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per gli amici Cri, Tip, Top, TippeToppe, Tippete, Tippe, Cip Ciop, Crì Crì .... poi che ancora potrà venir fuori? Dimenticavo, il nick ancestrale è CORROSIVE VISION... mica male, mi piace!

Chi sono

Utente: tiptop
Nome: CRI
Sono un disastro, cerco di sopravvivermi. Mi piace la vita: se ci si fa caso, sempre, ovunque, in ognuno, c'è un qualcosa degno di interesse, attenzione, affetto. Mi piace la gentilezza e la familiarità, detesto la volgarità e gli eccessi. COMUNICAZIONI DI SERVIZIO: le immagini pubblicate a volte sono "rubate" dal web, se qualcuno non gradisse il "furto", semplicemente me lo dica e io tolgo. 2)Mi irrita che il mio blog venga usato come veicolo pubblicitario, i commenti stile "Bel blog passa a leggermi" o comunque con analogo fine, verranno cancellati, idem per i PVT. Piuttosto, fatevi conoscere per i vs. commenti arguti spiritosi ed intelligenti. 3)non mi piace mettere banner e riempire il template di cosi, evitate di chiedermelo.


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lunedì, 26 ottobre 2009

Venerdì, a Venezia.

In treno anche il tempo corre  veloce sulle rotaie, non ho mai giocato a scacchi alle sei e quaranta del mattino ed infatti ho perso. A scacchi, perdere, è quello che ho fatto sempre, a qualunque ora. Noto con me stessa che uso il verbo fare, e non il verbo capitare... mi accollo le mie manchevolezze. Non ho mai incontrato nessuno che mi lasciasse vincere, neanche mio padre, e non solo a scacchi. Meno male.
Un voce annuncia che per un disservizio il treno terminerà la corsa a Mestre, e non a Venezia SL. Santa Lucia, non Sulla Laguna come pensavo da ragazzina. La voce precisa soddisfatta che sul binario 1 ci sarà un treno regionale che partirà alle 9.06 diretto a Venezia. L'Eurostar si ferma, e sono le 9.04, senza bagaglio si va spediti, saliamo sul Regionale, e dopo di noi sale una signora artefatta che, con accento romanesco, intratterrà senza sosta il suo accompagnatore. Le porte si chiudono, siamo in piedi in un'atmosfera di caldo umido,  il treno non parte e viaggiatori furiosi o imploranti picchiano le porte, inesorabilmente chiuse. Tutti scontenti, insomma. Però poi parte, e come parte praticamente è arrivato, tale è la distanza tra Mestre e Venezia.
Mi sento sollevata, mi sembra già tanto essere arrivata a Venezia in un giorno di sciopero nazionale dei trasporti.
All'edicola ci muniamo di cartina, e ci dissuadono dall'acquistare il biglietto per il vaporetto, non rimborsabile. Il servizio è irregolare, non ne hanno visto passare uno. L'Arsenale è solo in fondo a Venezia, dalla parte opposta alla Stazione. Venezia non è grande, non si è mai espansa, per forza, le isole son finite, anche se oggigiorno non si puo' mai dire.
Però Venezia è su e giù, Venezia è calli campi e sotoporteghi...Venezia è che ovunque vada lo sguardo lì vorresti fermarti a guardare meglio, ad assaporare. Attraversadola di fretta alla mattina abbastanza presto, quando non c'è ancora tanta gente in giro, ti accorgi anche del quotidiano di Venezia, che vita complicata sia... Sicuramente, sembra complicata a chi non ci è abituato.
Ci sono, ordinatissimi,  i sacchettini  dei rifiuti fuori delle case, e passano dei carretti a prenderli, e poi buttano i sacchi neri nei barconi, verdi come i camion di Milano. Quasi ovunque la raccolta del pattume è colorato di verde, una simulazione ecologica. Ti accorgi che non vedi in giro bambini, e pensi ai passeggini, e tutte le scale dei ponti che ci sono, e allora ai disabili e poi ai vecchietti, chissà se dietro quelle finestre ci sono persone che non possono uscire ma non vogliono lasciare la loro Venezia. In fondo, come in ogni paese, per gli anziani, i malati, lasciare la propria casa è come fare un passo verso la fine. A Venezia credo non esistano ascensori, e anche i fili d'erba sono rarissimi. Forse,  dietro le porte,  per me passante rigorosamente chiuse,  ci sono anche giardini.
Forse, la sera, qualcuno preferisce accendere le candele.
Venezia  è uno stato d'animo.
postato da: tiptop alle ore 22:43 | link | commenti (7)commenti (7) Popup
categorie: pensieri sparsi, fotografia, civilization
martedì, 15 settembre 2009

Riesco a mettermi a scrivere solo ora, sullo spunto offertomi ieri da Metro, il giornale free press che ogni tanto riesco ad afferrare.
Penso alle polemiche sul rinvio di Ballarò. 
E' vero, è una scemata spostarlo, anche Ballarò potrebbe seguire il trasloco degli sfollati, una voce in più, un altro pubblico. Si parla di censura, di libertà d'espressione, ma secondo me non è questo il punto, almeno questa volta. Nulla impedisce che Ballarò possa fare un servizio la prossima volta, che i giornali possano scriverne, in un secondo momento.
Il problema è la manipolazione dell'informazione, l'utilizzo  - palese - del mezzo televisivo per fare propaganda (di regime).
Nessuno deve essere distratto da questo spettacolo, che immagino, che prevedo già.
Bisogna ingurgitare la medicina buona che ci porgono sul cucchiaio.
Vorrei guardarlo solo per vedere se ho, se abbiamo ragione.
Metro non parlava di Ballarò, parlava del freddo che fa già da quelle parti.
Diceva che quelli che andranno in una casa, stasera,  sono una minima parte.
Che gli alberghi si svuotano dagli sfollati, chi si è deciso ad andare da parenti o amici, o chi è riuscito a ristrutturare da solo la propria casa.
Che gli altri accampati andranno a riempire queste camere d'albergo.
Che ristrutturare da soli è quasi impossibile, i mutui a fondo perduto costituiti dalle banche vengono da queste concessi quando si è già fatto il 75% dei lavori, e quelli che hanno la casa in fascia A (lievemente danneggiate) sono obbligati a ristrutturarle e lasciare le tende.
Su Metro erano scritte queste cose, e si citava un giornalista free lance, Alberto Puliafito,  che non riesce a parlare con gli sfollati, non può fotografare la tendopoli, nè raggiungere all'interno del campo  chi si era detto disponibile all'intervista, e lo scrive su un blog, www.ikproduzioni/blog/ .

postato da: tiptop alle ore 06:50 | link | commenti (22)commenti (22) Popup
categorie: civilization
giovedì, 06 agosto 2009

delfini

Guardo pochissimo la televisione, ascolto più che altro le notizie mentre faccio altro. Però in queste sere estive mi capita spesso di soffermarmi a guardare, ad ascoltare, su Rai 1, il Gran Varietà, non sono sicura che l'aggettivo sia quello, però, gran.
L'archivio Rai, con Fabrizi, Totò, l'archivio in bianco e nero è uno scrigno pieno di meraviglie.
Una scenetta  ed un cantante italiano si intervallano.
Mi è capitato stasera di ascoltare, vedere, Modugno, che canta seduto, con il figlio Massimo. Il figlio Massimo lo guarda con un forte affetto che mi pare sincero.
Modugno appare vecchissimo, ma sono i postumi dell'ictus.
Forse si può dire che farlo cantare in quelle condizioni fosse una strumentalizzazione del suo stato, questo mi è venuto in mente. Ma poi no, la sua energia e la sua passione trasudavano. Non era indotto a cantare, voleva cantare, voleva la sua vita, e quella era l'ultima canzone che ha scritto.
Ho cercato in Internet  l'anno della sua morte, e del tutto casualmente, mi sono accorta che era il sei agosto 1994, oggi è il quindicesimo anniversario, e lo celebro io qua, che da vivo lo ho ascoltato distrattamente, non avevo gli anni giusti, e leggendo della sua vita su Wikipedia .. ecco, non mi ero resa conto che fosse un personaggio così.  Gli episodi, i fatti,  si sanno, ma a leggerli tutti in fila fanno un effetto diverso.

postato da: tiptop alle ore 23:04 | link | commenti (9)commenti (9) Popup
categorie: musica, civilization, cultura o pseudo tale

Anche andare in ufficio può essere pericoloso.

