La nonna, cioè mia mamma, non risparmia nessuno...
P.s. trovato dottore, sto a casa tutta la settimana e con antibiotico. Tutto sommato ne avevo bisogno, di questo stacco.
IN VIAGGIO

Una cosa che mi piace è l'aria della stazione. Gente di corsa, gente che aspetta, gente che sbuffa guardando l'orologio, una vecchia con minigonna, calzamaglia e cappello da cowboy, due ciclisti con bici e caschetto, gente seduta sulle valige. Mi piacciono le voci indistinte degli altoparlanti, mi piace vedere il mio treno in partenza un momento al binario 11, poi al binario 8 e poi al binario 11.
Odio le macchinette distributrici, oggi mi hanno lasciato senz'acqua ma mi hanno regalato 10 cents. Le istruzioni semoventi in uno schermino dicono di mettere importi esatti. Istruzioni scritte su una targhetta dicono che la macchina dà i resti. Una macchina mi ha reso le monete che ho inserito, con i cents in più. Sulla macchinetta di fianco invece qualcuno aveva scritto "attenzione ruba i soldi".
Ho trovato la mia carrozza, 1 classe (tariffa amica), carrozza 2, posto 52. Era l'unica serrata e buia. Il capotreno mi ha detto che era guasta , non andava il riscaldamento, di sistemarmi nella 1, stesso posto. Faceva freddo lo stesso, ed ho viaggiato sola nello scompartimento, ed anche quasi nel vagone. E in una stazione ho scattato la foto sopra al treno di fianco.
Al ritorno è andata meglio. Il mio posto, 2 classe carrozza 4 n.35 finestrino, era occupato dalla ragazza n.31 corridoio. Che ha deciso di non far scomodare nessuno e che mi cedeva il suo.
Vabbè... non mi piace far questioni, il finestrino lo avevo richiesto, ma tanto ormai era buio.
E poi non mi è andata male. Quando si è liberato il posto di fronte all'ex mio, ci si è seduta una vivace signora,di quelle che non tacciono mai. In un batter d'occhio sotto la sua egida tutte le occupanti dello scompartimento si sono date da fare per esibirsi a vicenda foto di figli o nipotini sui cellulari. Mi sono scusata, ma avevo solo la foto dell'ape in volo che entra nel gladiolo.
Fortunatamente mi sono addormentata un po', e quando mi sono svegliata, a Milano, dall'aria stremata che vedevo intorno, la signora non doveva ver taciuto un attimo. Certo che, a parità di km, il viaggio di ritorno è stato più corto.

Una foto sfocata, una "prima" serata un po' diversa.
)
Quel ragazzo che si era fermato a mangiare da noi in agosto in campagna, da poco amico dei ragazzi, curiosamente è spesso a mangiare qui da noi anche a Milano. Qualche volta si ferma anche a dormire, e da qua va al lavoro. Non ingombra, è educato. Lavora ad una pompa di benzina in autostrada. Pare che sul suo cedolino stipendio appaia scritto apprendista pompista e questa cosa era stata accompagnata da risolini mentre me la dicevano. E poi, combinazione, insegna danza latino americana in una scuola a due passi da casa nostra a Milano. Non a caso iniziò la Princess al tango di notte in una via traversa sul Naviglio, allora. Non a caso la Princess rispose al suo amico F, che prendeva in girlo L che fa il benzinaio, almeno lavora, non come te che da quattro anni dici di fare l'università e non fai una mazza tutto il giorno.
LA VICINA DI CASASAGA ALICE FLAT (11)
Diciamo le cose come stanno. oggi la Telecom mi ha telefonato (la persona mi ha detto di aver riso dentro di sè per il mio ultimo fax di reclamo...dicevo che il 187 è un muro di gomma, che un operatore contraddice l'altro, che ogni volta si ricomincia da capo, così si potrebbe andare avanti all'infinito senza risolvere nulla, e che avevo capito che i tecnici erano il Fantasma Formaggino).
Gli ho detto che sono a posto, che il tecnico venuto ha detto subito di essere stato mandato per niente, che prima dovevano controllare dalla centrale. Infatti è andato a vedere da là e là ha risolto: tempo 20 minuti. Io un giorno di ferie.Non mi ha fatto male, mi è passato il mal di testa.
