per gli amici Cri, Tip, Top, TippeToppe, Tippete, Tippe, Cip Ciop, Crì Crì .... poi che ancora potrà venir fuori?
Dimenticavo, il nick ancestrale è CORROSIVE VISION... mica male, mi piace!
Chi sono
Nome: CRI Sono un disastro, cerco di sopravvivermi.
Mi piace la vita: se ci si fa caso, sempre, ovunque, in ognuno, c'è un qualcosa degno di interesse, attenzione, affetto.
Mi piace la gentilezza e la familiarità, detesto la volgarità e gli eccessi.
COMUNICAZIONI DI SERVIZIO:
le immagini pubblicate a volte sono "rubate" dal web, se qualcuno non gradisse il "furto", semplicemente me lo dica e io tolgo.
2)Mi irrita che il mio blog venga usato come veicolo pubblicitario, i commenti stile "Bel blog passa a leggermi" o comunque con analogo fine, verranno cancellati, idem per i PVT.
Piuttosto, fatevi conoscere per i vs. commenti arguti spiritosi ed intelligenti.
3)non mi piace mettere banner e riempire il template di cosi, evitate di chiedermelo.
Un anno pesantino, a livello mondiale, a livello nazionale, ed anche nella mia sfera personale.
Ho continuato a dire, un anno di sfiga davvero, dominato dalla Legge di Murphy del tipo:
"La probabilità che una fetta di pane imburrata cada dalla parte del burro verso il basso su un tappeto nuovo è proporzionale al valore di quel tappeto" .
Ho continuato a dire ma che sfiga ma che sfiga anche ieri, quando in un breve lasso di tempo la colf mi ha detto che non veniva più per un mese, che il cucciolo che i miei vogliono prendere ce lo volevano dare per la Befana, e che dopo l'Epifania i ragazzi volevano andare via dieci giorni (cosicchè il cucciolissimo sarebbe rimasto solo in casa dodici ore al giorno in balia dei due gatti) e che nella mia macchina si accendeva la spia di guasto.
E oggi usciti per portarla dal meccanico si sono accorti che qualcuno nella notte aveva rotto il vetro dell'auto del ragazzo di mia figlia per rubare il navigatore, nascosto nel cruscotto.
Non mi sento alla fine di dire che questo sia stato un anno di sfiga.
E' stato un anno come è la vita.
E' stato un anno duro, difficile e tormentato, un anno di sensazioni forti, trascorso tra gioie e prove e scelte non facili.
E' stato un anno che mi regalato dei momenti dolci e immensi, inaspettati, e tutti per me.
Occhi chiusi,
dolcezza, la pelle.
Leggere le parole
una volta vere, e vive
ora rantoli di agonia
La testa piena
velata d'angoscia.
Altri parlano di cose
è la tua vita,
la mente fugge via.
Non sanno.
Eri viva altrove.
Fine.
No, non può
Non sai,
ma lo sai..
Ora è silenzio.
Le ore passano, non ti accorgi,
sprecate,
pensare non riporta nulla.
Passato il Natale, si stanno avvicinando gli auguri per l'anno nuovo, e cambia la domanda, da come passi il Natale a come passi il Capodanno.
Non so come lo passerò ancora, a dire la verità confido in una soluzione casalinga da mio nipote, come l'anno scorso, che io vabbè dormivo sul divano, ilsuo però, perchè avevo un mal di testa spaventoso.
Non amo molto le feste danzanti ed il casino, non è solo una posa, e poi quest'anno non son proprio dell'umore.
Non voglio fare bilanci dell'anno passato, tra cose brutte e cose belle.
E' retorica dire che dalle cose brutte impari... un concetto simile a quello della religione oppio dei popoli, o a quello del porgere l'altra guancia, ma c'è anche tanta sofferenza dentro, a volte troppa.
Sto pensando invece al futuro, alla prova non indolore che mi aspetta, che ho scelto, deciso di fare, e che ho imposto alla mia famiglia, alla quale sono grata per per averla accettata.
Ci sono situazioni che ti sembrano insopportabili, ti senti come vampirizzata, pensi che così non reggi, che non stai bene, ci stai rimettendo anche la salute... ora o mai più, il tempo passa.
