per gli amici Cri, Tip, Top, TippeToppe, Tippete, Tippe, Cip Ciop, Crì Crì .... poi che ancora potrà venir fuori?
Dimenticavo, il nick ancestrale è CORROSIVE VISION... mica male, mi piace!
Chi sono
Nome: CRI Sono un disastro, cerco di sopravvivermi.
Mi piace la vita: se ci si fa caso, sempre, ovunque, in ognuno, c'è un qualcosa degno di interesse, attenzione, affetto.
Mi piace la gentilezza e la familiarità , detesto la volgarità e gli eccessi.
COMUNICAZIONI DI SERVIZIO:
le immagini pubblicate a volte sono "rubate" dal web, se qualcuno non gradisse il "furto", semplicemente me lo dica e io tolgo.
2)Mi irrita che il mio blog venga usato come veicolo pubblicitario, i commenti stile "Bel blog passa a leggermi" o comunque con analogo fine, verranno cancellati, idem per i PVT.
Piuttosto, fatevi conoscere per i vs. commenti arguti spiritosi ed intelligenti.
3)non mi piace mettere banner e riempire il template di cosi, evitate di chiedermelo.
Due colonne, salvate dopo l’abbattimento del muro di cinta, fanno da porte su uno spazio aperto di aiuole e viole del pensiero. Poi il cancello vero, chiuso, e la reception. E il corridoio con le lapidi incise con i nomi dei benefattori, e l’anno. Si fermano al 2006, il nome di una Fondazione. Poi un’altra lapide aspetta, un foglio di marmo rosa. E poi lo scivolo e le scale, e il corridoio lungo.
E l’ascensore lentissimo che parte con un sobbalzo. Stanza a destra, letto centrale. Un’infermiera sudamericana dall’aria dolce dice a lei, ed a me appena arrivata, “Vede, non deve pensare di essere l’unica paziente. La flebo così va bene” L’ammalata è rabbiosa, non è convinta, non è soddisfatta. E’ agitata, freme, si lamenta, si lamenta di essere scivolata giù dal letto, così ora di notte la legano, e la maschera dell’ossigeno, e la flebo che non finirà mai, e non potrà mai superare una notte così. “Mi danno fastidio i piedi, le calze.” dice rannicchiando le gambe ossute e poi distendendole. Sta immobile, e sembra vibrare. Lo sguardo si ferma, gli occhi sembrano fissare un fantasma. Le porgo il cellulare con il numero fatto, attende di sentire la voce, come aggrappata al telefonino, parla, sorride, si distende un po’. Parlare al telefono è una cosa normale, una che faceva tutti i giorni.
“E’ inutile che veniate qui, non sono di compagnia, non sto bene”
“Ma siamo noi a farti compagnia, sei qui, magari ti passa di più il tempo, quando stai bene hai le tue cose da fare no? Ma se non ti va, verrò meno...”
" No, è che state qui e mi vedete agonizzare. Me la sono cavata tante volte, ma questa volta sento che non ne esco” E’ difficile rispondere a queste cose. L’osservo, la bocca serrata piegata all’ingiù, e gli occhi come fissi in un punto. Un’espressione indefinibile... la bambina che non riesce più ad ottenere quello che vuole, e sta subendo un’ingiustizia.... vedo i suoi pensieri che mulinano, ripetitivi. Non vuole arrendersi, e ha paura.
Ho paura anch'io, di quello che leggo in quel suo sguardo.
Ma non è questo il problema... occorre solo riprendere la mano, l’abitudine, perché il pensiero ce l’ho.
Come sempre, catturo sensazioni e pensieri e ironie pensando di scriverne,ma non lo faccio e si allontanano nel tempo, perdendo di freschezza, e allora non le scrivo più.
Un po’sto avvertendo l’insofferenza a star seduta a lungo ad un tavolo, a causa forse del lavoro in ufficio che è diventato assai gravoso.
Eppure mi manca, mi mancatanto, ed ho anche idee per costruirequalcosadi più di un post.
Sono nella casa di campagna, e la cicala mi fa compagnia dalla finestra aperta. Ho fotografato la piscina da megalomani comprata al piccolo principe dal suo papà, mi chiedo partendo stasera dove la mettiamo. Forse nel garage capovolta.
O forse non arriverà a stasera perché il cucciolo Boris la mangerà prima, è anche per quello che l’ho fotografata.
La Princess ha messo l’acqua, perché si riscaldi, e le cavallette ne sono state entusiaste.
I curiosi giochi della luce: se guardo fuori dalla finestra non lo vedo, se guardo nel riflesso dello specchioc’è uno sciame di moscerini.
Sono qua, ancora una volta davanti a questa finestra, una profusione di verdi e gialli e ocra.... ma la mia vita ormai è anche un’altra.
Sto cercando di non farlo sapere a mia madre, che l’ho fatto, quello che tante volte ho detto, che andavo a star da sola. Lei mi dice sempre che il capofamiglia è un bravo ragazzo, di nonfar sciocchezze. ma lo so anch'io che non è cattivo..
Non so se è una sciocchezza, so che tempo fa sarei stata considerata una poco di buono, a lasciare un marito, e una figlia, e un nipotino, però quando si va si lasciano anche tante cose invisibili e impalpabili,e magari incomprensibili per gli altri. E poi non li ho lasciati, abito solo da un’ altra parte.
Insomma, non ho voglia di discutere la cosa con mia madre, in una famiglia dove ognuno sempre ha fatto quello che ha voluto, discussioni che lascerebbero il tempo che trovano..
E far sì che mia madre non si accorga, sta diventando quasi una faccenda da commedia americana.
Chiede alla Princess, come mai la mamma è sempre fuori, non si starà separando.
Telefona, e le dicono che sono fuori, o che dormo.
Mi ha chiamato sul cellulare, ero a casa mia, mi dice “sei fuori?” ed allora dico “Si si” ed esco sul balcone, per far sentire il rumore della strada anziché la mia voce che rimbomba tra le pareti vuote.
