ARIA....

le giornate sono troppo corte...voglio aria voglio spazio...
voglio avere tempo voglio essere lenta
non voglio programmare
non voglio essere programmata
voglio leggerezza
voglio imparare
voglio provare
voglio leggere
voglio scrivere
voglio disegnare
voglio andare in bicicletta
voglio fare fotografie
e che la musica ci sia sempre.
Forse è solo bisogno di amare.
La Princess non è andata a scuola oggi, da ieri sera aveva molto mal di testa ed era stata male di stomaco... idem stamattina, ora le ho telefonato e la testa va meglio, è riuscita a sgranocchiare un cracker ed a tenerlo giù.
“Grazie mamma”
“Grazie di che?”
“Che ti preoccupi”
“Ah beh, ma sei sempre la mia bambina, e poi sei la scatola del mio nipotino”
“SCATOLA???”
“ ma sì dai, non sarai una scatola, ma sempre contenitore sei.”
Vorrei dire che c'è profumo di primavera... dicono sia il phoen, l'aria è tiepida, e c'è il sole, vigliacchissimo sole che sei arrivato dopo, sarei venuta in bicicletta, oggi ne avevo proprio voglia. Invece c'è odor di letame, che non è che di solito mi dispiaccia, per lo meno quello di scuderia. Ma qui fa proprio schifo.
Giusto stamattina guardavo lo schieramento di boccette dei miei profumi, o meglio eau de toilette, che durano nei secoli. Durano secoli, ma nel frattempo invecchiano, cambiano... dovrei buttarne un po', non invecchiano come il vino. Non ne uso molto, preferisco puzzare di mio. Quelli un po' forti mi fanno venire mal di testa in quattro e quattr'otto. Il mio preferito è quello della figura... sono stata ore in profumeria per sceglierlo... me lo centellino, è quello delle grandi occasioni. Non c'è verso che me lo regalino... "Tuo fratello ti regala un profumo, quale usi?" E' il rito annuale natalizio... Io lo dico, alla comune madre sedicente intermediaria (o ficcanaso, forse, visti i risultati) e me ne arriva sempre un altro, dolciastro, o forte. Allora in privato, in famiglia mia mi ritrovo a commentare "uffa ma a me piacciono quelli freschi, leggeri, limonosi..." E allora il capofamiglia, che anche quest'anno non mi aveva fatto il regalo di natale, con la sua tipica interpretazione letterale, è tornato dal mare (era vicino a Grasse) con l'Eau di Toilette Citron. Oggi mi sono decisa a indossarla...non spremetemi.
Che maniere...
Caratteri cubitali sul giornale free Metro: “Da oggi è legale il download gratis”
Poi uno legge l’articolo, evviva, su Q trax con l’accordo di 4 grandi etichette, sarà possibile scaricare legalmente 30milioni di brani, sarà la pubblicità a pagare i diritti.
E anche il live dei concerti tenuti la sera prima.
Wow! E i film però? E i programmi?
Poi alla fine scrivono: c’è qualche contro.
Non puoi trasferirli sul cd nè sull’Ipod.
E’ attivo in 9 paesi, Italia esclusa: se provi a scaricare, il tuo indirizzo IP sarà tracciato e bloccato.
Su City danno la notizia, scarichi se accetti di essere bombardato di pubblicità, ma non questi particolari.
Bah.
Grazie....
Al Bar Magenta, già citato in queste pagine. Mentre tornavo a casa in autobus pensavo che sarebbe bello trovarsi in un bar, un punto di ritrovo, dove tu vai e trovi sempre qualcuno.
Mini - news dal giornale City di oggi:A lavorare da sola nella mia stanzetta, con la porta chiusa, al pomeriggio, sto benissimo. Ho solo un problema, che quando entra qualcuno, non me lo aspetto, e mi prendo un colpo. Forse dovrei mettere un cartello con scritto di bussare...visto che non ci pensano da soli. Ma forse salterei per aria anche col bussamento!

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Stasera non ho timbrato il cartellino a casa, sono restata fuori a cena, il solito amico romano, quello degli altri post.