Il dado è tratto, lo scenario si capovolge.
Cominci ad avvertire degli strappi, le cose cui rinunci, la casa che lasci è comunque la tua casa, e il nipotino ride, ed il micione dorme con te.
Cena della vigilia di Natale, a casa della suocera.
"Se la zia però comincia a dirmi cosa devo fare, m'incavolo subito"
"La sera promette bene, come clima natalizio"
"Scusa, è infermiera, e per di più fa parte della schiera di persone che sanno sempre quello che è giusto che gli altri facciano... noi andiamo lì, il capofamiglia con la febbre, tu con la bruciatura sul dorso della mano ed io con tensoplast e stampelle... pensi che si tratterrà? "
Siamo al citofono, targhette con i numeri. La Princess è indecisa, il dubbio è tra due, io che di norma evito l'edificio, non ne ho la più pallida idea. Il primo, è silenzio. Il secondo, voci e cani che abbaiano, è quello, e ci aprono.
Un cane è legato al calorifero, stava esagerando con le sue attenzioni nei confronti dell'anitra all'arancio. Gli altri due transitano, il bassotto semicieco fa da inciampo, la dalmata ti frusta con la coda.
Il piccolo principe vestito di rosso riscuote immediata attenzione, e reagisce scrutando e silenzioso agli starnazzamenti belamenti e cose così, non so, li scruto anch'io , son più riservata coi bimbi, e di natura meno chiassosa. Fortunatamente dopo un po' si addormenta.
Un sospiro di sollievo, l'antipasto con patè, pomodori, salmone, salame di varzi e crostini a forma di fiori e di picche, niente cuori e quadri, comunque i semi col picciolo, anche se con minor superficie spalmabile, si rivelano pratici essendo muniti di impugnatura.
La zia infermiera disquisisce sull'allattamento.
L'anitra, ha vinto lei, che era meglio se il cane riusciva nei suoi intenti. Era invulnerabile, o forse erano i coltelli d'argento che vulneravano poco. Io non l'ho mai cucinata, ma ero un po' perplessa sulle risoluzioni matematiche dell'altra zia... " C'era scritto che cuoceva in tre quarti d'ora, le anitre erano due e le ho lasciate in forno un'ora e mezza."
Le patate al forno erano un po' crudine, sembra che la teglia con le patate ancora crude, preparate per la cottura, fosse scomparsa, e ritrovata sulla toilette in bagno.
Il piccolo principe si sveglia e la Princess lo tiene in braccio intanto che si aprono i regali.
La zia, quella delle anitre, continua a dire " ma quanto è bravo questo bambino, non piange mai, è impossibile che non pianga mai" e tanti ne ha fatte, di facce, e di versi, che alla fine il bimbo ha fatto le labbra imbronciate, ed è scoppiato a piangere. Lei "Ah ecco,,," ma l'abbiamo guardata tutti malissimo.
Devo ricordarmi di questa cosa, quando mi capita di dover spiegare perchè non la sopporto.
Al navigante di passaggio.....
Sto cercando di scrivere un post mentre aspetto che cuociano le cose...
Intanto... auguri per una giornata serena in famiglia, ed un sorriso-pensiero alle persone che invece lo passano da sole, o che si sentono sole.
La leggera irritazione di novembre quando girando per la città senza ancora aver dimenticato il sapore dell'estate vedi apparire i primi segnali delle Feste, e luminarie, e fiocchi rossi e verdi color dei pungitopo, e cominci a trovare i depliants nelle caselle, delle straordinarie occasioni che ti si presentano, uniche nella vita.
Questo mese di dicembre mi è toccato e mi toccherà passarlo quasi completamente in casa, in compagnia di pensieri più o meno allegri.
Non sono sprofondata nella neve quando è caduta, e neanche nella folla dei negozi del centro, niente tragitti in autobus stracolma di pacchetti, niente bancherelle di Natale di via dei Mercanti. Anche niente OBei Obei, che non mi mancano però, ci arrivi al mattino presto che ancora cammini sui tuoi piedi e ne esci pilotato dalla folla.
