mano di di un corpo che respira, e basta.
Non ci si può non pensare, al senso della vita e degli oggetti, quando esci da casa tua il dodici settembre per accertamenti medici, e dopo una decina di giorni sei malata terminale.
La sofferenza vera non è nel momento della morte, la sofferenza è stata di questi giorni, immedesimandosi in lei.
Non piango, sorrido grata alle persone presenti, arrivate da ogni dove e da ogni momento della sua vita.
Non posso non sorridere, vedono il nipotino e mi vengono a chiamare nonna.
I fiori, quelli del prato di Vezzo, di sicuro gli volevi bene anche tu.
Quando nel corridoio le infermiere mi avevano dato il tuo anellino, non sapendo dove metterlo me l'ero infilato all'anulare ... avrei voluto chiedere a Lorenzo se me lo lasciava, mi vergognavo però di essere così sentimentale e ho fatto per ridarglielo, ma lui mi deve aver letto nel pensiero, tienilo tu Cri. Non so quale significato per te avesse, piccolo e semplice, l'unico che hai sempre tenuto su in questi giorni, io voglio che mi insegni e mi trasmetta la serenità che hai saputo trovare, e dare, in questi momenti.