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per gli amici Cri, Tip, Top, TippeToppe, Tippete, Tippe, Cip Ciop, Crì Crì .... poi che ancora potrà venir fuori? Dimenticavo, il nick ancestrale è CORROSIVE VISION... mica male, mi piace!

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Sono un disastro, cerco di sopravvivermi. Mi piace la vita: se ci si fa caso, sempre, ovunque, in ognuno, c'è un qualcosa degno di interesse, attenzione, affetto. Mi piace la gentilezza e la familiarità, detesto la volgarità e gli eccessi. COMUNICAZIONI DI SERVIZIO: le immagini pubblicate a volte sono "rubate" dal web, se qualcuno non gradisse il "furto", semplicemente me lo dica e io tolgo. 2)Mi irrita che il mio blog venga usato come veicolo pubblicitario, i commenti stile "Bel blog passa a leggermi" o comunque con analogo fine, verranno cancellati, idem per i PVT. Piuttosto, fatevi conoscere per i vs. commenti arguti spiritosi ed intelligenti. 3)non mi piace mettere banner e riempire il template di cosi, evitate di chiedermelo.


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domenica, 18 ottobre 2009

il libro della mia amica

La sala della Biblioteca Ostilio Bego di Trezzano sul Naviglio via via si riempie, tante donne, di tutte le età.

Le donne sono grandi lettrici, e il titolo in effetti appare diretto ad un pubblico femminile, anche se poi leggendo il libro non è così, non è  una storia sdolcinata, è semplicemente vita, quella di tutti, quella davanti alla quale pochi si soffermano con attenzione.

Vengono letti alcuni brani e Bruna Miorelli parla del libro, delle generazioni che vi sono rappresentate, delle donne che vi si muovono, perdenti e no. La voce di Bruna mi è familiare, è la mia maestra, la nostra maestra, Cynthia è mia compagna di scuola di scrittura, caparbia e determinata.

Siamo quasi coetanee, e quindi il nostro diventar grandi ha attraversato la stessa storia, e il libro lo ho letto velocemente, senza nessun intento critico letterario, semplicemente partecipe, una cosa che mi accade sempre più di rado.

Gli interventi del pubblico sono stati bellissimi, dalla madre che ringraziava perché il figlio  dopo aver letto il libro sembrava aver apprezzato la lettura e stava continuando, a quella che si poneva problemi sul senso materno della protagonista, chi apprezzava la semplicità di scrittura.

Erano suoi concittadini, e mi sono sembrati così autentici, senza nessuno sfoggio di erudizione, senza competizione, semplicemente parlavano con spontaneità e con il cuore. Dicevano cose giuste, poi.

postato da: tiptop alle ore 20:14 | link | commenti (11)commenti (11) Popup
categorie: friends, cultura o pseudo tale

via privata Bastia

Mai sentita. E' vicino a via Ripamonti, poco dopo il ponte, scendendo, a sinistra e poi a destra. E' una via dietro un cancello, e un po' si capisce perchè, nel buio sembra un'oasi rispetto al circondario, fatta di casette carine, che tu dici Ma è Milano qui? e poi ti chiedi se questa grossa città si conoscerà mai abbastanza. Ammetto che comincio ad apprezzarla, meglio tardi che mai.
In fondo a sinistra, mi pare senza insegne ma non so, era buio, ci sta l'associazione Van Ghè, Ambulatorio d'Arte.  Non so perchè proprio ambulatorio, in genere l'arte è creatività, nascita, laboratorio, fabbrica...forse i tempi sono cambiati e ha ferite bisognose di medicazione, o le manca l'ossigeno, o zoppica.
In ogni caso sono entrata in un posto che un po' era quello che vorrei fare io quando andrò in pensione, perchè non so se è una cosa in cui ci si guadagni da vivere, ma certo da vivere è un guadagno. Un ingresso, ovviamente l'attaccapanni, un ufficetto. E un salone grande e alto, le pareti in diverse tonalità come fossero colori trasparenti sul muro, il pavimento in assi grezze, grandi finestroni da fabbrica, tendoni sul fondo, a riparare la parte che era di abitazione, una cucina, un bagno, un soppalco. Panche e sedie, due materassi per terra coperti da drappi e cuscini. Sulla parete di fronte ai tendoni, una specie di mini palco, ricoperto da stoffa rossa che mi ricordava un po' le gradinate delle partite dell'oratorio, e i faretti, ed i leggii.
Un tavolo con un aperitivo con cose semplici. Ecco, questo vorrei fare... uno spazio ampio in cui vivere, e prestarlo per le presentazioni di libri, o le feste di compleanno, o le mostre degli amici.

Comunque venerdì sera c'era Guido Catalano, il Poeta, accompagnato da due chitarristi che per me erano sconosciuti, ed ora ovviamente non lo sono più, e sono anche bravissimi, Matteo Negrin e Federico Sirianni,  e il Sirianni diceva sempre di Negrin chitarra di bravura, e pensavo che allora forse l'altro dovesse essere chitarra di buonumore.
E' bello assistere a spettacoli dove traspare affiatamento autentico, e mi chiedevo anche perchè non fossero in televisione, che son meglio di tanti che ci transitano. Poi mi son detta "No zitta che poi se vanno in televisione mica li vedi più così a portata di mano". L'ospite, chiamano qualcuno della città in cui vanno, hanno detto, l'ospite a Km 0, Suso, è indiscutibilmente brava, ma non so, secondo me non era in armonia con cose tipo la stralunatezza, la spontaneità ... insomma, non si lasciava andare.
E' che ho fatto anche un video, ma non riesco a caricarlo.

RENDIMI L'ANIMA GIONNI di Guido Catalano

ho sognato che veniva dio a casa
e mi diceva, è venuto il momento
di cosa? gli chiedevo
di rendermi l’anima

puoi ripetere per favore, dio?
devi rendermi l’anima, Gionni
nel sogno mi sembrava del tutto naturale
che dio mi chiamasse Gionni

ma scusa dio
in questi casi non vien giù la Morte
con la falce il mantello?
io mi son sempre immaginato che sarebbe venuta giù la Morte
con la falce e il mantello
che magari mi invitava pure a fare una partita a scacchi
e se vincevo non mi spiccava la testa
io così mi immaginavo, dio

no, Gionni
tu t’immaginavi male

e come facciamo, dio? gli dicevo
rendimi l’anima, mi diceva
no
come no?
no
come no?
no dio no, non te la renderò
oh Gionni sì, me la renderaì
ma non è tua la mia anima dio!
e chi lo dice? lo dici tu mica lo dico io!

a quel punto
io mi rendevo conto che stavo sognando
dio, gli dicevo a dio, questo è solo un sogno, non mi puoi far nulla
Gionni, lo so che questo è un sogno, io vengo a riscuotere le anime in sogno
ma così muoio dormendo!

ma Gesù! è come Naitmer!
più o meno

a quel punto
io che avevo visto tutti films
in cui qualche bastardo mostro infame
tentava di ammazzarti in sogno
facevo uno sforzo di concentrazione della Madonna
e mi trasformavo
in un topolino
ma dio che era uno furbo, si trasformava in gatto
e io mi trasformavo in ape
e lui in apicoltore
e io in puffo
e lui in Gargamella
e io in automobile
e lui in vigile urbano
e io in acqua
e lui in spugna
e io in Superman
e lui in Kriptonite
e io in Imperatore del Giappone
e lui in bomba atomica

allora io mi trasformavo in Dio
e lui
diceva: minchia e adesso?
eh, adesso dio siamo due dio e non mi puoi far nulla
mi hai fregato
a sto giro sì
vabè vado
ciao ci vediamo dio
ciao Gionni
ciao


postato da: tiptop alle ore 10:07 | link | commenti (5)commenti (5) Popup
categorie: milano, friends, cultura o pseudo tale
sabato, 03 ottobre 2009