Il Natale è in anticamera, con l'albero fatto dai ragazzi, con le lucine, e con i regali in partenza ed in arrivo.
Nell'unica settimana di libera uscita, l'interregno della sfiga, sono riuscita a pensare ai regalini per i nipoti, da nonna e da zia.
Sto sto sul letto, col tavolino, il pc, un paio di libri, i cellulari, una biro e i cataloghi dell'Ikea,le stampelle appoggiate al comodino.
Ogni tanto ho con me il nipotino, un po' comincia a rotolarsi, e ci ridiamo, questi suoi sorrisi sono per me, e non esiste la cattiveria nella sua vita.
Mi guardo allo specchio dell'armadio di fronte, vista in una certa prospettiva non mi sembro neanche brutta, e mi faccio ciao col piede col tensoplast.
I gatti stanno con me, e dormono,non sempre però.
Il micione l'ho fatto impazzire mettendo palline di carta nella scatola vuota dei fazzoletti di carta, un gioco che faceva da micino e lo ha sempre appassionato molto, e per un po' sul letto si è verificata un'apoteosi di salti ed agguati ai pallini stanati. Poi ha pensato bene di addormentarsi contro la mia gamba incuneandosi sotto il tavolino da letto, dopo aver sprimacciato bene il plaid con le unghie, che sotto c'era la mia coscia.
La micia assalta i pallini di carta solo quando cadono a terra, con la fulmineità di un attaccante. E quando vuole dormire sprimaccia il mio braccio e ci appoggia le zampine, si addormenta così, come fosse al davanzale, facendo fusa rumorosissime.
Il Natale lo sto aspettando così.
Non so andare un granchè con le stampelle, e mi sento un po' ridicola.
Il piede oggi non mi faceva tanto male, penso che andrò in ufficio in taxi, che almeno mi lascia davanti alla porta. Una volta che sono lì, c'è l'ascensore, e la scrivania. Insomma, non sono grandi percorsi. Ho anche una scarpa che togliendo la soletta ci sta il piedone con il tensoplast.
Intanto oggi ho cercato, senza trovarli, campionari di colori per tinteggiare le pareti, mi sembra di ricordare che forse si mette un po' del colore nel bianco. Non ho trovato nulla.
Allora mi sono cimentata nella progettazione della cucina I KEA, ma ho perso la pazienza già con le misure ed i piani di lavoro. Ed in internet non c'era il frigo che c'era sul catalogo, e che costava meno.
Se non altro, i miei ragazzi sono andati in perlustrazione nella casa nuova, hanno trovato la cassetta giusta delle lettere che non era il 13 ( non ho chiesto il numero, scommetto che sarà il 17....) ed anche il citofono, che però non funziona. E l'appartamento a loro è piaciuto (anche a me piace).
OOOPS.... il commento di Chiaroilmattino mi ha fatto venire in mente che non ho aggiornato il post.
In realtà il mio medico non ha voluto neanche stavolta che rischiassi, e starò a casa sino al 5 gennaio. Il che vuol dire che potrò uscire il 6 gennaio. Che abbia inteso darmi della Befana?
Ieri entrando alla Feltrinelli c'era un buco nel marciapiede e ho sentito una fitta lancinante al piede, quello già vittima della caduta in bici di fine giugno, e dell'inciampamento rovinoso del primo di dicembre.
Non è gonfio neanche stavolta però non l'appoggio proprio, mi sa che questa volta la radiografia ci vuole.
Sono stufa stufa stufa della serie di sfighe piccole e grandi, oggi avevo anche l'appuntamento con l'imbianchino e invece non cammino.
Che poi devo ancora prendere dei regali di Natale, dei pochissimi che faccio, e contavo in questo week end, che in ufficio devo farci notte con tutto il lavoro che c'è, tanto che pensavo di rinunciare alle ferie.
Uffi uffi uffi, e uffi.
Diagnosi: distorsione tibiotarsica
Prognosi: 20gg
Cura: tensoplast, piede in alto, ghiaccio, stampelle, antidolorifico....
e per le palle rotte? non ci ho pensato a chiedere.
Ieri, consegna delle chiavi... siamo andati, il soggetto locatore ed io, a leggere i contatori, per l'allacciamento del gas e della luce.