La mamma alla domenica viene quasi sempre a pranzo da noi:l’ultima volta, sono passata a prenderla, abbiamo mangiato, lei dice “andiamo in salotto, che hai il tuo pc”… argh,il pc non è qui…per fortuna prima deve andare in bagno, mi dà il tempo di precipitarmi in camera del Primo Figlio e prelevare un portatile rotto, che sistemo dove una volta stava il mio. “ma non guardi il pc? “, “ No mamma, nonne ho voglia adesso.” dico dal divano. “ Come ti sei ridotta!” ride il compagno della Princess.
Non è possibile, li aspettavo a cena per le nove e mezza, capofamiglia, princess e principino. Il principe consorte era trattenuto a casa dalla partita della Juve, però voleva le fragole lo stesso.
Erano le otto e le stavo pulendo, le fragole, una quantità immane, che mi arriva il capofamiglia con il principino, la dolce Princess era a fare la sua lezione di kick boxing, appunto per quello si sarebbe cenato tardi, dopo averla recuperata là. Il tappeto con le strade gli alberi e le casette che avevo comprato per le visite pastorali del pupo era già pronto per terra, gradito dopo un primo disorientamento per l'ambiente nuovo...
Il capofamiglia esce a prendere la Princess, e resto a fare la nonna, forse è la prima volta che sto con il Principino affidato solo a me.
Si punta sulle braccia e col culetto patelloso in aria punta i piedini...Gli piace il gioco che gli ho preso, di legno, piaceva a me a dire il vero, lo afferra e lo struscia sul tappeto. Non sa ancora sedersi da solo, ma credo che manchi poco. Ciacola in continuazione, è arrivato ai bordi del tappeto... Yuuu uo uo yu uao uo...è entusiasta, ha visto le piastrelle e cerca di grattare via i disegni delle pietre... anche la tenda violafucsia lo attrae, non a lungo per fortuna.
Arrivano quei due là, giusto nel momento in cui avevo scolato la pasta.
Si mangia, si parla, si ride.
Una famiglia, due case... potrebbe essere una formula.
Mi sento più serena, disponibile, meno stanca, quando passo da casa "là" magari fermandomi a cena e dando una mano alla Princess.
Domenica scorsa ho accompagnato a potare la vigna il capofamiglia, ed in macchina, cosa che non succedeva da secoli si è parlato, di cose di casa, ma si è parlato.
Le sensazioni sono strane... è un riassestamento, un po' sul filo del rasoio, in cerca di nuovi equilibri.
Una cosa è certa, che in una casa nuova, tutte le volte che uso qualcosa, devo togliere etichette e cellophane, se non addirittura " ' spetta che lo costruisco".
E' un gioco strano, che gioco non è, tutt'altro. Gioco è anche quello degli ingranaggi, come stanno messi tra di loro.
Ieri sono passata da casa - come posso dire, la casa vecchia, l'altra casa, in un post precedente l'avevo distinta come casa di famiglia.
Non so ancora che casa è, per me è sempre casa, l'ho messa insieme e ci ho vissuto 9 anni, e ci stanno le persone che mi sono più care, gli affetti indubitabili.
Son passata da casa, e mi ha accolto un odore caldo umido di cane, ed il cucciolo Boris che cresce a vista d'occhio, in fondo lo avevo visto solo martedì.
Al di là del cancelletto c'era un altro cucciolotto a quattro zampe, che mi ha rivolto un'enorme risata... ora quando mi ride, plana sulla pancia e nuota, agitando le gambette e le braccia. Poi ha cercato di ciuciare la gamba di una sedia.
Ho messo in una borsa qualche altro vestito... quando passo, porto via qualcosa, e penso che questo tipo di cernita sarà utile per difarmi finalmente di tutto quello che non ritengo necessario alla mia sopravvivenza.
Quando abiti in una casa spaziosa, non ti poni tanto il problema, il posto c'è, e lasci lì: è più difficile il contrario, eliminare, perchè non si sa mai che un giorno...
Sono dell'opinione che tra quello che abbiamo in casa a Milano, e quello che abbiamo in campagna, in caso di disastro nucleare, possiamo far ripartire l'umanità intera.
La cesta della biancheria traboccava... la Princess non si sente sicura nella divisione dei capi per categorie, e nulla si era mosso dallo scorso martedì, come la sabbietta dei gatti.
Ho riordinato il lavello e ho aspettato di accompagnare la Princess alla lezione di Kick Boxing, un ritorno dopo la maternità, in prova, sperando che il Principino bambino, appena pasciuto, restasse bravo con il suo papà.
Fare la spesa al super alle otto di sera, senza nessuna ansia, è stata un'esperienza nuova, anche comprare due arance, due pere invece di sacchettoni. L'ansia "è tardi" sale, ma poi tu le dici "sta buona, che c'hai? ", insomma, è un vivere da imparare: può venir buono sempre, e anche sul lavoro, che sta raggiungendo livelli intollerabili di... prescia? si dice così?...ma una fretta opprimente, non gioiosa.
Quando al mattino ci si fa la doccia, e ci si crogiola nella schiuma sotto l'acqua calda, non si sa ancora cosa capiterà nella giornata.
Sono arrivata col mio solito leggero ritardo in ufficio, ed ai tornelli cerco il mio bel portafoglio di pelle arancione, scelto apposta per poterlo individuare subito nella specie di bagaglio che mi porto appresso, denominato borsa.
Niente. Con un po' di vergogna comincio a tirar fuori il cappello, i guanti viola, la macchina fotografica, i due cellulari, la busta in pelle con tutto un po', l'altra busta "necessaire informatico"... chiavi della bici della casa nuova della macchina della casa ... nulla... il contenuto smetto di elencarlo per la vergogan che non è più solo un po'. Una collega si ferma per sostegno morale...mi fanno entrare senza badge, la collega mi accompagna nella stanza, è molto gentile, anche se, nonostante si stia appalesando l'ennesimo episodio di sfiga, riesco ancora a camminare.
