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per gli amici Cri, Tip, Top, TippeToppe, Tippete, Tippe, Cip Ciop, Crì Crì .... poi che ancora potrà venir fuori? Dimenticavo, il nick ancestrale è CORROSIVE VISION... mica male, mi piace!

Chi sono

Utente: tiptop
Nome: CRI
Sono un disastro, cerco di sopravvivermi. Mi piace la vita: se ci si fa caso, sempre, ovunque, in ognuno, c'è un qualcosa degno di interesse, attenzione, affetto. Mi piace la gentilezza e la familiarità, detesto la volgarità e gli eccessi. COMUNICAZIONI DI SERVIZIO: le immagini pubblicate a volte sono "rubate" dal web, se qualcuno non gradisse il "furto", semplicemente me lo dica e io tolgo. 2)Mi irrita che il mio blog venga usato come veicolo pubblicitario, i commenti stile "Bel blog passa a leggermi" o comunque con analogo fine, verranno cancellati, idem per i PVT. Piuttosto, fatevi conoscere per i vs. commenti arguti spiritosi ed intelligenti. 3)non mi piace mettere banner e riempire il template di cosi, evitate di chiedermelo.


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giovedì, 29 ottobre 2009

Quasi un anno dopo.

Due colonne, salvate dopo l’abbattimento del muro di cinta, fanno da porte su uno spazio aperto di aiuole e  viole del pensiero. Poi il cancello vero, chiuso, e la reception. E  il corridoio con le lapidi incise con i nomi dei benefattori, e l’anno.  Si fermano al 2006, il nome di  una  Fondazione. Poi un’altra lapide aspetta,   un foglio di marmo rosa. E poi lo scivolo e le  scale, e il corridoio lungo.
E l’ascensore lentissimo che parte con un sobbalzo.
Stanza a  destra, letto centrale.  Un’infermiera sudamericana dall’aria dolce dice a lei, ed a me appena arrivata, “Vede, non deve pensare di essere l’unica paziente. La flebo così va bene” L’ammalata è rabbiosa, non è convinta, non è soddisfatta. E’ agitata, freme, si lamenta, si lamenta di essere scivolata  giù dal letto, così ora di notte la legano, e la maschera dell’ossigeno, e la flebo che non finirà mai, e non potrà mai superare una notte così.
“Mi danno fastidio i piedi, le calze.” dice rannicchiando le gambe ossute e poi distendendole. Sta immobile,  e sembra vibrare. Lo sguardo si ferma, gli occhi sembrano fissare un fantasma. Le porgo il cellulare con il numero fatto, attende di sentire la voce, come aggrappata al telefonino, parla, sorride, si distende un po’. Parlare al telefono è una cosa normale, una che faceva tutti i giorni.
“E’ inutile che veniate qui, non sono di compagnia, non sto bene”

“Ma siamo noi a farti compagnia, sei qui, magari ti passa di più il tempo,  quando stai bene hai le tue cose da fare no? Ma se non ti va, verrò meno...”
" No, è che state qui e mi vedete agonizzare. Me la sono cavata tante volte, ma questa volta sento che non ne esco”
E’ difficile rispondere a queste cose. L’osservo, la bocca serrata piegata all’ingiù, e gli occhi come fissi in un punto. Un’espressione indefinibile... la bambina che non riesce più ad ottenere quello che vuole, e sta subendo un’ingiustizia.... vedo i suoi pensieri che mulinano, ripetitivi. Non vuole arrendersi, e ha paura.
Ho paura anch'io, di quello che leggo in quel suo sguardo.

postato da: tiptop alle ore 01:19 | link | commenti (9)commenti (9) Popup
categorie: family pack
lunedì, 26 ottobre 2009

Venerdì, a Venezia.