L'appartamento è assolutamente vuoto, disabitato da tempo, c'è giusto per terra il citofono cambiato, una saponetta in bagno, e lo scaldabagno.
Il mazzo di chiavi è solo al mondo.
Passando davanti alla casella delle lettere "Ah qual'è la mia?"
"Non so, sai? Una senza nome, direi"
Ce ne era qualcuna, la chiavetta ha aperto la n.13. Sono soddisfatta, mi piace il 13, è un numero ricorrente nella mia vita, ci sono anche nata.
Oggi ho chiamato per gli allacciamenti.
"Va bene, per la luce può togliere lei il blocco, ma per il gas viene un nostro tecnico, a che nome deve citofonare?"
"Oddio, ma veramente non lo so... non ci ho pensato di guardare... secondo me il soggetto locatore non se lo ricorda; senta, facciamo una cosa, il gas lo facciamo in un secondo tempo, tanto subito mi serve la luce"
"Sì è anche meglio che ci sia la cucina montata quando viene il tecnico" In effetti è così... il soggetto locatore non lo sa... ho chiesto alla Princess se mi accompagna, per fare la prova del citofono.... provare quale di quelli senza nome suona su in casa, e spiccicarci il cognome su. E se non ce ne sono, immagino bisognerà provare quelli con il tasto meno consumato, visto che l'appartamento era vuoto da un sacco. La Princess vuole fare quella che sta su ad aspettare il suono, ha detto che giù a suonare si imbarazza.
Suona il cellulare in ufficio, è tardi, la Princess certo mi immagina sulla strada del ritorno.
"Mamy, nel ripieno dei peperoni secondo te va bene se ci metto un po' di robiola?"
"Non li ho mai fatti, ma credo sia meglio formaggio e pane grattuggiati, o la ricotta, la robiola mi sa che diventa un po' liquida. Prezzemolo, magari."
"Va bene, va bene"
Uscendo mi fermo dal panettiere pastafrollaio, al mattino sperando di andare al Bookcrossing e Tarocchi organizzato da Le Belle Bandiere, avevo ordinato una sperimentata torta al limone, sono le sette e mezza e devo attendere un po', una pensionata indecisa indicava e questo o quello sul vetro del bancone. La mia attesa viene addolcita da un orsettino di pastafrolla. "Ormai non esco più stasera, magari ti pago la torta adesso e la prendo domani, così la mangiamo coi colleghi in ufficio... però mi porto a casa un po' di quello strudel lì" sento suonare il cellulare.
"Mamy come arrotolo il polpettone?"
"Come, arrotolo...fai un rotolo, ah, lo fai su nella carta forno, un cartoccello ben chiuso, ci cuoce dentro nsenza disfarsi, e non mettere condimenti, ci mette del suo"
Arrivo finalmente a casa, che sono le otto e mezza passate, ed entro...
"Ehi si sente un po' odore di bruciaticcio"
"Si mamy sono io!" e la Princess mostra il dorso della sua mano passato al forno "guarda se il polpettone ti sembra cotto"
"Mica si vede, è fatto su... comunque si, mi pare di sì"
"A tavola allora"
" La cena è nel piatto" sento la sua voce dalla stanza dove mi sto cambiando.
Sui nostri piatti, un peperone intero imbottito di polpettone, sul piatto del suo compagno, che non ama i peperoni, circa sei metri di polpettone nudo.
Mi fa tenerezza la mia bambina che impara a cucinare, abbiamo affrontato recentemente circa diciotto volte gli involtini, una specialità ormai, ed ora ad un capitolo per volta l'infinita storia delle scaloppine. E un intermezzo di peperone ci voleva.
"Ma di solito si dividono in due, tipo barchetta, e si riempiono"
"non lo sapevo, non li ho mai visti"
esagerata, non li hai ma visti, ma dai ... penso. Ma sì che li avevamo mangiati insieme al mare.
E poi io i tarocchi invece volevo proprio farmeli fare, che quelli di settembre mi sa che non ci hanno preso.