Siamo andati a cena nel ristorantino di una mia amica, all'inizio di via Ripamonti, Questa volta avevo fatto tardi all'appuntamento perchè, dopo aver trovato una banconota da 10 € per terra (nulla in confronto a quella da 100.000lire trovata galleggiante in mare a Laigueglia, e poi dicono che i liguri sono tirchi) mi ero ricordata che dovevo fare il bancomat.
Mentre riponevo le banconote nel portafoglio, mi sono cadute le monete a terra ed anche la carta dell'esse lunga. Le ho recuperate e sono scesa in metrò. Pensiero folgorante, ma il bancomat, l'ho messo via? Ovviamente non lo trovo, risalgo, e ritrovo il bancomat... in un taschino del portafoglio, non nel solito.... vabbè., ho il riflesso di Pavlov.
L'ho presentato alla mia amica "quasi 35 anni che lo conosco..." Lui mi copia sempre, così... risottino con radicchio e scamorza, ma lo frego sulla tagliata, ginepro e rosmarino, non digerisce il rosmarino - ma come si fa a non digerire il rosmarino? - e poi carciofi pastellati fritti.
Ho proposto di tornare a piedi, l'obiettivo era Cairoli, dove passa un autobus che mi lascia vicino a casa.
Non faceva freddo, non c'era traffico e Milano non è poi così brutta. Ha i suoi angolini, basta conoscerli. Lui mi dice che è stata una piacevole sorpresa, come città. Io rievoco i tempi giovanili nei quali odiavo la città e bramavo la vita nel verde, e dico che a Milano in fondo non ci si sta male. Ora come ora, con la voglia di vivere che ho, anzi avrei, ne avverto tutte le potenzialità, che poi magari finisce che non le sfrutto, ma già sapere che ci sono, mi dà un altro slancio. Ripamonti, Vigentina, Teatro Carcano. Ecco, dai, la prossima volta, non questa che non ci sei, tra due settimane, andiamo a teatro? Ci starò un po' attenta, poi ti dico. La cosa va...quanto tempo sarà che non assisto a uno spettacolo, e sì che mi piaceva tantissimo.
Porta Romana, la Chiesa di San Nazaro in Brolo. Alla sua sinistra un vicoletto... Seguimi. E si vede la Statale. Lui resta estasiato.Camminiamo. Il portone principale è aperto, un cartello, una freccia a sinistra. Concerto di Schumann e poi non so, ingresso libero fino a esaurimento posti.
Mi sarei fiondata, ma lui è abituato a dormir presto. Non è più come una volta. Perchè io sì, invece? Però il chiostro, il cielo blu notte limpido, la luna e qualche stella, è uno spettacolo inaspettato.
Oggi ero tesa, forse risuonavo anch'io di note malinconiche.
"Succede che stai per alzarti dal pc per andare a cucinare, ed una figlia seduta sul divano ti dice mamy ti devo dire una cosa.
Succede che cinque minuti dopo vaghi da una stanza all'altra, prendendo cose, riappoggiandole, cerchi di ricordarti un nome, non ti viene in mente niente, ti è sparito tutto, non sai se forse dovevi cucinare e cosa, ma chi se ne importa.
Succede che poi ti credi calma e cerchi di ragionare, e di parlare, ma quello che ne viene fuori fa un po' pietà.
Succede che in lacrime tutte e due, la luce comincia a farsi strada: tu hai sempre voluto che tua figlia fosse felice.
Succede che non è facile capire cosa è giusto, e che con uno sguardo vitreo si consuma una cena apparentemente tranquilla come tutte.
Succede che arriva il ragazzo di tua figlia, e dice, io sono qui, e gli sorridi.
Succede che sai che non puoi decidere tu, deve farlo solo lei, puoi solo prospettare la realtà, puoi solo dirle sarò con te , o non sarò con te. Io ho detto sarò con te. Forse era più concreto dire arrangiati, per sua presa di coscienza, ma non mi è venuto proprio.
Succede il consultorio, l'assistente sociale, la psicologa, la dottoressa che le rilascia un certificato.
Succede che la figlia decida di non usare il certificato, ha una sola spiegazione, inconfutabile: "è il mio bambino".
Succede che da qualche giorno non fuma più, ha stirato qualche cosa e ha telefonato al suo ragazzo al lavoro " Amò acconsenti se ti stiro la camicia? Non sono capace, magari faccio casino".