In treno anche il tempo corre  veloce sulle rotaie, non ho mai giocato a scacchi alle sei e quaranta del mattino ed infatti ho perso. A scacchi, perdere, è quello che ho fatto sempre, a qualunque ora. Noto con me stessa che uso il verbo fare, e non il verbo capitare... mi accollo le mie manchevolezze. Non ho mai incontrato nessuno che mi lasciasse vincere, neanche mio padre, e non solo a scacchi. Meno male.
Un voce annuncia che per un disservizio il treno terminerà la corsa a Mestre, e non a Venezia SL. Santa Lucia, non Sulla Laguna come pensavo da ragazzina. La voce precisa soddisfatta che sul binario 1 ci sarà un treno regionale che partirà alle 9.06 diretto a Venezia. L'Eurostar si ferma, e sono le 9.04, senza bagaglio si va spediti, saliamo sul Regionale, e dopo di noi sale una signora artefatta che, con accento romanesco, intratterrà senza sosta il suo accompagnatore. Le porte si chiudono, siamo in piedi in un'atmosfera di caldo umido,  il treno non parte e viaggiatori furiosi o imploranti picchiano le porte, inesorabilmente chiuse. Tutti scontenti, insomma. Però poi parte, e come parte praticamente è arrivato, tale è la distanza tra Mestre e Venezia.
Mi sento sollevata, mi sembra già tanto essere arrivata a Venezia in un giorno di sciopero nazionale dei trasporti.
All'edicola ci muniamo di cartina, e ci dissuadono dall'acquistare il biglietto per il vaporetto, non rimborsabile. Il servizio è irregolare, non ne hanno visto passare uno. L'Arsenale è solo in fondo a Venezia, dalla parte opposta alla Stazione. Venezia non è grande, non si è mai espansa, per forza, le isole son finite, anche se oggigiorno non si puo' mai dire.
Però Venezia è su e giù, Venezia è calli campi e sotoporteghi...Venezia è che ovunque vada lo sguardo lì vorresti fermarti a guardare meglio, ad assaporare. Attraversadola di fretta alla mattina abbastanza presto, quando non c'è ancora tanta gente in giro, ti accorgi anche del quotidiano di Venezia, che vita complicata sia... Sicuramente, sembra complicata a chi non ci è abituato.
Ci sono, ordinatissimi,  i sacchettini  dei rifiuti fuori delle case, e passano dei carretti a prenderli, e poi buttano i sacchi neri nei barconi, verdi come i camion di Milano. Quasi ovunque la raccolta del pattume è colorato di verde, una simulazione ecologica. Ti accorgi che non vedi in giro bambini, e pensi ai passeggini, e tutte le scale dei ponti che ci sono, e allora ai disabili e poi ai vecchietti, chissà se dietro quelle finestre ci sono persone che non possono uscire ma non vogliono lasciare la loro Venezia. In fondo, come in ogni paese, per gli anziani, i malati, lasciare la propria casa è come fare un passo verso la fine. A Venezia credo non esistano ascensori, e anche i fili d'erba sono rarissimi. Forse,  dietro le porte,  per me passante rigorosamente chiuse,  ci sono anche giardini.
Forse, la sera, qualcuno preferisce accendere le candele.
Venezia  è uno stato d'animo.
postato da: tiptop alle ore 22:43 | link | commenti (4)commenti (4) Popup
categorie: pensieri sparsi, fotografia, civilization
domenica, 18 ottobre 2009

il libro della mia amica

La sala della Biblioteca Ostilio Bego di Trezzano sul Naviglio via via si riempie, tante donne, di tutte le età.

Le donne sono grandi lettrici, e il titolo in effetti appare diretto ad un pubblico femminile, anche se poi leggendo il libro non è così, non è  una storia sdolcinata, è semplicemente vita, quella di tutti, quella davanti alla quale pochi si soffermano con attenzione.

Vengono letti alcuni brani e Bruna Miorelli parla del libro, delle generazioni che vi sono rappresentate, delle donne che vi si muovono, perdenti e no. La voce di Bruna mi è familiare, è la mia maestra, la nostra maestra, Cynthia è mia compagna di scuola di scrittura, caparbia e determinata.

Siamo quasi coetanee, e quindi il nostro diventar grandi ha attraversato la stessa storia, e il libro lo ho letto velocemente, senza nessun intento critico letterario, semplicemente partecipe, una cosa che mi accade sempre più di rado.

Gli interventi del pubblico sono stati bellissimi, dalla madre che ringraziava perché il figlio  dopo aver letto il libro sembrava aver apprezzato la lettura e stava continuando, a quella che si poneva problemi sul senso materno della protagonista, chi apprezzava la semplicità di scrittura.