Svuoto completamente la borsa, i colleghi solidali sono ormai diventati tre... telefono a casa, occupato... il capofamiglia sul cellulare, è già per strada. La Princess non risponde al cellulare, il Nuoro ha la segreteria telefonica, il numero fisso dà cronicamente occupato. Finalmente la Princess, con reazioni che sembrano ancor più bradipesche ad una madre che non ne può più, cerca in casa nei posti dove potrebbe celarsi il portafogli. Non c'è.
Telefono alle due banche, blocco i bancomat, per fortuna i documenti erano altrove, e l'abbonamento tranviario pure.
Corro a casa, non prima di aver inoltrato la prescritta mail al personale ed ai capi: Prendo mezza giornata di ferie, per questo motivo, se non finisco le pratiche prolungo nel pomeriggio (e sto meditando anche di prolungare fino a Lourdes).
A casa rintraccio i numeri deile tessere bancomat, e corro dai carabinieri per la denuncia.
Dopo un po' di attesa, è il mio turno, ed a metà della stesura della mia denuncia chiama mia madre, è stata contattata da uno che ha trovato dei miei documenti, le ha lasciato il numero di cellulare.
Lo chiamo, concordo come recuperarli, interrompo la denuncia, vado. E' un anziano, molto gentile, che mi dà l'astuccetto che era rei bancomat ed ora contiene badge dell'ufficio, tessera sanitaria e carta del supermercato. Lo ringrazio molto, mance non ne posso dare perchè ho le tasche vuote e neanche posso prelevare, ma comunque non l'avrebbe certo accettata. Mi spiace per il portafoglio, era bello e conteneva un ricordo caro...
Mentre aspetto che il giovane carabiniere finisca di parlare con il suo maresciallo, mi guardo in giro, c'è un pensile a scomparti, che contengono ognuno incartamenti ed il cappello. Concludo la denuncia col giovane simpatico e gentile, e torno a casa pronta a ripartire per la prima banca, la seconda domani mattina, è sulla strada per l'ufficio.
Ecco... e stasera la prima della nuova serie di lezioni del corso di scrittura... gli assegni, devo ricordarmi gli assegni, chi li usa più?
Però.. ripensandoci, potrei far fidanzare mia madre col tizio che mi ha trovato le carte.
Sabato mentre stavano montando l'armadio ed il letto ed io stavo lavando la portafinestra della cucina, mi sono presa un colpo: mi sono resa conto che la portafinestra si sarebbe aperta solo per una spanna, finendo contro il mobiletto di sessanta cm del lavello... e i mobili mi sarebbero arrivati martedì. La finestrra faceva il giro a 47,5 cm dal muro...il lavello doveva essere meno... ma di che misura sono i lavelli? Lo spazio è pochissimo, 180 cm giusti giusti in cui far stare lavello cucina e frigo. le collocazioni obbligatorie, per via di rubinetti e scarichi e scaldabagni appesi: finestra, lavello, fornello, frigo.
Col cuore in gola, vedo sul catalogo Ikea che gli acquisti (quindi gli ordini si possono cambiare entro 30 gg) provo a telefonare, io avevo chiesto anche il finanziamento...insomma, si fa, ma devo andare lì. Che dovessi andare lì era scontato...
Insomma, accompagnata dal capofamiglia perchè la mia macchina era in uso alla Princess ita a Firenze con la sua famigliola, ho passato il pomeriggio a sbrogliare la pratica, e ne sono emersa senza cucina, senza libreria (l'ordine andava disdetto tutto) pagando il trasporto e una parte del montaggio,e col problema del lavello sottomisura.
Lode all'Ikea: lunedì mi hanno chiamato, dicendo che avevo diritto al rimborso anche del trasporto e del montaggio.
Così, depressa per la difficoltà per trovare il lavello, telefonicamente e di persona in un paio di posti, ho ricomprato la libreria, le sedie, sono andata da un coso di idraulica grosso e ho trovato il lavello, e sono tornata dove avevo visto una minicucina a gas con forno elettrico e un minifrigorifero. Ora mi mancano i pensili e lo scolapiatti... e pregare che quando verrà l'idraulico a collegare lavello e cucina, lo scaldabagno funzioni, ora che c'è il gas si può provare.
Insomma... la sfida continua... La sfida con chi? con la sfiga? con me stessa? con il mondo, aa far vedere che mi arrangio? non so... però mi sento in combattimento!
Il Principino mi ride sempre, anzi ci ridiamo.
Da un lato all'altro della tavola, lui sul seggiolone, io non ancora, ci guardiamo, lui in estatica attesa, io comincio a muovere un sopracciglio e poi sorrido, e lui comincia a ridere, ridere anche con la voce, e mi fa tanto bene al cuore.
Gli do il bacino, da lontano...e faccio ciao con la mano, e lui imita, concentratissimo nello sforzo di protendere le labbra, e scruta le ditina che si muovono, ancora scomposte nel timido accenno.
E sorrisi tanto sorrisi come quelli senza denti, non ce n'è.
Lo so che tutti i bambini fanno uguale...ma si sa come va...questo è il mio nipotino.
Domani il principino avrà la sua prima pappa, a fine gennaio compie sei mesi.
La verità... quanti sanno cosa sia la tapioca?
L'ho guardato adesso...dopo due figli, mi sembra di non averlo mai saputo! Poi, non è che l'ho usata tanto.
Sei mesi... quante cose. Mi sento come se mi dovessi togliere la polvere di dosso, e ripigliarmi.
Il cucciolo Boris dormiva della grossa nella cuccia, quando lungo il corridoio arriva zampettando tranquilla la micia, che a un certo punto si blocca, fa retromarcia, e si rifugia a gambe levate nella mia camera. Credo che tra gatti si siano detti qualcosa, perchè un minuto dopo micio e micia sono seduti sulla soglia della stanza, con gli occhi gialli allarmati che sembrano fanali.