Sono ricominciati i giovedì all'Arci

Maria Carla Baroni sta già leggendo quando arrivo nella saletta, non molto affollata. E' la prima serata del nuovo ciclo, l'annuncio è arrivato un po' all'ultimo momento, ancora non si sapeva se la piacevole abitudine del giovedì sarebbe potuta continuare nell'autunno.
Che dire della poesia della Baroni?
Che può dire una a cui non piace la poesia, in generale?
E perchè una a cui non piace la poesia si autoflagella settimanalmente?
Non sono una critica letteraria di professione, e le cose che ascolto leggere dopo poco mi sfumano, non saprei riportare i testi e citazioni in maniera attendibile, me ne resta l'impressione, però.
E' una donna matura, è economista, leggo nella presentazione, e ambientalista. Un po' come me, penso, matura bancaria naturalista.
Questa volta, ascoltando, provavo una forte sensazione di contrarietà, il suo sguardo sulla vita suonava assolutamente opposto al mio.  Non per i temi di cui si occupa, il divenire, la natura, politica, società...
E' che.... Ho annotato qualche verso.
"sulla riva fuggono le onde/carezze morenti " ... ma quando mai un'onda è una carezza morente... è un qualcosa che arriva, è un fruscio... il mare per me è un'immagine di vita.
" il legno dà luce e calore nel momento in cui muore" ... insomma io non riesco a vederle così le cose ma forse sono fortunata, che riesco a vivere senza la prospettiva di morire.
E dice che facciamo parte di un tutto in divenire, ma noi singole particelle di questo tutto invecchiamo, ed allora c'è una certa malinconia nel vedere accorciarsi la nostra vita.... Eccheccavoli no, non immalinconirti mica, vivila, alza lo sguardo, combatti questa sensazione tarpante.
Che poi la poesia non è che non mi piaccia mai. Addirittura, senza volerlo, su questo blog devo aver lasciato scritto qualcosa che mi hanno detto assomigliare ad una poesia.
E' che tante volte mi sembrano assurde, le poesie, rigide.
Come se uno  sentisse strombazzare una macchina nella via, e si desse il compito "quasi faccio una poesia sul traffico" e vengon fuori certe cose impettite. Altre, suonano ridondanti di incubi notturni, ed io dormo placida e non le capisco.
Mi capita di rado, di sentirci l'anima, ma credo sia un limite mio, o mia la concezione che una poesia dovrebbe essere come quando si guarda il mare o il fuoco o le nuvole nel cielo.
La poesia ai giovedì di Turro mi piace, forse perchè è una cosa tra amici. Forse perchè ascolti e vedi il poeta che legge, e ci parli.
E poi era bello in estate si formava la tavolatona e si cenava nel dehors del circolo... e questa volta invece a mezzanotte e 01minuto si è brindato per il compleanno di Anna, davanti a una teglia di tiramisù guarnito da una candelina. 
 La prossima serata, l'8 ottobre,  ci sarà un reading di poesia, e sarà anche aperto a chi vuol leggere qualcosa di suo.
postato da: tiptop alle ore 23:44 | link | commenti (11)commenti (11) Popup
categorie: cultura o pseudo tale
giovedì, 06 agosto 2009

delfini

Guardo pochissimo la televisione, ascolto più che altro le notizie mentre faccio altro. Però in queste sere estive mi capita spesso di soffermarmi a guardare, ad ascoltare, su Rai 1, il Gran Varietà, non sono sicura che l'aggettivo sia quello, però, gran.
L'archivio Rai, con Fabrizi, Totò, l'archivio in bianco e nero è uno scrigno pieno di meraviglie.
Una scenetta  ed un cantante italiano si intervallano.
Mi è capitato stasera di ascoltare, vedere, Modugno, che canta seduto, con il figlio Massimo. Il figlio Massimo lo guarda con un forte affetto che mi pare sincero.
Modugno appare vecchissimo, ma sono i postumi dell'ictus.
Forse si può dire che farlo cantare in quelle condizioni fosse una strumentalizzazione del suo stato, questo mi è venuto in mente. Ma poi no, la sua energia e la sua passione trasudavano. Non era indotto a cantare, voleva cantare, voleva la sua vita, e quella era l'ultima canzone che ha scritto.
Ho cercato in Internet  l'anno della sua morte, e del tutto casualmente, mi sono accorta che era il sei agosto 1994, oggi è il quindicesimo anniversario, e lo celebro io qua, che da vivo lo ho ascoltato distrattamente, non avevo gli anni giusti, e leggendo della sua vita su Wikipedia .. ecco, non mi ero resa conto che fosse un personaggio così.  Gli episodi, i fatti,  si sanno, ma a leggerli tutti in fila fanno un effetto diverso.

postato da: tiptop alle ore 23:04 | link | commenti (9)commenti (9) Popup
categorie: musica, civilization, cultura o pseudo tale
domenica, 07 giugno 2009

louise - michel

                
Il titolo scritto col trattino tra i due nomi ha il suo perchè.
Se i francesi riescono bene nelle storie di sentimenti non detti, altrettanto bene riescono nel grottesco, che miglior aggettivo non mi viene  per catalogare questo film, del quale non voglio narrare nè la trama nè i colpi di scena perchè ne rovinerei la visione, già il trailer mi pare faccia vedere troppo.
Grottesco, perchè pervaso da umorismo noir, perchè i protagonisti sono due persone raccapriccianti non solo nel fisico, macchiette di se stesse, e macchiette anche tutti i personaggi che transitano nel film. Un paio di scivolate nel cattivo gusto, che comunque si perdonano, più la seconda della prima,  nel chiamare in scena una cugina malata terminale e poi le torri gemelle di N.Y.
Il film è curato nei particolari, e al di là di quello che può esser la risata, viene presentato un quadro non insolito del mondo del lavoro... per esempio quando nel rintracciare il "padrone" i protagonisti si ritrovano in una stanza piena di caselle per la posta e Michel esclama "Ho capito, siamo in un paradiso fiscale!"... realtà e amarezza denunciate con umorismo spietato.
E' così... è un film dove la pietà non esiste.
postato da: tiptop alle ore 02:25 | link | commenti (2)commenti (2) Popup
categorie: cinema, cultura o pseudo tale
venerdì, 05 giugno 2009

Poesia

Ieri sera, come quasi tutti i giovedì, sono andata all'ARCI "Martiri di Turro", si fa poesia,  e qualche volta musica, o prosa. E son sempre serate piacevoli. Ieri sera c'era Guido Catalano che ci ha letto un po' delle sue poesie... insolite, esilaranti ma non solo.

Questa è una, con cui ha vinto un premio, organizzato da Le Trottoir di Milano, mi pare l'anno scorso.

come sfuggii a una trappola infame tesami dai milanesi una domenica d’Agosto)

quando mi hanno detto che c’era da scrivere qualcosa
sulla domenica
mi son detto, beh, io sulla domenica sono ferrato
io sulla domenica ci ho un sacco di roba da scrivere
io la domenica me la posso giocare bene
la domenica a me come concetto mi ispira

poi, mi son detto
mi metto a scrivere sulla domenica
una bella poesia
adesso che siamo ad Agosto
che per me Agosto è come una domenica di trentun giorni
magari mi metto a scriverla
una domenica
d’Agosto
mi sembra perfetto
non può che uscire un capolavoro
mi son detto

allora mi sono seduto
davanti al compiuter
l’ho aperto
ed eccomi li davanti alla pagina bianca
che poi non è propriamente una pagina vera
è una pagina virtuale
che io la vedo come fosse una pagina bianca
ma non è una pagina vera bianca
è un insieme di 0 e di 1
secondo me è una serie di 0 e di 1
che io vedo una pagina bianca
ma è una faccenda del tutto virtuale
ed è questa la cosa veramente affascinante della cibernetica moderna
che ti semplifica la vita
ma nel contempo un po’ ti inganna pure
che tu vedi una roba che in verità è un’ altra roba
è tutto un insieme di 0 e di 1 secondo me
l’ho letto da qualche parte

comunque
io mi sono seduto
ho aperto il compiuter
ho aperto la pagina bianca
virtuale
una domenica d’Agosto
e mi son detto, ora io scrivo una bella poesia sulla domenica dato che il tema in questione è proprio la domenica

che io sinceramente
a dirla tutta
fosse stato per me
io avrei scelto anche un altro tema
non che la domenica non mi vada bene
che sono ferrato io sulla domenica
ma potessi scegliere
magari non sarebbe proprio ai primi posti
non so,
la pizza
la bomba a mano
la masturbazione
l’aeroplano
il gatto
Gesù
l’autostrada
il vampiro
eccetera eccetera

però, ho pensato
magari si è scelto la domenica
che chi più chi meno
la domenica
ho pensato
chi più chi meno
un po’ a tutti
anche quelli meno bravi
quelli meno capaci
magari una cosa sulla domenica
ci riescono a scriverla
ho pensato

allora mi son messo lì
una domenica d’Agosto
seduto
ho aperto il compiuter
ho aperto la pagina bianca virtuale
e mi son detto

ora io scrivo una roba sulla domenica
una roba talmente profonda
una roba talmente innovativa
che la gente dopo averla letta
leverà gli occhi dalla pagina
e guardando nel vuoto per alcuni minuti
stringendo il foglio tra le mani
non potrà fare a meno di dire:

