Sono rimasta chiusa in ascensore, una spanna oltre il quinto e ultimo piano. Per fortuna non ero sola, se no davo i numeri. Così, in quattro, le battute si sprecavano. Gentile il collega responsabile della sicurezza del quinto piano (che poi magari mi legge qui). Gli ho ingiunto di mettersi l'elmetto per parlarci, voleva raccontarci una barzelletta e in coro gli abbiamo detto di no, rischiava, prima o poi saremmo usciti...
Hanno chiamato addirittura i vigili del fuoco, perchè il tecnico latitava. Volevo essere salvata con una scala, sarebbe stato romantico, invece ho sentito solo il rumore di una serratura, e la porta si è aperta, qualche collega superfluo presente, di quelli tipo pensionato che c'è un incidente e corre a vedere, di quelli che creano le code in autostrada.
Ieri sera, come quasi tutti i giovedì, sono andata all'ARCI "Martiri di Turro", si fa poesia, e qualche volta musica, o prosa. E son sempre serate piacevoli. Ieri sera c'era Guido Catalano che ci ha letto un po' delle sue poesie... insolite, esilaranti ma non solo.
Questa è una, con cui ha vinto un premio, organizzato da Le Trottoir di Milano, mi pare l'anno scorso.
come sfuggii a una trappola infame tesami dai milanesi una domenica d’Agosto)
quando mi hanno detto che c’era da scrivere qualcosa
sulla domenica
mi son detto, beh, io sulla domenica sono ferrato
io sulla domenica ci ho un sacco di roba da scrivere
io la domenica me la posso giocare bene
la domenica a me come concetto mi ispira
poi, mi son detto
mi metto a scrivere sulla domenica
una bella poesia
adesso che siamo ad Agosto
che per me Agosto è come una domenica di trentun giorni
magari mi metto a scriverla
una domenica
d’Agosto
mi sembra perfetto
non può che uscire un capolavoro
mi son detto
allora mi sono seduto
davanti al compiuter
l’ho aperto
ed eccomi li davanti alla pagina bianca
che poi non è propriamente una pagina vera
è una pagina virtuale
che io la vedo come fosse una pagina bianca
ma non è una pagina vera bianca
è un insieme di 0 e di 1
secondo me è una serie di 0 e di 1
che io vedo una pagina bianca
ma è una faccenda del tutto virtuale
ed è questa la cosa veramente affascinante della cibernetica moderna
che ti semplifica la vita
ma nel contempo un po’ ti inganna pure
che tu vedi una roba che in verità è un’ altra roba
è tutto un insieme di 0 e di 1 secondo me
l’ho letto da qualche parte
comunque
io mi sono seduto
ho aperto il compiuter
ho aperto la pagina bianca
virtuale
una domenica d’Agosto
e mi son detto, ora io scrivo una bella poesia sulla domenica dato che il tema in questione è proprio la domenica
che io sinceramente
a dirla tutta
fosse stato per me
io avrei scelto anche un altro tema
non che la domenica non mi vada bene
che sono ferrato io sulla domenica
ma potessi scegliere
magari non sarebbe proprio ai primi posti
non so,
la pizza
la bomba a mano
la masturbazione
l’aeroplano
il gatto
Gesù
l’autostrada
il vampiro
eccetera eccetera
però, ho pensato
magari si è scelto la domenica
che chi più chi meno
la domenica
ho pensato
chi più chi meno
un po’ a tutti
anche quelli meno bravi
quelli meno capaci
magari una cosa sulla domenica
ci riescono a scriverla
ho pensato
allora mi son messo lì
una domenica d’Agosto
seduto
ho aperto il compiuter
ho aperto la pagina bianca virtuale
e mi son detto
ora io scrivo una roba sulla domenica
una roba talmente profonda
una roba talmente innovativa
che la gente dopo averla letta
leverà gli occhi dalla pagina
e guardando nel vuoto per alcuni minuti
stringendo il foglio tra le mani
non potrà fare a meno di dire:
“porca vacca questo qui ha capito tutto ma proprio tutto sulla domenica, questo qui, io non so chi sia, che studi abbia fatto, quale sia il suo credo, quali i suoi gusti, ma questo qui, porca vacca, ha scritto qualcosa che io non ci avrei mai pensato sulla domenica, e dire che io di cose sulla domenica, un po’ come tutti, penso, di cose sulla domenica ne ho pensate a bizzeffe…”
ecco
questo era un po’ il mio fine
quando mi sono seduto
una domenica d’Agosto
davanti al compiuter
e dopo averlo aperto
e dopo avere aperto la pagina virtuale del compiuter
mi son messo lì per scrivere una poesia sulla domenica
però poi
non so com’è
non mi veniva mica
ero lì
tutto concentrato
non mi veniva mica
è impossibile, mi dicevo
è impossibile
e passavano i minuti
è impossibile, continuavo a dire ad alta voce
sempre più alta
e passavano sempre più minuti
è impossibile porca vacca!