Comunque abbiamo fatto pace, la mia scheda era chilometrica per le chiamate, e non pagherò il mese di servizio mancato, che spero mi compenserà le spese di Tiscalimodem.
Ora tocca a Seigradi, a quanto pare, ha scritto oggi di essere senza adsl e di essere collegato col doppino, che mi abbiano dato la sua linea?
p.s. NEMESI? Anche adesso, 25 ottobre ore 9.30, mi ha chiamato la Telecom per sapere se il guasto era stato riparato. Se adesso mi richiamano per ogni mio fax ed ogni mia chiamata al 187... beh vediamola dal lato buono, io ho un numero telecom ma gestore 3, e mi ricaricano chiamandomi...eh eh.


Oggi una collega/amica ha mandato, a me ed a altre, una mail, e non è la prima del genere che mi arriva, da parte di altre donne, ... oggetto, "lustrati gli occhi", allegato, una serie di immagini più o meno spogliatine di fustacchioni palestrati e lucidi, senza un pelo...SAGA ALICE FLAT (9)
lo dico sottovoce......
MI HANNO TELEFONATO ....
DOMANI POMERIGGIO VIENE IL TECNICO PER LA ADSL
notare i tags del post...
Wow! sono stata pubblicata su un quotidiano!!!!
vabbè confesso... è che ho mandato a Metro una mail di protesta sui posteggi con le righe blu, se qualcuno non lo conoscesse, uno di quei giornali che danno gratis all'ingresso delle metropolitane... nelle pagine di Milano c'era un bel bollino azzurro con un indirizzo mail, e sotto l'indirizzo "scrivi". Era invitante. E così ho scritto.
DAI BAULETTI ALLE BORSE, NON QUELLE SOTTO GLI OCCHI
Giorni fa sul blog di Nosacher si cercava la soluzione ad un giallo, se la sua moto avesse il bauletto o no. Ho dato il mio contributo alla possibile soluzione, cioè che quando son passata per Roma sulla sua moto di bauletti ne aveva tre, il suo, la mia borsa e me.
La mia borsa mica scherza. E’ la compensazione di tutte le mie ansie. Per andare a lavorare dall’altra parte di Milano mi munisco di un bagaglio superiore a quello del mio amico e collega M. quando ha fatto un giro di due settimane in Guatemala.
Poco fa l’ho svuotata sul divano per cercare la carta di credito dell’esselunga.
Devo dire senza vergogna cosa c’è dentro?
*Nella taschina: cellulare, chiavi bici, chiavi auto, un euro, due euro (per carrelli super),abbonamento ATM, una graffetta.
Poi nella borsa

*Mazzo di chiavi di casa e non solo, il portachiavi è costituito da Babypluto, Ih Ho e unportamonetino colombiano regalatomi dalla mia occasionale colf. Però così le chiavi le trovo subito.
*La macchina fotografica, con cappio per mettermela al collo.
*Cavetto della mia macchina fotografica, me lo porto dietro per comprane uno uguale, quando mi ricordo: è rimasto l’unico in casa, e si sono messi a usarlo anche i miei figli, non vorrei facesse la stessa fine dei loro.
*Fazzoletti di carta, fazzoletto di tela
*Custodia portaocchiali viola di plastica contenente panno per lenti
*Borsa gialla per la spesa ripiegata in suo apposito contenitore a forma di borsina…borsina mamma e borsina figlia, e ci ho cacciato dentro anche un sacchetto avanzato dell’esselunga.
*Una busta di tela grossa “portacarte” con le cose da sbrigare: contiene stabilmente da aprile la lampadina del fanale della macchina da ricomprare, morire che mi ricordi mai.
*Busta in pelle “i santi” di contenuto tecnologico: ricaricacellulare, pile ricaricabili di ricambio per la macchina fotografica, cappio per cellulare, chiavetta usb.