“porca vacca questo qui ha capito tutto ma proprio tutto sulla domenica, questo qui, io non so chi sia, che studi abbia fatto, quale sia il suo credo, quali i suoi gusti, ma questo qui, porca vacca, ha scritto qualcosa che io non ci avrei mai pensato sulla domenica, e dire che io di cose sulla domenica, un po’ come tutti, penso, di cose sulla domenica ne ho pensate a bizzeffe…”

ecco
questo era un po’ il mio fine
quando mi sono seduto
una domenica d’Agosto
davanti al compiuter
e dopo averlo aperto
e dopo avere aperto la pagina virtuale del compiuter
mi son messo lì per scrivere una poesia sulla domenica

però poi
non so com’è
non mi veniva mica
ero lì
tutto concentrato
non mi veniva mica
è impossibile, mi dicevo
è impossibile
e passavano i minuti
è impossibile, continuavo a dire ad alta voce
sempre più alta
e passavano sempre più minuti
è impossibile porca vacca!
che a un certo punto la mia fidanzata che stava nell’altra stanza
viene, un po’ preoccupata
e mi chiede: “ma cos’è che è impossibile?”
ed io che in quei frangenti lì mi viene su un nervosismo mica da ridere
“ma niente ma niente, fammi un po’concentrare che qui sta succedendo una roba veramente strana, sta succedendo”

e così
passavano un sacco di minuti
che poi divenivano mezz’ore
che poi divenivano tre quarti d’ora
che poi divenivano ore
e arrivava la sera
e io non ero riuscito neanche a scrivere una riga
sul tema “la Domenica”

e allora lì ho capito
in una domenica d’Agosto
davanti alla pagina bianca virtuale del mio compiuter
io ho capito
che si trattava di una trappola
che queste persone
che tra l’altro erano pure milanesi
che coi milanesi, si sa, bisogna stare attenti
queste persone milanesi
che gli era venuta in mente la domenica come tema
per una poesia
queste persone milanesi
mi avevano teso una trappola

una trappola infame
che loro hanno pensato di fregarmi
dandomi come tema la domenica
che me li figuro io
lì a Milano
con i loro ghigni tipicamente milanesi
attorno a un tavolo
con un’enorme pentola piena di Cassola nel mezzo
che loro tipicamente mangiano la Cassola quando devono creare un piano malvagio
ai danni di un poeta torinese
che loro odiano i poeti torinesi
soprattutto quelli bravi come me
che loro hanno paura che un giorno i poeti torinesi bravi come il sottoscritto
un giorno diventano famosi e oscurano Milano
con i loro versi immortali
che Milano deve essere sempre più importante di Torino anche nella poesia

e io me li immagino
lì nella loro stanza
con le luci soffuse
con le mani e i menti tutti unti di Cassola
che loro, i Milanesi, tipicamente la Cassola la mangiano con le mani

e me li immagino che tra un pezzo di Cassola e un sorso di Wiski
io me li immagino
che il loro capo
dice:

“diamogli come tema la domenica che lo fottiamo che lui è un poeta talmente profondo e innovativo che con un tema così banale e scontato, lo mandiamo in para – che loro usano questi termini tipo “mandare in para” – diamogli la domenica che vedrai che non gli viene mica una poesia profonda e immortale che lui è abituato a confrontarsi con concetti ben più alti e sicuramente la domenica non ce la fa”

e mi viene la nausea a pensare
a queste persone milanesi
che complottano alle mie spalle per fregarmi
tutte unte di Cassola

e così
io ho chiuso il mio compiuter
mi sono alzato dalla sedia
e sono andato nell’altra stanza
con un bel sorriso come di soddisfazione
sulla faccia
un bel sorriso di soddisfazione
per essere scampato alla trappola dei milanesi

mi sono fatto un panino al prosciutto cotto
mi sono accomodato sul divano
ho aperto la tele
dove tutti quei puntini luminosi
creano
immagini
meravigliose

 

e poi questa poesia d'amore:

quanto t’amo secondo te quanto?
in chili quanto t’amo?
il litri quanto t’amo?
quanto t’amo in metri?
quanto, dimmi quanto secondo te quanto
in iarde? (una iarda è 0,9144 metri)
quindi quanto t’amo in iarde secondo te?
e secondo te quanto t’amo in megatoni?
in mele?
in api?
in camions?
ma secondo te è possibile amarti in cani?
in cani ad esempio quanto t’amo in cani?
in fuchi?
in biglie?
in polpastrelli?
in delta di fiumi?
quanti delta di fiumi abbisognamio per esprimere quanto io t’amo?

in presidenti della repubblica italiana?
lo so, ti sembra strano
ma è plausibile esprimere quanto t’amo in presidenti della repubblica italiana
de nicola
einaudi
gronchi
segni
saragat
leone
pertini
cossiga
scalfaro
ciampi
napolitano

solo undici!
no
almeno altri cinquecento anni di presidenti
almeno

in umberto eco?
quanti umberti echi ci vorrebbero
per stabilire quanto t’amo?
impossibile dirai tu
infatti
ce n’è uno solo
ma immagina che uno possa moltiplicare umberto eco
quindi quanti echi quanti secondo te quanti?

è inutile
lo so
non esiste
un’ unità di misura valevole
per calcolare quanto t’amo

apparte
il vecchio vecchio
bum bum bum
del mio cuore aritmico
bum bum bum
quando ti vedo
che mi cammini verso

postato da: tiptop alle ore 12:13 | link | commenti (11)commenti (11) Popup
categorie: friends, events, cultura o pseudo tale
mercoledì, 20 maggio 2009

IMPRESSIONI A TORINO

Lasciate le poche gocce di Milano, il treno aveva raggiunto le nuvole, due ore più tardi  a Torino pioveva, pioveva proprio.

Con lo zaino in spalla abbiamo raggiunto i portici, e camminato, camminato lungo aiuole, per strade larghe dove finestre lunghe alte tutte in fila ci guardavano severe, e strade strette, quando le strade si sono fatte strette, eravamo arrivati.

La reception del B & B era densa di tappeti, fiori e cornici dorate. Gli stucchi, lo scintillio ed il dorato in Torino ti tallonano, almeno in quella dove sono entrata.

Perché dall’autobus, andando al Lingotto, vedi anche le case come sono in qualunque città.

 La mia camera era in un appartamento al primo piano, in cima ad una scala ripidissima, che mi son detta “Mamma mia, io salgo, ma poi scendo?” la finestra si affacciava su un cortile con i ciottoli e le biciclette, e si vedeva una fetta di cielo, sereno, il giorno dopo.

Lo stesso andando a mangiare da Shakespeare, con i nuovi amici del Lit Camp 2009, lo stesso cenando al Ristorante Tre Galli alla sera: la vecchia Torino delle case  deve essere  piena di scale ripide, ed i palazzi invece di scalinate larghe e marmoree con delle volte a stucco, e finestroni ampi, come quelle del Circolo dei Lettori (nonchè degli Artisti), un’istituzione della quale  mi sa che a Milano l’equivalente non c’è (purtroppo).

Non ho visitato Musei, né altri monumenti, non ce ne era il tempo ho solo camminato molto, sotto la pioggia e  poi anche col sole: anche camminare è bello per Torino, i portici sono tanti, ed i negozi antichi sono rimasti antichi, non rifatti antichi come a Milano.

Per le strade, spesso a lastroni, in mezzo a quei palazzi emananti magnificenza e senso della storia, ti aspettavi si fermasse l’omnibus trainato dai suoi  cavalli, non l’autobus 18,  e  che al semaforo fossero ferme carrozze, dove dame in veletta rimbrottavano signori in cilindro.

E l’aria era pulita, forse per la pioggia, forse perché le montagne sono vicine.

postato da: tiptop alle ore 07:47 | link | commenti (12)commenti (12) Popup
categorie: events, civilization, cultura o pseudo tale
giovedì, 14 maggio 2009

torino

E' la prima volta che vedo Torino, salvo una volta per lavoro, treno-tribunale-treno, della quale mi ricordo vagamente il taxi.
Finalmente vado alla Fiera del Libro al Lingotto, mi sembra un sogno, e due giorni, venerdì e sabato!
Credo, spero,  che incontrerò un sacco di amici, conosciuti qui e su FaceBook, e ne rivedrò altri.
Per la precisione, venerdì sarò al Lit Camp  che si svolgerà il 15 e il 16 presso il Circolo dei Lettori, un circolo che mi piacerebbe tanto fosse a Milano per tutte le iniziative che ha.

Aggiungo questa cosa, ci giravo intorno coi pensieri in metropolitana mentre venivo in ufficio. Appunto non ho mai avuto molto a che fare con Torino, però mi sto accorgendo che dev'essere una città molto viva, e in effetti ci sto conoscendo "virtualmente" belle  persone.

postato da: tiptop alle ore 07:37 | link | commenti (11)commenti (11) Popup
categorie: friends, events, cultura o pseudo tale
domenica, 10 maggio 2009

cinema e ancora cinema

Pur piacendomi, non riuscivo mai ad andarci, temevo che ormai vedere un film fosse diventata per me una faccenda offlimit, dal momento che anche con un dvd casalingo mi addormentavo sul divano.
Al cinema no, non succede, resto sveglia (abbastanza).
Dal primo di maggio sono andata al cinema tre volte,  e spero che il trend continui, dal momento che anche i film meritano, poi così diversi l'uno dall'altro.
Questa sera sono andata con mia nipote a vedere Ti amerò sempre, al cinema Rosetum, un cinema parrocchiale che però ricordo sempre per la qualità dei film proposti, aperto purtroppo solo nel week end.
E' una storia dì'amore, ma non tra uomo e donna come semplicisticamente si è portati a pensare..
Come è caratteristica dei film francesi, non succede quasi nulla...all'apparenza, perchè nella vita dei personaggi, con  nonchalance, di fatti, di cose ne succedono parecchie.
La recitazione della protagonista, donna estremamente chic, è molto intensa, e così deve essere, perchè è suo il compito di costruire la storia, che piano piano infatti  assume i suoi contorni. Anche per questo motivo della  trama non voglio dire nulla, perchè se qualcuno non l'avesse ancora visto,  perderebbe quel senso di attesa che pervade il film.
postato da: tiptop alle ore 01:58 | link | commenti (1)commenti (1) Popup
categorie: cinema, cultura o pseudo tale
domenica, 03 maggio 2009