Sono rimasta chiusa in ascensore, una spanna oltre il quinto e ultimo piano. Per fortuna non ero sola, se no davo i numeri.  Così, in quattro, le battute si sprecavano. Gentile il collega responsabile della sicurezza del quinto piano (che poi magari mi legge qui). Gli ho ingiunto di mettersi l'elmetto per parlarci, voleva raccontarci una barzelletta e in coro gli abbiamo detto di no, rischiava, prima o poi saremmo usciti...

Hanno chiamato addirittura i vigili del fuoco, perchè il tecnico latitava. Volevo essere salvata con una scala, sarebbe stato romantico, invece ho sentito solo il rumore di una serratura, e la porta si è aperta, qualche collega superfluo presente, di quelli tipo pensionato che c'è un incidente e corre a vedere, di quelli che creano le code in autostrada.

postato da: tiptop alle ore 10:27 | link | commenti (6)commenti (6) Popup
categorie: events, civilization
mercoledì, 29 luglio 2009

gay o simili.

" Pulizia etnica".... vi evoca qualcosa?

postato da: tiptop alle ore 23:19 | link | commenti (18)commenti (18) Popup
categorie: civilization
venerdì, 05 giugno 2009

VOTATE, VOTATE, VOTATE

Vi metto qui questo link dell'Ansa,  con tutte le spieghe e gli orari..
http://www.ansa.it/opencms/export/site/visualizza_fdg.html_986905951.html

così magari è più comodo andare a votare....

andata a votare, ricordatevi: 

resistere resistere resistere....


pensate che ogni astensione  nell'opposizione
vale come due voti dati allo schieramento al governo....


votate secondo coscienza... votate
votate pensando che loro son tanti, e fanno quello che vogliono
 perchè hanno preso un casino di voti...

non tenetevi in tasca il vostro,
non polverizzatelo, il voto.


Aggiungo qui uno stralcio dell'articolo di  Scalfari, Le anime belle di fronte alle urne , pubblicato oggi su Repubblica, e ripreso dal blog di Mareprofondo:

L'analfabetismo politico degli italiani è molto diffuso tra quelli che parteggiano per la destra ma non risparmia la sinistra. Per certi aspetti anzi a sinistra questa assenza di educazione politica è uno dei suoi connotati, in particolare tra i sedicenti intellettuali che sono forse i più analfabeti di tutti.

Uno degli effetti più vistosi di questo fenomeno consiste nella ricerca di un partito da votare che corrisponda il più esattamente possibile alle proprie idee, convinzioni, gusti, simpatie. Ricerca vana poiché ciascuno di noi è un individuo, una mente, un deposito di pulsioni emotive non ripetibili. Le persone politicamente mature sanno che in un sistema democratico occorre raccogliere i consensi attorno alla forza politica che rappresenti il meno peggio nel panorama dei partiti in campo. La ricerca del meglio porta inevitabilmente al frazionamento, alla polverizzazione del voto, al moltiplicarsi dei simboli e di fatto alla rinuncia della sovranità popolare.

Aldo Schiavone ha scritto ieri che la polverizzazione del voto è frutto di un narcisismo patologico: per dimostrare la nobiltà e la purezza della propria scelta si getta nel secchio dei rifiuti la sovranità popolare. Non si tratta d'invocare il voto utile ma più semplicemente di predisporre un'alternativa efficace per sostituire il dominio dei propri avversari politici.
La destra sa qual è il suo avversario e fa massa contro di lui. La sinistra coltiva il culto della testimonianza, ma quando si trasferisce quel culto nell'azione politica il risultato è appunto la rinuncia ad una sovranità efficace per far posto al narcisismo dell'anima bella, pura e dura.
postato da: tiptop alle ore 23:10 | link | commenti (10)commenti (10) Popup
categorie: civilization
mercoledì, 20 maggio 2009

IMPRESSIONI A TORINO

Lasciate le poche gocce di Milano, il treno aveva raggiunto le nuvole, due ore più tardi  a Torino pioveva, pioveva proprio.

Con lo zaino in spalla abbiamo raggiunto i portici, e camminato, camminato lungo aiuole, per strade larghe dove finestre lunghe alte tutte in fila ci guardavano severe, e strade strette, quando le strade si sono fatte strette, eravamo arrivati.

La reception del B & B era densa di tappeti, fiori e cornici dorate. Gli stucchi, lo scintillio ed il dorato in Torino ti tallonano, almeno in quella dove sono entrata.

Perché dall’autobus, andando al Lingotto, vedi anche le case come sono in qualunque città.

 La mia camera era in un appartamento al primo piano, in cima ad una scala ripidissima, che mi son detta “Mamma mia, io salgo, ma poi scendo?” la finestra si affacciava su un cortile con i ciottoli e le biciclette, e si vedeva una fetta di cielo, sereno, il giorno dopo.

Lo stesso andando a mangiare da Shakespeare, con i nuovi amici del Lit Camp 2009, lo stesso cenando al Ristorante Tre Galli alla sera: la vecchia Torino delle case  deve essere  piena di scale ripide, ed i palazzi invece di scalinate larghe e marmoree con delle volte a stucco, e finestroni ampi, come quelle del Circolo dei Lettori (nonchè degli Artisti), un’istituzione della quale  mi sa che a Milano l’equivalente non c’è (purtroppo).

Non ho visitato Musei, né altri monumenti, non ce ne era il tempo ho solo camminato molto, sotto la pioggia e  poi anche col sole: anche camminare è bello per Torino, i portici sono tanti, ed i negozi antichi sono rimasti antichi, non rifatti antichi come a Milano.

Per le strade, spesso a lastroni, in mezzo a quei palazzi emananti magnificenza e senso della storia, ti aspettavi si fermasse l’omnibus trainato dai suoi  cavalli, non l’autobus 18,  e  che al semaforo fossero ferme carrozze, dove dame in veletta rimbrottavano signori in cilindro.

E l’aria era pulita, forse per la pioggia, forse perché le montagne sono vicine.

postato da: tiptop alle ore 07:47 | link | commenti (12)commenti (12) Popup
categorie: events, civilization, cultura o pseudo tale
sabato, 25 aprile 2009

liberazioni, liber azioni

"Verso le venti e trenta, quando sono all'inizio di corso Buenos Aires, ti faccio uno squillo e scendete" scrivo a Donatella.

Invece, sono le venti e venti, quando parto  da casa, mi programmo sempre le cose come fossi Superman, anzi Superwoman, mentre i minuti scorrono via, facendosi quarti d'ora. Non ho più la percezione del tempo, io vado tranquilla e lui corre. “Arriverò in ritardo di 12 minuti" rimando sms. Non so se saranno 12...ma mi piaceva scrivere così, avrebbe fatto sorridere, e dava l'idea dell'imponderabile.

L'imponderabile era in agguato in via Melzi d'Eril, direzione Arena, auto immobili, solo in quella direzione lì, la mia: con una manovra degna di un ritiro della patente, faccio inversione a U per ritrovarmi nel traffico di via Procaccini, si va piano, ma si va, chi va piano va sano e va lontano, fino in Viale Monza, fino in via Rovetta 14, al circolo ARCI di Turro, laddove ormai sto trascorrendo i miei giovedì sera.