Il micio mangia la pappa, la micia la ripudia, e si installa su un vaso nel balcone di cucina, e lì starà finchè un'oretta dopo la recuperiamo gelida. Il cucciolo Boris più tardi si accorgerà della pappa avanzata e la farà sua.
I gatti sono ora ombre che si aggirano per la casa, la trasmigrazione dal mio letto, dove amano dormire, alla cucina, dove sono allocate sia le ciotole e che la porticina sul balcone, avviene con circospezione ed in condizione di massima sicurezza.
Il cucciolo stamattina piangiucchiava, dopo la passeggiatina era rimasto solo nella casa buia. Quando mi ha sentito alzare è corso botolando, e non si è più staccato... seduta in bagno semuinascosta dalla doccia non mi ha più riconosciuto e mi ha abbaiato...poi sentendo la voce è tornato tranquillo, ha localizzato la cesta della biancheria, tra tutto ha scelto doverosamente un calzino e si è messo a mangiarlo. Al che gli ho fatto un nodo con due vecchie calze spaiate ed è rimasto entusiasta del giochino, che portava trionfante in giro per casa ed io dovevo ambire a strapparglielo.
Mentre facevo colazione mi ha mangiato le dita dei piedi e l'angolo della vestaglia che pendeva, poi mi ha accompagnato in bagno, voleva aiutarmi a dividere la biancheria da mettere in lavatrice e poi, mentre mi lavavo, si è addormentato col musino sul suo gioco fatto di calzette. Quando sono uscita dormiva ancora. Bisogna continuamente fare attenzione a non inciamparci.
tra poco arriverà un cucciolo... un cucciolo di cane, però.
Un bastardino di mamma simil-lupetta, padre ancora una volta ignoto.
Il classico cucciolo peluche con musettino aguzzo e orecchiette con la pieghina in avanti.
I gatti sonnecchiano ignari.
Anche il cucciolo penso sia ignaro.
A dir il vero non ero d'accordo che arrivasse un nuovo cane, che in quanto cucciolo farà pipi a tutto spiano quando il cucciolo d'uomo già presente in casa si accinge a gattonare,ma non credo che riuscirò a resistere dissociata a lungo.. chissà come lo vogliono chiamare.
Sono andati a prenderlo il capofamiglia, la Princess ed il Principino, nelle vicinanze di Biella, trovato tramite un amico di giardinetto.
Rigorosamente, i cani non li compriamo (neanche i gatti)
Anche se a dir la verità le bestioline nei negozi son sempre bestioline...
Per la sua festa di compleanno, sabato sera siamo stati invitati a cena noi famigliola principino compreso insieme a qualche suo amico, dal figlio primogenito.
Ero però in pieno disaccordo con lui su questa celebrazione: festeggiava infatti i 30 anni, e 3 e 0 erano le due candelone sulla torta. Non ero d'accordo perchè se lui compiva 30 anni io ne avrei dovuti compiere 58 e a me già bastano i miei che ho adesso. Mio figlio aveva escogitato la terribile manovra pensando che ora si sente vecchio, e se si adeguava compiendo adesso i trenta, a trentanni poteva sentirsi più giovane compiendo i 26 che si era tenuto da parte.
Comunque ci ha invitato in una osteria dell'Ortica di sua conoscenza (ed ora anche nostra) con prelibato antipasto e divino risottino ai funghi; l'arrosto, invece, è più buono il mio, mi ha detto il festeggiato.
Ad un certo punto è arrivato un intrattenitore musicale, coincidenza eravamo due tavolate di compleanno...e non so perchè questo si doveva intrufolare per forza nelle nostre vite...però poi gli abbiamo mandato il festeggiato a cantare, e poi anche la sorella, ed io guardavo i miei due ragazzi vicini e sorridenti che all'incirca cantavano, e non potevo fare a meno di pensare a quanto litigavano da ragazzini e come si vogliono bene adesso.
La torta... il top della libido... tipo una zuppiera di cialda ricoperta di cioccolato, piena di panna montata piena di pezzi di marron glacès e di bignèrini pieni di crema... grazie delle calorie... ma come resistere?
La mia veneranda madre è stata difficile da espugnare, rispondeva nè al telefono nè al citofono, e giustappunto quando ci chiedevamo preoccupati come fare senza chiavi, si è materializzata sul portone.
Come è salita in macchina e siamo partiti, è iniziato il ritornello che ci avrebbe accompagnato per tutta la nottata:
- Oh bella, non ho l'orecchio, ma sai che non so se lo avevo su? Mica l'avrò perso salendo in macchina, mi sta un po' largo, devo portarlo a fare vedere.
Riflettevo ieri, leggendo qua e là, quanto sia soggettiva la concezione del divertimento.
Io, quando mi diverto?
Mi diverto...non so se mi diverto, diciamo che sto bene.
Mi diverto da sola o in compagnia?
Forse il concetto di divertirsi è più legato al fare qualcosa in compagnia, se uno si diverte da solo, magari si pensa di più che si rilassi.
Divertimento non è ridere, il riso tante volte nasconde stati d'animo che allegri non sono.
Come la ricerca frenetica del divertimento, nel chiasso, nelle sbronze, mi fa pensare che non per tutti sia esuberanza e gioia di vivere, bensì una sorta di annullamento, di anestesia da se stesso e dalla propria vita, penso che talvolta celi tanta solitudine, quella dell'anima, dell'incapacità di comunicare in altro modo, a volte solo quella dell'ignoranza.
Mi piacciono le serate tipo quella di ieri sera, in buona compagnia, imburrando le tartine, il capofamiglia che prima di venire a tavola voleva sentire il colpo di cannone dell'Ammiraglio Boom, e la figliolina di mio nipote che guardando dalla finestra i fuochi artificiali ha detto
" Sono le storie dei bambini che vengono fuori".
Mi sono divertita, cioè sono stata bene.