Primo maggio

Mi sono avviata in macchina fuori Milano.
E' bello il verde delle foglie nuove, è  bello col cielo azzurrissimo... il prugno selvatico fiorito sa  quasi di miele, ma non c'erano più, tra le foglie rosse spuntavano come piccole ciliege scure.
E' bello vedere l'acqua che scorre lenta, e le canne, e senti il verso - che non si può sempre definire appropriatamente canto - di tanti uccelli... il cuculo si riconosce sempre, ed anche le gazze, gli altri li conosco meno.
E' bello vedere un cigno sulla riva del fiume, le zampone palmate sulla terra ferma, e le ali, e il collo lungo proteso a cercare il cibo che un bambino gli lancia...è un uccello enorme, non sembra così grande quando nuota composto.
E' bello vedere le papere, ma non so se erano proprio papere, erano nere con una crestina rossa, nuotavano, e improvvisamente si tuffavano con il codino per aria, e sparivano, e le riuscivi a seguire per un attimo anche sotto l'acqua, e riemergevano, con in bocca qualcosa. Cerchi nell'acqua, in prossimità della riva, pesci che cacciano moschini.
Le Torri Bianche. Centro Commerciale, cinema, 16 sale. Azzardo ridendo l'ipotesi di guardare film diversi, e raccontarceli all'uscita. Il Centro Commerciale è deserto...credo siano pochi i giorni in un anno in cui si presenta così. La scala mobile porta al tempio, il Warner Village. Le statue di Bunny e Duffy Duck  mi accolgono. Non posso fare a meno di pensare che un tempo si "statuavano" altri personaggi, Solone, Platone, almeno Leonardo e Garibaldi, certo un po' più pedanti.  E poi, così bianchi e severi, almeno i condottieri hanno il cavallo, che piace ai bambini.
Un film, State of Play. Il buio del cinema sul momento mi prende, faccio per chiudere gli occhi, ma no non è vero che dormo, sto sentendo lo stesso, ma mi riscuoto, dopo è il film che mi prende. Thriller, dicevano. Ed in effetti qualche sobbalzo l'ho fatto. Un tema già svolto, i rapporti tra stampa, polizia e coscienza,  ma  sempre ricco di argomenti, per le sue infinite sfaccettature. Un film serio, adatto ad un pubblico maturo. Non sono argomento frivolo i rapporti "nella" stampa, nella comunicazione. Il mestiere di giornalista, il blogger come mestiere, la direzione di un giornale, la proprietà del giornale, il potere delle notizie, le notizie del potere... Gli attori...  non sono riuscita ad abituarmi all'aria tormentata col capello lungo di Russell Crowe,mi sembravano due cose a sè stanti,  ma ho adorato Helen Mirren, burbera e cedevole capa. Il volto di marmo del killer. Che uno lo vede e dice subito Quello è il killer. Un killer sorridente ti frega di più.
Non mi capita spesso di andare al cinema, ma intuitivamente credo che sia un film da vedere.
Non dico altro, non son brava a recensire.   
postato da: tiptop alle ore 09:09 | link | commenti (5)commenti (5) Popup
categorie: natura, cinema, fotografia, cultura o pseudo tale
sabato, 25 aprile 2009

liberazioni, liber azioni

"Verso le venti e trenta, quando sono all'inizio di corso Buenos Aires, ti faccio uno squillo e scendete" scrivo a Donatella.

Invece, sono le venti e venti, quando parto  da casa, mi programmo sempre le cose come fossi Superman, anzi Superwoman, mentre i minuti scorrono via, facendosi quarti d'ora. Non ho più la percezione del tempo, io vado tranquilla e lui corre. “Arriverò in ritardo di 12 minuti" rimando sms. Non so se saranno 12...ma mi piaceva scrivere così, avrebbe fatto sorridere, e dava l'idea dell'imponderabile.

L'imponderabile era in agguato in via Melzi d'Eril, direzione Arena, auto immobili, solo in quella direzione lì, la mia: con una manovra degna di un ritiro della patente, faccio inversione a U per ritrovarmi nel traffico di via Procaccini, si va piano, ma si va, chi va piano va sano e va lontano, fino in Viale Monza, fino in via Rovetta 14, al circolo ARCI di Turro, laddove ormai sto trascorrendo i miei giovedì sera.

Per la serata è in programma un reading, “reading resistenziale”, è una serata un po’ speciale, ho potuto seguirla dalla sua nascita, e poi questa volta ci sono gli amici.

Forse è meglio dire  ho potuto seguirne la gravidanza, pensando invece alla serata  dell’evento come la nascita... ha un significato diverso, direi.

 

I ragazzini scendono dalla mia macchina, ed anche la loro madre in gonna, e si commenta la novità (la gonna) indossata senza calze sull’onda della giornata di sole, mentre ora tira vento e minaccia il temporale.

 

Nella saletta un forte accento napoletano irrompe, ce l’ha con l’illuminazione, che a guardare la “scena” con il neon negli occhi  resta ciecato, e già quella sceneggiata mette di buon umore e riscalda, se mai ce ne fosse stato bisogno,  è irresistibile, si ride tutti.

Le cantanti, accompagnate dalla chitarra di Mario, sfornano i primi brani, dei quali, ovviamente, non so né ricorderei mai il titolo...ripenso a Milva, alla bocca di Milva, però loro son più fresche,  partecipano e compartecipano.

 

reading arci turro 23.4.09Tocca a Guido leggere brani del libro che ha tratto dall’intervista a Silvio Villa, soldato e deportato, ascolto  attenta, cose che credevo di sapere ed invece no, queste non le so, e son faccende umane, erano i nostri soldati, perché gli eserciti son uomini in mezzo a uomini, e se leggi di storia, le cose non son raccontate così.

 

E’ attento anche il più grande dei ragazzini, il piccolo è invece troppo piccolo, si divincola in braccio alla madre,  “andiamo a casa” cantilena assonnato, nel momento delle canzoni spalanca gli occhi.

 

Chiara tiene tra le dita pochi fogli, legge il  racconto nato da un suo incontro in occasione del film Binario 21, cui ha partecipato...lì mi sono un po’ persa invece, perché Chiara leggeva benissimo, con  freschezza e profondità, e seguivo più la voce che le parole, qualcuna mi colpiva, e restavo a soppesarla  linguisticamente,  tipo “dragavano le panchine”,  son rimasta ferma un bel po’ in quell’immagine di persone che cercavano.

 

La madre cede, la riaccompagno a casa con i due figli, il grande sembra spiaciuto, avrebbe resistito, afferma. In effetti, di Resistenza, si trattava!

Così  perdo una buona parte dell’intervento di Paolo, che sventola il suo canovaccio parlando delle quattro giornate di Napoli, durante le quali suo padre ragazzo  con gli amici nascose un cavallo, questo ho fatto in tempo a  sedermi di nuovo ed a sentirlo, .e a sorriderne  con gli altri.

 

E mi viene da pensare che quel che ricordo io della mia famiglia e la Resistenza, è solo il racconto dell’impresa della mia indomita nonna paterna che, sfollata nella sua villa a Mazzè, una sfollata di lusso con tanto di servitù, prese il calesse ed andò dal capo dei Partigiani a farsi rendere il volugrafo dello zio, sottrattogli per la causa  mentre arrivava da  Milano. Un ricordo un po’ così, insomma, ma i miei nonni paterni stavano dall’altra parte,  della quale non mi hanno lasciato ricordi.

Col nonno  condividevo  piuttosto la raccolta di francobolli di tutto il mondo, affascinanti e coloratissimi, tanto quanto cupi e monocordi erano quelli italiani.

Ma questo è divagare...la mia specialità.


Perché dopo rapidi sguardi e cenni d’intesa, Maria Chiara  riappare, questa volta gira le pagine di un libro, e le legge, legge i pensieri  di madre, di una madre cui l’esercito sta portando via un figlio giovanissimo, una madre della Slesia, una madre è  ovunque una madre, e, forse non ci si pensa mai, non tutti i tedeschi erano nazisti. Poche pagine di Franz, vive, e toccanti, scritte da un figlio, figlio e nipote, lette da una donna.

 

 

Comunque, se dovessi fare una sintesi della serata,  direi che usiamo spesso  con noncuranza vocaboli  tipo leggere, cantare, dire, e non pensiamo che potrebbero, dovrebbero funzionare anche  come  sinonimi di trasmettere... invece Guido, Chiara, Paolo, e Simonetta e Nadia, le cantanti,  di certo non lo hanno solo pensato.

 

E poi comincio ad amare questa saletta, per quanto lontana da casa mia.

In programma per il prossimo giovedì mi pare ci sia poesia in lingua, dialetto, e un poeta rumeno ed uno egiziano.