*Portafoglio: i soldi che ci entrano si tramutano in scontrini, una cosa che ha del miracoloso, da qualunque parte la si veda; monetine poche, bancomat, carta esselunga (se non la ributto dentro a caso, come ieri). Etichetta di mix zafferano dell’altromercato da ricomprare uguale se capita, Biglietti di appuntamenti passati dentista estetista etc. Tessera sindacale Telefonica che non funziona più usata tre secondi dopo la prima chiamata urbana la tengo per incazzamento forse erano i preludi alla storia adsl. Busta nimesulide iscrizione al corso di disegno dell’anno scorso ma ha la foto tessera non male, stranamente. Card shopping blu, prenatal, agoal, lesac, feltrinelli, biglietto fabbrica milanese di birre crude speciali, francobolli prioritaria, ricevuta corso di scrittura, vecchio badge, nuovo badge, ricetta torta carote della zia, quadrifoglio secco, biglietto la miniera bed and breakfast (dove si va a cavallo al lago) card accumulo sconto solarium, biglietto pizzeria Le Castellet, tessera kebab vicino all’ufficio
*Dulcis in fundo, bustona portadocumenti con
Matita biro temperamatitino
Limetta pinzetta specchietto
Agendina telefonica moleskine, semidistrutta
Notes looney tunes con Silvestrinoed elastico
Ehm.. un paio di… cose da donne
Pastiglie mal di testa, un paio di cerotti, due bustine di fluidificante, un nimesulide, una bustina di crema, salviettine per occhiali ed infine il portadocumenti vero e proprio con patente carta di identità una fotocopia con una lettera di mio padre a mia madre, biglietto con nuemeri utili, tessera sanitaria ancora quella vecchia, vecchio codice fisscale cartaceo per non perdere quello plastificato tessera dell’istituto dei tumori.
Ecco lo sapevo, deve essere il post più lungo che abbia mai scritto, forse, invece, un po’ mi dovrei vergognare….
HALLOWEEN & GATTI NERISOLE GIALLO
Stamattina ho preso la macchina, come ogni tanto al venerdì, per fare la spesa al ritorno en on pensarci più nel week end. Passando il ponte sul Naviglio Pavese, ho visto fugacemente il sole, giallo, abbagliante, forare il cielo azzurro grigiastro, nuvolette piatte del colore stinto del cielo attraversavano la sua luce. Ho sperato che al semaforo fermandomi avrei potuto guardarlo, invece nulla, era coperto dalle case. Ascoltavo la radio, radiopopolare, la rassegna stampa. Pubblicità... quella del mio corso di scrittura, l'elenco dei nomi di chi interverrà e che ormai ben conosco. Poi Caffè Noir, all'Istituto dei Ciechi ... Non so, sensazione insolita, familiare, sentir brandelli di vita in radio. Poi una trasmissione per me nuova, Tubab, rassegna stampa migrante. Aziende di Bergamo assumono camionisti in Egitto, di italiani non se ne trovano più. Avranno anche l'alloggio, perplessità su come capiranno i cartelli stradali, o meglio, le scritte.
Non mi ha ancora lasciato la sensazione di pianto di ieri sera. Ho telefonato alla Telecom ancora una volta, e quando ho chiuso la telefonata mi è venuto da piangere e non smettevo più. E' terribile la sensazione di impotenza, io non la sopporto. Anche con la Princess. Sono arrivata a casa prima del solito, era in salotto per terra a giocare, un gioco di società, sei amiche. Sono sbottata. E la lezione di guida??? Ho pensato di non andarci. Ma come?!? Al vedere la mia faccia hanno messo via il gioco e sono uscite. E la princess è andata a lezione. Mi sono chiesta se dovevo tacere. Ma ho dei precedenti. Venerdì è andata a dormire tardi. Sabato mattina mi ha chiesto "sono stanca, posso non andare a scuola?" le ho detto di no, non è così che va la vita, a scuola ci doveva andare.E' tornata a letto, dicendo"Mi sono ricordata che posso non chiedertelo più" Tra sabato e domenica, non l'ho vista aprire un libro.Lunedì voleva saltare scuola guida per prepararsi al compito in classe di martedì. E mi sono incavolata, dopo un week end, doveva aver bisogno proprio di quell'ora lì, pagata profumatamente... Si stanno accumulando cose, situazioni che nel complesso non mi fanno stare bene, che non dipendono da me, che non posso risolvere, dove non posso intervenire, dove non è giusto che intervenga. L'unica cosa che posso fare, in certi casi, è aspettare.