Finalmente, uscire per andare in ufficio dopo due settimane chiusa in casa. Ero un po' frastornata dalla gente in giro, e camminare. La luce calda di vapore del panettiere, la vetrina del tabaccaio stracolma di grattati e vinti, due inviti, due approcci diversi.
L'arrivo in ufficio, e rispondere come stai, che poi diventa un ritornello, in effetti chiedono ci ripensano e sorridono, mica è da tutti inciampare nel piede della scrivania del capo, riprendersi dall'abbraccio di un altro tavolo provvisto di ciotola di caramelle, e botte e lividi che ancora non sono andati via, ed il capo precedente geloso, dice, non ti ho mai fatto un effetto così io.
Nell'intervallo ho accompagnato una collega all' Upimc he voleva vedere giochi da regalare. Sì sì vengo, le ho detto, ma guarda che cammino piano, te che vai sempre come una lippa.
Guardarsi intorno tra le cose, e sentirsene stanca. Il rosa per le bambine, l'azzurro per i maschietti. I cuoricini per le bambine, le scritte per i maschietti, sulle tutine. E i giochi per i piccolissimi, quanti di stoffa con dentro suonerie, che i bambini li sbausciano e poi li buttano per terra, effetto cotoletta, che poi come li lavi ogni tre per due con il congegno dentro... Mi sentivo urlare dentro un potente non ho voooooglia. Fare un regalo è una cosa bellissima, è uno slancio, è dare, è capire.... mi sento ribellare, non voglio regalare niente, ora, non mi viene. E mi aggiravo allora tra i casalinghi, ma mi ritrovavo a guardarli con timore, come non dovessi dar loro tanta confidenza, come testimoni di uno strappo... perchè domani, che vista l'ora ormai è oggi, avrò le chiavi di casa, e ho messo una torcia nella borsa per leggere i contatori della luce e del gas.
Vado a dormire che tra due ore mi sveglio, ma è che, come spesso mi capita, ho dormito sul divano sino a poco fa. Che poi qui mi si sgrida e mi si dice che mi si vede sempre al pc, e invece no, il pc era acceso, ed io dormivo, dormivo invece di leggere, che sul divano finisco così.
In cortile si sente cinguettare, non credevo che anche in inverno i passeri o chi per essi si svegliassero già, che è freddo e buio, pensavo fosse una cosa della primavera.
.
Rientro al lavoro dopo due settimane di malattia e nell'atrio trovo il fico beniamino decorato con qualche fiocchetto rosso e qualche pallina, radi come le foglie dell'alberello: devo preoccuparmi?
Quando ci sono parole che dicono cose, ma non sono chiare, forse per delicatezza, forse per vigliaccheria, forse per comodità, forse per indecisione, arrivano baci e ti voglio ancora, e nessun'altra parola.
Quando quelle poche parole che arrivano come dirti stai buona, non hanno calore, le leggi, e non sai più crederci, risuonano come un'eco e il buio.
Quando il dialogo viene negato, si sente che le cose son cambiate, e ci si sente confusa, si cerca un perchè e da sola non si trova.
Quando senti il muro, bacio e silenzio, e impazzisci davanti al muro, perchè delle cose si parla, si è grandi, si sa come è la vita.
Quando alla fine escono, le parole. "In questi giorni non ho voglia di te".
Quando la sofferenza diventa rabbia, "in questi giorni", vedi scritto, è scritto così, e allora dici (scrivi) di tutto.
Quando vedi scritto di andare via, e rispondi dispettosa si ma dopo torno, dispettosa, ma anche perchè sai che non sei capace di andare via, non chiudi mai le porte, hai imparato che il Tempo aggiusta e riequilibra sentimenti e risentimenti.
Quando senti l'amaro della sgradevolezza e ci si poteva non conciare così.
Quando pensi che camminare tenendosi per mano, e baciarsi in mezzo alla strada è ora sogno e nostalgia, e non più attesa.
Una storia che sta finendo è un po' come un cerotto da togliere che però è anche un po' attaccato ai peli.
E' una sofferenza lenta, lancinante, che forse è meglio il coraggio di uno strappo, una fitta e poi un respirone.
Poi, comunque, si passa la mano al Tempo, amico silenzioso e sincero.