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venerdì, 10 aprile 2009

Entra nella sala bassa una persona di statura medio bassa, occhiali, capelli abbastanza corti, neri. L'amica ci lascia soli al tavolino, con la persona si dirige  verso i microfoni, si siedono sulle sedie appoggiate alla parete. Le luci si abbassano, o meglio, ne vengono spente alcune.  La poetessa in  milanese inizia a declamare le sue poesie. Scruto la persona,  ha aperto la giacca, ha una maglia, potrebbe quasi avere il seno, poco. La sbircio, sento che mi osserva. Penso che sia una donna cui piacciono le donne, poco fortunata nell'aspetto esteriore.
"Te si vede che sei un uomo" bisbiglio al mio vicino. Ride... piano, leggono le poesie non si deve disturbare. Io le ascolto, un po' mi perdo però, come sempre quando ascolto leggere, e come mi succedere per i testi delle canzoni, se cerco di ascoltarli attentamente, se cerco di coglierne le parole scindendole dalla musica. Lo stesso nel comprendere il dialetto milanese, la lingua milanese come l'hanno chiamata i due poeti... mi restano nel pugno le parole che stanno dicendo, e quelle prima han fatto puff. Quando si va ad una lettura, sarebbe bello anche avere il testo, per una zuccona come me.
Un po' mi perdo anche perchè osservo la sua mano, la mano del mio vicino, e penso che non ho avuto prima tanto modo di fare questa conoscenza tattiloftalmica, tattile con gli occhi, cioè. Scelgo oftalmica invece di visiva perchè sono reduce dalla visita oculistica, il cristallino si tiene ancora.
Un po' mi perdo anche perchè le mani ora stanno imbrigliate sotto il tavolino, la mia e la sua, e si carezzano, e penso quanto è dolce, ed incredibilmente normale questa sensazione.
Succede anche che la serata finisce, e le luci si riaccendono, e comunque stiamo vicini a parlare con gli altri, e  poi usciamo,  e  arrivati alla mia macchina sembri impossibile lasciarsi... è come una telefonata, in cui si dice ciao ci sentiamo, e poi torna in mente qualcosa da dire, e si riprende, e nessuno fa click. Ma un click alla fine deve esserci, però sorrido, mentre avvio la macchina, sorrido perchè rivedo il suo,  di sorriso, che è buono, e penso come siamo semplici, è questo che è incredibile.
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domenica, 29 marzo 2009

In centro piove più che a casa mia.

Uno dei problemi dello stare al sesto piano, oltre l'avere un pessimo rapporto con gli ascensori, è capire se piove o no, quando non c'è proprio un palese diluvio. Mi sporgo appena, è già tanto per una che soffre di vertigini. Non si notano i cerchi delle gocce che cadono nelle pozzanghere, è ora di cena,  e c'è anche la partita, non c'è in giro nessuno, e nessuno con l'ombrello, aperto o chiuso.
Senza ombrello a due passi dal Duomo  in mezzo a gente con l'ombrello aspetto il tram 27 sotto il tendone di un argentiere, una cornice d'argento a 80 €, due per 100 €. 4 minuti, dice il diplay, e, con diligenza, 3 poi 2, poi 1 ed infine 4...si ricomincia, ma questa volta arriva.
il tram si ferma proprio davanti al mitico Rolling Stone.
Immag037Ragazzotti all'esterno non credono ai loro occhi, c'è scritto vietato ai minori di anni 18, studiano come entrare per il concerto e riuscire a restare nonostante il divieto quando scatta la discoteca.
Il concerto di Massimo Priviero comincia. Fa effetto sentire quella musica roccheggiante, in lingua italiana. Il suono è roboante. Mi piace. Mi piace tornare a  sentire le vibrazioni della musica dal vivo, dopo qualche mese di astinenza. Mi sembran bravi, il Priviero ed il suo gruppo, illiminati da luci gialle, verdi e violette che poi si fermano sul blu, che giudico la condizione migliore, gli argenti della batteria luccicano come stelline. Penso,  vorrebbe essere il Bruce nostrano, ma non lo è.
La musica è tanto forte che dopo un po' non mi sembran più così tanto bravi, e forse non son più bravi perchè debbo stare in piedi con il mal di schiena, e mi sembran diventate strette anche le scarpe, e temo che le mie orecchie abbiano prodotto degli anticorpi, da tanto sento ovattato.
All'uscita leggo un cartello, che dopo le due non si servono più alcoolici, chi desidera cosumarne è invitato a premunirsene per tempo. Un cartello che dice tante cose.
Torno a casa, alla guida l 'amico dell'amico e navigatore satellitare, stupita della totale incomprensione  tra i due (guidatore e navigatore).
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domenica, 01 marzo 2009

sabato grasso, con Vertoiba 5

Sarà che non sono passata dal Centro, ma il Carnevale  - oggi sabato grasso qui a  Milano - quest'anno l'ho visto poco, giusto perchè all'Upim vendevano i costumi e nei  supermercati i sacchetti di coriandoli,  nel declino delle stelle filanti.
Dei coriandoli mi piace giusto il nome, che trovo dolcissimo, svolazzante e colorato. Magari  è un dejavù, ma trovo una certa sensualità nel lancio dei coriandoli...non però nei modi di  una donna che ne seppelliva un bambinetto, dicendo Auguri,auguri, al fianco di una mamma con testa di drago.
Al Brico Center l'unica cassa aperta, forse per sua punizione, o per nostra costringendoci a guardarla, con una cassiera con una grossa parrucca di riccioli candidi.
Passavo pomeriggi, quei miei pomeriggi di bambina solitaria, a giocare con le stelle filanti, facendone intrecci a fisarmonica, e catene, all'epoca odiavo il colore  arancione.
Al pomeriggio la presentazione del libro - che non si può definire romanzo e neanche antologia, sistema di voci penso sia stata la definizione giusta data dalla relatrice Annamaria Palladino - di
Ale D'Agostino, cui la terribile Tiptop voleva donare una margherita, uno di quei bei rami lunghi...
Terribile Tiptop perchè dopo la prima presentazione avvenuta a settembre e recensita sul blog
Sanremout, avevo commentato l'opera un po' fuori dal coro, con un giudizio non negativo ma perplesso su alcune cose, apprezzandone altre.
Arrivata in bicicletta ed in anticipo, mi sono fiondata da un fiorista, che però mi ha proposto di tutto, anche una composizione di giacinti, uno rosa, uno bianco e uno azzurro, stile maternità che non mi sembrava il caso, e insomma ho ripiegato su tre tulipani, due gialli e uno bianco, colori della margherita tipo. Solo che ne hanno falcidiato il gambo, e sono spariti avvolti in una garza verde, insomma non era più il gesto che volevo fare io. 
La nemesi esiste, cosicchè l'autrice mi ha chiamato a parlare (io muoio in pubblico così, ma ho retto, sto imparando,ma non mi sono alzata in piedi) come interessante caso di persona che aveva già letto il libro, e non le era piaciuto.
Intanto nella libreria  c'erano dei saldi, mica tanto convenienti a dire il vero, perchè 5 euri per un Piccolo Mondo Antico in edizione Oscar Mondadori di quando ero ragazza io mi sembra troppo, tenuto conto che se apri adesso quelle edizioni lì con la colla secca altro che coriandoli.
Ho scovato però un libro solidamente rilegato  di Brunella Gasperini, ed ho pensato ora o mai più credo. Ne ricordo la piacevolezza nelle sue rubriche sui giornali, secoli fa.
Me ne sono tornata a casa in bicicletta, pensando che il tempo stava cambiando dal tiepido primo pomeriggio in cui avevo visto, pedalando, un sacco di vecchiettini accompagnati fuori, che attraversavano passin passetto sulle strisce.
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mercoledì, 25 febbraio 2009

Guardrail

Lunedì sera dovevo uscire, per la presentazione del libro di un'amica Facebook.
La scelta dell'abbigliamento non è difficile, anzi  quasi obbligata, non ho portato con me per ora che poche cose, il necessario per qualche giorno.
E' un po' come stare in un campeggio, tante cose non le hai e ti arrangi un po': anche  le pentole sono ancora imballate, e bicchieri a òpoco prezzo  che mi piacessero non li ho ancora trovati.
Quando è ormai ora di andare, mi viene da pensare che mi ero preparata senza impigliarmi  in nessuno, ed ero stata in completo silenzio, che senza uscire di casa  forse si perderebbe l'uso della parola, a stare da soli si ascolta si guarda, ma non si parla, e poi si usano gli sms.
Guido per Milano, in fondo è come sempre, ma  pensavo un po' preoccupata al ritorno in piena notte, quando sarebbe stato difficile trovare posteggio perchè la carreggiata deve essere libera, passano i camion per il lavaggio stradale, e non conosco ancora la zona by night per muovermi in sicurezza.
L'incontro con gli amici, le presentazioni, ci si avvia al luogo, un bar nei pressi del Naviglio, e  improvvisamente mi accorgo di essermi dimenticata di cenare.  E' proprio un bar, non c'è una saletta... si saluta l'autrice, intorno solo volti sconosciuti. La svolgimento della serata è lasciato agli avventori, non accade nulla, non sembra neanche che debba accadere nulla, nella penombra, ma va bene così, la conversazione nonostante la musica, più rumorosa  che altro,  funziona,
Un cameriere prende le ordinazioni,  un filo di speranza si accende in me attanagliata dalla fame: sconsolata, vedo arrivare un vassoio con tre bicchieri, nessun piatto. Qualcosa è esposto sul bancone, residuo dell'ora dell'aperitivo, ma mi vergogno un po', con le mie forme abbondanti (eufemismo) essere quella che si abboffa...ma alla fine cedo, spiluzzico. Certo che comincio bene, magari riesco davvero anche a dimagrire.
Si accende una lucina...Eva si alza, con  altri due ragazzi, una breve introduzione, leggono brani del libro, sorridono, e ridono e si fanno cenni: una presentazione, come dire, domestica, spontanea.  E così è,  fresca e sorridente,  Eva, sedutasi poi al tavolo con noi.
Al ritorno penso se non sia un po' "Guardrail" anch'io, per quanto in epoca e circostanze diverse.
Come pensavo, non trovo posteggio, lascio la macchina vicino alla  casa di famiglia, dove  sarebbe comunque servita la sera successiva, e chiamo un taxi per tornare al mio eremo.
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giovedì, 05 febbraio 2009