Ho ritrovato il sole giallo sulla destra, all'altezza del Parco Ravizza , nascosto nel cielo diventato caliginoso.
Ieri notte avevo messa la catena... però, far parlare di me, mi sentivo un po' a disagio...non avrei voluto dover picchiare persone che credevo amiche...
insomma alla fine l'avevo tolta, però quasi quasi... ci provo, va'.
Però forse allaa domanda 3 e 12 si potrebe anche non rispondere, credo dovrei saperlo già...
1.Chi sei?
2. Siamo amici?
3. Quando e dove ci siamo conosciuti?
4. Felice di avermi conosciuto?
5. Hai mai desiderato darmi un pugno?
6. Dammi un soprannome e spiega perchè.
7. Descrivimi con una parola.
8. Qual è stata la tua prima impressione su di me?
9. Pensi la stessa cosa ora?
10. Cosa ti fa ricordare di me?
11. Quanto mi conosci?
12. Quand'è stata l'ultima volta che mi hai visto?
13. C'è mai stata una cosa che avresti voluto dirmi e non lo hai fatto?
14. Mi pensi ogni tanto?
15. Metteresti questo sul tuo blog per vedere cosa direi di te?
Rogne, quelle cose che tu ti dici che ci sono cose più gravi nella vita, ma intanto ci sono e rompono le scatole, mescolate alle solite vicende di vita che non sono propriamente scorrevoli.
Il muro di gomma della Telecom per quanto riguarda l’ADSL ...
L’avvocato che scrive a casa nostra chiedendo i danni per l’incidente, quando hanno tutto in mano le assicurazioni...
Adesso incombono i parcheggi a striscia gialla e blu.
Dicono sul giornale di aver delimitato i parcheggi fifty fifty, tra giallo e blu, ma ad occhio a noi residenti sembrano tanti di più quelli blu.
Che poi nella nostra zona non ci sono enormi complessi pieni di impiegati, nè fermate di metropolitana, nè nodi cruciali dei mezzi di superficie, insomma non vedo parcheggi che verso sera si liberano... siamo tutti noi che abitiamo lì.
E quindi di fatto ci dimezzano i posti, e quando si conquisterà un posto giallo bisognerà non lasciarlo più.
Un giorno inavvertitamente userò la macchina...dalle 19 alle 8 del mattino potrò posteggiare gratuitamente nelle righe blu, ma non vorrei vedermi costretta, io ecologica tra bici e mezzi pubblici, ad andare in ufficio in auto per tornare non prima delle 19!
Se andrò a posteggiare incolore al di là della circonvallazione (sono fortunata, abito subito al di qui verso il centro) dovrò pagare il pass per riportarla sotto casa?
Ma una cosa che mi rompe, anche perchè non è la prima volta che la leggo sui quotidiani, è che venga considerato un privilegio posteggiare per la strada, è giusto che se occupando il suolo pubblico si paghi.
A me non sembra che le bighe i calessi e le carrozze pagassero. Nessuno ha mai pagato se non in parcheggi privati, in imprese all’uopo create.
A me sembra democratico che tutti parcheggino - civilmente - per le strade, poi ci sono al mondo quelli fortunati che si possono permettere un box.
Anche perchè pago l’assicurazione, il bollo e la benzina, e mi sembra che in tasse dirette o indirette come proprietaria di un'auto contribuisca già bene alle pubbliche finanze.
Se ci penso che non amo guidare e che se fosse solo per me, della macchina farei volentieri a meno... perchè le cose si complicano e non si semplificano mai?
P.S. Come ho scritto nel commento 2, mi piacerebbe che qualcuno mi convincesse che sono una privilegiata a posteggiare l'auto per strada...



Dopo aver letto il commento di Elfkoenig, spiego meglio.
Seigradi allena la squadra di calcio di extracomunitari della scuola di italiano, e per partecipare ad un campionato devono raggranellare 1200 euris mi pare entro la fine di ottobre, e ne hanno messi insieme la metà. Qualcuno deve aver opinato che era meglio aprire un c/c postale o bancario per essere più sicuri che non si trattasse di un imbroglio, ecco, e per quanto ne so io non lo è. Tutto qua.