che a un certo punto la mia fidanzata che stava nell’altra stanza
viene, un po’ preoccupata
e mi chiede: “ma cos’è che è impossibile?”
ed io che in quei frangenti lì mi viene su un nervosismo mica da ridere
“ma niente ma niente, fammi un po’concentrare che qui sta succedendo una roba veramente strana, sta succedendo”
e così
passavano un sacco di minuti
che poi divenivano mezz’ore
che poi divenivano tre quarti d’ora
che poi divenivano ore
e arrivava la sera
e io non ero riuscito neanche a scrivere una riga
sul tema “la Domenica”
e allora lì ho capito
in una domenica d’Agosto
davanti alla pagina bianca virtuale del mio compiuter
io ho capito
che si trattava di una trappola
che queste persone
che tra l’altro erano pure milanesi
che coi milanesi, si sa, bisogna stare attenti
queste persone milanesi
che gli era venuta in mente la domenica come tema
per una poesia
queste persone milanesi
mi avevano teso una trappola
una trappola infame
che loro hanno pensato di fregarmi
dandomi come tema la domenica
che me li figuro io
lì a Milano
con i loro ghigni tipicamente milanesi
attorno a un tavolo
con un’enorme pentola piena di Cassola nel mezzo
che loro tipicamente mangiano la Cassola quando devono creare un piano malvagio
ai danni di un poeta torinese
che loro odiano i poeti torinesi
soprattutto quelli bravi come me
che loro hanno paura che un giorno i poeti torinesi bravi come il sottoscritto
un giorno diventano famosi e oscurano Milano
con i loro versi immortali
che Milano deve essere sempre più importante di Torino anche nella poesia
e io me li immagino
lì nella loro stanza
con le luci soffuse
con le mani e i menti tutti unti di Cassola
che loro, i Milanesi, tipicamente la Cassola la mangiano con le mani
e me li immagino che tra un pezzo di Cassola e un sorso di Wiski
io me li immagino
che il loro capo
dice:
“diamogli come tema la domenica che lo fottiamo che lui è un poeta talmente profondo e innovativo che con un tema così banale e scontato, lo mandiamo in para – che loro usano questi termini tipo “mandare in para” – diamogli la domenica che vedrai che non gli viene mica una poesia profonda e immortale che lui è abituato a confrontarsi con concetti ben più alti e sicuramente la domenica non ce la fa”
e mi viene la nausea a pensare
a queste persone milanesi
che complottano alle mie spalle per fregarmi
tutte unte di Cassola
e così
io ho chiuso il mio compiuter
mi sono alzato dalla sedia
e sono andato nell’altra stanza
con un bel sorriso come di soddisfazione
sulla faccia
un bel sorriso di soddisfazione
per essere scampato alla trappola dei milanesi
mi sono fatto un panino al prosciutto cotto
mi sono accomodato sul divano
ho aperto la tele
dove tutti quei puntini luminosi
creano
immagini
meravigliose
e poi questa poesia d'amore:
quanto t’amo secondo te quanto?
in chili quanto t’amo?
il litri quanto t’amo?
quanto t’amo in metri?
quanto, dimmi quanto secondo te quanto
in iarde? (una iarda è 0,9144 metri)
quindi quanto t’amo in iarde secondo te?
e secondo te quanto t’amo in megatoni?
in mele?
in api?
in camions?
ma secondo te è possibile amarti in cani?
in cani ad esempio quanto t’amo in cani?
in fuchi?
in biglie?
in polpastrelli?
in delta di fiumi?
quanti delta di fiumi abbisognamio per esprimere quanto io t’amo?
in presidenti della repubblica italiana?
lo so, ti sembra strano
ma è plausibile esprimere quanto t’amo in presidenti della repubblica italiana
de nicola
einaudi
gronchi
segni
saragat
leone
pertini
cossiga
scalfaro
ciampi
napolitano
solo undici!
no
almeno altri cinquecento anni di presidenti
almeno
in umberto eco?
quanti umberti echi ci vorrebbero
per stabilire quanto t’amo?
impossibile dirai tu
infatti
ce n’è uno solo
ma immagina che uno possa moltiplicare umberto eco
quindi quanti echi quanti secondo te quanti?