LIBERE DENTRO - Racconti di Donne del Sud

Dopo l'ufficio sono andata con due colleghi alla presentazione di questo libro, scritto da Maria Grazia Galati,  amica di uno di loro.
La cornice,  Spazio Design Elementi... un'inaspettata esposizione di cucine di lusso, elegantissimi frigoriferi  tipo armadi, fornelli ad infrarossi, una profusione di inox.
L'autrice, una vivace sorridente energica  donna bionda,  presumibilmente libera dentro, e meno fuori, costrettasi su alti tacchi e minigonna a far gli onori di casa, più rilassata dopo, in pantaloni e golf.
Il libro, cinque racconti di Donne del Salento, la cucina,   un cuoco prepare  le ricette di cucina nascoste nelle trame e rimpinza  il buffet.
Vino pugliese, negramaro Marangi.
Le tartine con pomodorini e un po' piccanti le  ho scoperte subito,  leggendo le prime pagine,  la frisa. Troverò anche le palline invulnerabili all'acciuga, e la torta con patate e capperi, ne sono certa.
Sfogliando il libro, bellissime foto del Salento, in bianco e nero, a dir la verità le foto del Salento me le ricordo blu di mare e di cielo, queste sanno anche di secco di arido e di antico.
Ottimo il formato, per una come me che legge prevalentemente in autobus, sembra una scemata, ma conta: Il Signore degli Anelli, regalatomi in unica soluzione, non lo leggerò mai (soprattutto tutto perchè non è il mio genere).
Libro nuovo in cucina nuova, un ottimo insolito connubio.
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categorie: friends, cultura o pseudo tale
giovedì, 11 dicembre 2008

Grazie.

IL MIO BLOG COMPIE OGGI TRE ANNI!

Mi investo di solennità, come dovessi scrivere il discorso di Capodanno del Capo dello Stato.
Immaginatemi seduta ad una scrivania con aurei intarsi, una bandiera con il mio avatar, fascia tricolore, scritta Blogitalia giocoforza.
E' un periodo un po' tosto questo per me, ma non intendo fare bilanci, fare i bilanci della propria vita non ha molto senso, semmai è bello ricordare.
Nei bilanci ci sono i più e i meno, nella vita c'è solo il più.
Tutte le esperienze sono dei più, ed anche le persone che ci hanno accompagnato anche per pochi passi, o ci hanno attraversato la strada.
Il segno meno nella vita non esiste, non sparisce nulla, tutto resta dentro di noi, semmai celato, ma resta.
Se leggo vecchi post, mi accorgo di quanto sia cambiata, ed anche di quanto non lo sia, chissà se vale se ne ripubblico qualcuno.
Se guardo tra gli avatar degli amici, o tra  i miei link, ce  ne sono alcuni  che  che su splinder non vengono più, o poco, o hanno chiuso il blog,  eppure non voglio cancellarli, non voglio rischiare di dimenticarli, eppoi " a volte ritornano ", si mai nella vita. La vita è come una scatola di cioccolatini.
Ringrazio Viridian che mi ha fatto conoscere questo mondo, che mi era assolutamente ignoto, anche tecnologicamente, quando ho cominciato, e nel quale mi muovevo timidissima... non osavo lasciare commenti, e per i primi mesi non mi ha letto nessuno. Se non ricordo male avevo festeggiato le mille visite verso la fine di febbraio 2006, la metà delle quali sicuramente mie, non avevo ancora scoperto i "preferiti"!
Adesso in molti blog mi capita di leggere post sulla "minaccia Feisbuc"... è vero che lì ci ritrovo splinderiani a frotte, ma non mi pare abbiano abbandonato i loro blog, nè la frequentazione di altri...a me sembrano che anche i rapporti interpersonali siano molto diversi. 
Sembra un po' di vivere in vetrina, e tutti fanno la raccolta delle figurine.
Secondo me, c'è una tale mescolanza di reale e virtuale, che rischiano di scoppiare invidie gelosie rappresaglie che si riporteranno anche nei rapporti reali.
Come ho scritto in alcuni commenti, riesco ad  essere autentica qui,  come tiptop,  mentre in Feisbuc col mio nome e cognome, dove mi leggono  il capofamiglia, parenti,  colleghi di lavoro,  mi aggiro cauta e guardinga, come neutra.  Anche qui mi leggono persone che mi conoscono,  per nome e cognome, alcune  di persona, ma sono rapporti nati qui, è diverso. E' proprio diverso l'approccio.
Le mode sono sempre un rischio, la gente si lascia portare... ma non penso che i blog moriranno per Feisbuc, in ogni caso intendo far parte dello zoccolo duro perchè questo formato mi piace, per scrivere, scrivermi e farmi leggere, ed i rapporti che ne nascono mi sembrano abbastanza veri.
E poi volevo dire grazie, a chi passa,  o è passato di qui lasciandomi delle sue parole.
Dico sempre che è bello dire grazie, perchè vuol dire che  hai ricevuto qualcosa.
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categorie: events, cultura o pseudo tale, post importanti
venerdì, 28 novembre 2008

SALONE DEL LIBRO USATO

Anche se l'ombrello mi scivolava coi guanti di lana, e la neve in piazza Lodi erano gocce cicciotte, e invece in piazza Corvetto gocce pesanti, insomma  non la neve leggera a fiocchi che almeno l'ombrello è inutile... gocce pesanti che però sui tetti e sulle auto in sosta restano bianche, e fanno poltiglia color asfalto per terra, scivolosa...

Anche così, pensando al week end che le previsioni del tempo, in quanto tali, prevedono brutto, ho apprezzato un adesivo pubblicitario trovato sulla free press di oggi:

28.29.30 novembre     FIERAMILANO CITY  - viale Scarampo Milano INGRESSO GRATUITO salonelibrousatomilano.com    SALONE DEL LIBRO USATO, bancarelle in Fiera, 4^ edizione.

"Leggere nuoce gravemente all'ignoranza"

L'unica cosa, chissà che libri sono, io dai miei "belli" mica mi staccherei. Sarebbe bello anche ci fossero bancherelle tipo "remainder's" un'inizaitiva che mi sembra stia scomparendo.

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categorie: milano, events, cultura o pseudo tale
venerdì, 07 novembre 2008

nulla per caso

Cronista di "nera" alle prese con orari impossibili e sempre innamorata degli uomini sbagliati - per esempio Luca, il suo misterioso capo che la chiama "tesoro" solo quando deve affidarle servizi impossibili - Irene ha però un dono: la facoltà di percepire, perfino con un semplice contatto, il disagio e il dolore degli altri. In un primo momento le sembra quasi una maledizione, ma certo la aiuta sul lavoro: basta un semplice contatto dal vivo per sospettare chi tra gli indiziati potrebbe aver commesso un crimine. E così Irene si ritrova a percorrere una strada di crescita umana e professionale che non aveva previsto. L'aiuto di un intuitivo poliziotto le permetterà, con cautela, di aprire il suo cuore.

Stasera sono andata alla presentazione - ormai una delle - presentazioni del libro di Rosa, una compagna del corso di scrittura. Ovviamente ho comprato il libro e lo leggerò.
Sul piccolo palco del locale nomato Sud, in via Solferino, Rosa era a suo agio, nonostante si dicesse timida, ma una timida che ha dovuto  presentare  un programma quotidiano in  tv credo che abbia  imparato a dissimulare.  Brava Rosa... io sono la degenere del corso, l'unica che non stia lavorando a qualcosa di compiuto, mi pare.  
Della presentazione si è occupato  con il suo vocione Andrea  G. Pinketts, un bicchierozzo al lato della sedia ed un microfono pro forma in mano. E' stato presentato dal presentatore del presentatore, Andrea Carlo Cappi ( che non è stato presentato da nessuno ma ha annunciato da solo  l'imminentissima -domani- uscita del suo libro Mito Bond).
La presentazione non è stata alterata, come mi aspettavo dal personaggio, anche se non si è trattenuto dal tirare in ballo in qualità di sorelle Materassi una coppia di signore di una certa età sedute nel pubblico davanti a lui.
Il discorso è stato lineare, senza parallelismi equilibristici  e riferimenti letterari a tutti i costi,  tra reminescenze della sua amicizia con l'autrice e qualche ovvietà, per altro di natura obbligatoria.
Mi sono un po' preoccupata quando  ho visto che Pinketts si accendeva un sigaro, non dovrebbero lasciar avvicinare braci a materiali altamente infiammabili
.
Ho simpatizzato senza sapere chi fossero,  le due dame sedute accanto a me, rivelatesi poi emissari  della Sperling & Kupfer, e mio fratello proprio oggi mi ha detto, ho scritto tre romanzi, mi trovi un editore?
Perchè quando aveva scritto il primo, e gli avevo proposto un elenco di piccoli editori, quelli che "venivano fuori"al corso di scrittura,  aveva detto che lo avrebbe fatto uscire con un editore grande o niente. Io gli avevo detto che non andavano così le cose, ma si sa, sono la sorella piccola.
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categorie: cultura o pseudo tale, corso scrittura
domenica, 26 ottobre 2008

