In attesa dell'autorizzazione a postare o meno foto del nipotino






Non so dire se sto bene o se sto male. Credo che siano quei momenti a cui poi ripenserai sorridendone, e saranno un bel ricordo, ma intanto che li vivi sono così.
L'attendere...Ieri sera tornando a casa in bici mi sono fermata in farmacia per comprare l’arnicagel. Mi sento picchiettare sulla schiena e mi giro, vedo una signora molto anziana con una maglietta verde bandiera e dei pantaloni bianchi che le stanno un po’ larghi. E’ abbronzata, ma abbronzata secca ed ha dentoni equini e non equilateri. Non mi piace.
Mi dice “Signora stia attenta che dietro di lei c’è il mio cagnolino” mi piego, in effetti come non mi vedo i piedi non potrei neanche vedere una specie di maltese.
E’ il mio turno, chiedo l’arnicagel e la farmacista mi consiglia di tenerla in frigorifero, così la metto fredda e va ancora meglio.
Intanto sento la voce della signora del cane chiedere all’altra farmacista “Vorrei delle salviettine intime”
Oddio, penso, davvero non c’è età…ma no dai, cosa vado a pensare, è semplicemente igiene.
Si spostano verso gli scaffali “Non vorrei una confezione tanto grande, sa, al cane sono rimasti sporchi dei peli”
“Va bene così?”
“Si così va bene, ma mi assicura che sono per il sederino?”


E’ successo, ieri mattina, quello che gufava la mia 94enne madre, una vita da Cassandra. E quelli che mi chiedevano, ma non hai paura, a Milano, ieri sera sì, a tornare a casa sì, mi sentivo insicura e spaventabile. E quelle che odiavo e trovavo pericolose, le auto in seconda fila.
Non ero lontana dall’ufficio, sulla circonvallazione poco prima di via Ripamonti, un furgone era fermo in doppia fila, mi ero portata a lato e pedalavo, quando una macchina da dietro mi si è affiancata stringendo, ed ho traballato e poi sono caduta. Il guidatore è sceso , mi sono rialzata, mi sono spostata dalla carreggiata davanti al furgone…non mi ero fatta niente, ho raddrizzato il manubrio, è venuto via un bullone che tiene il portapacchi alla ruota, fa un po’ rumore, ma non è funzionale per muoversi, idem il cestino davanti che ha cambiato un po’ forma. Dalla borsa non è uscito nulla… mi rimetto in sella e arrivo in ufficio, un po’ trafelata, un po’ spaventata.
Son tornata a casa dal lavoro, mi faceva male un piede, mi bruciava un po’ la gamba all’interno, ed il braccio destro in alto era indolenzito.
Ho comprato l’arnicagel in farmacia, mi hanno detto di metterlo nel frigo…e poi mi ci sarei fatta il bagno.
Oggi sono dolorante ovunque, ho preso il filobus e faticavo a camminare, e a fare le scale della metropolitana, ma non volevo stare a casa, sono appena stata in ferie, e a momenti arriverà il nipotino. .
dedicato.
Non ho cose grandi da dire di queste vacanze, perché sono state all’insegna della pace in compagnia di persone gradevoli e in gamba. Ho camminato molto, in salita e discesa, ho preso tanto sole di nuovo, ho nuoticchiato a modo mio, ho letto un po’, ed anche riflettuto su cose della mia vita, non che abbia poi concluso nulla. Siamo andati a mangiar fuori e sempre bene, in una frazione che non ricordo più, e poi a Laigueglia, ospiti di M, amica di M e lettrice di questo blog (ciao M! e saluti a Teo.) serata movimentata, visto che ho chiuso la porta di casa della mia ospite senza far caso se avesse le chiavi o meno. E’ che bisognava non far uscire Teo, il cagnolino a molla di M.Noi tutte fuori e il cane dentro…ma la faccenda si è risolta in un istante con un fabbro, visto che non era stata girata la chiave nella serratura. E’ stato bello rivedere quel gioiellino di Laigueglia dove ero stata qualche volta in vacanza coi figli ragazzini.