Una serata un po' così
con pensieri un po' così
di quelle che vorrei qualcosa che mi facesse sorridere "dentro"
e invece anche il nipotino dorme, che lui mi ride e mi chiacchiera
in questi giorni che sono sempre in casa,
e parole scritte, rilette
a cui non so
se voglio credere più,
cioè, voglio, ma so che mi fa solo male,
è qualcosa di fragile che continua a cadere
eppure non si rompe.
E allora cazzeggio un po', ieri mentre cercavo nel web
un'immagine per il compleanno del blog, mi ero imbattuta in questa
e l'ho trovata stupenda, però c'era il fumetto con happy birthday
e mi son fermata a guardarla,
un oceano di femminilità
e oggi l'ho cercata senza il fumetto
e ho sorriso all'idea di metterla come avatar
magari in feisbuc
e i miei cugini vedono il mio nome e il mio cognome
e anche il capofamiglia
e questa immagine.
Insomma se fossi stata una donna
cioè, lo sono, ma una bella donna,
tra tutte avrei voluto esser come lei,
che però pur bella così, il sorriso "dentro"
una sera non l'ha trovato.
Anche se a volte mi capita di pensare che son proprio
e stufa e stanca
e che quasi vorrei morire
sono la prima che non mi credo.
Però è proprio bella, anche con i capelli giallobianchi.
Mi investo di solennità, come dovessi scrivere il discorso di Capodanno del Capo dello Stato.
Immaginatemi seduta ad una scrivania con aurei intarsi, una bandiera con il mio avatar, fascia tricolore, scritta Blogitalia giocoforza.
E' un periodo un po' tosto questo per me, ma non intendo fare bilanci, fare i bilanci della propria vita non ha molto senso, semmai è bello ricordare.
Nei bilanci ci sono i più e i meno, nella vita c'è solo il più.
Tutte le esperienze sono dei più, ed anche le persone che ci hanno accompagnato anche per pochi passi, o ci hanno attraversato la strada.
Il segno meno nella vita non esiste, non sparisce nulla, tutto resta dentro di noi, semmai celato, ma resta.
Se leggo vecchi post, mi accorgo di quanto sia cambiata, ed anche di quanto non lo sia, chissà se vale se ne ripubblico qualcuno.
Se guardo tra gli avatar degli amici, o tra i miei link, ce ne sono alcuni che che su splinder non vengono più, o poco, o hanno chiuso il blog, eppure non voglio cancellarli, non voglio rischiare di dimenticarli, eppoi " a volte ritornano ", si mai nella vita. La vita è come una scatola di cioccolatini.
Ringrazio Viridian che mi ha fatto conoscere questo mondo, che mi era assolutamente ignoto, anche tecnologicamente, quando ho cominciato, e nel quale mi muovevo timidissima... non osavo lasciare commenti, e per i primi mesi non mi ha letto nessuno. Se non ricordo male avevo festeggiato le mille visite verso la fine di febbraio 2006, la metà delle quali sicuramente mie, non avevo ancora scoperto i "preferiti"!
Adesso in molti blog mi capita di leggere post sulla "minaccia Feisbuc"... è vero che lì ci ritrovo splinderiani a frotte, ma non mi pare abbiano abbandonato i loro blog, nè la frequentazione di altri...a me sembrano che anche i rapporti interpersonali siano molto diversi.
Sembra un po' di vivere in vetrina, e tutti fanno la raccolta delle figurine.
Secondo me, c'è una tale mescolanza di reale e virtuale, che rischiano di scoppiare invidie gelosie rappresaglie che si riporteranno anche nei rapporti reali.
Come ho scritto in alcuni commenti, riesco ad essere autentica qui, come tiptop, mentre in Feisbuc col mio nome e cognome, dove mi leggono il capofamiglia, parenti, colleghi di lavoro, mi aggiro cauta e guardinga, come neutra. Anche qui mi leggono persone che mi conoscono, per nome e cognome, alcune di persona, ma sono rapporti nati qui, è diverso. E' proprio diverso l'approccio.
