Cronista di "nera" alle prese con orari impossibili e sempre innamorata degli uomini sbagliati - per esempio Luca, il suo misterioso capo che la chiama "tesoro" solo quando deve affidarle servizi impossibili - Irene ha però un dono: la facoltà di percepire, perfino con un semplice contatto, il disagio e il dolore degli altri. In un primo momento le sembra quasi una maledizione, ma certo la aiuta sul lavoro: basta un semplice contatto dal vivo per sospettare chi tra gli indiziati potrebbe aver commesso un crimine. E così Irene si ritrova a percorrere una strada di crescita umana e professionale che non aveva previsto. L'aiuto di un intuitivo poliziotto le permetterà, con cautela, di aprire il suo cuore.Simpaticissimo Piero Degli Antoni.Giornalista e scrittore di thriller "emotivi", mi riprometto di leggerlo quanto prima. Non avendolo ancora letto, sarà giusta la defnizione "emotivi" che mi è venuta dopo averlo ascoltato?
Il titolo della lezione era “Il poliziesco come romanzo sociale” e lui pensa un po’ che combinazione , per strada pensava se si può scrivere un poliziesco senza ambientazione sociale.
Io non so mai ricostruire tutti i perchè e per come perchè non prendo appunti, tanto so che raccolgo l’essenza delle cose, che poi mi resta dentro indicibile, proprio nel senso che non riesco a dirla bene come quando l’ho sentita ma torna fuori quando mi serve.
Gigi è intervenuto dicendo che in un poliziesco il delitto è solo il chiodo a cui si appende il quadro.
Comunque la risposta era ovvia ed era no. In ogni caso, da qui si è spaziato allo scrivere, alla creazione di una storia, ed è stato ancora una volta evidente come non esista un metodo universale, c’è chi comincia a scrivere senza sapere dove la storia lo porterà, e chi addirittura scrive prima il finale. Lui è quadrato, ha detto, annota tutto quello che gli viene in mente e che pensa potrà servire e da cui pescare, non necessariamente con un ordine predefinito, e traccia anche il ritratto dei personaggi. Ogni volta che ripiglia a scrivere, si rilegge cosa ha scritto prima, per mantenere l’omogeneità, e per questo consiglia di scrivere il più possibile in tempi ravvicinati, si riduce il rischio di slegature ed incongruenze.
Ha consigliato la lettura di Stephen King, On Writing, e di un manuale di sceneggiatura, In viaggio con l’eroe, di Chris Vogler...quasi quasi.... perchè mi sta venendo un po’ voglia di mettermi a scrivere “creando”, ho una storia in mente da tempo e cominciata per una manciata di pagine, che si presta ad essere di molto ampliata, se non fossi sempre così succinta: E poi ho sempre poco tempo, il tempo libero che ho è quello sottratto al sonno, o sono brandelli tra una cosa e l'altra.
Non è succinto Rinaldo, che sta scrivendo una specie di trattato di storia, che non è che abbia molto a che fare con un corso di scrittura creativa, e comunque ha cominciato a leggercelo... “E va bene, se vi stufate dite basta”, io ho detto basta dopo le prime due parole, hanno riso tutti ma lui è andato avanti lo stesso, così abbiamo imparato che Carlo n.8 di Francia è morto picchiando la testa contro l’architrave di una porta



Ho scoperto così un romanzo del quale ignoravo totalmente l'esistenza, Principe Splendente, di Murasaki, scritto nel 1000 da una donna giapponese, che, ci diceva, è un po' il Proust nazionale, o la Dante giapponese, diceva Bruna.
E' la dubbiosa traduzione del titolo del secondo libro di Paolo Colagrande, del quale a quanto pare sono destinata ad essere una fedelissima, avendo assistito a tre presentazioni in tutta la mia vita, di cui due sue, questa e quella di Fideg l'anno scorso, del quale avevo comprato due libri, uno da regalare, e di Kammerspiel uno solo, non ho regali da fare.
Una rosa è una rosa è una rosa (Gertrude Stein). Tutti conoscono questa famosa massima della grandissima scrittrice americana: significa che ogni cosa ha un suo preciso nome e che quindi il processo di "nominazione" fa la realtà. Nel suo piccolo anche Bisi, protagonista del secondo romanzo di Paolo Colagrande, è un Bisi è un Bisi è un Bisi. In Kammerspiel continuano la sua saga e le sue avventure con i tormentoni su cui l'autore esplicitamente e steinianamente ritorna.
C'è poco da stare allegri: se Anna Karenina si butta sotto il treno, Antigone s'impicca, e Godot non arriva mai, è più facile piangere che ridere. Eppure Bisi non s'arrende, nonostante le multe e le soprattasse, il bancomat che si rifiuta di dargli i soldi, l'affitto e la retta del nido del bimbo Ale. Senza contare che l'Emilia è di nuovo incinta mentre la manovra economica del governo tende a favorire l'acquisto di yacht miliardari. Ci si mettono pure l'Alda che non gli fa più scrivere articoli sul giornale golenale con cui collabora e Criscuolo, il collega raccomandato che lo gabba. E anche gli amici latitano, tutti tranne Joe Martini, il cantante melodico provinciale che ha ceduto all'incanto fluviale: imbarcati sulla Regina d'Africa, i due scivolano incerti avanti e indietro sulla draga dell'esistenza. Joe non metterà più piede a terra, e Bisi? Riconoscerà il proprio fallimento o resisterà? Prima o poi un granello benevolo deve pur cadere nel grande impasto della vita, l'importante è non perdere la speranza.
Con un'intelligenza che gli permette di spaziare da Voltaire a Mina, dalle metafore calcistiche alle mutazioni genetiche di Monod, Bisi scrive come vive: con uno humour irresistibile e un'ironia in stile Kammerspiel con derive Biedermeir.
Paolo Colagrande, nato a Piacenza nel 1960, ha vinto nel 2007 il Premio Campiello Opera Prima e ha avuto la menzione d'onore al Premio Viareggio Opera Prima 2007 con Fìdeg (Alet). Scrive racconti su "Panta" e "Linus". È tra i fondatori della rivista "L'accalappiacani", collabora con ttl inserto de "La Stampa".
traspiranti anche... visto che tanto è online non ci si fa caso.
Mi sembra interessante questa iniziativa del gruppo l' Espresso, metto il link (così' me lo ricordo anch'io):
Nasce ilmiolibro.it, ora il romanzo lo puoi stampare su internet
ecco.
Non è che sia favorevolissima all'evoluzione dell'editoria internettistica perchè amo le librerie la carta e l'inchiostro... com i più, direi. Ma può essere sempre un mezzo, un inizio, una cosa accessibile a tutti.
In un altro blog commentai: "Resto sempre perplessa su queste cose… Un libro si tiene tra le mani, si sfoglia, ti ha chiamato dallo scaffale, ha un suo profumo un suo colore. Io li scelgo così… un po’ come funziona tra i fiori e le farfalle".