Al solito, mi è capitata una cosa che può capitare a una persona su un milione, credo. Dico al solito, perché se qualcosa di assurdo può succedere, in genere succede a me, lo dice sempre anche una mia collega, che ho sempre i casi particolari, e poi dice anche che c’è sempre qualcuno che conosco o conoscevo, in ogni dove, ma questo non c’entra con il post.
Il primo giorno a Pietra, c’era il mare un po’ mosso, e devo aver catturato un granchio col reggiseno del costume da bagno . O meglio, sono uscita dall’acqua, mi sono sdraiata sull’asciugamano a pancia in giù, ed ero l’unica cosa bagnata in zona… ho sentito un solletichino all’interno del braccio, e poi c’era questo cosino minuscolo che se ne zampettava via di lato, velocissimo, sull’asciugamano. Ma il mare mi sembrava un po’ lontano per un granchiolino, l’ho inseguito e ributtato in mare. Così magari se era proprio scemo lo recuperavo al prossimo bagno.




Sveglia alle sei e parto. La mia amica ha già fatto tutto il programmino. Quando arrivo al casello la chiamo e mi viene a prendere, mi accompagna ai miei appartamenti, ove verrò lasciata un poco in acclimatamento. Pare che diano su giardini con vista di mari e monti, come quelli che si promettono, o degli spaghetti. Alle 11 ci troviamo in piazza, c'è anche il mercato - adoro i mercati dei posti di mare, finisco sempre col comprare qualcosa in ceramica bianca blu e gialla. Col costumino e l'asciugamanino andiamo in spiaggia. Devo portare una felpa per la sera, se si mangia seduti fuori, mi ha detto, e ha un po' di amici. Mi porto il pc che se riesco riordino le foto, e poi ho dentro la musica. Mi porto anche da leggere. E poi magari scrivo. Il tempo sarà un po' mio.

persevero coi fiori rossi...

questo è il melograno, forse per la prima volta quest'anno farà i frutti.
Ha una sua storia, aspettavo il capofamiglia nel cortile dell'officina di un fabbro, ed intanto mi guardavo in giro, che non è mai tempo perso. Ho visto che alla base del suo melograno spuntavano dei rametti, non so se si chiamano "piedi" , mi pare di sì però, e ne ho strappato uno. L'ho tenuto in un vasetto d'acqua finchè sono spuntate delle puntine bianche, l'abbozzo delle radici e l'ho curato in un vasetto sul balcone, sembrava un bonsai, fino a quando ho pensato che fosse abbastanza grande per avere la sua vita indipendente, ed ora sta nel prato davanti alla casa, in campagna. Continua ad avere il suo aspetto un po' strano da bonsai, e mi dà l'idea che se fosse un ragazzo porterebbe gli occhiali, ma non saprei dire il perchè di quest'idea.
Sono diventati indipendenti anche gli uccellini che avevo fotografato due domeniche fa nel nido che ogni anno troviamo nella finestra della camera da letto, che lasciamo rigorosamente chiusa per non turbarli: infatti la foto non è nitidissima, non c'era molta luce e non ho usato il flash, ho dovuto però aprire l'anta qualche istante. Quattro cosini (nella foto due nel nido e due fuori), che sembravano più pelosi che piumati, e che fanno un casino indemoniato quando arriva unn genitore a portagli gli insettini. Domenica scorsa non c'erano più, anche loro ce l'han fatta a diventare grandi.