Per la serata è in programma un reading, “reading resistenziale”, è una serata un po’ speciale, ho potuto seguirla dalla sua nascita, e poi questa volta ci sono gli amici.

Forse è meglio dire  ho potuto seguirne la gravidanza, pensando invece alla serata  dell’evento come la nascita... ha un significato diverso, direi.

 

I ragazzini scendono dalla mia macchina, ed anche la loro madre in gonna, e si commenta la novità (la gonna) indossata senza calze sull’onda della giornata di sole, mentre ora tira vento e minaccia il temporale.

 

Nella saletta un forte accento napoletano irrompe, ce l’ha con l’illuminazione, che a guardare la “scena” con il neon negli occhi  resta ciecato, e già quella sceneggiata mette di buon umore e riscalda, se mai ce ne fosse stato bisogno,  è irresistibile, si ride tutti.

Le cantanti, accompagnate dalla chitarra di Mario, sfornano i primi brani, dei quali, ovviamente, non so né ricorderei mai il titolo...ripenso a Milva, alla bocca di Milva, però loro son più fresche,  partecipano e compartecipano.

 

reading arci turro 23.4.09Tocca a Guido leggere brani del libro che ha tratto dall’intervista a Silvio Villa, soldato e deportato, ascolto  attenta, cose che credevo di sapere ed invece no, queste non le so, e son faccende umane, erano i nostri soldati, perché gli eserciti son uomini in mezzo a uomini, e se leggi di storia, le cose non son raccontate così.

 

E’ attento anche il più grande dei ragazzini, il piccolo è invece troppo piccolo, si divincola in braccio alla madre,  “andiamo a casa” cantilena assonnato, nel momento delle canzoni spalanca gli occhi.

 

Chiara tiene tra le dita pochi fogli, legge il  racconto nato da un suo incontro in occasione del film Binario 21, cui ha partecipato...lì mi sono un po’ persa invece, perché Chiara leggeva benissimo, con  freschezza e profondità, e seguivo più la voce che le parole, qualcuna mi colpiva, e restavo a soppesarla  linguisticamente,  tipo “dragavano le panchine”,  son rimasta ferma un bel po’ in quell’immagine di persone che cercavano.

 

La madre cede, la riaccompagno a casa con i due figli, il grande sembra spiaciuto, avrebbe resistito, afferma. In effetti, di Resistenza, si trattava!

Così  perdo una buona parte dell’intervento di Paolo, che sventola il suo canovaccio parlando delle quattro giornate di Napoli, durante le quali suo padre ragazzo  con gli amici nascose un cavallo, questo ho fatto in tempo a  sedermi di nuovo ed a sentirlo, .e a sorriderne  con gli altri.

 

E mi viene da pensare che quel che ricordo io della mia famiglia e la Resistenza, è solo il racconto dell’impresa della mia indomita nonna paterna che, sfollata nella sua villa a Mazzè, una sfollata di lusso con tanto di servitù, prese il calesse ed andò dal capo dei Partigiani a farsi rendere il volugrafo dello zio, sottrattogli per la causa  mentre arrivava da  Milano. Un ricordo un po’ così, insomma, ma i miei nonni paterni stavano dall’altra parte,  della quale non mi hanno lasciato ricordi.

Col nonno  condividevo  piuttosto la raccolta di francobolli di tutto il mondo, affascinanti e coloratissimi, tanto quanto cupi e monocordi erano quelli italiani.

Ma questo è divagare...la mia specialità.


Perché dopo rapidi sguardi e cenni d’intesa, Maria Chiara  riappare, questa volta gira le pagine di un libro, e le legge, legge i pensieri  di madre, di una madre cui l’esercito sta portando via un figlio giovanissimo, una madre della Slesia, una madre è  ovunque una madre, e, forse non ci si pensa mai, non tutti i tedeschi erano nazisti. Poche pagine di Franz, vive, e toccanti, scritte da un figlio, figlio e nipote, lette da una donna.

 

 

Comunque, se dovessi fare una sintesi della serata,  direi che usiamo spesso  con noncuranza vocaboli  tipo leggere, cantare, dire, e non pensiamo che potrebbero, dovrebbero funzionare anche  come  sinonimi di trasmettere... invece Guido, Chiara, Paolo, e Simonetta e Nadia, le cantanti,  di certo non lo hanno solo pensato.

 

E poi comincio ad amare questa saletta, per quanto lontana da casa mia.

In programma per il prossimo giovedì mi pare ci sia poesia in lingua, dialetto, e un poeta rumeno ed uno egiziano.

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categorie: milano, friends, civilization, cultura o pseudo tale
domenica, 12 aprile 2009

filmatino beccato in giro...

se penso che di solito a fare la differenza è il comma  dell'articolino....
Ora, Gasparri è Gasparri, ma lasciamo perdere chi è... quanti in Parlamento fanno uguale, si trovano nella stessa situazione? Chiedo, ma la risposta la so già.. cioè, non è che lo so, sono  sicura che sia così...
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categorie: civilization
mercoledì, 11 febbraio 2009

puff puff 2

Quando al mattino ci si fa la doccia, e ci si crogiola nella schiuma sotto l'acqua calda, non si sa ancora cosa capiterà nella giornata.
Sono arrivata col mio solito leggero ritardo in ufficio, ed ai tornelli cerco il mio bel portafoglio di pelle arancione, scelto apposta per poterlo individuare subito nella specie di bagaglio che mi porto appresso, denominato borsa.
Niente. Con un po' di vergogna comincio a tirar fuori il cappello, i guanti viola, la macchina fotografica, i due cellulari, la busta in pelle con tutto un po', l'altra busta "necessaire informatico"... chiavi della bici della casa nuova della macchina della casa ... nulla... il contenuto smetto di elencarlo per la vergogan che non è più solo un po'. Una collega si ferma per sostegno morale...mi fanno entrare senza badge, la collega mi accompagna nella stanza, è molto gentile, anche se, nonostante si stia appalesando l'ennesimo episodio di sfiga, riesco ancora a camminare.
Svuoto completamente la borsa, i colleghi solidali sono ormai diventati tre... telefono a casa, occupato... il capofamiglia sul cellulare, è già per strada. La Princess non risponde al cellulare, il Nuoro ha la segreteria telefonica, il numero fisso dà cronicamente occupato. Finalmente la Princess, con reazioni che sembrano ancor più bradipesche ad una madre che non ne può più, cerca in casa nei posti dove potrebbe celarsi il portafogli. Non c'è.
Telefono alle due banche, blocco i bancomat, per fortuna i documenti erano altrove, e l'abbonamento tranviario pure.
Corro a casa, non prima di aver inoltrato la prescritta mail al personale ed ai capi: Prendo mezza giornata di ferie, per questo motivo, se non finisco le pratiche prolungo nel pomeriggio (e sto meditando anche di prolungare fino a Lourdes).
A casa rintraccio i numeri deile tessere bancomat, e corro dai carabinieri per la denuncia.
Dopo un po' di attesa, è il mio turno,  ed a metà della stesura della mia denuncia chiama mia madre, è stata contattata da uno che ha trovato dei miei documenti, le ha lasciato il numero di cellulare.
Lo chiamo, concordo come recuperarli, interrompo la denuncia, vado. E' un anziano, molto gentile, che mi dà l'astuccetto che era rei bancomat ed ora contiene badge dell'ufficio, tessera sanitaria e carta del supermercato. Lo ringrazio molto,  mance non ne posso dare perchè ho le tasche vuote e neanche posso prelevare, ma comunque non l'avrebbe certo accettata.
Mi spiace per il portafoglio, era bello e conteneva un ricordo caro...
Mentre aspetto che il giovane carabiniere finisca di parlare con il suo maresciallo, mi guardo in giro, c'è un pensile a scomparti, che contengono ognuno incartamenti ed il cappello. Concludo la denuncia col giovane simpatico e  gentile, e torno a casa pronta a ripartire per la prima banca, la seconda domani mattina, è sulla strada per l'ufficio.
Ecco... e stasera la prima della nuova serie di lezioni  del corso di scrittura... gli assegni, devo ricordarmi gli assegni, chi li usa più?
Però.. ripensandoci,  potrei far fidanzare mia madre col tizio che mi ha trovato le carte.
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categorie: events, family pack, civilization
venerdì, 30 gennaio 2009