è inutile
lo so
non esiste
un’ unità di misura valevole
per calcolare quanto t’amo
apparte
il vecchio vecchio
bum bum bum
del mio cuore aritmico
bum bum bum
quando ti vedo
che mi cammini verso
Lasciate le poche gocce di Milano, il treno aveva raggiunto le nuvole, due ore più tardi a Torino pioveva, pioveva proprio.
Con lo zaino in spalla abbiamo raggiunto i portici, e camminato, camminato lungo aiuole, per strade larghe dove finestre lunghe alte tutte in fila ci guardavano severe, e strade strette, quando le strade si sono fatte strette, eravamo arrivati.
La reception del B & B era densa di tappeti, fiori e cornici dorate. Gli stucchi, lo scintillio ed il dorato in Torino ti tallonano, almeno in quella dove sono entrata.
Perché dall’autobus, andando al Lingotto, vedi anche le case come sono in qualunque città.
La mia camera era in un appartamento al primo piano, in cima ad una scala ripidissima, che mi son detta “Mamma mia, io salgo, ma poi scendo?” la finestra si affacciava su un cortile con i ciottoli e le biciclette, e si vedeva una fetta di cielo, sereno, il giorno dopo.
Lo stesso andando a mangiare da Shakespeare, con i nuovi amici del Lit Camp 2009, lo stesso cenando al Ristorante Tre Galli alla sera: la vecchia Torino delle case deve essere piena di scale ripide, ed i palazzi invece di scalinate larghe e marmoree con delle volte a stucco, e finestroni ampi, come quelle del Circolo dei Lettori (nonchè degli Artisti), un’istituzione della quale mi sa che a Milano l’equivalente non c’è (purtroppo).
Non ho visitato Musei, né altri monumenti, non ce ne era il tempo ho solo camminato molto, sotto la pioggia e poi anche col sole: anche camminare è bello per Torino, i portici sono tanti, ed i negozi antichi sono rimasti antichi, non rifatti antichi come a Milano.
Per le strade, spesso a lastroni, in mezzo a quei palazzi emananti magnificenza e senso della storia, ti aspettavi si fermasse l’omnibus trainato dai suoi cavalli, non l’autobus 18, e che al semaforo fossero ferme carrozze, dove dame in veletta rimbrottavano signori in cilindro.
E l’aria era pulita, forse per la pioggia, forse perché le montagne sono vicine.
E' la prima volta che vedo Torino, salvo una volta per lavoro, treno-tribunale-treno, della quale mi ricordo vagamente il taxi.
Finalmente vado alla Fiera del Libro al Lingotto, mi sembra un sogno, e due giorni, venerdì e sabato!
Credo, spero, che incontrerò un sacco di amici, conosciuti qui e su FaceBook, e ne rivedrò altri.
Per la precisione, venerdì sarò al Lit Camp che si svolgerà il 15 e il 16 presso il Circolo dei Lettori, un circolo che mi piacerebbe tanto fosse a Milano per tutte le iniziative che ha.
Aggiungo questa cosa, ci giravo intorno coi pensieri in metropolitana mentre venivo in ufficio. Appunto non ho mai avuto molto a che fare con Torino, però mi sto accorgendo che dev'essere una città molto viva, e in effetti ci sto conoscendo "virtualmente" belle persone.

Al navigante di passaggio.....
Da ieri sera ho le chiavi di quella che sarà casa mia, che poi non è che quella di adesso non lo sarà più.
IL MIO BLOG COMPIE OGGI TRE ANNI!Anche se l'ombrello mi scivolava coi guanti di lana, e la neve in piazza Lodi erano gocce cicciotte, e invece in piazza Corvetto gocce pesanti, insomma non la neve leggera a fiocchi che almeno l'ombrello è inutile... gocce pesanti che però sui tetti e sulle auto in sosta restano bianche, e fanno poltiglia color asfalto per terra, scivolosa...
