Ci sono, ordinatissimi, i sacchettini dei rifiuti fuori delle case, e passano dei carretti a prenderli, e poi buttano i sacchi neri nei barconi, verdi come i camion di Milano. Quasi ovunque la raccolta del pattume è colorato di verde, una simulazione ecologica.
Ti accorgi che non vedi in giro bambini, e pensi ai passeggini, e tutte le scale dei ponti che ci sono, e allora ai disabili e poi ai vecchietti, chissà se dietro quelle finestre ci sono persone che non possono uscire ma non vogliono lasciare la loro Venezia. In fondo, come in ogni paese, per gli anziani, i malati, lasciare la propria casa è come fare un passo verso la fine. A Venezia credo non esistano ascensori, e anche i fili d'erba sono rarissimi. Forse, dietro le porte, per me passante rigorosamente chiuse, ci sono anche giardini. 
La sala della Biblioteca Ostilio Bego di Trezzano sul Naviglio via via si riempie, tante donne, di tutte le età.
Le donne sono grandi lettrici, e il titolo in effetti appare diretto ad un pubblico femminile, anche se poi leggendo il libro non è così, non è una storia sdolcinata, è semplicemente vita, quella di tutti, quella davanti alla quale pochi si soffermano con attenzione.
Vengono letti alcuni brani e Bruna Miorelli parla del libro, delle generazioni che vi sono rappresentate, delle donne che vi si muovono, perdenti e no. La voce di Bruna mi è familiare, è la mia maestra, la nostra maestra, Cynthia è mia compagna di scuola di scrittura, caparbia e determinata.
Siamo quasi coetanee, e quindi il nostro diventar grandi ha attraversato la stessa storia, e il libro lo ho letto velocemente, senza nessun intento critico letterario, semplicemente partecipe, una cosa che mi accade sempre più di rado.
Gli interventi del pubblico sono stati bellissimi, dalla madre che ringraziava perché il figlio dopo aver letto il libro sembrava aver apprezzato la lettura e stava continuando, a quella che si poneva problemi sul senso materno della protagonista, chi apprezzava la semplicità di scrittura.
Erano suoi concittadini, e mi sono sembrati così autentici, senza nessuno sfoggio di erudizione, senza competizione, semplicemente parlavano con spontaneità e con il cuore. Dicevano cose giuste, poi.
Comunque venerdì sera c'era Guido Catalano, il Poeta, accompagnato da due chitarristi che per me erano sconosciuti, ed ora ovviamente non lo sono più, e sono anche bravissimi, Matteo Negrin e Federico Sirianni, e il Sirianni diceva sempre di Negrin chitarra di bravura, e pensavo che allora forse l'altro dovesse essere chitarra di buonumore.ho sognato che veniva dio a casa
e mi diceva, è venuto il momento
di cosa? gli chiedevo
di rendermi l’anima
puoi ripetere per favore, dio?
devi rendermi l’anima, Gionni
nel sogno mi sembrava del tutto naturale
che dio mi chiamasse Gionni
ma scusa dio
in questi casi non vien giù la Morte
con la falce il mantello?
io mi son sempre immaginato che sarebbe venuta giù la Morte
con la falce e il mantello
che magari mi invitava pure a fare una partita a scacchi
e se vincevo non mi spiccava la testa
io così mi immaginavo, dio
no, Gionni
tu t’immaginavi male
e come facciamo, dio? gli dicevo
rendimi l’anima, mi diceva
no
come no?
no
come no?
no dio no, non te la renderò
oh Gionni sì, me la renderaì
ma non è tua la mia anima dio!
e chi lo dice? lo dici tu mica lo dico io!
a quel punto
io mi rendevo conto che stavo sognando
dio, gli dicevo a dio, questo è solo un sogno, non mi puoi far nulla
Gionni, lo so che questo è un sogno, io vengo a riscuotere le anime in sogno
ma così muoio dormendo!
sì
ma Gesù! è come Naitmer!
più o meno
a quel punto
io che avevo visto tutti films
in cui qualche bastardo mostro infame
tentava di ammazzarti in sogno
facevo uno sforzo di concentrazione della Madonna
e mi trasformavo
in un topolino
ma dio che era uno furbo, si trasformava in gatto
e io mi trasformavo in ape
e lui in apicoltore
e io in puffo
e lui in Gargamella
e io in automobile
e lui in vigile urbano
e io in acqua
e lui in spugna
e io in Superman
e lui in Kriptonite
e io in Imperatore del Giappone
e lui in bomba atomica
allora io mi trasformavo in Dio
e lui
diceva: minchia e adesso?
eh, adesso dio siamo due dio e non mi puoi far nulla
mi hai fregato
a sto giro sì
vabè vado
ciao ci vediamo dio
ciao Gionni
ciao