Carbone: ""In Italia processi più lenti che in Africa"

In Italia i processi del settore civile avvengono a una 'velocita' che ci pone - nella graduatoria dell'efficienza giudiziaria - al posto n. 156 (su un totale di 181 Paesi), attestandoci così, per la lentezza dei processi, dopo Stati come l'Angola, il Gabon, la Guinea e Sao Tomè. Lo sottolinea il Primo presidente della Cassazione Vincenzo Carbone

(da Repubblica online di oggi)

Tanto per dare un'idea di come siamo messi, anche se non condivido il  modo di comunicare la notizia citando altri Stati. Ci basta considerare il 156° posto su 181, non vedo perchè essere prevenuti, dove sta scritto che il Sao Tomè dovrebbe invece essere peggio? 

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categorie: civilization
giovedì, 08 gennaio 2009

Come tutte le cose nella vita, anche Facebook ha i suoi lati negativi e quelli positivi. E' una finestra che tengo aperta nel mio pc, insieme a Splinder, MSN e la mia mail principale. Tanti amici ora "vivono" anche lì.

Non ho rintracciato molte persone del mio passato,  ogni tanto mi viene in mente un nome, provo a digitarlo e di solito non c'è. Però l'altro giorno ho trovato una mia compagna delle elementari, ci siamo scambiate i numeri di telefono, un breve status, cercheremo di incontrarci.

In ufficio si parlava del fenomeno Facebook, ed appunto dicevo che non è 'sta gran cosa, non è molto dissimile dalla piattaforma di splinder,  e c'è meno privacy - che stabilire dei confini alla privacy non è sempre carino, tant'è che mi ritrovo tra gli amici che posson legger tutto il capofamiglia e parenti che non vedo mai, che a dire il vero non leggo, e neanche loro me, immagino.

Una collega mi diceva che senso ha ritrovare una compagna delle elementari se intanto non la sentivi più... se c'era un qualcosa, si sarebbe rimaste amiche nella vita, sino ad oggi: non sono molto d'accordo.

Al di là dei significati più o meno profondi, o intensi, che si possono dare alla parola AMICO, penso che da bambini non sia sempre facile mantenere un rapporto, ci sono tanti condizionamenti degli adulti, in una città basta un cambiamento di zona; una delle mie amiche più care è una compagna delle elementari, ma l'ho ri-conosciuta da adolescente. Con la compagna trovata attraverso Facebook non sono stata particolarmente amica, anche perchè a quell'età, tornata da scuola, passavo la maggior parte delle mie giornate da sola, era raro poter invitare amiche o andare da loro, ma ero contenta lo stesso, non sapevo che potesse essere diverso da così.

Ma anche se non eravamo amiche, restiamo sempre due donne con dei ricordi  in  comune, e con un trascorso, al femminile, da raccontarci, da confrontare... io penso che sia bello incontrarsi... chissà se si ricorda del mio eroismo, quando era stato trovato uno scarafaggio in un vasetto di farina nell'armadio della classe, e sono stata l'unica coraggiosa, che manco la maestra, ad andarlo a rovesciare nel w.c....

postato da: tiptop alle ore 14:26 | link | commenti (15)commenti (15) Popup
categorie: friends, feelings, civilization
lunedì, 05 gennaio 2009

TENSOPLAST - via, verso la libertà.

Il taxi  si ferma alla sbarra, qualche minuto di attesa e mi lascia di fronte all'ingresso del ambulatorio ortopedico,  o meglio agli sportelli con scritto prenotazione.
Ci sono due macchinette che distribuiscono i numerini di attesa,  entrambe paiono  indicare sul tagliandino Servizio A,  non meglio precisato che presupporrebbe anche un servizio B:  per non rischiare di sbagliare e attendere per niente chiedo, nessuno sa del B, hanno tutti A.
E' il mio turno, l'impiegata mi ritira  la prescrizione, mi dà un foglietto, vada alla cassa e torni qui, mi dice.
Vado, c'è una scala da salire, meno male che non ho con me le prescritte stampelle, visto che il piede non fa più tanto male e le uso imbranatissima.
Pago, occorre scendere.
Torno allo sportello,  mi danno un altro numerino,con scritto 264, stanza 6-7, deve andare qui a sinistra (che è la mia destra). Vado.
C'è una porta con scritto ambulatorio, la apro, una rampa di scale. Quando le ho discese, noto un ascensore, dall'aria gelida che ne esce quando si aprono le porte capisco che l'accesso era all'esterno dell'edificio.
Vabbè...ormai son giù, indicazioni però non ce ne erano.
Cerco le stanze, stanze gessi. Un cartello avvisa che i numeri  sono amministrativi e non corrispondono all'ordine delle chiamate.  Ma neanche ad altri ordini, le mie vicine hanno come me stanze 6-7 e vengono chiamate alla 10.  Qua bisogna stare attenti, mica in muta attesa con occhio vitreo.
Infatti...250...259...264. Seduta sul lettino tagliano. Non riesco a distinguere se è il pelo che tira o mi stanno tagliando la carne della gamba. E... via!  Rimango un attimo senza fiato, uno stato parossistico tra il gelo ed il bruciore... il cerottamento non c'è più.
PiaNino AdaGino (4 bambini andavano a scuola, come si chiamavano? ) sono uscita dall'ambulatorio ed ho chiamato un taxi per tornare a casa, ancora una decina di giorni  devo prestare attenzione e far fare ginnastica alla mia deliziosa estemità,  muovendola in su e in giù.
Una considerazione, contando che ho visto più gente stampellata che col braccio al collo.. e se  in un' ortopedia, si deambulasse meno?  potrebbero mettere, chessò, delle liane.

postato da: tiptop alle ore 16:01 | link | commenti (9)commenti (9) Popup
categorie: events, civilization
sabato, 22 novembre 2008

ritorno dal lavoro

Esco dalla metropolitana in Piazza Lodi  e noto una strana oscurità al capolinea del filobus.  Il mezzo è spento, lo sportellone del retro spalancato, un furgoncino bianco della manutenzione mi sfreccia davanti. Il malato deve essere grave.

La gente sulla banchina aumenta, si spazientisce, si scruta concorrenziale,  e scruta tra gli alberi della piazza se  intravede una sagoma arancione, illuminata, salvifica.

La 90 non si vede, come la legge di Murphy insegna,  passano  tre filobus 92.

Forse bisognerebbe fingere di aspettare la 92 per far arrivare la 90, o  accendere una sigaretta, ma non fumo.

Arriva un melobruco verde, che fa scendere  gli sparuti viaggiatori e riparte.

Uno scherno, faccio bene a detestare i melobruchi della linea 90-91, attrezzati con  posti da cui si scivola via o in alternativa dei troni da una piazza e mezza.

Ma il bello doveva ancora venire.

Un signore brontola, bisogna sempre e comunque  avere da ridire su ciò che è pubblico, i mezzi sono tutti vecchi e scassati. Veramente l’insopportabile melobruco è recente, come il filobus in cura , la cosa è ancora più trista, quelli vecchi si rompono meno.

Comincia ad alzarsi il vento, ed arriva finalmente una 90 dall'aria accogliente.