Erano suoi concittadini, e mi sono sembrati così autentici, senza nessuno sfoggio di erudizione, senza competizione, semplicemente parlavano con spontaneità e con il cuore. Dicevano cose giuste, poi.

postato da: tiptop alle ore 20:14 | link | commenti (10)commenti (10) Popup
categorie: friends, cultura o pseudo tale

via privata Bastia

Mai sentita. E' vicino a via Ripamonti, poco dopo il ponte, scendendo, a sinistra e poi a destra. E' una via dietro un cancello, e un po' si capisce perchè, nel buio sembra un'oasi rispetto al circondario, fatta di casette carine, che tu dici Ma è Milano qui? e poi ti chiedi se questa grossa città si conoscerà mai abbastanza. Ammetto che comincio ad apprezzarla, meglio tardi che mai.
In fondo a sinistra, mi pare senza insegne ma non so, era buio, ci sta l'associazione Van Ghè, Ambulatorio d'Arte.  Non so perchè proprio ambulatorio, in genere l'arte è creatività, nascita, laboratorio, fabbrica...forse i tempi sono cambiati e ha ferite bisognose di medicazione, o le manca l'ossigeno, o zoppica.
In ogni caso sono entrata in un posto che un po' era quello che vorrei fare io quando andrò in pensione, perchè non so se è una cosa in cui ci si guadagni da vivere, ma certo da vivere è un guadagno. Un ingresso, ovviamente l'attaccapanni, un ufficetto. E un salone grande e alto, le pareti in diverse tonalità come fossero colori trasparenti sul muro, il pavimento in assi grezze, grandi finestroni da fabbrica, tendoni sul fondo, a riparare la parte che era di abitazione, una cucina, un bagno, un soppalco. Panche e sedie, due materassi per terra coperti da drappi e cuscini. Sulla parete di fronte ai tendoni, una specie di mini palco, ricoperto da stoffa rossa che mi ricordava un po' le gradinate delle partite dell'oratorio, e i faretti, ed i leggii.
Un tavolo con un aperitivo con cose semplici. Ecco, questo vorrei fare... uno spazio ampio in cui vivere, e prestarlo per le presentazioni di libri, o le feste di compleanno, o le mostre degli amici.

Comunque venerdì sera c'era Guido Catalano, il Poeta, accompagnato da due chitarristi che per me erano sconosciuti, ed ora ovviamente non lo sono più, e sono anche bravissimi, Matteo Negrin e Federico Sirianni,  e il Sirianni diceva sempre di Negrin chitarra di bravura, e pensavo che allora forse l'altro dovesse essere chitarra di buonumore.
E' bello assistere a spettacoli dove traspare affiatamento autentico, e mi chiedevo anche perchè non fossero in televisione, che son meglio di tanti che ci transitano. Poi mi son detta "No zitta che poi se vanno in televisione mica li vedi più così a portata di mano". L'ospite, chiamano qualcuno della città in cui vanno, hanno detto, l'ospite a Km 0, Suso, è indiscutibilmente brava, ma non so, secondo me non era in armonia con cose tipo la stralunatezza, la spontaneità ... insomma, non si lasciava andare.
E' che ho fatto anche un video, ma non riesco a caricarlo.

RENDIMI L'ANIMA GIONNI di Guido Catalano

ho sognato che veniva dio a casa
e mi diceva, è venuto il momento
di cosa? gli chiedevo
di rendermi l’anima

puoi ripetere per favore, dio?
devi rendermi l’anima, Gionni
nel sogno mi sembrava del tutto naturale
che dio mi chiamasse Gionni

ma scusa dio
in questi casi non vien giù la Morte
con la falce il mantello?
io mi son sempre immaginato che sarebbe venuta giù la Morte
con la falce e il mantello
che magari mi invitava pure a fare una partita a scacchi
e se vincevo non mi spiccava la testa
io così mi immaginavo, dio

no, Gionni
tu t’immaginavi male

e come facciamo, dio? gli dicevo
rendimi l’anima, mi diceva
no
come no?
no
come no?
no dio no, non te la renderò
oh Gionni sì, me la renderaì
ma non è tua la mia anima dio!
e chi lo dice? lo dici tu mica lo dico io!

a quel punto
io mi rendevo conto che stavo sognando
dio, gli dicevo a dio, questo è solo un sogno, non mi puoi far nulla
Gionni, lo so che questo è un sogno, io vengo a riscuotere le anime in sogno
ma così muoio dormendo!