Continua la serie di cui al precedente post, ero in ritardo stamattina...
Mi sono lavata energicamente i denti, ma sentivo un sapore strano, caldo...
Avevo aperto il rubinetto dell'acqua calda
avevo sprizzato sullo spazzolino il tubetto della crema per le mani.
Deciso oggi, organizzato oggi... ho un sacco di cose da fare in casa, il caos è assoluto.
La casa è ingovernabile, resiste la cucina, dove cerco ancora di comandare, ed i bagni. C'è roba ovunque, che si riproduce continuamente, come le teste dell'Idra.
L'acqua non era fredda, ho nuotato un po'. Poi mi sono lasciata galleggiare. Una volta non ci riuscivo, a fare il morto.
Nei giorni scorsi, con l'approssimarsi del lieto evento, mi aveva preso una curiosità del tipo "Ma il Prince che deve riconoscere il bambino e andare all'Agenzia delle Entrate per farsi dare il codice fiscale del pargolo per l'iscrizione all' ASL. ha la carta di identità valida?" per apprendere che era scaduta e ci aveva giocato la sua nipotina e non l'aveva più.
Loro vanno, la Princess aveva il corso pre parto, il Prence doveva andare al lavoro, ed io vado nella banca in centro. Dalla banca volo al consultorio (li ho messi in crisi, mi richiamano tra due giorni e mi sanno dire), dal consultorio all'altra banca, metropolitana, ufficio, dove arrivo con un quintale di carte da far firmare ai miei raccolta nella mattinata, con la camicia appiccicata, affamata, assetata, i sandali che mi tagliavano i piedi: avevo concluso la mia mezza giornata di ferie (per fortuna).
Faceva tanto caldo, e ho pedalato i miei otto km dall'ufficio per arrivare dal parrucchiere, con i miei pensieri di bassa o di alta levatura di cui al post precedente, bassa e alta è molto soggettivo dirlo, e comunque in bicicletta penso. Sono diventata una ciclista ( ma non ancora cic-lesta) attenta e aggressiva. Sono stufa marcia delle auto in seconda fila, di quelle che ti tagliano la strada per girare. Adesso metto fuori il braccio e le guardo con la faccia scura. "Io sono ecologica, io sono sana" , sana lo faccio credere.
E' la dubbiosa traduzione del titolo del secondo libro di Paolo Colagrande, del quale a quanto pare sono destinata ad essere una fedelissima, avendo assistito a tre presentazioni in tutta la mia vita, di cui due sue, questa e quella di Fideg l'anno scorso, del quale avevo comprato due libri, uno da regalare, e di Kammerspiel uno solo, non ho regali da fare.
Una rosa è una rosa è una rosa (Gertrude Stein). Tutti conoscono questa famosa massima della grandissima scrittrice americana: significa che ogni cosa ha un suo preciso nome e che quindi il processo di "nominazione" fa la realtà. Nel suo piccolo anche Bisi, protagonista del secondo romanzo di Paolo Colagrande, è un Bisi è un Bisi è un Bisi. In Kammerspiel continuano la sua saga e le sue avventure con i tormentoni su cui l'autore esplicitamente e steinianamente ritorna.
C'è poco da stare allegri: se Anna Karenina si butta sotto il treno, Antigone s'impicca, e Godot non arriva mai, è più facile piangere che ridere. Eppure Bisi non s'arrende, nonostante le multe e le soprattasse, il bancomat che si rifiuta di dargli i soldi, l'affitto e la retta del nido del bimbo Ale. Senza contare che l'Emilia è di nuovo incinta mentre la manovra economica del governo tende a favorire l'acquisto di yacht miliardari. Ci si mettono pure l'Alda che non gli fa più scrivere articoli sul giornale golenale con cui collabora e Criscuolo, il collega raccomandato che lo gabba. E anche gli amici latitano, tutti tranne Joe Martini, il cantante melodico provinciale che ha ceduto all'incanto fluviale: imbarcati sulla Regina d'Africa, i due scivolano incerti avanti e indietro sulla draga dell'esistenza. Joe non metterà più piede a terra, e Bisi? Riconoscerà il proprio fallimento o resisterà? Prima o poi un granello benevolo deve pur cadere nel grande impasto della vita, l'importante è non perdere la speranza.
Con un'intelligenza che gli permette di spaziare da Voltaire a Mina, dalle metafore calcistiche alle mutazioni genetiche di Monod, Bisi scrive come vive: con uno humour irresistibile e un'ironia in stile Kammerspiel con derive Biedermeir.
Paolo Colagrande, nato a Piacenza nel 1960, ha vinto nel 2007 il Premio Campiello Opera Prima e ha avuto la menzione d'onore al Premio Viareggio Opera Prima 2007 con Fìdeg (Alet). Scrive racconti su "Panta" e "Linus". È tra i fondatori della rivista "L'accalappiacani", collabora con ttl inserto de "La Stampa".