Le mode sono sempre un rischio, la gente si lascia portare... ma non penso che i blog moriranno per Feisbuc, in ogni caso intendo far parte dello zoccolo duro perchè questo formato mi piace, per scrivere, scrivermi e farmi leggere, ed i rapporti che ne nascono mi sembrano abbastanza veri.
E poi volevo dire grazie, a chi passa, o è passato di qui lasciandomi delle sue parole.
Dico sempre che è bello dire grazie, perchè vuol dire che hai ricevuto qualcosa.
Abbiamo fatto due bigliettini da estrarre a sorte.
La Princess ha vinto l'avanzo della minestra di riso patate e prezzemolo, io l'avanzo di penne col sugo.
Oggi con la neve.
In cortile.
Nella goccia che sembra d'argento
come fosse mercurio
è riflessa la casa.
Sono chiusa in casa da martedì scorso.
Ma la neve a Milano va bene vederla così, dietro i vetri.
E' bella mentre cade, o appena caduta.
Capita, quando si vuole bene a qualcuno, di arrivare a star male avvertendo una sua sofferenza, e di sentirla in modo lancinante anche dentro di sè, e di voler fare di tutto per potergli rendere serenità, fiducia, per alleviargli il dolore che lo accompagna, e non stai a pensare quanto quella persona ti dia in cambio, non ti importa, vuoi solo sentire che sta bene,che sta meglio.
Quel qualcuno ti ringrazia di esistere.
Quando poi stai male, dentro e fuori, e quel qualcuno, il qualcuno che tu più di tutti desideresti avere un po' vicino, latita, anche se gli hai dato l'anima felice di farlo, senza aspettartene un ritorno, ecco, non credo sia facile non rimanerci un po' male. Anche se si sa che non ci si deve aspettare mai nulla dagli altri.
Farsi durare fino a chissà quando un sms che dice ti bacio.
Però che bella questa canzone, la sto ascoltando ora.
Eccomi qua
sono venuto a vedere
lo strano effetto che fa
la mia faccia nei vostri occhi
e quanta gente ci sta
e se stasera si alza una lira
per questa voce che dovrebbe arrivare
fino all'ultima fila
oltre al buio che c'è
e al silenzio che lentamente si fa
e alla luce che taglia il mio viso
improvvisamente eccomi qua
siamo l'amante e la sposa
arrivati fin qua
l'attore e la sciantosa
e siamo pronti a qualsiasi cosa
pur di stare qua
siamo il padre e la figlia
finalmente qua
siamo una grande famiglia
abbiam lasciato soltanto un momento
la nostra valigia di là
nel camerino già vecchio
tra un lavandino ed un secchio
tra un manifesto e lo specchio
tra un manifesto e lo specchio
Eccoci qua
siamo venuti per poco
perché per poco si va
e il sipario è calato già
su questa vita che tanto pulita non è
e ricorda il colore di certe lenzuola
di certi hotel
che il nostro nome ce l'hanno già
e ormai nemmeno ti chiedono più
il documento d'identità
e allora eccoci, siamo qua
siamo venuti per niente
perché per niente si va
e c'inchiniamo ripetutamente
e ringraziamo infinitamente…
Eccoci qua
siamo il padre e la figlia
capitati fin qua
siamo una grande famiglia
abbiam lasciato soltanto un momento
la nostra vita di là
nel camerino già vecchio
tra un lavandino ed un secchio
tra un manifesto e lo specchio
tra un manifesto e lo specchio
Oggi si è dovuto decidere... gli avevamo trovato la leshmaniosi un mese fa, e le cure non sono servite a nulla.
Posso solo dire, a chi ha il cane, di fare attenzione al flebotomo, pappatacio tropicale che si sta diffondendo tanto anche qua, soprattutto nelle zone collinari, intorno ai laghi e sulla costa ligure-Azzurra, e di usare in primavera ed estate il collarino e le cose che tengono lontani gli insetti. Quest'anno avevamo dimenticato di comprarlo nonostante la veterinaria ce lo avesse raccomandato.
Adoro questa sua foto nel cestino dei gatti, defenestrato dalla micia che si era messo nella sua cuccia, dice tanto di lui.