ma Gesù! è come Naitmer!
più o meno

a quel punto
io che avevo visto tutti films
in cui qualche bastardo mostro infame
tentava di ammazzarti in sogno
facevo uno sforzo di concentrazione della Madonna
e mi trasformavo
in un topolino
ma dio che era uno furbo, si trasformava in gatto
e io mi trasformavo in ape
e lui in apicoltore
e io in puffo
e lui in Gargamella
e io in automobile
e lui in vigile urbano
e io in acqua
e lui in spugna
e io in Superman
e lui in Kriptonite
e io in Imperatore del Giappone
e lui in bomba atomica

allora io mi trasformavo in Dio
e lui
diceva: minchia e adesso?
eh, adesso dio siamo due dio e non mi puoi far nulla
mi hai fregato
a sto giro sì
vabè vado
ciao ci vediamo dio
ciao Gionni
ciao


postato da: tiptop alle ore 10:07 | link | commenti (5)commenti (5) Popup
categorie: milano, friends, cultura o pseudo tale
sabato, 03 ottobre 2009

Sono ricominciati i giovedì all'Arci

Maria Carla Baroni sta già leggendo quando arrivo nella saletta, non molto affollata. E' la prima serata del nuovo ciclo, l'annuncio è arrivato un po' all'ultimo momento, ancora non si sapeva se la piacevole abitudine del giovedì sarebbe potuta continuare nell'autunno.
Che dire della poesia della Baroni?
Che può dire una a cui non piace la poesia, in generale?
E perchè una a cui non piace la poesia si autoflagella settimanalmente?
Non sono una critica letteraria di professione, e le cose che ascolto leggere dopo poco mi sfumano, non saprei riportare i testi e citazioni in maniera attendibile, me ne resta l'impressione, però.
E' una donna matura, è economista, leggo nella presentazione, e ambientalista. Un po' come me, penso, matura bancaria naturalista.
Questa volta, ascoltando, provavo una forte sensazione di contrarietà, il suo sguardo sulla vita suonava assolutamente opposto al mio.  Non per i temi di cui si occupa, il divenire, la natura, politica, società...
E' che.... Ho annotato qualche verso.
"sulla riva fuggono le onde/carezze morenti " ... ma quando mai un'onda è una carezza morente... è un qualcosa che arriva, è un fruscio... il mare per me è un'immagine di vita.
" il legno dà luce e calore nel momento in cui muore" ... insomma io non riesco a vederle così le cose ma forse sono fortunata, che riesco a vivere senza la prospettiva di morire.
E dice che facciamo parte di un tutto in divenire, ma noi singole particelle di questo tutto invecchiamo, ed allora c'è una certa malinconia nel vedere accorciarsi la nostra vita.... Eccheccavoli no, non immalinconirti mica, vivila, alza lo sguardo, combatti questa sensazione tarpante.
Che poi la poesia non è che non mi piaccia mai. Addirittura, senza volerlo, su questo blog devo aver lasciato scritto qualcosa che mi hanno detto assomigliare ad una poesia.
E' che tante volte mi sembrano assurde, le poesie, rigide.
Come se uno  sentisse strombazzare una macchina nella via, e si desse il compito "quasi faccio una poesia sul traffico" e vengon fuori certe cose impettite. Altre, suonano ridondanti di incubi notturni, ed io dormo placida e non le capisco.
Mi capita di rado, di sentirci l'anima, ma credo sia un limite mio, o mia la concezione che una poesia dovrebbe essere come quando si guarda il mare o il fuoco o le nuvole nel cielo.
La poesia ai giovedì di Turro mi piace, forse perchè è una cosa tra amici. Forse perchè ascolti e vedi il poeta che legge, e ci parli.
E poi era bello in estate si formava la tavolatona e si cenava nel dehors del circolo... e questa volta invece a mezzanotte e 01minuto si è brindato per il compleanno di Anna, davanti a una teglia di tiramisù guarnito da una candelina. 
 La prossima serata, l'8 ottobre,  ci sarà un reading di poesia, e sarà anche aperto a chi vuol leggere qualcosa di suo.
postato da: tiptop alle ore 23:44 | link | commenti (11)commenti (11) Popup
categorie: cultura o pseudo tale
lunedì, 28 settembre 2009

Parole nel tempo.