I passeggeri scendono tutti, le persone in attesa si affannano alle porte per salire quando un tizio vestito di blu con un berretto si mette a gridare

“ma ci vuole tutta, non vedete che termina a Isonzo? E qui dove siamo secondo voi? A I- S- O- N- Z. O ! E allora è inutile che  cerchiate di salire! Ci sono ritardi perché c’è traffico, la corsia preferenziale parte da qui. prima non c'è”

Il tono è saputo e sgarbato, e alcuni si stavano inferocendo pensando

che fosse l’autista, lo avrebbero anche picchiato,  e raso al suolo l’Azienda Municipale.

Ho calmato un paio di persone, indicando il vero autista che si apprestava a lasciare il filobus..

“Quello è l’autista, è quello, questo col cappellino non è dell’ATM! Lo riconosco, conosco la voce! Lo sento spesso alla mattina, è uno che appena sale via via nomina  coscienziosamente tutte le fermate,  si fa sentire in tutto il filobus!”

Di personalità “insolite” ormai ne distinguo altre due sul filobus... di uno, voglio un giorno scriverne, inventargli il contorno di una storia; l’altro,  il più cattivello,  è intimamente convinto che il primo posto a sinistra sia suo, e guai all’ignaro malcapitato che s’era seduto magari un paio di fermate prima che salisse lui, quello si incavola proprio e gli  fa una scenata in pieno bus.

 In ogni caso, subito dopo di filobus ne sono arrivati due, agibili.

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categorie: milano, civilization
domenica, 09 novembre 2008

ehm

Figuraccia.... la foto non si vede...
comunque era  Berlusconi vestito da frate...
eppure quando ho postato si vedeva....

image

FRA  INTESO
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categorie: non sense, civilization
mercoledì, 05 novembre 2008

yes, they can.

Noi no.






Son contentina, dai. 
Adesso, non saprei se per ridere o per piangere, non dobbiamo perderci le dichiarazioni dei nostri governanti, che poi  l'assalto al carro del vincitore era già cominciato nei giorni scorsi.
postato da: tiptop alle ore 07:25 | link | commenti (25)commenti (25) Popup
categorie: events, civilization
venerdì, 24 ottobre 2008

Mi spiegate Facebook?

Mio figlio ha ritrovato compagni di scuola delle elementari e mi è sembrata una cosa carina, così mi ci sono iscritta.
Non ho trovato nessuno della mia scuola, in cambio ho come amici i miei figli, una mia collega,  mi stanno trovando tutti i figli dei miei cugini, e dulcis in fundo nella mail oggi ho trovato che sono tra gli amici del capofamiglia,  mi è toccato confermare.
E' che quando apro Facebook, in genere solo perchè trovo la segnalazione di amici nuovi,  e il mio avatar chiede cosa sto facendo adesso, mi girano subito le scatole. Indovina un po' cosa sto facendo....sto leggendo cosa stai facendo adesso, no? chiedimi cosa facevo o cosa farò.
Non so, non mi riesce di cogliere l'essenza affascinante  di questa piazza enorme, dove nessuno si fa i cz propri....
Notizie... pinca pallina ha messo le foto, l'altro si è iscritto in un gruppo, l'altro ha parlato con caio, e ha fatto amicizia con.  Embè?
Non so, sono virtualmente contenta con il mio blogghino, le mail e qualche chattatina, e il telefono, naturalmente..
Una mia cugina settantenne vorrebbe curiosare nei siti delle nipoti (i figli di cugini di cui sopra)  ma le ho confermato che si deve censire, e allora dice figurati sono tutti ragazzini cosa ci faccio io, però mi posso fingere. Le dico che alla lunga ci si accorge, che non è una diciottenne, per il linguaggio. E lei, figurati, io so fingere di parlare  come  una diciottenne. Volevo dirle, se il tuo approccio è quello di entrare per fingere, per me sei vecchia sì, e non riuscirai a dimostrare diciotto anni.
Comunque Facebook non mi incuriosisce... cioè mi incuriosisce per il successo che ha, e che non capisco,  non mi sento partecipe.
Ci resto e non mi cancello  perchè spero capiti qualche figura del passato...ma per altro non lo so. Mi dite che ci trovate, a cosa serve? perchè è divertente?

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categorie: friends, civilization, cultura o pseudo tale
giovedì, 16 ottobre 2008

RICEVO QUESTA MAIL

da una persona che stimo molto, e  ho pensato di pubblicarla.

Mercoledì 15/10 ho partecipato all'assemblea organizzata dalla scuola elementare di mio figlio per "chiarire le idee" sul Dl Gemini e tutto ciò che ci gira intorno. Ho ascoltato attentamente i tre interventi  in programma e ho cominciato seriamente a preoccuparmi del futuro della nostra scuola pubblica. La prima domanda da parte di noi genitori è stata "Ma cosa possiamo fare concretamente noi genitori per aiutare?" La risposta, visto l'allarmante disinformazione che circonda l'argomento, veniva da sé: "informate!". Io non sono una giornalista e la divulgazione non è il mio mestiere, ma nel mio piccolo volevo cercare di dare il mio contributo cercando un modo per provare ad uscire da questa semplicistica comunicazione basata sugli slogan.

Ho creato un blog, "Viva la scuola"  http://vivalascuolainfo.blogspot.com/  con l'idea che potesse essere un mezzo per informare e anche un punto di aggregazione e e di confronto. Ovviamente ho bisogno della collaborazione di tutti, prima di tutto per diffondere l'indirizzo web del blog, poi proprio in modo diretto postando commenti, le vostre opinioni, articoli (citandone le fonti) , foto o quant'altro si pensi sia utile alla comunità, mandando il materiale da pubblicare all'indirizzo -mail che ho creato appositamente vivalascuolainfo@libero.it .
Questa è un'iniziativa mia personale che spero venga accolta positivamente da tutte le persone che hanno a cuore il futuro dei nostri figli.

Ringrazio in anticipo tutte le persone che daranno un contributo anche solo a diffondere una piccola informazione.
postato da: tiptop alle ore 21:18 | link | commenti (18)commenti (18) Popup
categorie: civilization, cultura o pseudo tale
giovedì, 09 ottobre 2008

Il pianto è una cosa strana.

Che quando succederà forse non piangerò. Perchè rimarrò lì così, e osserverò gli altri, le labbra serrate.
Con mio padre è accaduto così, come impassibile,  ho pianto tempo dopo, da sola, di notte.
Ho pianto disperata in macchina guidando dopo aver lasciato Otto, boxer, dal veterinario, dopo l'iniezione,  forse perchè avevo dovuto dire va bene dottore, e poi pensavo a voci che dicevano era solo un cane, e mi veniva rabbia e piangevo.
Ho pianto sentendomi delusa. E per angoscia, e sentendomi in prigione.
Sono contenta di piangere...penso sempre che butto fuori il brutto, che dopo starò meglio, vedrò le cose diverse, dopo la tempesta la luce è particolare.
Dopo il pianto spesso si riesce a fare un passo in avanti.
Eppure, il pianto è sempre considerato una cosa di cui ci si deve un po' vergognare, quasi fosse una debolezza, una cosa da non fare o che deve cessare, una prerogativa femminile
Sei un ometto, non devi piangere.
Su dai non piangere
Non piangere che tutti ti guardano
Non ti vergogni a farti veder piangere da lui che è più piccolino.
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categorie: feelings, civilization
giovedì, 25 settembre 2008

Fosse stato per loro, ogni mese si sarebbe dovuto assegnare ad ognuno una quota fissa di parole. Tutti dovevano sapere che ogni parola proferita attingeva a una risorsa preziosa, come l'acqua potabile o il terreno fertile, e che ogni volta che ciascuno parlava, la sua razione inevitabilmente si assottigliava.

Da  IL PALAZZO DELLE PULCI  di Elif Shafak.

Semplicemente.