Io... so che in questo periodo sto facendo un po' fatica a ritrovare il mio sguardo ironico, e le piccole cose belle, e leggerezza, e mi spiace che passando di qua non troviate la solita tiptop...
ci sono quei momenti che sembra che ci siano solo problemi e tristezze, ma l'esperienza di vita, e le risatone di Luca, mi insegnano ad andare oltre, e poi ricapitano cose belle. Dimenticare, però, non si dimentica mai, e non si deve neanche cercare di farlo, non ha senso e non si può, ormai è dentro di noi, l'abbiamo vissuto.
Ci avete mai fatto caso?
E' una chiara lezione di vita
Il fiore perde la corolla
il gambo porta il frutto verso la terra
la vita continua.
E' una piccola cosa bellissima
che succede in un vaso.
Ci siamo seduti al tavolo, mia madre,mio nipote, e al nostro fianco il cassetto contenente le fotografie che teneva mia sorellaO.
L. voleva cercare quelle belle di sua madre,mia madre voleva sostituire – ovviamente, deve aver sempre da ridire – quella che aveva messo in cornice per lei mio fratello. Ed anche a me era stato offerto di prendere quelle che mi piacevano.
Frugaretra le vecchie foto, se può essere per certi versi malinconico, visto anche il motivo per cui ci trovavamo lì insieme, riesce a diventare esilarante con la presenza di mia madre – solitamente irritante.
Una foto scolastica, 3 file di bambinetti ingialliti, la mamma ce la passa indicandoci quale era mia sorella ed L diceche quella era la classe di suo fratello, e che M. era quel bambino lì. Allora io per prendere in giro mia mamma, dico ” Allora O deve essere quella lì..." E mia mamma: “ Che sciocca che sei, lei era più grande, non potevano essere in classe insieme!” In effetti... madre e figlio, alle elementari insieme, è alquanto improbabile.
Mia sorella, divorziata, aveva avuto due storie importanti... insomma, in famiglia facevamo tutti il tifo per An, At, venuto dopo, era un po’ troppo damerino per i nostri gusti. Intanto, io An lo avevo rivisto al mare gli anni scorsi, e l'ho avvisato, non mi vedevo reincontrarlo e lui mi chiedeva di lei e io gli dicevo non c'è più. E quanto spesso mi ha chiamato, chiedendomi notizie, e sentivo il pianto trattenuto nella sua voce. E l'ho avvisato tra i primi, quando non c' è stata più, e lui dopo un attimo mi ha richiamato, "Giurami che non ha sofferto".
Insomma la mamma, guardando le foto, ha trovato un nuovo tormentone,“Però aveva l’aria più felice con At.” E lo ripeteva ad ogni momento. Di foto con An invece non ce ne erano, ce ne erano invece tante di lei in quel periodo ed era bellissima. C’erano anche del cane Yorkshire di At, e ho detto “Ma guarda questo cane come è felice di stare con At” e la mamma “Vero che si vede?”
Di foto per me ne ho prese due, che non sono con mia sorella, perché belle belle non erano molte, e mi sembrava giusto che restassero a suo figlio.
Ho preso questa foto di mio padre, scattata dalla cucina della villa di Baveno, un padre che io non ho conosciuto così e ricordo più vecchio, né ricordo la villa così ben tenuta, ci doveva essere ancora il nonno, perché la “mia “villa di Baveno era assai più selvaggia.
Che poi la mamma mi ha fatto leggere le lettere che mia sorella scriveva al papà, ha detto” Parlava sempre di te, la famiglia per lei eravate tu e il papà”... ho avuto solo il tempo di scorrerle...e scorrere in mezzo a quotidianità sconosciute o non ricordate... leggere, e scoprire cose.
Che non ne volevo sapere di entrare nell’acqua del mare, a due anni a forte dei marmi.
Che ero la causa della macchia d’inchiostro sul retro della lettera, dove avevo firmato con uno sgorbio.
Che erol’aiutante del giardiniere,ero sempre a rastrellare e a dare da mangiare ai conigli.
Ma di questo ricordo qualcosa, aveva un cane setter, e lo facevo giocare con fogli di giornale appallottolato e lui li strappava e ridevo dicendo che leggeva.