In bicicletta stamattina guardavo il braccio abbronzato che si spellava… mi diverto a togliere la pellicola, solo che in mezzo al traffico non posso molto. Credo che sia l’ultima fase, schiena decolté ginocchia hanno già dato. Pensieri del mare, ancora voglia di mare… vorrei vivere al mare… ma mi piace anche vivere in campagna… e anche la montagna ha il suo bello, e chissà, magari anche le Everglades con gli alligatori hanno il loro bello. Diciamo che mi piace vivere, innanzitutto, e il bello si trova. Perché poi anche a Milano ho il mio vivere.
Pensavo al mare, alla sabbia e al sole, e al tramonto di fuoco che vedevo a Laigueglia, e la luna che mi entrava dalla finestra in punta di piedi dal mare nella pensione di Chiavari. Pensavo di camminare tenendosi per mano, di fermarsi per un bacio, in mezzo alla strada, seduti su un muretto con le gambe che spenzolano, pensavo a cose mai fatte e che mi piacerebbe fare come passare una notte intera sulla spiaggia, fare l’amore sulla sabbia, i baci le mani i corpi che chiedono ed offrono, si offrono.
Ho pensato anche alla sabbia nei capelli, nei denti, e che forse si appiccica pure con effetto abrasivo…

A casa, mentre scrivevo una mail, la Princess si è messa a riordinare e dividere il corredo del pupo, cose per l'ospedale, cose per subito, cose per più grande, e cose per il cugino.
Il sentiero lungo i bambù era sempre poco frequentato, spesso mi ritrovavo qualche ragnatela in faccia, con il suo minaccioso architetto marroncino; non mi piaceva neanche camminarci con gli zoccoli, ero un po' intimorita, capitava di sentire qualche tramestio nelle foglie secche, forse qualche topo, magari una biscia .da queste parti si aggira una Princess nervosetta... domani ha l'orale dell'esame di maturità ed il ginecologo oggi le ha detto di stare a riposo...sennò anticipa. Il pupo è di kg 2,7 e dovrebbe nascere tra un mese. AAARGH, ci siamo quasi.
Aggiornamento del 4/7/08 ore 11.50:
Fuori uno! La Princess era abbastanza soddisfatta del suo esame.
Per il Fuori due! aspettiamo ancora un po'.
Con Auxesia1, per vedere un po' di Creta, abbiamo scelto due tra le gite organizzate che proponevano, bilanciando attentamente sassi mare scottature solari.
Così il primo tour, di mercoledì comportava la visita di Spinalonga ed Agios Nicolaos, inframmezzato da bagno in caletta e grigliata sul battello.
L'isoletta di Spinalonga è occupata interamente da una fortezza veneziana, passata poi in mano ai turchi e diventata lebbrosario quando è tornata alla Grecia; i malati potevano viverci in comunità, avere una vita normale, sposarsi, avere figli anche sani. Adesso all'isola hanno dato un nome greco, ma nessuno lo usa e si chiama sempre Spinalonga. Infatti l' ho già dimenticato, lo avevo riconosciuto, poco dopo averlo sentito dalla guida, sull' insegna di un bar, e non mi ricordo neanche più perchè Spinalonga si chiama così, che anche lì c'era tutta una storia.
La partenza col pullman ha avuto i suoi problemi, perchè un automobilista sosteneva di non riuscire a immettersi nella via principale a causa del grosso automezzo in sosta, arrabbiato aveva chiamato i vigili, mentre la sua compagna guardava il cielo tergendosi il sudore e un tot di macchine dietro a lui si immetteva sulla via principale. Dopo una ventina di minuti l'autista del pullman si è messo a guardare la via e gli ha fatto segno di andare, e questo è andato: perchè non lo avessero fatto prima, in lingua greca, non ci è dato di sapere.