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categorie: civilization, cultura o pseudo tale
mercoledì, 24 settembre 2008

Mi sembra che le cose funzionino così: se tu “crei” qualcosa che ad altri  non piace, è spontaneo che  venga da chiedere, da chiedersi,   perchè, che cosa non va. Però, se tu fai qualcosa che piace, è come se il "successo" fosse dato per scontato, raramente viene da chiedersene il perchè, eppure sarebbe un’esplorazione non meno interessante.

Un creatore creativo risponde ad una sua esigenza personale,  insegue una sua idea, un suo progetto,  e non si fa o non si dovrebbe   far condizionare da quanto e come la sua opera verrà accettata, giudicata dagli altri.

Mi piace essere messa in discussione e sono grata a chi lo fa,  apprezzo  tantissimo i giudizi e gli insegnamenti quando li avverto come una crescita, un arricchimento,  mentre divento ritrosa quando non sento  in essi un tono propositivo ma  una sorta di imposizione, di condizionamento.

Anni fa, una persona per me tra le più care nella mia vita, alle mie rimostranze per una sua critica severa nei miei confronti, mi disse " Sono un amico, non un cortigiano": fu allora che imparai, o meglio, capii. 

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categorie: pensieri sparsi, civilization, cultura o pseudo tale
lunedì, 15 settembre 2008

4 stagioni, non la pizza

Dai commenti al post precedente, un pensiero.
A  me piace  anche l'inverno,












e l'autunno

e l'estate












     e la primavera.

E' giusto che ci siano le stagioni, a rotazione sono contenti tutti.
A trovare del bello in qualsiasi cosa si è contenti sempre.
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categorie: pensieri sparsi, fotografia, civilization
martedì, 05 agosto 2008

Link e Amici

Colgo lo spunto da alcuni commenti al post di Auxesia1 per parlare del blog, dei Link e degli Amici. Quando ho iniziato il blog per un sacco ho avuto pochissimi lettori,  ero intimidita all'idea di lasciare commenti, dovevo rendermi ancora conto dei meccanismi. E' che poi certi meccanismi li ho imparati, e di certi sto diventando via via più insofferente.
Premetto che ognuno è libero di gestire il proprio blog come crede.
IParto dal principio che mi piace scrivere i miei pensieri, e scrivo per essere letta.
Mi piace far fotografie e mi piace condividere le immagini quando mi sembrano belle.
Mi piace tenere il template di un colore comune e spoglio, perchè sia neutro e limpido, spero che le persone si soffermino sul blog per quello che scrivo e, quando le metto, per le foto che faccio.
Sono socievole, mi piace conoscere le persone, e il dialogo, e da quando sono qui ne ho conosciute parecchie, e purtroppo non riesco a seguire e leggere tutti e bazzico un po' qui un po' là.
Conoscenze nascono, si irrobustiscono, altre sfioriscono, altre feriscono, qui nel blog come nella vita, il blog in fondo ne è solo lo specchio. Forse non per tutti, forse per alcuni è l'immagine che si vuole dare, ma credo che alla lunga venga fuori comunque ciò che si è.

Leggo gli altri blog passando dai profili degli amici, dai post e commenti che appaiono nella mia lista dei preferiti, dai commenti che trovo nel mio e negli altri blog, i link non li uso mai.
Avevo iniziato a mettere i link come segnalazione di blog interessanti o comunque di belle persone, poi sono diventati tanti, troppi, perchè un qualunque nome ne avesse risalto.
Ora non so più, non mi sento, non mi riesce di gestirli. Magari non metto qualcuno perchè mi dimentico, non vorrei ci restasse male, e lo stesso, togliere qualcuno perchè le sensazioni ora sono diverse, lo sento come un gesto antipatico.
Insomma, sono una gestione, una selezione sgradevole.

Era da almeno un anno che ci pensavo...e ora provo così, senza voler lasciar male nessuno: ho "nascosto" e non cancellato i link degli amici di sempre, ho tenuto in evidenza quei siti  non loggati in splinder  e che non posso visitare dai profili degli amici, e  quei pochi di contenuto non personale ma diciamo "sociale".
Gli amici restano in evidenza nel profilo, appunto tra gli amici, e da lì come sempre li leggo, e molti li ho nei preferiti.
Tra gli amici sono anche i blog dove sono capitata, e non voglio dimenticarmi l'indirizzo per tornarci.
Insomma vedo il blog  come un luogo di incontro spontaneo, casuale e non, vale quello che ci si legge, e non il " ci vado perchè mi commenta, non ci vado perchè non mi commenta più, lo linko se mi linka, non mi linka lo cancello" e tutte cosine così,  non lo vivo così.

Vado a leggere perchè mi piace quello che trovo. Punto e basta.

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categorie: friends, miscellanea, civilization
giovedì, 31 luglio 2008

Preferisco Grandmother

Nonna ha quel filino di sapore un po'... Nonna Abelarda?
Una foto del nipotino mi è arrivata via mms dalla Princess, dorme nel lettino con le braccina in su, in pace col mondo. Ancora non sa che dovrà vedersela con due gatti, che sono stati felici di questa iniziativa, acquistare una carrozzina per la micia e   un fasciatoio per il gattone sbirolo. La lotta, qui a casa, è cominciata da un po'.
Ore dieci circa "mamy,  ho delle fitte ogni 10 minuti"
"Va bene, vengo a casa"
Non sono agitata per nulla,  sono contenta che sia arrivato questo momento.
Arrivo a casa che le fitte sono ogni sette.
Dico alla Princess che andiamo in ospedale quando sente lei che è il momento.  Ripensiamo se manca qualcosa nella "valigia", la tessera sanitaria, l'acqua, il caricabatteria del cellulare, faccio come se nulla fosse, non si deve sentire agitata.
"metti gli occhiali, meglio delle lenti a contatto secondo me"
"Si lo diceva anche l'ostetrica"
Accendo il pc, lo richiudo " Ora sono ogni 4 minuti, l'ostetrica ha detto di andare quando sono sotto i 5", andiamo? Chiami il taxi?"
All'ospedale si compila un foglio e non succede nulla per un po', poi la chiamano, io attendo fuori, guardiana di valigia. Me la vedo passare davanti, sparisce nell'ascensore con un dottore (la figlia, non la valigia). Ritorna con il responso del monitoraggio, travaglio non attivo, ci possono volere ore, meglio tornare a casa e aspettare lì.
Ritaxi. Nel frattempo a casa è arrivato il Prence,  le fitte cominciano un po' più dolorose, le avevano consigliato un bagno caldo, è vero, la figlia in ammollo si sente meglio. Faccio un po' di pasta e li chiamo. Le contrazioni diventano  più forte, chiama l'ostetrica, se durano un minuto, andare.
Ci imbarchiamo, durano più di un minuto. In auto la Princess soffre, ogni tanto dice" fermo", e allora apre la portiera "Non buttarti mica giù dalla macchina. dai resisti se no così non arriviamo." le dico.
Il Prence guida compunto, segue i dolori di lei nello specchietto retrovisore, mentre io forse sembro scema, cerco di portare il discorso su altro.
Questa volta la Princess piegata in due la visitano subito, Una signora di una certa età,  seduta in attesa al pronto soccorso, al cellulare brontola "Ma è una cosa da pazzi, un'altra con le contrazioni, e mi passano tutte davanti" In un Ospedale per la Maternità sono cose che capitano.
Non ero nervosa, non ero preoccupata. Ero tranquilla che tutto sarebbe andato bene, è un ciclo naturale, se si lascia fare alla natura è meglio, e mia figlia è giovane, sana, sportiva, ha fatto una gravidanza da manuale. Ho aspettato seduta davanti ad un cartello "citofonare per informazioni" e mi stavo giusto  chiedendo se dopo due ore senza sapere nulla potevo suonare, quando la porta si è aperta ed è apparsa la famigliola al gran completo. Una Princess ridente con un fagottino che ho guardato, guardare e non toccare erano gli ordini,  e poi ho guardato il Prence. "e adesso che te ne fai di due eguali?" le ho detto.