Ci sono tante cose che volevo sempre fare, tipo andare al Salone del Libro di Torino, tipo andare a vedere la cittadina che si chiama come me...  mica che fossero cose impossibili, anche se lo sembravano.
Oggi è toccato al Castello di Belgioioso, oiù di vent'anni che ci passo spesso davanti, diciannove anni che ci fanno rassegne libristiche, mi pare.
Non ho avuto tanto l'impressione di stare in un castello, se non quando guardavo fuori dalle finestre, ed allora vedevo mattoni rossi e travi, e merli, e piccioni, che non stavano sui merli, ma in fila su rilievi del muro. Nel giardino, piccolo per un Castello, c'erano un sacco di statue orientali, due monete da € 0,05 di cui una del 1999, un quadrifoglio e tantissimi semi rossi di magnolia, ne ho presi tre.
L'esposizione non era affollata nè di libri nè di visitatori. C'è da chiedersi, se sia la concomitante manifestazione di Bancarelle a Torino, se il settore sia veramente in crisi o l'italiano automunito in una splendida giornata di sole non preferisca andare a fare grigliate sul  Ticino.
Pochi libri hanno suscitato i miei desideri, per altro prevenuti col portare pochissimi soldi. C'erano opere minori di Stevenson, Goethe e qualcun altro che mi sarebbe piaciuto prendere, mi sembra che possano rendere la loro conoscenza più autentica, ma avevano prezzi improponibili per quelle poche pagine, nonostante il pagamento dei diritti d'autore sia scaduto da tempo. Certo i piccoli editori non si possono permettere prezzi stracciati, ed i grandi forse hanno altri progetti. Secondo me una collana di opere minori di autori classici a tre euro andrebbe via come il pane.
Curiosi libri come i Simpson e la filosofia, oppure la scienza dei Simpson, cioè, curioso come questi cartoni, spesso biasimati, ma molto  più spesso amati, siano oggetto di studio più o meno serio.
In ogni caso, ho comprato solo "Il coccodrillo come fa", con CD.
postato da: tiptop alle ore 00:40 | link | commenti (6)commenti (6) Popup
categorie:
giovedì, 24 settembre 2009

L'acqua della doccia è calda, piacevole, in questa fine estate. Scorre sui capell, sulla nuca, sul viso, si porta via le  stanchezze, la confusione.
Sono nella casa coniugale, sorseggio un bicchiere di latte, il cucciolo Boris, che non è il mio cane, pende dai miei movimenti, come dovessi porgere a lui il bicchiere da un momento all'altro. Ho svuotato la lavapiatti, ho preparato il tavolo per la colazione del mattino dopo, come ho fatto per anni, e come faccio per me sola nella mia casa single. Qualcosa è cambiato, il capofamiglia prende ora il thè, non più yoguth caffelatte e miele. E preparo anche il bicchieron ( una specie di bicchiere biberon) per Baby Herman, che sarà anche Principe, ma ha un'inarrestabile tendenza al salire.  Ieri voleva arrivare al citofono tenendosi a me e con i piedi sulla parete.
Quando sono qui è quasi come se non mi fossi mai allontanata, è casa mia. Ma anche quando sono nella mia casa da sola, sono a casa mia, nel mio silenzio, con le mie cose, quelle indispensabili, e sto bene, e ho una vita parallela.
Però forse non dovrebbero  esser parallele, dovrebbe essere una sola, il miracolo geometrico.
postato da: tiptop alle ore 00:22 | link | commenti (8)commenti (8) Popup
categorie: provo da sola
martedì, 15 settembre 2009

Riesco a mettermi a scrivere solo ora, sullo spunto offertomi ieri da Metro, il giornale free press che ogni tanto riesco ad afferrare.
Penso alle polemiche sul rinvio di Ballarò. 
E' vero, è una scemata spostarlo, anche Ballarò potrebbe seguire il trasloco degli sfollati, una voce in più, un altro pubblico. Si parla di censura, di libertà d'espressione, ma secondo me non è questo il punto, almeno questa volta. Nulla impedisce che Ballarò possa fare un servizio la prossima volta, che i giornali possano scriverne, in un secondo momento.
Il problema è la manipolazione dell'informazione, l'utilizzo  - palese - del mezzo televisivo per fare propaganda (di regime).
Nessuno deve essere distratto da questo spettacolo, che immagino, che prevedo già.
Bisogna ingurgitare la medicina buona che ci porgono sul cucchiaio.
Vorrei guardarlo solo per vedere se ho, se abbiamo ragione.
Metro non parlava di Ballarò, parlava del freddo che fa già da quelle parti.
Diceva che quelli che andranno in una casa, stasera,  sono una minima parte.
Che gli alberghi si svuotano dagli sfollati, chi si è deciso ad andare da parenti o amici, o chi è riuscito a ristrutturare da solo la propria casa.
Che gli altri accampati andranno a riempire queste camere d'albergo.
Che ristrutturare da soli è quasi impossibile, i mutui a fondo perduto costituiti dalle banche vengono da queste concessi quando si è già fatto il 75% dei lavori, e quelli che hanno la casa in fascia A (lievemente danneggiate) sono obbligati a ristrutturarle e lasciare le tende.
Su Metro erano scritte queste cose, e si citava un giornalista free lance, Alberto Puliafito,  che non riesce a parlare con gli sfollati, non può fotografare la tendopoli, nè raggiungere all'interno del campo  chi si era detto disponibile all'intervista, e lo scrive su un blog, www.ikproduzioni/blog/ .

