Lo dicevo, e finalmente l'ho fatto, sono venuta in ufficio in bicicletta.
Tempi: ore 8 sono davanti alla porta del box, alle ore 8.51 badgiamento in ufficio, percorso di Alice Tutto città km 7,3. Tanto traffico nel pezzo di circonvallazione tra la Bocconi e l'inizio di corso Lodi, pouff pouff cough cough. Bleah!
Non è primavera, ma autunno... ma ho il il mio fanalino per il ritorno.
E mentre pedalavo, pensavo che gi uomini in macchina sono meno carogne delle donne.
Avrei invece voglia di uscire in bicicletta. Ieri mattina sono andata a fare le cosucce che dovevo con la bicicletta, invece che a piedi. E' rassicurante, mi da un senso di indipendenza, la bicicletta va perchè io pedalo.Quanto mi piace.. Non posso dire il vento tra i capelli, perchè non vado così veloce e i capelli li ho corti...mi piace l'aria in faccia, mi piace pedalare. Con la mia borsa zingara comprata alle bancarelle domenica scorsa ieri pedalando pensavo che gli uomini sono ben presuntuosi.
Non voglio restare, voglio andare, ma andare con le cose tutte bene a posto. Mah.Certe volte esprimersi per iscritto diventa pesante, non si ha voglia di descrivere e di pensare,ci si ricorda che esistono gli sguardi, le espressioni, i toni.
Vita. Silenziosamente, niente racconti e spiegazioni, ma semplici sensazioni. Naturalezza. Un sorriso. Una risata.
Stanotte, pensando ora vado a dormire, ho guardato fuori dalla finestra... le tapparelle non le tiro mai giù, comunque non tutte. Detesto la sensazione di chiuso, la mancanza di visuale....sia fuori che dentro di me.
Fuori dalla finestra la prima nebbia, proprio tanta... dentro di me, neanche un po'.
Piove piove. Mi si arricciano i capelli. La solita fauna con la pioggia si stipa sulla 90-91, che viaggio umidiccio. Oltretutto mi gira la testa, è da ieri, anche ieri mattina tra le bancarelle di via Washington con la Princess. Tra poco la lezione di disegno, ma ma mi pesa con la testa che va per gli affari suoi. Uno sforzo e via, stasera bisognava portare dei fogli lucidi, non mi ricordo perchè. Il gatto mi sta entrando nella borsa di disegno... Ho cenato con il caffelatte, panino burro e un filo di marmellata, volevo prendere una solenne dose di caffè. Piacevole... un panino così non me lo concedo mai, e mi ha ricordato quando ero piccola, ogni tanto alla sera si cenava con il caffelatte. Leggi: quando la domestica era via. Già, sono cresciuta in una famiglia dove c'era anche una domestica, ho certo passato più tempo con lei che con mia madre. E sono andata a trovarla alla casa di riposo, e al funerale. E non ho mai usato il copriletto matrimoniale all'uncinetto che mi aveva fatto fare da sua sorella suora per quando mi fossi sposata. E per me il caffelatte era una festa. Innazitutto perchè era concesso il cacao invece del caffè, e mi piaceva mescolarlo con lo zucchero, e poi aggiungere il latte tiepido, poco per volta per non fare i grumini. E poi il burro. Ora credo che il cacao si usi solo per le torte... c'è il Nes quik e il Cio bar... però non danno la stessa soddisfazione.
Primi effetti dello scambio delle postazioni di lavoro.
Il mio collega G, dopo sette anni di scrivania matrimoniale, oggi è asceso al quarto piano,ed io ho occupato la sua postazione, ora non do più le spalle alla porta. Come stavamo constatando la mancanza delle sue risatone, è comparso.
Ha un piccolo problema. Se invia la stampa, l'output è ancora qui da noi. Era sceso a prendere la stampa di una delibera. E la risatona c'è stata ancora, io piegata in due...
Volevo dire una cosa...il corso di disegno non è che mi piaccia molto.
Ieri sera incontro in pizzeria tra compagni del corso di scrittura, appuntamento prestissimo, ore 19.30, ma c'era chi doveva rientrare a casa col treno, ricordavo che mi avevano detto che la pizzeria aveva un'insegna rosa.
Chi ben comincia...Ero a rischio di leggero ritardo, aspettavo l'autobus 61 la cui frequenza è un'incognita universale, stavo avvisando S. che sapevo già nei pressi, infatti se riuscivo ad anticipare avrei dovuto raggiungere lui e FC alla Feltrinelli.Una macchina strombazza, continuo a parlare. Scende FG... sono sorpresa... m rimprovera di non averlo visto... ma io sono una seria, mica do retta alle strombazzate, e poi soprattutto... chi pensa che sono per me? Comunque pochi metri e.. già la coda per Piazza Piemonte. Certo che Milano a volte... FG era partito alla 19.10 da Pavia...mezz'ora prima insomma. Arrivati in zona pizzeria, mi accorgo che di insegne rosa se ne vedono in tre diverse direzioni. Richiamo S..."E' un'insegna rosa no! verde no! rosa no! verde no! rosa no! verde..." No era rosa fissa, ed erano a venti metri da noi. Li raggiungiamo, baci abbracci, c'è anche AA. Mancano AS e C, l'organizzatrice. L'organizzatrice mi aveva telefonato circa un'ora prima perchè le indicassi la strada, e per dirmi contemporaneamente no è inutile che me la dici perchè tanto non mi ricordo niente. Evabè. Il fatto che mancasse era preoccupante di AS si sapeva che tardava. Dopo quasi mezz'ora ci decidiamo a chiamare C. Era già dentro. Evabè 2, la vendetta.