Così è cominciato il tragitto in pullman, con la guida che diceva a sinistra vedete questo, a destra quell'altro, e io credo che arrivassi sempre tardi, in preda ad ambasce, tipo, sinistra sua o sinistra mia. Insomma delle piantagioni di bananine, non ho visto neanche un casco. Però ricordo tutto sull'andamento del mercato delle banane in Creta.
Come in tutti i viaggi che abbiamo fatto in pullman, si è passati a raccogliere turisti in altri complessi, con impressionanti manovre in stradine ripide e strette che improvvisamente diventavano sterrate, e si incrociava sempre un pullman in senso contrario.
Siamo arrivati ad Elounda, da dove ci si imbarcava per Spinalonga, qui trovate tutta una serie di foto su Flickr, quelle della fortezza e delle barche; siccome oggi sono di umore allegro la foto che ho scelto di postare riguarda il cimitero del lebbrosario.
Da Spinalonga , dove nel frattempo erano attraccate altri battelli di turisti, siamo partiti per raggiungere una caletta, mentre i turisti galleggiavano nel mare celestiale i marinai avrebbero preparato la grigliata (fortunatamente carne) che avremmo consumato sul battello.
Il tempo di fare un paio di bagni - ho nuotato piano piano (tanto veloce non ci riesco, questa volta però avevo la scusa) per raggiungere un gabbiano galleggiante alle spalle (gli uccelli hanno le spalle?), ero quasi vicino che si è girato ed è volato via - intanto la caletta si era riempita di turisti, sei battelli erano attraccati e dodici marinai cuocevano grigliate su sei griglie, sei fumi si alzavano.
Siamo fuggite sulla barca. La grigliata comprendeva pomodori e cetrioli, nonchè il noto arancio sbiadito e disidratato (si rimanda ai post precedenti sulla vacanza), e ho spiegato in inglese ed a gesti al capitano che non li digerivo (parola che proprio non sapevo) e lui mi ha detto buon appetito (in italiano) lady, ma dopo mi ha anche chiesto se la carne era buona. Bel tipo il capitano.
Da lì, ritorno in battello ad Elounda e ci hanno abbandonato a 38° nella città di Agios Nikolaos, famosa per il lago vulcanico, leggenda volle senza fondo, e voleva anche che Atena ci facesse il bagno.
La guida ci ha detto che è alimentato da un fiume sotterraneo, ed è fondo 64 metri, ed Atena doveva essersi asciugata ed andata via, perchè non si è vista. In cambio il lago era una pozzanghera, collegata con un canale al mare per cui non era più solo lago, e mi sono chiesta che tipo di pesci ci abitava. Intorno, un sacco di bar con figuri che ci invitavano ad accomodarci, abbiamo ignorato tutti questi inviti per morire di caldo qualche via più in là, dove però ho comprato due spugnette naturali per il culetto del nascituro principino, a prezzo irrisorio rispetto quelli italiani. Il resto costa uguale, mi pare, ed è anche uguale, a quello che trovi in Italia.
Migliaia di quelle spugnette ho scoperto poi che le vendevano in un emporio di prodotti tipici a due passi dal nostro Village, ma vabbè.
Un lato confortante è l'aver visto persone in due pezzi grandi tre volte me (magari no, ma io mi sento magra dentro) e dicevo che non avrei il coraggio... ma Auxesia diceva, in buona sostanza, dove non ti conosce nessuno, chettefrega? Ho detto che si sa mai che sia il giorno che arriva il principe azzurro. Insomma, a 53 anni la speranza mica si perde. Che poi invece magari a 54 non ci arrivavo, per lo spaghetto che mi son presa tra le onde, che non riuscivo a tornare a riva.