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categorie: civilization
martedì, 01 settembre 2009

presolana...

Come è, come non è... forse sono un po' ripetitiva con le foto... ma a me sembrano sempre diverse... o no?
Insomma questo abbraccio, non è suggestivo?


e questo  nero su bianco?


e la pulizia delle ali con le zampette?


ecco, e questo fiore con vespina in visita, non lo ho mai visto prima, stava a 1300 metri slm.


e le stesse vespine, in due sullo stesso fiore, una  vista di faccia... la individuate?


e questo bombo, che mi era sempre sfuggito sulla pianta di lavanda, ora immortalato sulla budleia:


La budleia non a caso è detto albero delle farfalle (ma anche degli aponi, direi)



















































































































A milletrecento metri slm invece non ho visto farfalle variopinte, solo queste:

beh poi c'era il croco che si riapriva dopo la pioggia, vedevo i petali alllargarsi ma non sono stata pronta a riprendere con un filmato, non ci ho pensato:


poi c'era un abbeveratoio con dentro i girini... ormai direi gironi, vedendo le zampotte.

e poi un parapendiista (si dice così?) che per quanto aspettassi ed aspettassi, non è rimasto impigliato in nessun abete: è atterrato regolarmente in mezzo alle mucche, troppo lontano per riprenderlo, e comunque non ci  doveva essere  nessun toro:


stupendi scenari di alberi e di nuvole:

e due asinelli che guardavano passare le macchine


e poi c'erano anche i giocatori di scacchi, ma di questa specie parlerò a parte.
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categorie: natura, fotografia
mercoledì, 26 agosto 2009

Mille-Milleduecentoottantasette s.l.m.

Sono arrivata qui all'internet point con la chiavetta carica di foto... e il pc qui non la rileva.
Vabbè, quando torno.
Una cosa mi ha emozionato: vedere ciclamini "liberi" nel bosco.
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categorie:
mercoledì, 19 agosto 2009

per chi apprezza.

Era sul mio letto, secondo me stava sudando.
Poi l'ho accompagnata alla finestra su una mia maglietta, e lì l'ho sventolata.


Tra un paio di giorni sarò in montagna, poca connessione ed anche poco cellulare sino alla fine di agosto. Spero di fare una scorpacciata di fotografie, anche se non sono per niente una camminatrice.
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categorie: natura, fotografia
sabato, 15 agosto 2009

Le formiche non sono poi fortissime.

Sul pavimento in cucina, controluce con la porta finestra aperta,  la Princess ed io osservavamo una briciola enorme semovente, mentre Baby Herman zompettava con una fantastica mazza di cricket.
Una mosca si è posata sopra, ma la briciola non ha rallentato.
Baby Herman ha cominciato a vacillare e plof, si è seduto sulla briciola.
Era troppo per la formica, che poi ha vagato per la cucina sbandando come fosse ubriaca.
postato da: tiptop alle ore 10:31 | link | commenti (3)commenti (3) Popup
categorie: natura, innonnimento
martedì, 11 agosto 2009

IERI HA PIOVUTO























































































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categorie: natura, fotografia