Anche così, pensando al week end che le previsioni del tempo, in quanto tali, prevedono brutto, ho apprezzato un adesivo pubblicitario trovato sulla free press di oggi:
28.29.30 novembre FIERAMILANO CITY - viale Scarampo Milano INGRESSO GRATUITO salonelibrousatomilano.com SALONE DEL LIBRO USATO, bancarelle in Fiera, 4^ edizione.
"Leggere nuoce gravemente all'ignoranza"
L'unica cosa, chissà che libri sono, io dai miei "belli" mica mi staccherei. Sarebbe bello anche ci fossero bancherelle tipo "remainder's" un'inizaitiva che mi sembra stia scomparendo.



e comunque, grazie a tutti quelli che sono passati di qui, e che masochisti pure ci tornano.
L'orchestrina scritturata dal bar ha attaccato con "che sarà" , ho visto spargere borotalco sulla pista da ballo, sulla quale si sono avventurate un paio di anziane coppie, e poi un po' di bambini e quindi la consueta coppia femminile. Nessun giovane, nessuno di mezz'età. Siamo scesi a fare un giretto, c'erano anche bancarelle. Tavolate in piazza, non molte. Molte persone che passeggiavano, diverse da quelle che passeggiano di sera al mare, certo meno colorite e anche meno sfolgoranti di abbigliamenti osè. Non un volto conosciuto, di quelli che popolano il paese la mattina del sabato, giorno del mercato.
Non so dire se sto bene o se sto male. Credo che siano quei momenti a cui poi ripenserai sorridendone, e saranno un bel ricordo, ma intanto che li vivi sono così.
L'attendere...
Non ho cose grandi da dire di queste vacanze, perché sono state all’insegna della pace in compagnia di persone gradevoli e in gamba. Ho camminato molto, in salita e discesa, ho preso tanto sole di nuovo, ho nuoticchiato a modo mio, ho letto un po’, ed anche riflettuto su cose della mia vita, non che abbia poi concluso nulla. Siamo andati a mangiar fuori e sempre bene, in una frazione che non ricordo più, e poi a Laigueglia, ospiti di M, amica di M e lettrice di questo blog (ciao M! e saluti a Teo.) serata movimentata, visto che ho chiuso la porta di casa della mia ospite senza far caso se avesse le chiavi o meno. E’ che bisognava non far uscire Teo, il cagnolino a molla di M.Noi tutte fuori e il cane dentro…ma la faccenda si è risolta in un istante con un fabbro, visto che non era stata girata la chiave nella serratura. E’ stato bello rivedere quel gioiellino di Laigueglia dove ero stata qualche volta in vacanza coi figli ragazzini.

Al solito, mi è capitata una cosa che può capitare a una persona su un milione, credo. Dico al solito, perché se qualcosa di assurdo può succedere, in genere succede a me, lo dice sempre anche una mia collega, che ho sempre i casi particolari, e poi dice anche che c’è sempre qualcuno che conosco o conoscevo, in ogni dove, ma questo non c’entra con il post.
Il primo giorno a Pietra, c’era il mare un po’ mosso, e devo aver catturato un granchio col reggiseno del costume da bagno . O meglio, sono uscita dall’acqua, mi sono sdraiata sull’asciugamano a pancia in giù, ed ero l’unica cosa bagnata in zona… ho sentito un solletichino all’interno del braccio, e poi c’era questo cosino minuscolo che se ne zampettava via di lato, velocissimo, sull’asciugamano. Ma il mare mi sembrava un po’ lontano per un granchiolino, l’ho inseguito e ributtato in mare. Così magari se era proprio scemo lo recuperavo al prossimo bagno.
Sveglia alle sei e parto. La mia amica ha già fatto tutto il programmino. Quando arrivo al casello la chiamo e mi viene a prendere, mi accompagna ai miei appartamenti, ove verrò lasciata un poco in acclimatamento. Pare che diano su giardini con vista di mari e monti, come quelli che si promettono, o degli spaghetti. Alle 11 ci troviamo in piazza, c'è anche il mercato - adoro i mercati dei posti di mare, finisco sempre col comprare qualcosa in ceramica bianca blu e gialla. Col costumino e l'asciugamanino andiamo in spiaggia. Devo portare una felpa per la sera, se si mangia seduti fuori, mi ha detto, e ha un po' di amici. Mi porto il pc che se riesco riordino le foto, e poi ho dentro la musica. Mi porto anche da leggere. E poi magari scrivo. Il tempo sarà un po' mio.