- Oh ciao....- cavoli, la voce belante della suocera, mi ha preso di sorpresa, sono l'unica sveglia in casa...
- Dormono tutti.... - non le importa-
- Senti, quando il capofamiglia viene qui, nel pomeriggio...io adesso esco e lo lascio che dorme. gli preparo la pappa così quando lo ha portato fuori, lo fa mangiare e poi si riaddormenta.
- Va bene, sì, mi ha detto che oggi pomeriggio doveva passare di lì.
- Ecco, però quando lo ha portato fuori, digli di non andare via subito, di restare seduto un po' di fianco a lui sul divano a guardare la televisione, finchèsi addormenta bene.
Una cosa che non dimenticherò mai è stata la risposta di mia suocera, una mattina nella casa in campagna.
Stavo dando da mangiare al mio zoo e vedendola arrivare con la cagnetta che aveva prima dell'attuale bassotto, le ho chiesto:
- preparo la pappa anche alla Cita ?
Un nome che, quando ce la dava da tenere, mi provocava una sorta di vergogna nel chiamarla ad alta voce per strada.
- no,no, grazie, le ho già dato il the.
Passato il Natale, si stanno avvicinando gli auguri per l'anno nuovo, e cambia la domanda, da come passi il Natale a come passi il Capodanno.
Non so come lo passerò ancora, a dire la verità confido in una soluzione casalinga da mio nipote, come l'anno scorso, che io vabbè dormivo sul divano, ilsuo però, perchè avevo un mal di testa spaventoso.
Non amo molto le feste danzanti ed il casino, non è solo una posa, e poi quest'anno non son proprio dell'umore.
Non voglio fare bilanci dell'anno passato, tra cose brutte e cose belle.
E' retorica dire che dalle cose brutte impari... un concetto simile a quello della religione oppio dei popoli, o a quello del porgere l'altra guancia, ma c'è anche tanta sofferenza dentro, a volte troppa.
Sto pensando invece al futuro, alla prova non indolore che mi aspetta, che ho scelto, deciso di fare, e che ho imposto alla mia famiglia, alla quale sono grata per per averla accettata.
Ci sono situazioni che ti sembrano insopportabili, ti senti come vampirizzata, pensi che così non reggi, che non stai bene, ci stai rimettendo anche la salute... ora o mai più, il tempo passa.
Il dado è tratto, lo scenario si capovolge.
Cominci ad avvertire degli strappi, le cose cui rinunci, la casa che lasci è comunque la tua casa, e il nipotino ride, ed il micione dorme con te.
Cena della vigilia di Natale, a casa della suocera.
"Se la zia però comincia a dirmi cosa devo fare, m'incavolo subito"
"La sera promette bene, come clima natalizio"
"Scusa, è infermiera, e per di più fa parte della schiera di persone che sanno sempre quello che è giusto che gli altri facciano... noi andiamo lì, il capofamiglia con la febbre, tu con la bruciatura sul dorso della mano ed io con tensoplast e stampelle... pensi che si tratterrà? "
Siamo al citofono, targhette con i numeri. La Princess è indecisa, il dubbio è tra due, io che di norma evito l'edificio, non ne ho la più pallida idea. Il primo, è silenzio. Il secondo, voci e cani che abbaiano, è quello, e ci aprono.
Un cane è legato al calorifero, stava esagerando con le sue attenzioni nei confronti dell'anitra all'arancio. Gli altri due transitano, il bassotto semicieco fa da inciampo, la dalmata ti frusta con la coda.
Il piccolo principe vestito di rosso riscuote immediata attenzione, e reagisce scrutando e silenzioso agli starnazzamenti belamenti e cose così, non so, li scruto anch'io , son più riservata coi bimbi, e di natura meno chiassosa. Fortunatamente dopo un po' si addormenta.
Un sospiro di sollievo, l'antipasto con patè, pomodori, salmone, salame di varzi e crostini a forma di fiori e di picche, niente cuori e quadri, comunque i semi col picciolo, anche se con minor superficie spalmabile, si rivelano pratici essendo muniti di impugnatura.
La zia infermiera disquisisce sull'allattamento.
L'anitra, ha vinto lei, che era meglio se il cane riusciva nei suoi intenti. Era invulnerabile, o forse erano i coltelli d'argento che vulneravano poco. Io non l'ho mai cucinata, ma ero un po' perplessa sulle risoluzioni matematiche dell'altra zia... " C'era scritto che cuoceva in tre quarti d'ora, le anitre erano due e le ho lasciate in forno un'ora e mezza."
Le patate al forno erano un po' crudine, sembra che la teglia con le patate ancora crude, preparate per la cottura, fosse scomparsa, e ritrovata sulla toilette in bagno.
Il piccolo principe si sveglia e la Princess lo tiene in braccio intanto che si aprono i regali.
La zia, quella delle anitre, continua a dire " ma quanto è bravo questo bambino, non piange mai, è impossibile che non pianga mai" e tanti ne ha fatte, di facce, e di versi, che alla fine il bimbo ha fatto le labbra imbronciate, ed è scoppiato a piangere. Lei "Ah ecco,,," ma l'abbiamo guardata tutti malissimo.
Devo ricordarmi di questa cosa, quando mi capita di dover spiegare perchè non la sopporto.
La leggera irritazione di novembre quando girando per la città senza ancora aver dimenticato il sapore dell'estate vedi apparire i primi segnali delle Feste, e luminarie, e fiocchi rossi e verdi color dei pungitopo, e cominci a trovare i depliants nelle caselle, delle straordinarie occasioni che ti si presentano, uniche nella vita.
Questo mese di dicembre mi è toccato e mi toccherà passarlo quasi completamente in casa, in compagnia di pensieri più o meno allegri.
Non sono sprofondata nella neve quando è caduta, e neanche nella folla dei negozi del centro, niente tragitti in autobus stracolma di pacchetti, niente bancherelle di Natale di via dei Mercanti. Anche niente OBei Obei, che non mi mancano però, ci arrivi al mattino presto che ancora cammini sui tuoi piedi e ne esci pilotato dalla folla.