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categorie: innonnimento
giovedì, 06 agosto 2009

delfini

Guardo pochissimo la televisione, ascolto più che altro le notizie mentre faccio altro. Però in queste sere estive mi capita spesso di soffermarmi a guardare, ad ascoltare, su Rai 1, il Gran Varietà, non sono sicura che l'aggettivo sia quello, però, gran.
L'archivio Rai, con Fabrizi, Totò, l'archivio in bianco e nero è uno scrigno pieno di meraviglie.
Una scenetta  ed un cantante italiano si intervallano.
Mi è capitato stasera di ascoltare, vedere, Modugno, che canta seduto, con il figlio Massimo. Il figlio Massimo lo guarda con un forte affetto che mi pare sincero.
Modugno appare vecchissimo, ma sono i postumi dell'ictus.
Forse si può dire che farlo cantare in quelle condizioni fosse una strumentalizzazione del suo stato, questo mi è venuto in mente. Ma poi no, la sua energia e la sua passione trasudavano. Non era indotto a cantare, voleva cantare, voleva la sua vita, e quella era l'ultima canzone che ha scritto.
Ho cercato in Internet  l'anno della sua morte, e del tutto casualmente, mi sono accorta che era il sei agosto 1994, oggi è il quindicesimo anniversario, e lo celebro io qua, che da vivo lo ho ascoltato distrattamente, non avevo gli anni giusti, e leggendo della sua vita su Wikipedia .. ecco, non mi ero resa conto che fosse un personaggio così.  Gli episodi, i fatti,  si sanno, ma a leggerli tutti in fila fanno un effetto diverso.

postato da: tiptop alle ore 23:04 | link | commenti (9)commenti (9) Popup
categorie: musica, civilization, cultura o pseudo tale

Anche andare in ufficio può essere pericoloso.

Sono rimasta chiusa in ascensore, una spanna oltre il quinto e ultimo piano. Per fortuna non ero sola, se no davo i numeri.  Così, in quattro, le battute si sprecavano. Gentile il collega responsabile della sicurezza del quinto piano (che poi magari mi legge qui). Gli ho ingiunto di mettersi l'elmetto per parlarci, voleva raccontarci una barzelletta e in coro gli abbiamo detto di no, rischiava, prima o poi saremmo usciti...

Hanno chiamato addirittura i vigili del fuoco, perchè il tecnico latitava. Volevo essere salvata con una scala, sarebbe stato romantico, invece ho sentito solo il rumore di una serratura, e la porta si è aperta, qualche collega superfluo presente, di quelli tipo pensionato che c'è un incidente e corre a vedere, di quelli che creano le code in autostrada.

postato da: tiptop alle ore 10:27 | link | commenti (6)commenti (6) Popup
categorie: events, civilization
mercoledì, 29 luglio 2009

gay o simili.

" Pulizia etnica".... vi evoca qualcosa?

postato da: tiptop alle ore 23:19 | link | commenti (18)commenti (18) Popup
categorie: civilization

scontro generazionale

Al solito... il nipote fa la linguaccia alla nonna


la nonna risponde.... e il nipote già se ne frega.

postato da: tiptop alle ore 08:18 | link | commenti (17)commenti (17) Popup
categorie: innonnimento
domenica, 12 luglio 2009

piscina

A volte mi chiedo se so ancora scrivere.

Ma non è questo il problema... occorre solo riprendere la mano, l’abitudine, perché il pensiero ce l’ho.

Come sempre, catturo sensazioni e pensieri e ironie pensando di scriverne,  ma non lo faccio e si allontanano nel tempo, perdendo di freschezza, e allora non le scrivo più.

Un po’sto avvertendo l’insofferenza a star seduta a lungo ad un tavolo, a causa forse del lavoro in ufficio che è diventato assai gravoso.

Eppure mi manca, mi manca  tanto, ed ho anche idee per costruire  qualcosa  di più di un post.

Sono nella casa di campagna, e la cicala mi fa compagnia dalla finestra aperta. Ho fotografato la piscina da megalomani comprata al piccolo principe dal suo papà, mi chiedo partendo stasera dove la mettiamo. Forse nel garage capovolta.

O forse non arriverà a stasera perché il cucciolo Boris la mangerà prima, è anche per quello che l’ho fotografata.

La Princess ha messo l’acqua, perché si riscaldi, e le cavallette ne sono state entusiaste.

I curiosi giochi della luce: se guardo fuori dalla finestra non lo vedo, se guardo nel riflesso dello specchio  c’è uno sciame di moscerini.