un condensato di bellezza


Ieri sera a seguito di un'inaspettata telefonata mi sono inaspettatamente trovata al cinema, erano forse due anni che non ci andavo, non che non mi piaccia, anzi, ma non mi piace andarci da sola, e poi tutte le volte che si dice con qualcuno andiamo a vedere quel film lì, sì sì,  poi si rimanda sempre e il film non lo danno più. E se li guardo in tv mi addormento, anche se il film mi piace. Una tristezza.
Dunque, Vicky Cristina, Barcelona.
Una rassegna dei casi dell'amore.  Un film divertente, che non insegna nulla ma almeno ti diverte con leggerezza non stupida nè vuota. E accipicchia se ne avevo bisogno.
Sono rimasta colpita dalla bellezza, in questo film, tanto che non ricordo neanche se c'era una colonna sonora, che di solito ascolto e cerco, me la sono dimenticata.
Le donne sono splendide tutte, Vicky che assume morbidezza nello scorrere delle inquadrature e e delle sue certezze,  Cristina, portatrice sana di gioia di vivere e di insoddisfazione, in quanto omonima in lei  ho ritrovato parte di me..."non so cosa voglio ma so quello che non voglio", l'insoddisfatta Judy, appunto, un'altra parte di me, e la leonina Maria Elena, fantastica, sensualissima, vitale.
Woody Allen  ha esercitato compostamente il suo umorismo, che va colto nelle inquadrature e negli sguardi, mentre  ha  destinato la sua impietosa ironia agli stereotipi maschili, non se ne salva uno, di maschietto.
Parlavo di bellezza, e non a caso ho postato come prima foto la chiesa di Oviedo, è bellissima anche la Spagna, che non fa da semplice sfondo alla storia, ma è tra le protagoniste, femminile e calda.

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categorie: cinema, cultura o pseudo tale
venerdì, 24 ottobre 2008

Mi spiegate Facebook?

Mio figlio ha ritrovato compagni di scuola delle elementari e mi è sembrata una cosa carina, così mi ci sono iscritta.
Non ho trovato nessuno della mia scuola, in cambio ho come amici i miei figli, una mia collega,  mi stanno trovando tutti i figli dei miei cugini, e dulcis in fundo nella mail oggi ho trovato che sono tra gli amici del capofamiglia,  mi è toccato confermare.
E' che quando apro Facebook, in genere solo perchè trovo la segnalazione di amici nuovi,  e il mio avatar chiede cosa sto facendo adesso, mi girano subito le scatole. Indovina un po' cosa sto facendo....sto leggendo cosa stai facendo adesso, no? chiedimi cosa facevo o cosa farò.
Non so, non mi riesce di cogliere l'essenza affascinante  di questa piazza enorme, dove nessuno si fa i cz propri....
Notizie... pinca pallina ha messo le foto, l'altro si è iscritto in un gruppo, l'altro ha parlato con caio, e ha fatto amicizia con.  Embè?
Non so, sono virtualmente contenta con il mio blogghino, le mail e qualche chattatina, e il telefono, naturalmente..
Una mia cugina settantenne vorrebbe curiosare nei siti delle nipoti (i figli di cugini di cui sopra)  ma le ho confermato che si deve censire, e allora dice figurati sono tutti ragazzini cosa ci faccio io, però mi posso fingere. Le dico che alla lunga ci si accorge, che non è una diciottenne, per il linguaggio. E lei, figurati, io so fingere di parlare  come  una diciottenne. Volevo dirle, se il tuo approccio è quello di entrare per fingere, per me sei vecchia sì, e non riuscirai a dimostrare diciotto anni.
Comunque Facebook non mi incuriosisce... cioè mi incuriosisce per il successo che ha, e che non capisco,  non mi sento partecipe.
Ci resto e non mi cancello  perchè spero capiti qualche figura del passato...ma per altro non lo so. Mi dite che ci trovate, a cosa serve? perchè è divertente?

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categorie: friends, civilization, cultura o pseudo tale
giovedì, 23 ottobre 2008

corso di scrittura di ieri sera

Simpaticissimo Piero Degli Antoni.Giornalista e scrittore di thriller "emotivi", mi riprometto di leggerlo quanto prima. Non avendolo ancora letto, sarà giusta la defnizione "emotivi" che mi è venuta dopo averlo ascoltato?

Il titolo della lezione era “Il poliziesco come romanzo sociale”  e lui pensa un po’ che combinazione , per strada pensava se si può scrivere un poliziesco senza ambientazione sociale.

Io non so mai ricostruire tutti i perchè e per come perchè non prendo appunti, tanto so che raccolgo l’essenza delle cose, che poi mi resta dentro indicibile, proprio nel senso che non riesco a dirla bene come quando l’ho sentita ma torna fuori quando mi serve.

Gigi è intervenuto dicendo che in un poliziesco il delitto è solo il chiodo a cui si appende il quadro.

Comunque la risposta era ovvia ed era no. In ogni caso, da qui si è spaziato allo scrivere, alla creazione di una storia, ed è stato ancora una volta evidente come non esista un metodo universale, c’è chi comincia a scrivere senza sapere dove la storia lo porterà, e chi  addirittura scrive prima il finale. Lui è quadrato, ha detto, annota tutto quello che gli viene in mente e che pensa potrà servire e da cui pescare, non necessariamente con un ordine predefinito, e traccia anche il ritratto dei personaggi. Ogni volta che ripiglia a scrivere, si rilegge cosa ha scritto prima, per mantenere l’omogeneità, e per questo consiglia di scrivere il più possibile in tempi ravvicinati,  si riduce il rischio di slegature ed incongruenze.

Ha consigliato la lettura di Stephen King, On Writing, e di un manuale di sceneggiatura, In viaggio con l’eroe, di Chris Vogler...quasi quasi.... perchè mi sta  venendo un po’ voglia di mettermi a scrivere “creando”, ho una storia in mente da tempo e cominciata per una manciata di pagine, che si presta ad essere di molto ampliata, se non fossi sempre così succinta: E poi ho sempre poco tempo, il tempo libero che ho è quello sottratto al sonno, o sono brandelli tra una cosa e l'altra. 

Non è succinto Rinaldo, che sta scrivendo una specie di trattato di storia, che non è che abbia molto a che fare con un corso di scrittura creativa, e comunque ha cominciato a leggercelo... “E va bene, se vi stufate dite basta”, io ho detto basta dopo le prime due parole, hanno riso tutti ma lui è andato avanti lo stesso, così abbiamo imparato che Carlo n.8 di Francia  è morto picchiando la testa contro l’architrave di una  porta

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categorie: cultura o pseudo tale, corso scrittura
giovedì, 16 ottobre 2008

RICEVO QUESTA MAIL

da una persona che stimo molto, e  ho pensato di pubblicarla.

Mercoledì 15/10 ho partecipato all'assemblea organizzata dalla scuola elementare di mio figlio per "chiarire le idee" sul Dl Gemini e tutto ciò che ci gira intorno. Ho ascoltato attentamente i tre interventi  in programma e ho cominciato seriamente a preoccuparmi del futuro della nostra scuola pubblica. La prima domanda da parte di noi genitori è stata "Ma cosa possiamo fare concretamente noi genitori per aiutare?" La risposta, visto l'allarmante disinformazione che circonda l'argomento, veniva da sé: "informate!". Io non sono una giornalista e la divulgazione non è il mio mestiere, ma nel mio piccolo volevo cercare di dare il mio contributo cercando un modo per provare ad uscire da questa semplicistica comunicazione basata sugli slogan.

Ho creato un blog, "Viva la scuola"  http://vivalascuolainfo.blogspot.com/  con l'idea che potesse essere un mezzo per informare e anche un punto di aggregazione e e di confronto. Ovviamente ho bisogno della collaborazione di tutti, prima di tutto per diffondere l'indirizzo web del blog, poi proprio in modo diretto postando commenti, le vostre opinioni, articoli (citandone le fonti) , foto o quant'altro si pensi sia utile alla comunità, mandando il materiale da pubblicare all'indirizzo -mail che ho creato appositamente vivalascuolainfo@libero.it .
Questa è un'iniziativa mia personale che spero venga accolta positivamente da tutte le persone che hanno a cuore il futuro dei nostri figli.