SAGA ALICE FLAT (n.8)
Alle 10.19 di stamattina mi ha telefonato un cordiale tecnico Telecom. Mi ha chiesto che problema avevo. "Come, che problema! lo sto spiegando dal 24 di settembre!!" Beh almeno abbiamo riso. Forse glielo hanno insegnato nel suo stage formativo " ridere collaborativamente col cliente per farlo sentire compreso nella sua disperazione, ottenendo così un nuovo margine di sopportazione per gli ulteriori ritardi e disservizi"
Mi farà chiamare dal un tecnico per prendere l'appuntamento per "intervenire" da casa. Una frase chi mi sembra di avere già sentito. Intanto due ore sono passate.
SAGA ALICE FLAT (atto n.7)
Oggi dopo una serie di vane promesse, hanno chiamato per dirmi che sarò chiamata da un tecnico, e che ok, non pagherò il canone per il periodo di mancato servizio. Quando, non è dato di saperlo.Poi di sicuro mi chiederà di guardare la lucina del modem se lampeggia ancora, ed io non lo saprò, da 8km di distanza. Grrr.Il cielo fuori è sereno, sono qui che mi affanno tra mappali e ipoteche, mi sento oppressa, non è solo il lavoro. Oggi è anche il giorno in cui bisogna dare la risposta per la partecipazione alla festa aziendale a Roma, il 14 dicembre, viaggio e pernottamento pagato, cena, ballo, ricchi premi e cotillons. Le classiche situazioni che detesto. Quelle dove giri col bicchiere in mano. Vestiti eleganti. Mi conosco, dopo i primi momenti mi prende una sensazione di estraneità totale e la necessità di andarmene, e poi sto male perchè non posso farlo. I colleghi ne stanno parlando, progettano visite alla città il giorno dopo, io me ne sento già fuori, ho bigiato l'anno scorso, ripeterò anche quest'anno.
Ho la sensazione come di negatività incombenti. In casa sono riaffiorate le tensioni come una volta, e mi sento stanca anche di questo, di affrontarle e superarle. Avrei voglia di abbandonarmi ad un po' di dolcezza. Chiudo gli occhi e mi sento sicura, abbracciata: una sensazione che non esiste, nella mia vita, non esiste da anni, da quando è mancato mio padre. Quando un giorno mi era sembrato di trovarla, non era invece per me. Passerà anche questo momento, lo metabolizzerò e andrò oltre, come sempre.
Che delusione…
Tanta aspettativa tanti timori…
Vorrei tanto fare una descrizione suggestiva di sensazioni metafisiche e trascendentali… e invece nulla, la solita scema ha fatto il percorso ridendo, e se dovessi dire in tre parole, “mi sono divertita”.
Innanzitutto l’Istituto dei Ciechi è uno splendido palazzo, e già è un piacere entrarci, non ha quell’aria di impenetrabile solennità che altri hanno.
Paghi l’ingresso, ti fanno compilare un modulo, e ti dicono che in pratica nel percorso devi portare solo te stesso, niente borse, niente telefoni, niente orologi, ed addirittura niente occhiali, che questo mi ha fatto un po’ specie. Gli occhiali non sono luminosi, ed il fatto di averli o non averli, nell’oscurità, penso sia ininfluente, ma forse lo dicono per non perderli o romperli, comunque adesso che mi sono abituata a portarli sempre mi fanno un po’ da coperta di Linus.
Io mi ero messa il profumo, che non uso spesso, per essere certa di venire ritrovata.
All’inizio del percorso, ci danno il bastone bianco, con la punta arrotondata perché scivoli meglio, ci spiegano come usarlo. La scema obietta: Non è che si inciampi nei bastoni degli altri? Qualche volta capita.
Avremo la nostra guida non vedente dobbiamo aiutarci, ci mancherà la vista ma si affineranno gli altri sensi, l’udito, il tatto, il gusto, l’olfatto. La scema ha chiesto ”Mi preoccupa un attimino in questa circostanza l’uso del gusto… non è che dovremo leccare le pareti per non perderci?”