Con Auxesia1, per vedere un po' di Creta, abbiamo scelto due tra le gite organizzate che proponevano, bilanciando attentamente sassi mare scottature solari.
Così il primo tour, di mercoledì comportava la visita di Spinalonga ed Agios Nicolaos, inframmezzato da bagno in caletta e grigliata sul battello.
L'isoletta di Spinalonga è occupata interamente da una fortezza veneziana, passata poi in mano ai turchi e diventata lebbrosario quando è tornata alla Grecia; i malati potevano viverci in comunità, avere una vita normale, sposarsi, avere figli anche sani. Adesso all'isola hanno dato un nome greco, ma nessuno lo usa e si chiama sempre Spinalonga. Infatti l' ho già dimenticato, lo avevo riconosciuto, poco dopo averlo sentito dalla guida, sull' insegna di un bar, e non mi ricordo neanche più perchè Spinalonga si chiama così, che anche lì c'era tutta una storia.
La partenza col pullman ha avuto i suoi problemi, perchè un automobilista sosteneva di non riuscire a immettersi nella via principale a causa del grosso automezzo in sosta, arrabbiato aveva chiamato i vigili, mentre la sua compagna guardava il cielo tergendosi il sudore e un tot di macchine dietro a lui si immetteva sulla via principale. Dopo una ventina di minuti l'autista del pullman si è messo a guardare la via e gli ha fatto segno di andare, e questo è andato: perchè non lo avessero fatto prima, in lingua greca, non ci è dato di sapere.
Così è cominciato il tragitto in pullman, con la guida che diceva a sinistra vedete questo, a destra quell'altro, e io credo che arrivassi sempre tardi, in preda ad ambasce, tipo, sinistra sua o sinistra mia. Insomma delle piantagioni di bananine, non ho visto neanche un casco. Però ricordo tutto sull'andamento del mercato delle banane in Creta.
Come in tutti i viaggi che abbiamo fatto in pullman, si è passati a raccogliere turisti in altri complessi, con impressionanti manovre in stradine ripide e strette che improvvisamente diventavano sterrate, e si incrociava sempre un pullman in senso contrario.
Siamo arrivati ad Elounda, da dove ci si imbarcava per Spinalonga, qui trovate tutta una serie di foto su Flickr, quelle della fortezza e delle barche; siccome oggi sono di umore allegro la foto che ho scelto di postare riguarda il cimitero del lebbrosario.
Da Spinalonga , dove nel frattempo erano attraccate altri battelli di turisti, siamo partiti per raggiungere una caletta, mentre i turisti galleggiavano nel mare celestiale i marinai avrebbero preparato la grigliata (fortunatamente carne) che avremmo consumato sul battello.
Il tempo di fare un paio di bagni - ho nuotato piano piano (tanto veloce non ci riesco, questa volta però avevo la scusa) per raggiungere un gabbiano galleggiante alle spalle (gli uccelli hanno le spalle?), ero quasi vicino che si è girato ed è volato via - intanto la caletta si era riempita di turisti, sei battelli erano attraccati e dodici marinai cuocevano grigliate su sei griglie, sei fumi si alzavano.
Siamo fuggite sulla barca. La grigliata comprendeva pomodori e cetrioli, nonchè il noto arancio sbiadito e disidratato (si rimanda ai post precedenti sulla vacanza), e ho spiegato in inglese ed a gesti al capitano che non li digerivo (parola che proprio non sapevo) e lui mi ha detto buon appetito (in italiano) lady, ma dopo mi ha anche chiesto se la carne era buona. Bel tipo il capitano.
Da lì, ritorno in battello ad Elounda e ci hanno abbandonato a 38° nella città di Agios Nikolaos, famosa per il lago vulcanico, leggenda volle senza fondo, e voleva anche che Atena ci facesse il bagno.