Il Natale è in anticamera, con l'albero fatto dai ragazzi, con le lucine, e con i regali in partenza ed in arrivo.
Nell'unica settimana di libera uscita, l'interregno della sfiga, sono riuscita a pensare ai regalini per i nipoti, da nonna e da zia.
Sto sto sul letto, col tavolino, il pc, un paio di libri, i cellulari, una biro e i cataloghi dell'Ikea,le stampelle appoggiate al comodino.
Ogni tanto ho con me il nipotino, un po' comincia a rotolarsi, e ci ridiamo, questi suoi sorrisi sono per me, e non esiste la cattiveria nella sua vita.
Mi guardo allo specchio dell'armadio di fronte, vista in una certa prospettiva non mi sembro neanche brutta, e mi faccio ciao col piede col tensoplast.
I gatti stanno con me, e dormono,non sempre però.
Il micione l'ho fatto impazzire mettendo palline di carta nella scatola vuota dei fazzoletti di carta, un gioco che faceva da micino e lo ha sempre appassionato molto, e per un po' sul letto si è verificata un'apoteosi di salti ed agguati ai pallini stanati. Poi ha pensato bene di addormentarsi contro la mia gamba incuneandosi sotto il tavolino da letto, dopo aver sprimacciato bene il plaid con le unghie, che sotto c'era la mia coscia.
La micia assalta i pallini di carta solo quando cadono a terra, con la fulmineità di un attaccante. E quando vuole dormire sprimaccia il mio braccio e ci appoggia le zampine, si addormenta così, come fosse al davanzale, facendo fusa rumorosissime.
Il Natale lo sto aspettando così.
Ieri, consegna delle chiavi... siamo andati, il soggetto locatore ed io, a leggere i contatori, per l'allacciamento del gas e della luce.
L'appartamento è assolutamente vuoto, disabitato da tempo, c'è giusto per terra il citofono cambiato, una saponetta in bagno, e lo scaldabagno.
Il mazzo di chiavi è solo al mondo.
Passando davanti alla casella delle lettere "Ah qual'è la mia?"
"Non so, sai? Una senza nome, direi"
Ce ne era qualcuna, la chiavetta ha aperto la n.13. Sono soddisfatta, mi piace il 13, è un numero ricorrente nella mia vita, ci sono anche nata.
Oggi ho chiamato per gli allacciamenti.
"Va bene, per la luce può togliere lei il blocco, ma per il gas viene un nostro tecnico, a che nome deve citofonare?"
"Oddio, ma veramente non lo so... non ci ho pensato di guardare... secondo me il soggetto locatore non se lo ricorda; senta, facciamo una cosa, il gas lo facciamo in un secondo tempo, tanto subito mi serve la luce"
"Sì è anche meglio che ci sia la cucina montata quando viene il tecnico" In effetti è così... il soggetto locatore non lo sa... ho chiesto alla Princess se mi accompagna, per fare la prova del citofono.... provare quale di quelli senza nome suona su in casa, e spiccicarci il cognome su. E se non ce ne sono, immagino bisognerà provare quelli con il tasto meno consumato, visto che l'appartamento era vuoto da un sacco. La Princess vuole fare quella che sta su ad aspettare il suono, ha detto che giù a suonare si imbarazza.
Suona il cellulare in ufficio, è tardi, la Princess certo mi immagina sulla strada del ritorno.
"Mamy, nel ripieno dei peperoni secondo te va bene se ci metto un po' di robiola?"
"Non li ho mai fatti, ma credo sia meglio formaggio e pane grattuggiati, o la ricotta, la robiola mi sa che diventa un po' liquida. Prezzemolo, magari."
"Va bene, va bene"
Uscendo mi fermo dal panettiere pastafrollaio, al mattino sperando di andare al Bookcrossing e Tarocchi organizzato da Le Belle Bandiere, avevo ordinato una sperimentata torta al limone, sono le sette e mezza e devo attendere un po', una pensionata indecisa indicava e questo o quello sul vetro del bancone. La mia attesa viene addolcita da un orsettino di pastafrolla. "Ormai non esco più stasera, magari ti pago la torta adesso e la prendo domani, così la mangiamo coi colleghi in ufficio... però mi porto a casa un po' di quello strudel lì" sento suonare il cellulare.
"Mamy come arrotolo il polpettone?"
"Come, arrotolo...fai un rotolo, ah, lo fai su nella carta forno, un cartoccello ben chiuso, ci cuoce dentro nsenza disfarsi, e non mettere condimenti, ci mette del suo"
Arrivo finalmente a casa, che sono le otto e mezza passate, ed entro...
"Ehi si sente un po' odore di bruciaticcio"
"Si mamy sono io!" e la Princess mostra il dorso della sua mano passato al forno "guarda se il polpettone ti sembra cotto"
"Mica si vede, è fatto su... comunque si, mi pare di sì"
"A tavola allora"
" La cena è nel piatto" sento la sua voce dalla stanza dove mi sto cambiando.
Sui nostri piatti, un peperone intero imbottito di polpettone, sul piatto del suo compagno, che non ama i peperoni, circa sei metri di polpettone nudo.
Mi fa tenerezza la mia bambina che impara a cucinare, abbiamo affrontato recentemente circa diciotto volte gli involtini, una specialità ormai, ed ora ad un capitolo per volta l'infinita storia delle scaloppine. E un intermezzo di peperone ci voleva.
"Ma di solito si dividono in due, tipo barchetta, e si riempiono"
"non lo sapevo, non li ho mai visti"
esagerata, non li hai ma visti, ma dai ... penso. Ma sì che li avevamo mangiati insieme al mare.
E poi io i tarocchi invece volevo proprio farmeli fare, che quelli di settembre mi sa che non ci hanno preso.
Abbiamo fatto due bigliettini da estrarre a sorte.