L'idea di tenerci inizialmente alle pareti mi riportava all'esperienza da ragazza, di quando andavamo in fila indiana, tenendoci e toccando con un legnetto la parete della galleria completamente priva di illuminazione. Davvero non ti rendevi conto più dov'eri, e ti potevi ritrovare nel mezzo, dove passavano anche le macchine, erano le gallerie tra Sestri Levante e Moneglia, una volta ci passava la ferrovia, e noi raggiungevamo un'apertura sulle rocce, per fare il bagno ed i tuffi. Una cosa da paura, a pensarci adesso con occhi di madre.
Non dovremo passare da una stanza all’altra senza la guida e senza il nostro gruppo, qualcuno di voi ha paura, pensa di avere problemi? Guardate che si può uscire dal percorso in qualunque momento. La scema esclama “Avviso che se mi perdo piango”.
Insomma si parte. In una stanza cinguettante scorre un ruscello, si individuano le foglie i tronchi erbe aromatiche ghiaia prato un animale, si attraversa il ruscello su un ponte che traballa. Incontri e scontri a tutto spiano, un’incontenibile ragazzina V. sembra essere dappertutto e trovare tutto. La voce della guida mai sentita prima è diventata subito riconoscibile. Anche il golf di F, lo riconoscevo subito al tatto. Dopo aver trovato un vaso di rosmarino picchiandoci contro col bastone, stavo poi tastando le scarpe di una pensando che fosse la base del vaso con la lavanda.
Un po’ amorfa la stanza col mare, ed anche l’abitazione, a parte l’emozione di cercare di indovinare i quadri in rilievo appesi alle pareti, non dico niente se no rovino la sorpresa se qualcuno che legge qui poi ci va. La stanza della strada era un po’ più movimentata, con un frastuono pazzesco, lavori in corso, una motocicletta, un furgone di cui ho indovinato al tatto la marca, il negozio di ortolano…
Rilassante la stanza del bar dove delle voci al bancone ti chiedono cosa vuoi ordinare, la scema ha detto Io un succo di frutta, e la voce nell’oscurità ha replicato qui siamo tutti io ed è come non essere nessuno, dimmi il nome. Cristina, eccoti il succo di frutta. Trovare le monete giuste nell’oscurità non è un problema, mi sono abituata a riconoscerle facendo la spesa senza occhiali prima di avere le lenti progressive.
Al bar ci siamo seduti ed abbiamo scambiato qualche battuta con la guida, M., giovane ma sembrava tanto maturo che cercando di indovinare la sua età lo ho invecchiato parecchio. Cyn, mia compagna di corso, gli ha fatto domande strategiche utili per il romanzo poliziesco, dato che il delitto dovrebbe avvenire ad opera di una cieca durante il percorso, tant’è che abbiamo poi dovuto rassicurare M. che non lo sospettavamo capace di qualche delitto.
Comunque, la scema, a star seduta anche al bar sgranando gli occhioni sul nulla, non si sentiva per niente strana. Nessuna sensazione di disagio, le è caduto il bicchiere di plastica, si è chinata e lo ha raccolto. Anche il ritorno alla luce non è stato frastornante.
Certo è stato strano salutare gli altri compagni di viaggio (4 non erano del nostro corso di scrittura) con un arrivederci, perché in effetti non è che ci fossimo visti poi tanto.
E abbiamo scoperto che fanno gli aperitivi al buio, ed al mercoledì sera le cene al buio, a noi è toccata la merenda.

Poi con Cyn siamo andate a portare la sua penna ad aggiustare da Er colessi, ed al Bar Magenta, memori dei tempi che furono, ci siamo fatte un panino ed una birra.
Io le penne non le uso quasi più, e la plastica delle mie bic in ufficio è divorata e ruvida fino a metà, per non parlare delle matite, che uso invece molto, comunque sbrindellate come fossero state assalite da una banda di castori.
Dimenticavo, la scema è facile indovinare chi è.
Appendice seria (vedi commento 3)
La nostra guida, M, di 26 anni, è nato prematuro e gli si sono "bruciati gli occhi" con le lampade delle incubatrici, ad un anno e mezzo lo hanno operato consentendogli di vedere solo luci ed ombre.