Nella sala d'attesa ci sono zone lasciate ai "graffiti"... o zone prese in possesso, non saprei.
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categorie: family pack, civilization, post importanti, innonnimento
martedì, 29 luglio 2008

festa dell'Unità Milano 2008

mentre tengo d'occhio il globo, cioè la  Princess, che manca una settimana giusta...
mi sono chiesta cosa ci propina la festa dell'Unità  quest'anno... 

 cliccate qui
(il programma è del 2007, in fondo alla pagina ci sono i concerti 2008)

non male direi
(sarò una nonna sui generis, lo so)
devo esorcizzare...

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categorie: musica, civilization, cultura o pseudo tale, innonnimento
venerdì, 25 luglio 2008

Farmacia

Ieri sera tornando a casa in bici mi sono fermata in farmacia  per comprare l’arnicagel. Mi sento picchiettare sulla schiena e mi giro, vedo una signora molto anziana con una maglietta verde bandiera  e dei pantaloni bianchi che le stanno un po’ larghi. E’ abbronzata, ma abbronzata secca ed ha dentoni equini e non equilateri.  Non mi piace.

Mi dice “Signora stia attenta che dietro di lei c’è il mio cagnolino” mi piego, in effetti come non mi vedo i piedi non potrei neanche vedere una specie di maltese.

E’ il mio turno, chiedo l’arnicagel e la farmacista mi consiglia di tenerla in frigorifero, così la metto fredda e va ancora meglio.

Intanto sento la voce della signora del cane chiedere all’altra farmacista “Vorrei delle salviettine intime”

Oddio, penso,  davvero non c’è età…ma no dai, cosa vado a pensare, è semplicemente igiene.

Si spostano verso gli scaffali “Non vorrei una confezione tanto grande,  sa, al cane sono rimasti sporchi dei peli”

“Va bene così?”

“Si così va bene, ma mi assicura che sono per il sederino?”

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categorie: non sense, civilization
sabato, 12 luglio 2008

ancora ieri (e non so come sarà oggi)

Nei giorni scorsi, con l'approssimarsi del lieto evento, mi aveva preso una curiosità del tipo "Ma il Prince che deve riconoscere il bambino e andare all'Agenzia delle Entrate per farsi dare il codice fiscale del pargolo per l'iscrizione all' ASL.  ha la carta di identità valida?" per apprendere che era scaduta e ci aveva giocato la sua nipotina e non l'aveva più.
Con inclemenza mi sono anche chiesta, ma quando arriva il bambino che famiglia siamo? Cioè, il Prence lavora, riconosce il bambino, che sta a carico suo sullo stipendio. Mia figlia resta nel mio stato di famiglia o fanno coppia? Il suo bambino sta nel nostro stato di famiglia? Ci deve entrare  anche il Prence e tutto fa cumulo? Mamma mia, il pargolo non avrà mai un posto al nido... oppure la Princess è ragazza madre e fa nucleo a sè con il pargolo...boh?
Mi è venuta l'illuminazione di prendere appuntamento dall'assistente sociale del consultorio, era stata gentile all'inizio della storia,  forse per loro sono questioni all'ordine del giorno, anche dal punto di vista di graduatorie di asili nido, tasse, spese universitarie e non solo meramente anagrafico.
Che io poi mica  caldeggio il matrimonio, vedranno loro. Già la mia l'ho detta, che se si sposano, facciano tutt'uno col Battesimo, che odio le cerimonie.
Stamattina dunque spedizione in  Comune per rifare la carta di identità al non residente Prence. Lui senza carta e noi due testimonial.  Prima di uscire di casa. come prevedibile,  la coppia regale non trovava più le foto tessera fatte il giorno prima.
Lasciata la Princess al  Comune di via Larga accompagno il Prence a rifare le foto e nel mentre ci raggiunge la telefonata della Princess "Vogliono anche la denuncia, avvisatemi quando state per arrivare che prendo il numero con la precedenza". Sul sito del Comune non sembrava così palese che la denuncia fosse obbligatoria, in presenza dei 2 testimoni, secondo me allo sportello non l'hanno ascoltata. Ok... Piazza S. Sepolcro, denuncia.
Si torna, la Princess dice "Non mi ha neanche guardato, ho il numero normale" dico "ma dovevi dirlo, è un tuo diritto" Controllo, 256 contro 198, mi dirigo dove danno i numeri (a quanto pare eseguono alla lettera)  e indico la pancia di mia figlia,  e mi danno il numero di uno sportello  con un solo utente davanti a noi.  Allo sportello ci dicono che è lo sportello sbagliato, ma  per fortuna anche col secondo numero l'attesa al nuovo è ridotta.
Loro vanno, la Princess aveva il corso pre parto, il Prence doveva andare al lavoro, ed  io vado nella banca in centro. Dalla banca volo al consultorio (li ho messi in crisi, mi richiamano tra due giorni e mi sanno dire), dal consultorio all'altra banca, metropolitana, ufficio, dove arrivo con un quintale di carte da far  firmare ai miei raccolta nella mattinata, con la camicia appiccicata, affamata, assetata,  i sandali che mi tagliavano i piedi: avevo concluso la mia mezza giornata di ferie (per fortuna).
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categorie: family pack, civilization, innonnimento
domenica, 06 luglio 2008

ieri

Taxi, ore 8, sabato. "Andiamo all'Ospedale Melloni" poi guardo ridendo mia figlia " Non è ancora il momento di andarci di corsa" dico al tassista.
"Che strada faccio?" dice lui. Si vede che è un tassista abituato a mia madre, io lo sorprendo dicendo "Veda lei,  quella più corta"
Io di questa persona seduta davanti vedo una corona di capelli bianco grigi, e un pezzo di viso nello specchietto retrovisore. "Milano non si è svuotata, la gente è ancora qui, non va in vacanza" dice
"Sì c'è ancora  gente in giro, ma a quest'ora traffico non c'è."
"Sono via le nonne coi bambini e basta"
Silenzio. La Princess chiama una sua amica che ha l'esame di maturità  verso le nove.
"Sono 32 anni che faccio il tassista"
"Oh, io 32 che faccio la bancaria, o presunta tale"
"Alle 11 finisco"
"Il turno? Allora non fa in tempo a riportarci a casa"
" La gente non ha soldi per andare in vacanza"
Ecco dove voleva andare a parare,  il costo della vita, le tasse, governo ladro (quale avrebbe detto, era la mia unica curiosità, prima o adesso? anche se il governo è ladro per antonomasia).
"Io, mi sono arrivate dodici milioni di tasse"  Spero non in euro, insomma mi fa un elenco di oneri fiscali fino ad arrivare a  quarantamilioni, e conclude, conclude  solo perchè siamo arrivate "Una volta si guadagnava con questo lavoro, ma adesso..."