Succede che diventeremo, almeno per un po', forse un bel po', una famiglia allargata... e se fossero due?
Succede che credo che questo post avrà un seguito."
E’ cosa risaputa, il milanese ha sempre fretta. Mai come un pensionato in coda, o la vecchietta con un pacchettino in mano che alla cassa del supermercato vuol passare avanti, ma queste sono altre storie. Tuttavia a Milano esiste una forza inesorabile, in grado di bloccare la corsa del cittadino, lasciandolo indifeso alla mercè dei suoi stessi pensieri: l’ATM. Ma da qualche tempo a questa parte, in grado di contrapporsi, un’altra potenza è dilagata ed accorre in difesa del milanese affinchè possa ancora una volta evitare di trovarsi troppo solo con se stesso: il telefono cellulare. Non devo lasciarmi sopraffare da sentimenti di inutilità, di solitudine, rendendomi conto che io, solo io, alla fermata dell’autobus che sta tardando ad arrivare, non ho nessuno da avvisare freneticamente dei miei cinque minuti di ritardo, neanche l’ufficio, lo so che va avanti lo stesso.
Il Garante della Privacy su un mezzo pubblico non può che prendere coscienza della relatività del proprio incarico e strapparsi i capelli.
Mai come su un autobus si viene a conoscenza dell’orario in cui i viaggiatori amano lavarsi sotto la doccia, delle loro amicizie, inimicizie, suocere cognate… e scappatelle. Sono rimasti in pochi, di solito gli anziani, a guardare ancora ancora fuori dal finestrino, chi sale, chi scende, e commentare i lavori stradali in corso col vicino sconosciuto, tanto un discorso generico di lamentela attecchisce sempre. Tutto, pur di non rimanere soli con se stessi,e pensare.
Esiste ancora un luogo dove il telefono cellulare fatica ad esercitare il suo prepotere sulla mente umana, ma ancora per poco: il tunnel della metropolitana. Chi non ha da leggere, o conoscenti con cui parlare, guarda avanti a sé con sguardo vitreo ed indifferente. Non si può osservare qualcuno con attenzione, ci si farebbe subito accorgere, l’ambiente è ristretto, mette a disagio. Sguardi attentissimi fissano il palo al quale si tengono con la mano: quelli con la vista migliore vi riescono a leggere qualcosa scritto in verticale... W... W la... Lo sguardo imbarazzato si sposta:forse sono più sicuri i graffiti sulle porte, almeno , sono indecifrabili, uno pensa quello che vuole, magari c’è scritto qualcosa di intelligente.
Non è più l’ora di punta, il vagone della linea gialla è semivuoto. Il rumore di fondo del treno è sempre consistente, due persone vicino alla porta si parlano urlando, tutti li ascoltano ma fanno finta di niente.Scendono. Entra un suonatore di fisarmonica con il suo accento balcanico e allegro annuncia “musica italiana piace a tutti, grande maestro, picola offerta”. Attacca con brevi pezzi di vecchie canzoni italiane che scorrono via l’uno dentro l’altro, tutti i viaggiatori sono seduti, che guardano fissi davanti a sè. E se tutti si alzassero e si mettessero a ballare, e le loro figure nere intrecciandosi e ondeggiando a tempo diventassero sempre più luminose.... Nessuno si è mosso, nessuno ha danzato, eppure per un attimo... Il suonatore insiste “faccio anche bella musica russa”. Il vagone è popolato da statue di gesso, deluso prende la mia moneta profondendosi in auguri di tanta fortuna.
Grazie Lady Gabibba.... cje mi ha nominato in una specie di oscar dei blog:

i miei occhietti belli...
chiedo scusa se non sarò assidua a leggervi in questi giorni...
ma il destro è così... ma tanto poi passa.
L'epoca delle grandi committenze non è finita... la mia fama sta espandendosi...ho trovato una richiesta sulla scrivania.