La Princess ha vinto l'avanzo della minestra di riso patate e prezzemolo, io l'avanzo di penne col sugo.
Ci siamo seduti al tavolo, mia madre,mio nipote, e al nostro fianco il cassetto contenente le fotografie che teneva mia sorellaO.
L. voleva cercare quelle belle di sua madre,mia madre voleva sostituire – ovviamente, deve aver sempre da ridire – quella che aveva messo in cornice per lei mio fratello. Ed anche a me era stato offerto di prendere quelle che mi piacevano.
Frugaretra le vecchie foto, se può essere per certi versi malinconico, visto anche il motivo per cui ci trovavamo lì insieme, riesce a diventare esilarante con la presenza di mia madre – solitamente irritante.
Una foto scolastica, 3 file di bambinetti ingialliti, la mamma ce la passa indicandoci quale era mia sorella ed L diceche quella era la classe di suo fratello, e che M. era quel bambino lì. Allora io per prendere in giro mia mamma, dico ” Allora O deve essere quella lì..." E mia mamma: “ Che sciocca che sei, lei era più grande, non potevano essere in classe insieme!” In effetti... madre e figlio, alle elementari insieme, è alquanto improbabile.
Mia sorella, divorziata, aveva avuto due storie importanti... insomma, in famiglia facevamo tutti il tifo per An, At, venuto dopo, era un po’ troppo damerino per i nostri gusti. Intanto, io An lo avevo rivisto al mare gli anni scorsi, e l'ho avvisato, non mi vedevo reincontrarlo e lui mi chiedeva di lei e io gli dicevo non c'è più. E quanto spesso mi ha chiamato, chiedendomi notizie, e sentivo il pianto trattenuto nella sua voce. E l'ho avvisato tra i primi, quando non c' è stata più, e lui dopo un attimo mi ha richiamato, "Giurami che non ha sofferto".
Insomma la mamma, guardando le foto, ha trovato un nuovo tormentone,“Però aveva l’aria più felice con At.” E lo ripeteva ad ogni momento. Di foto con An invece non ce ne erano, ce ne erano invece tante di lei in quel periodo ed era bellissima. C’erano anche del cane Yorkshire di At, e ho detto “Ma guarda questo cane come è felice di stare con At” e la mamma “Vero che si vede?”
Di foto per me ne ho prese due, che non sono con mia sorella, perché belle belle non erano molte, e mi sembrava giusto che restassero a suo figlio.
Ho preso questa foto di mio padre, scattata dalla cucina della villa di Baveno, un padre che io non ho conosciuto così e ricordo più vecchio, né ricordo la villa così ben tenuta, ci doveva essere ancora il nonno, perché la “mia “villa di Baveno era assai più selvaggia.
Che poi la mamma mi ha fatto leggere le lettere che mia sorella scriveva al papà, ha detto” Parlava sempre di te, la famiglia per lei eravate tu e il papà”... ho avuto solo il tempo di scorrerle...e scorrere in mezzo a quotidianità sconosciute o non ricordate... leggere, e scoprire cose.
Che non ne volevo sapere di entrare nell’acqua del mare, a due anni a forte dei marmi.
Che ero la causa della macchia d’inchiostro sul retro della lettera, dove avevo firmato con uno sgorbio.
Che erol’aiutante del giardiniere,ero sempre a rastrellare e a dare da mangiare ai conigli.
Ma di questo ricordo qualcosa, aveva un cane setter, e lo facevo giocare con fogli di giornale appallottolato e lui li strappava e ridevo dicendo che leggeva.
Ieri sera un’amica mi ha chiesto se davvero andavo a vivere da sola.
Le ho spiegato che sì, che era una prova per un anno, con tutto ciò che ne consegue, che una prova può andar bene, o male, che potrei non rientrare o voler tornare e non ritrovare le cose come prima, e neanche migliori. Che è un salto nel vuoto incontro a problemi, e non è immune da strappi, ma che sento di doverlo fare, che devo provare. Che non voglio buttare all’aria una famiglia senza sapere bene cosa voglio. Che poi la vita da sola magari non è quello che pensavo e mi mancano loro ed il loro casino. Questo già un po’ lo so, però ci sono altre cose davanti alle quali non voglio più abbozzare.
Gli anni passano, non posso più rimandare, se devo ricostruirmi una vita, un quotidiano.
Comunque, leimi ha detto che sono coraggiosa, perchè noi donne senza uno straccio d’uomo non sappiamo stare.
Ecco, questa considerazione mi ha un po’ sconcertato.
In effetti sto andandomene da sola, non ho nessuno che mi aspetta fuori dalla famiglia.
Se il problema fosse stato solo quello, avere un amante, avrei anche potuto continuare a stare dove sto, in fondo mi muovo piuttosto liberamente.
I miei problemi sono anche altri, di rispetto e di comunicazione, di gestione.
Una cosa che ho imparato, anche dalle esperienze altrui, è che è meglio non affidare le redini della tua vita a nessuno, perchè in un modo o nell’altro, o ti prendono la mano, o ti lasciano le redini sul collo e ti trovi a tirare il carro da sola.
Forse sì sono coraggiosa,sono coraggiosa a farlo visto che ho anche tante paure, ma lo faccio.
Non so se ilfuturo mi riserverà“uno straccio d’uomo”...
E non so quanto c’entri, ma stamattina in autobus leggevo queste parole di Delli Antoni,(Quel che non è stato):
“Aspettare è l’essenza stessa dell’amore. Quando siamo innamorati, noi, essenzialmente, non facciamo che aspettare: aspettare che l’altroricambi il nostro amore, che ce lo manifesti di continuo, che ci sorprenda, che ci cerchi che ci desideri. L’amore è un’attesa mai sazia e quindi, per ciò stesso, destinata a venire delusa. Quando l’attesa cessa cessa anche l’amore. I grandi amori o vanno in frantumi, oppure sbiadiscono in rapporti abitudinari in cui, appunto, non ci si aspetta più nulla”
E allora penso che seguirò il consiglio di Tabatha4ever, “non dare le chiavi a nessuno”.