Un percorso nel seminterrato tra odori di disinfettanti e raggiungiamo la saletta del corso di preparazione al  parto, titolo della lezione "Corso per il papà" . Sono presente in sostituzione del padre che è al lavoro.
Ci accomodiamo  scalze sul materassino ginnico, schiena appoggiata al muro, le gam be allungate davanti, ho il vestito, non posso stare in posizione yoga.  Ripenso se ho per caso camminato a piedi nudi per casa stamattina,  e  se per caso sto facendo una figuraccia. Sbircio e mi rassicuro.
Quasi tre ore, ma sono passate piacevolmente. Cosa succede, cosa si sente quando il parto è vicino, e  che ruolo hanno i padri. In qualità di unico padre tra i presenti che avesse partorito, ho potuto ogni tanto portare la mia esperienza. Ho pensato anche quante cose diverse adesso.
Era carina l'ostetrica, ed abbastanza efficace, a pare alcuni termini curiosi tipo premito,   che   ho controllato sul De Mauro, esiste davvero, è un termine medico che indica la contrazione dell'addome.
Insomma lei parlava ed a me venivano in mente i film con le pellerossa che se ne andavano a partorire in un cespuglio e tornavano con il bambino.  Se si sente una contrazione mentre si lavano i piattti e si dice "sai caro, ho una contrazione" non è quella giusta. Se rimani con le mani attaccata al lavandino con gli occhi a fanale e non hai voglia di dire niente,  ecco, ci si comincia a pensare. Se si rompono le acque e fai il laghetto, puoi dormire tranquilla ancora tre ore (qualcuna ci riesce?)se la rottura è in alto e sgoccioli, puoi andare in ospedale con tutta calma, perchè oltretutto il liquido si rigenera un po'e il bimbo non resta a secco.  Insomma, cose e cosine, parto in acqua, in piedi, accovacciate,  i papà non devono litigare con tutti i dottori,  quello che è normale, quello che no, il bimbo viene lasciato sdraiato sulla mamma ancora legato col cordone finchè non si è ripreso tutto il suo sangue che circolava nella placenta.

Sono contenta di esserci andata... sta per succedere e mi angoscia abbastanza, per tutti i cambiamenti e le difficoltà  che porterà, insieme ad una nuova tenerezza, i suoi sorrisi, i suoi progressi. Se non ricordo male c'era un detto che ogni bambino viene al mondo col suo panierino.
Credo che sarà un bambino amatissimo, anche se avrà una nonna  un po' ruvida.
In taxi ci sono sempre storie di vita. Il tassista del ritorno tiene alla Juve, ed ho anche indovinato che non è figlio unico ma primogenito, perchè ha affermato che i secondogeniti sono molto più zucconi ed irriducibili:
ha un fratello minore, ma ha anche due figli, il primo tiene alla Juve ed il secondo al Milan.
A casa, mentre scrivevo una mail, la Princess  si è messa a riordinare e dividere il corredo del pupo, cose per l'ospedale,  cose per  subito, cose per più grande, e cose per il cugino.
Perchè il figlio di mia cognata ha messo incinta una... e nascerà a novembre. Non so se è questa famiglia qua, ma sembra che capiti spesso 'sta cosa.  Di che hanno da lamentarsi in Vaticano?
Guardavo mia figlia che  sul divano piegava magliettine e tutine e calzini, e la rivedevo quando giocava con le bambole.  Ultimamente la sto sentendo crescere... anche se la sua esperienza di vita  è ancora limitata, gli anni restano quelli.  Le voglio un mondo di bene, si, sembra ovvio, perchè e mia figlia. Ma è lo stesso  bello pensarlo e dirlo.
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categorie: family pack, civilization
giovedì, 03 luglio 2008

tanto il mio è un blog politico

Così un giorno mi dissero.
Allora chi vuole vada a leggere questo post di Rearwindow:
"Verso la dittatura"
sono parole di Di Pietro che mi hanno chiesto di diffondere.
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categorie: civilization
martedì, 01 luglio 2008

personcine

Un accenno bisogna farlo, alle persone incontrate in vacanza. Lo so che ho incontrato Auxesia1, ma non è stato casuale, quindi non c'entra, e non appagherò la  curiosità morbosa di sapere se siamo andate d'accordo o no, intuitevelo voi.
C'è da dire che mentre prendi il sole,  aspetti che ti servano, aspetti in generale, ti guardi intorno e vedi persone e magari ti arrivano anche frasi di discorsi... e qualcosa insomma ricordo.
Un lato confortante è l'aver visto persone in due pezzi grandi tre volte me (magari no, ma io mi sento magra dentro) e dicevo che non avrei il coraggio... ma Auxesia diceva, in buona sostanza,  dove non ti conosce nessuno, chettefrega?  Ho detto che si sa mai che sia il giorno che arriva il principe azzurro. Insomma, a 53 anni la speranza mica si perde. Che poi invece magari a 54 non ci arrivavo, per lo spaghetto che mi son presa tra le onde, che non riuscivo a tornare a riva.
Direi che a parte le coppie giovani con bambini, forse più espressive, notavo nella stragrande maggioranza femminile uno sguardo un po' ottuso alla Bush, mentre i mariti sono piuttosto spenti e come condotti al guinzaglio. Ma c'era anche gente sveglia e casinara, comunque. Infatti generalizzare è sempre sbagliato, tant'è vero che partecipava alla vacanza l'eccentrica coppia Foppa e Pedretti,  detta anche Attaccapanni e Comodino/amica dell'Attaccapanni. E ci stavano anche un fracco di olandesi, non ce ne eravamo accorte fino alla sera della partita, che i bar erano pieni di gente con la maglia orange, e ancora ne arrivavano a frotte.
Vicino alla piscina sui lettini prendevano il sole due vecchi, quello un po' più cicciotto  sembrava avesse un po' di seno. Solo il giorno che li ho visti al ristorante, ho capito che erano una coppia...un lui e lei...caspiterina in topless e tutta abbronzata a 80 anni suonati... O magari ne avevano 28 e di sole ne avevan preso sempre  troppo..ma no lei il sorriso da dentiera ce l'aveva. Ma anche questo, in effetti non vuol dire.
Al ristorante, una signora italiana chiede ad un'animatrice "ma voi la maglietta non la cambiate mai?" alla risposta un po' imbarazzata, la delicata signora dice "Eh, lo stavo dicendo scherzando..." Che la maglia rossa è una divisa,  c'è da supporre ne abbiano più di una. Che bello, avere una divisa da lavoro che consta di una maglietta.
C'era poi la simpatica famigliola,  un lui bonaccione con i due figli sempre appesi, la moglie sempre un  po' imbronciata sulle sue, ed i suoi genitori, suoi di lei. C'erano all'andata, ed anche al ritorno. In aereo, al ritorno, era seduto dietro di me il nonno che aveva un po' di tosse, e se io guardavo dal finestrino, e lui dietro tossiva, mi arrivavano le sue cipolle. Invece la bambina è stata forte, sul pullman che ci portava all'aeroporto... E' salita dicendo "che schifo, si sente odore di orecchio"... io non so che orecchie frequenta lei....
Poi ha cominiciato a canticchiare "Noi siamo sul pullman, sul pullman è più bello". Insomma, dopo un po' i suoi cercavavano di farla tacere un po' e la mamma le ha detto "Facciamo il gioco del silenzio, perde chi parla per primo" ma dopo pochi minuti  la bambina "mamma, io non mi sto divertendo, perchè non facciamo che vince chi fa l'urlo più forte? " per fortuna eravamo quasi arrivati all'aeroporto Nikos Kazanzakis (autore di Zorba il Greco).
Che poi all'aereoporto c'era una stupida che faceva fotografie agli aerei attraverso una finestra con un bollo tondo "divieto di fare fotografie", forse pensava che fosse il solito divieto di fumare.


Quella stupida un po' mi ricordava  una che conosco, che trova i funghi ed i quadrifogli e non vede i cartelloni. A proposito, la spiaggia dove eravamo è avara di conchiglie e vetrini colorati. 
Se ci penso, non so se ho conosciuto cretesi/greci...le due guide, l'autista del pullman Yannis, forse,ma dico forse, la cassiera del negozio di souvenir dove ho comprato le 4 cartoline che ho mandato, e mi sono fatta scrivere come si diceva baci,  filià...me lo ha scritto su un tovagliolino, come si fa nei film. Perchè poi mi sono sforzata tutto il tempo di leggere il greco, memore degli studi classici. Le lettere son quelle...le parole qualcuna è rimasta. Exodus uscita,per esempio. Non è stato granchè utile il mio esercizio preventivo sui vasetti di yogurth greco milanese.
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