Ringrazio in anticipo tutte le persone che daranno un contributo anche solo a diffondere una piccola informazione.
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categorie: civilization, cultura o pseudo tale
venerdì, 10 ottobre 2008

Leggendo, da Auxesia 1, un bel post, un commento e quindi la sua risposta, "Tip dai... tu hai un po' l'anima da hippy...." non so come ho avvertito una sensazione di benessere,  da "ritorno a casa".
Non saprei dirlo a cosa è dovuta questa sensazione piacevole.
Mi riporta all'adolescenza?
Tocca l'adolescente che dentro di me incanutisce ma non molla?
Se do questa sensazione, significa che sono riuscita a non tradirmi crescendo ? Che potrebbe di contro significare per certi versi che non sono maturata.
Non so, ma in questo periodo un po'così, di cose bellissime ed orrendissime, di decisioni da prendere e  di delusioni, sentirmi  dare  dell'anima un po' hippy mi ha rincuorato.
Mi è venuto in mente il libro Il compromesso, di Elia Kazan, con Kirk Douglas, mi era piaciuto tanto ma non lo ricordo, perchè.Era come mi avesse aperto gli occhi su cose della vita. Che poi c'era il film,  un film di cui non ho più sentito parlare, quasi cerco di vederlo.
Si pensa di odiare i compromessi, poi ci si vive avvoltolati dentro, per forza.
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categorie: friends, feelings, cultura o pseudo tale
giovedì, 02 ottobre 2008

Ricorre il corso

Stasera è ricominciato il corso di scrittura, siamo tantissimi, Bruna ha riepilogato in quanti hanno pubblicato quest' anno, tra i quali ovviamente non sono io, che ad onor del vero non ho scritto nulla di pubblicabile,nè ci penso più di tanto.
Ci ha intrattenuto Carmen Covito con un argomento non leggerissimo ma tutto sommato interessante, Il ruolo della descrizione e le sue traformazioni nel tempo. Un terreno delicato ed insidioso.
Ho scoperto così un romanzo del quale ignoravo totalmente l'esistenza, Principe Splendente, di Murasaki, scritto nel 1000 da una donna giapponese, che, ci diceva, è un po' il Proust nazionale, o la Dante giapponese, diceva Bruna.
Mi sono incuriosita ed ho cercato su Wikipedia : una trama degna di Beautiful, incredibile. In Italia circola una traduzione della traduzione inglese, ma ora pare che una professoressa romana si stia cimentando direttamente dal testo originale, cosa che, leggendo sempre su Wikipedia  anche il capitolo sul  contesto letterario, deve essere un'impresa tutt'altro che scorrevole.
Mi incuriosirebbe leggerlo, ma sono ormai sepolta dalle cose che ho già  da leggere, e sono tante quelle che  vorrei rileggere con gli occhi di adesso e tante quelle che non ho e che vorrei...chissà se esiste un condensato di Selezione dal Reader's Digest? già ne hanno tratto dei manga...
Lo inserisco in "cose da fare prima di morire". Rivaleggerò con Matusalemme, spero.
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categorie: cultura o pseudo tale, corso scrittura
giovedì, 25 settembre 2008

Fosse stato per loro, ogni mese si sarebbe dovuto assegnare ad ognuno una quota fissa di parole. Tutti dovevano sapere che ogni parola proferita attingeva a una risorsa preziosa, come l'acqua potabile o il terreno fertile, e che ogni volta che ciascuno parlava, la sua razione inevitabilmente si assottigliava.

Da  IL PALAZZO DELLE PULCI  di Elif Shafak.

Semplicemente.

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categorie: civilization, cultura o pseudo tale
mercoledì, 24 settembre 2008

Mi sembra che le cose funzionino così: se tu “crei” qualcosa che ad altri  non piace, è spontaneo che  venga da chiedere, da chiedersi,   perchè, che cosa non va. Però, se tu fai qualcosa che piace, è come se il "successo" fosse dato per scontato, raramente viene da chiedersene il perchè, eppure sarebbe un’esplorazione non meno interessante.

Un creatore creativo risponde ad una sua esigenza personale,  insegue una sua idea, un suo progetto,  e non si fa o non si dovrebbe   far condizionare da quanto e come la sua opera verrà accettata, giudicata dagli altri.

Mi piace essere messa in discussione e sono grata a chi lo fa,  apprezzo  tantissimo i giudizi e gli insegnamenti quando li avverto come una crescita, un arricchimento,  mentre divento ritrosa quando non sento  in essi un tono propositivo ma  una sorta di imposizione, di condizionamento.

Anni fa, una persona per me tra le più care nella mia vita, alle mie rimostranze per una sua critica severa nei miei confronti, mi disse " Sono un amico, non un cortigiano": fu allora che imparai, o meglio, capii. 

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categorie: pensieri sparsi, civilization, cultura o pseudo tale
domenica, 10 agosto 2008

non c'è afa qui

ma magari neanche a Milano.
Ieri pomeriggio mi sono messa a leggere all'ombra, sotto l'ippocastano, lo sguardo sulle colline e il profumo di menta nell'erba tagliata da poco, e di fico dalla pianta vicina. La vanessa volava, col suo modo di lasciarsi nell'aria, quasi andasse all'indietro. Il nido delle gazze sul pino era vuoto. I gatti pigramente venivano verso la mia sdraio, l'aria era fresca. Leggevo e mi carezzavo le spalle ed il collo, ed ho chiuso per un attimo gli occhi, pensando a momenti in cui le dita non erano le mie. E poi ho ripreso a leggere, il libro che ha scritto la mia amica , mi piace, devo dire che le ambientazioni nei secoli passati mi pigliano sempre, non per niente mi sono bevuta tutta la Austen, che mi è venuta subito in mente, forse per affinità di presenza di pianoforti.
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categorie: feelings, cultura o pseudo tale
martedì, 29 luglio 2008

festa dell'Unità Milano 2008

mentre tengo d'occhio il globo, cioè la  Princess, che manca una settimana giusta...
mi sono chiesta cosa ci propina la festa dell'Unità  quest'anno... 

 cliccate qui
(il programma è del 2007, in fondo alla pagina ci sono i concerti 2008)

non male direi
(sarò una nonna sui generis, lo so)
devo esorcizzare...

postato da: tiptop alle ore 23:50 | link | commenti (18)commenti (18) Popup
categorie: musica, civilization, cultura o pseudo tale, innonnimento

SENZA TITOLI

Senza titoli, morire infatti che ne ricordi mai uno. Vabbè gli "eterni" si sanno... Mrs Robynson, The Sound of Silence, The Boxer... ma gli altri no. C'è da dire che non sapendoli,  è veramente difficile ricordarli.
Sono tornata da poco dal concerto di Paul Simon, qui all'Arena. Li ascoltavo molto da ragazza, gli indimenticabili Simon e Garfunkel,  il lungo il corto il pacioccone (il pacioccone ero io).
Che abbiano fatto dopo El condor pasa, e dopo quell'epoca lì, non lo so, non me ne sono mai curata, sapevo solo che si erano divisi. Comunque, quando mi si dice di andare a un concerto è difficile che dica di no. E poi perchè avrei dovuto dirlo, mi piacevano in due... mi piacerà anche Simon da solo; ma Garfunkel invece che fa?



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Va bene, sono andata a sentire un cantante di cui non sapevo più nulla, per cui non so che pezzi abbia fatto e di quale disco, ho riconosciuto solo i classici.
Con M abbiamo sostato un sacco aspettando i suoi amici, nei pressi dei chioschi di zucchero filato, frittelle e paninozzi  con carni diversamente cotte, sia all'entrata che all'uscita, effluvi tali che
che quando sono tornata il cane e i gatti mi son venuti incontro visibilmente curiosi.
Uscendo, nella calca, ho pensato che questo pubblico era un po' come un dito d'acqua nel bicchiere, che se si rovescia per terra o sulla tavola sembra un mare.
Ho apprezzato un'iniziativa pubblicitaria per una volta tanto sensata: all'ingresso ti offrivano di ricoprirti di Autan.
Nell' attesa abbiamo perso il chitarrista propedeutico, tale Ruben Ford, le cui note arrivavano comunque a farci compagnia.
E' poi arrivato un omino in  giallo e piccolo piccolo, che riempiva il palco, seguito da una band molto agguerrita. Una musica la loro senz'altro adatta all'estate, che invita a tenere il ritmo, a battere per lo meno il piedino (n.39/40).
Un energumeno nero, riccio  (è politicamente corretto scriverlo perchè era italiano) mi prega di non fare foto. Intanto ho disubbidito, ma senza esagerare. A lui non ne ho fatte, comunque.
Le canzoni si sono srotolate una dopo l'altra, non che ripensandoci fossi poi in grado di distinguerle. In alcune mi sembrava di sentir sgocciolare le note, in un'altra ho riconosciuto un'influsso reggae, ed in un'altra echi del condor. Mi è piaciuto vedere la fisarmonica sul palco, è uno strumento che mi fa simpatia, come il rumorista che si grattuggiava sul petto. La batteria aggiungeva battiti al mio cuore, il tamburello andava a perdersi nello sfondo, a tratti il sax mi bucava, mentre l'omino indossava una chitarra dopo l'altra, le luci si inseguivano  gialle blu e violette come nei disegni cachemire. Quando sono iniziate le note di The Sound of Silence.. non mi sono resa conto subito che Paul Simon la stava suonando da solo in un palco vuoto, non pareva. E poi la mia testa va sempre un po' dove vuole, dietro i pensieri o dietro i sogni. Quando finisce di suonare il pezzo alza la chitarra, come per ringraziarla, perchè noi la ringraziassimo.
postato da: tiptop alle ore 01:47 | link | commenti (9)commenti (9) Popup
categorie: musica, milano, cultura o pseudo tale