Le luci delle macchine, le luci natalizie, dorate e rosse.
Ho le dita gelate, ed anche dei guanti di lana viola comprati per tre euro al mercato, sono nella borsa e non ho voglia di tirarli fuori.
Mi piace il viola, peccato che il gatto mi abbia mangiato pezzetti del golf a collo alto viola cachemire, lo stesso punto di viola dei guanti e della sciarpa luccicante lieve mescolata col verde. Mi ha mangiato un pezzetto del collo, ma non si vede perchè si arrotola.
Chissà perchè il viola deve portare sfortuna, forse per via dei paramenti in chiesa e della quaresima, ed allora per gli spettacoli buttava male, qualcosa così. A me piace, mi piace nei fiori, mi piace quando lo indosso, anche se non è che sono proprio un fiore.
Comincia il Natale, cominciano le domande sul senso del Natale, il merchandising di Babbo Natale con le sue renne, le azioni in ribasso di Gesù Bambino, il bue e l'asinello ancora vanno.
Quest'anno non voglio parlar male di Natale nè degli ipocriti pranzi familiari, voglio tener calda dentro di me la sensazione di una famiglia sgangherata che per una volta ha saputo funzionare.
Guardo nel vetro del finestrino una faccia con dei capelli un po' corti e e gli occhiali, le labbra quasi serrate. Gli occhi dietro le lenti sono un po' così, quasi tristi, forse perchè son chiari. Mi vien voglia di dirle qualcosa, a quella faccia. La guardo interrogativa. Sorride, prova a sorridermi. Bene così.
Sabato dopo il parrucchiere ho pensato che ormai è ora, e sono andata a dare un'occhiata agli elettrodomestici. Non ho ancora le misure, e neanche le chiavi, e devo ancora firmare il contratto per il mio appartamentino, ma l'accordo c'è.
E allora sto progettando, con un budget minimale, l'arredo, che sarà essenziale, per amore e per forza: con la e e non con la o, perchè non mi piacciono le case piene di mobili. E poi questa è piccina, ma perfetta per me.
Uno spazio devono trovare i vinili di mio nipote, che voglio riuscire ad ascoltare. Libri, naturalmente.
Il frigorifero da single potrà essere anche piccolo, anche se ho già un bel programma di cene,rò comunque un supermercatino davanti a casa, posso improvvisare.
In camera da letto ci può stare anche il lettino da campeggio per il nipotino, quando viene da me.
Metterò un graticcio al balcone, sarò al sesto piano, per non vedere giù...e poi penso ai gatti, i miei gatti almeno una settimana al mese li vorrei.
Lenzuola trapunta padelle e frullatore con i punti dell'esselunga, ne ho più di 20.000.
Non so se mettere la tv, non la guardo mai. Però sembra di essere staccati dal mondo senza, ai telegiornali un orecchio cerco di prestarlo.
Vorrei avere le cose di cucina in bianco e blu, e i mobiletti in bianco, e qualcosa di giallo.
Le pareti del salotto in una tonalità non scura azzurroblu, ed anche la stanza, un po più chiara. Poi finirò sul solito bianco... che costerà meno. Non so imbiancare le pareti, a me sono sempre toccati infissi e caloriferi, e purtroppo non mi sento neanche tanta energia.
E' che mi muovo qui a casa, con ansia, pensando non posso lasciare tutto questo casino, di riordini e razionalizzazioni di spazio pensati e mai fatti. E penso che questa è la casa che desideravo...ma sento di dover andare, fare questa prova, che ho questa cosa che mi scoppia sempre dentro, devo capire cosa voglio. Il difficile è, che se il matrimonio da tempo non funziona, la famiglia invece sì.
Ma io.. e io?
Siamo stati a vederla, prima che la chiudessero.
Arrivare di corsa sul sagrato della Chiesa, per sparire dietro l'altare, e concordare la lettura con il prete, e dirgli qualcosa di lei.
Risbucare da dietro l'altare, la Chiesa già affollata, per andare a sedersi al posto, che imbarazzo ho mormorato tra me, io che non oso attraversare un ristorante, ho la vocazione del topo che cammina contro i muri.
Ascolto la lettura (Sapienza, 3-3,9) leggo oltre, sono rimasta attratta da un'antifona per la Comunione, due righe sul male sofferto che fa parte del passato, che non potevo appuntarmi, e non trovo su internet. Tanti pensieri, pensieri e significati, i tanti che mi hanno avviluppato, ed a volte accarezzato.
Preoccupati, come stai? Sto bene... sapevo che non avrei pianto.
Che al dolore ed alla morte ci ho pensato nei giorni scorsi.
Non ci si può non pensare quando si tiene la mano di di un corpo che respira, e basta.
Non ci si può non pensare, al senso della vita e degli oggetti, quando esci da casa tua il dodici settembre per accertamenti medici, e dopo una decina di giorni sei malata terminale.
La sofferenza vera non è nel momento della morte, la sofferenza è stata di questi giorni, immedesimandosi in lei.
Non piango, sorrido grata alle persone presenti, arrivate da ogni dove e da ogni momento della sua vita.
Non posso non sorridere, vedono il nipotino e mi vengono a chiamare nonna.
I fiori, quelli del prato di Vezzo, di sicuro gli volevi bene anche tu.
Quando nel corridoio le infermiere mi avevano dato il tuo anellino, non sapendo dove metterlo me l'ero infilato all'anulare ... avrei voluto chiedere a Lorenzo se me lo lasciava, mi vergognavo però di essere così sentimentale e ho fatto per ridarglielo, ma lui mi deve aver letto nel pensiero, tienilo tu Cri. Non so quale significato per te avesse, piccolo e semplice, l'unico che hai sempre tenuto su in questi giorni, io voglio che mi insegni e mi trasmetta la serenità che hai saputo trovare, e dare, in questi momenti.