GENTLEMEN
(per chi non capisse vedere post precedente)
Oggi una collega viene da me dicendo "Tiptop, tu che sei un po' artista...perchè non ti fai venire un'idea per cambiare quel brutto cartello WC DONNE ?" La trattengo, le dico "guardiamo subito, c'è Gughlimmagini" La chiave donna gabinetto non ci dà granchè... Le viene in mente Botero, e troviamo una danzatrice, che ci pare spiritosa sulla porta del bagno delle signore.
Minisondaggio veloce, incappiamo nel ramo clericale della colleganza femminile. "No no, assolutamente, con la gamba così alzata no, si vede tutto, peggio che fosse nuda". "Mettiamone una nuda, allora" dico io. La collega clericale, forse con latenti sensi di colpa, ci insegue con la stampa del quadro fino alla mia scrivania "Forse si può fare così, però non so come viene, dammi la forbice " ...per favore niente, mica lo ha detto (lo rilevo perchè così si capisce quanto la ami) insomma, ha sforbiciato via solo il tutù "Ecco - trionfante - si potrebbe usare questo"... ritaglino pietoso... "Piuttosto cerchiamo allora un tutù vero", dico io. L'altra collega, quella dell'idea iniziale, non voleva fare più niente, temendo guerre di religione, forse la Santa Inquisizione. Insomma, il risultato finale è questo, che mi pare pure carino, peccato non avere la stampante a colori:
LADIES
Già...tu che sei un po' artista... il cartello fuori dal cesso. Ma non era solo arte... anche politica.
In ogni caso...ieri mi sono rilassata parecchio andando in piscina, a dire la verità nuotare mi stufa ma adoro la sensazione dell'acqua... mi sentirei di rinnegare lo scorso post sul piacere delle docce con acqua bollente... perchè quella della piscina mi ha accolto con un getto quasi fosse un idrante dei pompieri.
Mio figlio non cede il suo letto...io cederei a lui il mio, ma non ci riesce ad addormentarsi col capofamiglia... mica sono tutti abituati al russare, a volte aromatizzato aglio cipolla. E adesso non ditemi più che vado a dormir troppo tardi la sera, che son qui col lucino verde acceso.

Voglio ricordare che sono ignorante...ignorante del tutto forse no, nel senso che le cose che so, che sono dentro di me, non so più come si chiamino e da che parte mi sono arrivate, e non so fare citazioni. Mi piace la vita, e se la vita fosse acqua mi definirei idrofila... vitofila non dà l’idea di assorbimento continuo... potrei anche dire che ho vissuto e vivo come una spugna, che però da subito un'idea di alcoolismo...o di cancellature, e cancellare non mi piace mai.
Pensieri in disordine...nati dalla lettura di scritti di un amico e da abbozzi di discussione.
Un musicista in sala di registrazione, uno scrittore che pubblica, un pittore che espone, secondo me non esprimono la loro arte solo per loro stessi, ma vanno incontro ad un pubblico, un pubblico che li capirà o meno, che li giudicherà in positivo o in negativo, o che sarà indifferente..
Non so comporre musica nè suonare; non posseggo le tecniche del dipinto e del disegno, viaggio ad istinto e sensibilità.
Lo strumento dell’arte dello scrittore sono le parole, composte in romanzo, racconto, poesia, scandite dalla punteggiatura. Devono arrivare al cuore alla mente di chi legge. Devono toccare come una musica, dipingere come un pennello. Devono essere in armonia tra di loro, le parole. Questa è l’arte nello scrivere.
Non importa se ci si gioca, con le parole e con la punteggiatura, importa che volino e che arrivino a chi legge, che chi le legge sia attratto ed appagato, quasi fosse un incontro d’amore.
Mi chiedevo cos’è l’arte, se l’arte sia solo ispirazione, assoluta e soggettiva, se non sia la reinterpretazione di una parziale oggettività, se possa esprimersi disgiunta dalla tecnica, e se alla fine la tecnica e l’arte non siano un tutt’uno.
Meravigliosa la doccia stanotte...era un sacco che non la facevo così calda...non mi ero resa conto di quanto ero infreddolita, non ne sarei più uscita...ma come ci sente bene, quasi più belli, sotto la doccia. Anche in estate con l'acqua quasi fredda, ne faccio un sacco. Una volta preferivo il bagno nella vasca, adesso mi sembra una cosa così ...direi triste.