Nel locale, un’acustica micidiale, non si capiva nulla. Mi sono a stento accorta che FG ordinava il vino, ed allora mi sono accodata, lui li conosce e sceglie sempre bene. Poi ho visto che gli portavano la birra. Ordinava il vino per AA, di fianco a me, ma c'era un tipo solo che non lo ispirava...infatti non era granchè, proprio no. Sigh... nel vociare mica avevo capito...
Ho ordinato la pizza n.130 (che non era il numero più alto) rifiutandomi di risalire oltre nella lista, ero già stufa. Pizza ai 4 formaggi con sesamo e noci. Buona ma su pane carasau. Tagliandola temevo di ferire con le schegge impazzite i commensali. Mi sentivo anche un po' andata con quella specie di vino, quindi non 'è stata difficoltà a ridere di qualunque cavolata, quelle che riuscivo a sentire o quelle che mi immaginavo. Spero non a spropositio. La serata si è conclusa sotto casa di AS, a due passi dalla pizzeria, che munitasi di rosa rosa dal primo venditore notturno di rose, è riuscita così ad evitare al gruppo i successivi 7 venditori. Abbiamo anche saputo che chi sbaglia gli accenti di leccornia, ubbia, guaina. edile è inutile che cerchi di avere avventure con AS, avrebbe lo stesso effetto del calzino corto.
E' fatta. Ieri mi hanno comunicato che resterò col mio capo. Divorzierò dal mio consorte di scrivania, giusto la crisi del settimo anno. Mi trasferirò sulla sua postazione... vedrò tutto l'ufficio, il monitor sarà tutto mio, alle mie spalle ci si dovrà venire apposta, avrò solo i miei armadi, e nessuno, tipo il mio amico F che ci godeva come un riccio (però è un po' pelatino... si appunto punge un po'), potrà più venire in punta di piedi a farmi sobbalzare, mentre quello stronzolone del mio dirimpettaio restava impassibile... No... questo mi mancherà, un ridere dopo... mi spaventavo tutte le volte, non c'era verso... Tanto che volevo prendere uno specchio retrovisore...
Ma non credo avrò tempo per nulla, lavorerò ancora nel mio ambiente confortevole ed amichevole, e questo per me è importante, ma il lavoro decuplicherà, spero solo di non passare dai chewing gum agli psicofarmaci...
Adesso mi sto affannando a mettere a posto tutte le pratiche gli appunti i sospesi le cose da archiviare...per fare un decente passaggio di consegne...bisogna vendersi bene, che apprezzino come sono ordinata e collaborativa e non notino la data da era glaciale di alcune cose da evadere...
P.S. non ho avuto promozioni, solo un cambio di portafoglio da gestire con procedure diverse, e rubo la scrivania al mio collega che se ne va al piano di sopra.

Nella via, prima di arrivare all'ufficio, c'è una saracinesca sempre abbassata. Un cartello per lo meno curioso.
CHIUSO PER MOTIVI DI LAVORO.
In effetti stanno ristrutturando, oggi uscendo più tardi del solito per l'intervallo l'ho vista sollevata.
Eh eh ...! Stasera ricomincia il corso di scrittura creativa... NO! Non lo seguirò a testa in giù...

LEZIONE DI DISEGNO N. 3
E' andata, ieri sera, sono riuscita a non dormire sul divano degli amici.
Barlumi di vita di società.SONO PAZZA?
Stanno ristrutturando i gruppi di lavoro, altresì detti Groups e Teams, adesso che siamo un po’ americani.
Dovrei lasciare i colleghi con cui lavoro da anni, ma soprattutto un capo che non ti pugnala alle spalle e ti difende, e ti aiuta e se tu non ce la fai fa lui, l'ho visto anche con le pratiche in ginocchio per terra.
Ho chiesto di restare con loro, passare a gestire anch’io la loro categoria di crediti. Con una antiquata procedura informatica che richiede l’input minuzioso di un’infinità di dati inutili. Dove ogni cosa che fai deve venire deliberata, autorizzata, e non passa quasi mai nulla al primo inoltro. Insomma, la qualità del lavoro peggiora. Ma non vorrei lasciare i miei colleghi. E però un dispiacere, il mio collega interista di fronte di scrivania, da sette anni, un matrimonio che pareva per tutti indissolubile, lui preferisce seguire il fato, non ne vuol sapere di cambiare un’altra volta portafoglio di pratiche, procedure informatiche.
Ieri tutti sapevano che io sarei rimasta... a me non aveva detto niente nessuno. Ma i giochi non sono ancora fatti.
Però sono una venale insensibile.. Ho già detto al collega che appena se ne va gli prendo la scrivania, sono stufa di girare le spalle alla porta, non vedo mai chi entra, rido dopo, e il mio monitor è alla mercè di ogni sguardo...
P.S. Avrò anche la classifica a punti, per il lavoro che faccio...per veirifcare il raggiungimento del budget. Non è meraviglioso?
Una sedia ci sfidava sulla cattedra.
Righe di web.
NON CI SONO PIU' LE STAGIONI DI UNA VOLTA.
Ho visto Capitan Findus. Un vecchio con i capelli un po' lunghi bianco argentati, anche un po' male in arnese, con il tipico cappello che non saprei definire diversamente, "da Capitan Findus", era fermo sulla porta della cartoleria sotto all'ufficio. Aveva due cagnoni, un bel lupo non molto docile, ed un altro nero focato. Il padrone del negozio gli ha allungato qualcosa che costava 5 € e il capitano se ne è andato; a noi dentro il negozio sorridendo ha detto che quello era il primo Capitan Findus, che gli aveva detto di aver fatto anche qualche comparsata in qualche film. Pare rimasto un po' immedesimato nella parte... ho pensato al destino degli attori, che dopo un'interpretazione, un personaggio riuscito perdono la loro identità, per il pubblico restano l'indimenticabile personaggio.