Alla domanda se un cieco puà vivere cavandosela da solo, ha detto di sì. Lui di professione è fisioterapista ed è in grado di arrangiarsi a fare tutto, anche cucinare. Ma non per tutti i non vedenti è così: come tra i vedenti, c'è chi si butta a imparare e fare, e chi no. Certo ci deve essere qualcuno che gli insegni le cose, perchè non possono apprendere per imitazione... e questo mi riporta al post sui bambini di qualche giorno fa. E quando noi vediamo un cieco in giro per strada, o col suo cane, forse non stiamo tanto a pensare che lavoro, che forza di volontà c'è dietro, non voglio dire quanta sofferenza.

Appuntamento alle 18.30.
Una serata rassicurante.
Da piazza Cordusio ai Navigli a piedi. Cena all'Isola Fiorita, metrò verde, ci siamo salutati a S.Ambrogio, sono scesa per prendere l'autobus 50 mentre lui proseguiva sino a Loreto.
Ehi già qui? Niente convenevoli, a che servono? che differenza fa non vedersi da una manciatina di tempo o da quindici anni? Per noi nessuna, è sempre stato così.
La conversazione è sicura, il terreno lo conosciamo bene. Abbiamo ricordi in comune, capita di sorriderne. Conosciamo le nostre parole. Improvvisamente mi rendo conto di come sei anni giovanili di lettere telefonate di sintonia cosmica possano avermi, averci forgiato. Ritrovo nel suo il mio humour, l'arguta attenzione ai piccoli particolari, alle piccole contraddizioni del vivere.
La sensazione di normalità nell'essere soli noi due, riaffiora la conoscenza delle abitudini e dei gusti.
Lo osservavo un po', sempre identico, con il capelli grigi, i baffi grigi, lo stesso sorriso, lo stesso sguardo. Ha voluto rivedere se sotto gli occhiali gli occhi azzurri erano sempre gli stessi.
Eppure mentre lo guardavo pensavo come sia stato meglio che abbia sposato sua moglie, molto più tranquilla di me.Tempo fa lui mi disse che ai tempi non pensava ad impegnarsi...e che ero talmene piena di vita che non riusciva starmi dietro.Non siamo mai stati "insieme" nè ci siamo mai lasciati. Non lo avrei amato tutta la vita, ora più che mai ne sono sicura.
BUIO.
Uh, non ho scritto del corso, incontro di martedì sera, era di turno il romanzo poliziesco, ma non è che avessi granchè da dire. E’ stata fatta la scaletta dei prossimi punti da sviluppare e sono un attimino perplessa, di poliziesco rimane solo la cornice, sta diventando uno psicogiallo.
Non mi ispira per scrivere alcunchè, però, dal momento che si svolge nell’ambito del mondo dei non vedenti, sabato vivrò con un paio di compagni l’esperienza di “Dialoghi nel buio”. Penso che sarà un’esperienza interessante e molto forte, me ne aveva già parlato un paio d’anni fa il mio amico F.. Insomma, a questa cosa ci tengo e ci credo molto, forse perchè mi sono sempre sentita turbata, attratta, incuriosita dalla cecità, forse per le persone cieche che incontri per strada, con il cane guida, o tanti racconti, non ultimo Cattedrale, o la "nonna" di Heidi, o quel film prima con Gassmann e poi Al Pacino, (era Profumo di donna, mi pare)... Non lo so, è una cosa che mi dà sempre una sensazione di tristezza e dolcezza e forza allo stesso tempo.
E poi se ci penso... io... che mi capiti di tutto, ma perdere la vista ... no.
Nell’oscurità più totale si passa attraverso una serie di ambienti, dei quali percepisci solo i rumori, mi pare ci sia il bar, il mare, la strada coi lavori in corso, poi non so. In parole povere, come vive un cieco, certo senza avere la sua meravigliosa, incredibile sensibilità. Dura credo un paio d’ore, e dicono che si esce molto provati.
Mi sento emozionatissima, anche perchè sono un pochino claustrofobica... solo un pochino però. Non amo metropolitana ed ascensori ma, un po’ sul chi va là, li uso lo stesso... e in casa starei sempre con le finestre aperte.
A chi interessasse provare questa esperienza, ho trovato questo mentre cercavo se esisteva un logo da postare.