La guida ci ha detto che è alimentato da un fiume sotterraneo, ed è fondo 64 metri, ed Atena doveva essersi asciugata ed andata via, perchè non si è vista. In cambio il lago era una pozzanghera, collegata con un canale al mare per cui non era più solo lago, e mi sono chiesta che tipo di pesci ci abitava. Intorno, un sacco di bar con figuri che ci invitavano ad accomodarci, abbiamo ignorato tutti questi inviti per morire di caldo qualche via più in là, dove però ho comprato due spugnette naturali per il culetto del nascituro principino, a prezzo irrisorio rispetto quelli italiani. Il resto costa uguale, mi pare, ed è anche uguale, a quello che trovi in Italia.
Migliaia di quelle spugnette ho scoperto poi che le vendevano in un emporio di prodotti tipici a due passi dal nostro Village, ma vabbè.
Un lato confortante è l'aver visto persone in due pezzi grandi tre volte me (magari no, ma io mi sento magra dentro) e dicevo che non avrei il coraggio... ma Auxesia diceva, in buona sostanza, dove non ti conosce nessuno, chettefrega? Ho detto che si sa mai che sia il giorno che arriva il principe azzurro. Insomma, a 53 anni la speranza mica si perde. Che poi invece magari a 54 non ci arrivavo, per lo spaghetto che mi son presa tra le onde, che non riuscivo a tornare a riva.
In albergo, in camera, ci attendeva uno spuntino, presago della persecuzione dell’arancio sbiadito e del cetriolo. Spuntino consumato sulla nostra veranda, senza lume di candela.
Sono rimasta esterrefatta alla visione del buffet mattutino...oltre ai nostri tradizionali biscotti torte fette biscottate, panini, pani col sesamo, pani col mais, pani neri, marmellate diverse, burrini, margarinine, succhi di frutta, c’erano distese di fette di formaggio, di una specie di loro mortadella, verdure, meloni, angurie, fette di arancio (sugose...invece gli aranci sbiaditi erano sempre secchi), ananas e pesche sciroppate, frutta secca, wurstel, patate fritte, frittelle, brioche, saccottini...
Giuro che le patate al mattino non le ho mai mangiate, e neanche i wurstel. E neanche le marmellate. Il miele, in coso erogatore non trasparente, l’ho scoperto negli ultimi due giorni, indispensabile nello yogurth greco con cereali... Mi facevo due tazzine di caffelatte, un paio di panini col burrino, una brioche, una ciotolotta dell’anzidetto yogurth e cinque o sei albicocche secche...

A mezzogiorno e sera, c’erano insalate e cose verdurose di ogni tipo, le ho assaggiate un po’ tutte per curiosità, stazionando sui pomodori: è che nelle insalate sbucava sempre fuori il cetriolo, e la cipolla cruda, che per quanto mi piaccia evito per sensibilità sociologica e per il piacere di mantenere buone relazioni col prossimo. Poi c’erano le carni alla griglia, e spezzatini, e polpettine anche col curry; ho fatto l’abbonamento al fegato presentato in varii abbigliamenti, ma sempre tagliato a pezzi grossi, e a una cucchiaiata di patatine fritte e di patate arrosto con rosmarino. Ho evitato un po’ i primi, a parte qualche cucchiaiata di riso, che mi piace tantissimo anche bianco. E poi tortine di verdure, tra cui la famosa moussakà (magari anche le altre avevano un nome kà), e le melanzane, e le zucchine conciate in varie maniere, e le fave.
Ebbene si, mi sono strafogata, tanto eravamo all inclusive, marchiati con tanto di braccialettino azzurro (tanto per lasciarti un segno nell’abbronzatura..) un piattone di cose calde, ed uno di fredde ... per esempio la feta lì mi piaceva, quella comprata in Italia l’ho passata sempre al cane. Curiosissima, ho assaggiato più o meno tutto, evitando il pesce. L’ouzo non l’ho bevuto, lo conoscevo già, autentico greco, e non mi piace. Vinello alla sera ed una volta una birra...
Non sono ingrassata di un etto, anche perchè la cucina greca non è grassa, è abbastanza essenziale, adoro la griglia... insomma...mi va a genio. Cetriolo a parte.





(foto prese da La Repubblica online)


Ho preso il mio trenino alle Ferrovie Nord per andare in quel di Seveso, dove mi attendeva il pacioso R, ex collega a tempo determinato ed ora bancario altrove a tutti gli effetti e senza più scuse per rimandare il matrimonio con la sua E, e poi via a recuperare altri tre amici.
L'audio e' stato cancellato dallo spazio su Splinder
Non ce la faccio a passare a salutare tutti...