Sul filobus una persona alle mie spalle parlava al cellulare, chiamando Amo’ la sua interlocutrice, credo fosse in casa e stesse aprendo il pc senza saperlo usare. E lui le spiegava. Con pazienza, tanta. Poco dopo il suo Amo’ appariva disperato, e poi quasi un vituperio., poi l’indirizzo della sua posta urlato, e infine lei, la password, paponzi.
La password.
Le password.
L’apice della privacy, della riservatezza, ci scateniamo celati agli occhi di tutti.
Sarebbe bello fare uno studio psico-sociologico partendo dalle password.
O al contrario, cercare di indovinare il genere di password correlata all’individuo, tipo “per me tu hai una password così”
Credo che tutti ormai siamo portatori di password.

Da qualche giorno non scrivo.
Un momento ingarbugliato, strano, di solito lo scrivere mi aiuta a dipanare, a vedere più chiaro, a vedere le cose dall’esterno, rileggo come avesse scritto un’altra persona.
E’ che quando penso le cose, tante volte mi sembrano cose già dette, già viste, stanche.
Un po’ come ieri sera, che ascoltavo leggere testi, a volte perdendomi, mai rapita.
Anche quando leggo un libro, troppo spesso ne rimango insoddisfatta.
Eppure ho sempre più voglia di leggere.
E anche di scrivere.
La storia che ho in mente da tanto, e cominciata per poche pagine, ora l’ho pensata in chiave sorriso e non più farcita di tormenti interiori.
Mi piacerebbe fare un quadro di tutti i personaggi, come fossero racconti completi.
E poi farli incontrare sui fogli ancora bianchi.
Ho osservato un tizio sul filobus, l’ho ascoltato parlare, volevo scrivere la mia sua buia storia.
Ho idee e non ho tempo, a volte neanche la forza.
Dormo tanto, rispetto le mie solite abitudini.
Vorrei ascoltare musica, ma c’è sempre rumore, e di notte troppo silenzio.
Però sorrido sempre, davvero.



Mio figlio ha ritrovato compagni di scuola delle elementari e mi è sembrata una cosa carina, così mi ci sono iscritta.Simpaticissimo Piero Degli Antoni.Giornalista e scrittore di thriller "emotivi", mi riprometto di leggerlo quanto prima. Non avendolo ancora letto, sarà giusta la defnizione "emotivi" che mi è venuta dopo averlo ascoltato?
Il titolo della lezione era “Il poliziesco come romanzo sociale” e lui pensa un po’ che combinazione , per strada pensava se si può scrivere un poliziesco senza ambientazione sociale.
Io non so mai ricostruire tutti i perchè e per come perchè non prendo appunti, tanto so che raccolgo l’essenza delle cose, che poi mi resta dentro indicibile, proprio nel senso che non riesco a dirla bene come quando l’ho sentita ma torna fuori quando mi serve.
Gigi è intervenuto dicendo che in un poliziesco il delitto è solo il chiodo a cui si appende il quadro.
Comunque la risposta era ovvia ed era no. In ogni caso, da qui si è spaziato allo scrivere, alla creazione di una storia, ed è stato ancora una volta evidente come non esista un metodo universale, c’è chi comincia a scrivere senza sapere dove la storia lo porterà, e chi addirittura scrive prima il finale. Lui è quadrato, ha detto, annota tutto quello che gli viene in mente e che pensa potrà servire e da cui pescare, non necessariamente con un ordine predefinito, e traccia anche il ritratto dei personaggi. Ogni volta che ripiglia a scrivere, si rilegge cosa ha scritto prima, per mantenere l’omogeneità, e per questo consiglia di scrivere il più possibile in tempi ravvicinati, si riduce il rischio di slegature ed incongruenze.
Ha consigliato la lettura di Stephen King, On Writing, e di un manuale di sceneggiatura, In viaggio con l’eroe, di Chris Vogler...quasi quasi.... perchè mi sta venendo un po’ voglia di mettermi a scrivere “creando”, ho una storia in mente da tempo e cominciata per una manciata di pagine, che si presta ad essere di molto ampliata, se non fossi sempre così succinta: E poi ho sempre poco tempo, il tempo libero che ho è quello sottratto al sonno, o sono brandelli tra una cosa e l'altra.
Non è succinto Rinaldo, che sta scrivendo una specie di trattato di storia, che non è che abbia molto a che fare con un corso di scrittura creativa, e comunque ha cominciato a leggercelo... “E va bene, se vi stufate dite basta”, io ho detto basta dopo le prime due parole, hanno riso tutti ma lui è andato avanti lo stesso, così abbiamo imparato che Carlo n.8 di Francia è morto picchiando la testa contro l’architrave di una porta





Auxesia1 ha postato un video dedicato all'Elogio della Follia ma adesso che l'ho linkato spero che non cancelli il post, come ha appena fatto con uno. Insomma questo video concludeva con l'ignota frase "Il cuore ha sempre ragione"... insomma, il mio commento è stato il seguente:
Mi riporta all'adolescenza?
Che quando succederà forse non piangerò. Perchè rimarrò lì così, e osserverò gli altri, le labbra serrate.
Tante volte, trovandomi in discorsi sulla morte, ho detto che vivo senza pensarci.
Ho scoperto così un romanzo del quale ignoravo totalmente l'esistenza, Principe Splendente, di Murasaki, scritto nel 1000 da una donna giapponese, che, ci diceva, è un po' il Proust nazionale, o la Dante giapponese, diceva Bruna.
Sono sempre in attesa di cambiare postazione di lavoro, dalla mia stanzetta allo stanzone dove saremo in quattro. Mi piaceva stare qui, andavo d'accordo con P.che lavora part time, e stavo volentieri sola al pomeriggio, mi ci voleva.
Intanto hanno spostato G.al posto di P., e per qualche giorno si è ricostituita la nostra ineffabile coppia, sette anni di scrivania matrimoniale, e nel lavoro era come se gli dovessi sbucciare la frutta e piegare il tovagliolo. Il giornale però lo comprava lui, era sempre in giro a relazionare. E mi interrogava sul calcio, se rispondevo giusto mi lasciava uscire per andare a casa. Se rispondevo sbagliato, andavo a casa lo stesso. Comunque nulla è cambiato...mi chiama ancora col cognome alla Sturmtruppen.
"Tiptoppen, sei brava in excel?"
"Non più di tanto", mi alzo, faccio il giro della scrivania e sono alle sue spalle.
"Vedi qui" mi dice " io ho fatto le correzioni in rosso in questo prospetto, ma nella stampa non vengono fuori, come mai?"
Lo guardo un po' così, ci è o ci fa? Mi sembra troppo per essere vero... imbarazzata, azzardo " Scusa, ma in ufficio la stampante ha solo l'inchiostro nero...intendi questo?"
"Sì... ehm... non mi era venuto in mente".
Mi sono svegliata sola sul divano, e avrei voglia di scrivere dell'amore, dell'amore che da sempre mi scoppia dentro e non so che farmene. Che poi sta dentro, e allora non lo conosco neanche bene.