Sono qua, ancora una volta davanti a questa finestra, una profusione di verdi e gialli e ocra.... ma la mia vita ormai è anche un’altra.

postato da: tiptop alle ore 11:59 | link | commenti (13)commenti (13) Popup
categorie: pensieri sparsi, family pack
lunedì, 06 luglio 2009

favoletta


UN GIORNO NELLA CASA FATATA

DALL'OMBRA DEI CESPUGLI

SBUCO' GUARDINGO UN COSINO


RICHIAMATO DAL RUMOR DI CIOTOLA CHE RISUONAVA SUL PRATO


MA AHIME' CHE DESOLAZIONE, UN ALTRO CUCCIOLO SI ERA PAPPATO TUTTO!


MA AL COSINO NON ANDO' TUTTO MALE PERCHE' VENNE COCCOLATO DALLA SPLENDIDA FATA DAI CAPELLI ROSSI.

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martedì, 30 giugno 2009

Intervallo

A volte nell’intervallo vado  a mangiare da sola, nel baretto più vicino all’ufficio.

Non offre una  gran scelta, ma vado tranquilla sulla piadina o con l’insalatona.

Mi sono scelta il tavolino single, nella saletta del retro, la porta aperta sul cortile.

Mastico la mia piadina.

Arrivano due colleghi, marito e moglie,  e mi chiedono se voglio andare al tavolo con loro, faccio segno di no con la testa.

Finito di masticare, mi spiego meglio “Grazie, ma ho quasi finito”

Riaddento la piadina, stavo dando un occhio a Dnews.

Dal tavolo di fianco lei mi chiede:

“Come va?” sorrido masticando, crunch crunch

“E il nipotino cresce bene?”  sorrido masticando, crunch crunch

“Quanto ha? Non cammina ancora, vero?” sorrido trangugiando, glump.

“ha undici mesi, cammina sorretto, stamattina mi ha detto mia figlia che si stava portando via una bambina in passeggino, si era attaccato  e lo spingeva.”

Ho finito la piadina, nel silenzio, mangiavano.

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categorie: friends, innonnimento
domenica, 07 giugno 2009

louise - michel

                
Il titolo scritto col trattino tra i due nomi ha il suo perchè.
Se i francesi riescono bene nelle storie di sentimenti non detti, altrettanto bene riescono nel grottesco, che miglior aggettivo non mi viene  per catalogare questo film, del quale non voglio narrare nè la trama nè i colpi di scena perchè ne rovinerei la visione, già il trailer mi pare faccia vedere troppo.
Grottesco, perchè pervaso da umorismo noir, perchè i protagonisti sono due persone raccapriccianti non solo nel fisico, macchiette di se stesse, e macchiette anche tutti i personaggi che transitano nel film. Un paio di scivolate nel cattivo gusto, che comunque si perdonano, più la seconda della prima,  nel chiamare in scena una cugina malata terminale e poi le torri gemelle di N.Y.
Il film è curato nei particolari, e al di là di quello che può esser la risata, viene presentato un quadro non insolito del mondo del lavoro... per esempio quando nel rintracciare il "padrone" i protagonisti si ritrovano in una stanza piena di caselle per la posta e Michel esclama "Ho capito, siamo in un paradiso fiscale!"... realtà e amarezza denunciate con umorismo spietato.
E' così... è un film dove la pietà non esiste.
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categorie: cinema, cultura o pseudo tale
venerdì, 05 giugno 2009

VOTATE, VOTATE, VOTATE

Vi metto qui questo link dell'Ansa,  con tutte le spieghe e gli orari..
http://www.ansa.it/opencms/export/site/visualizza_fdg.html_986905951.html

così magari è più comodo andare a votare....

andata a votare, ricordatevi: 

resistere resistere resistere....


pensate che ogni astensione  nell'opposizione
vale come due voti dati allo schieramento al governo....


votate secondo coscienza... votate
votate pensando che loro son tanti, e fanno quello che vogliono
 perchè hanno preso un casino di voti...

non tenetevi in tasca il vostro,
non polverizzatelo, il voto.


Aggiungo qui uno stralcio dell'articolo di  Scalfari, Le anime belle di fronte alle urne , pubblicato oggi su Repubblica, e ripreso dal blog di Mareprofondo:

L'analfabetismo politico degli italiani è molto diffuso tra quelli che parteggiano per la destra ma non risparmia la sinistra. Per certi aspetti anzi a sinistra questa assenza di educazione politica è uno dei suoi connotati, in particolare tra i sedicenti intellettuali che sono forse i più analfabeti di tutti.

Uno degli effetti più vistosi di questo fenomeno consiste nella ricerca di un partito da votare che corrisponda il più esattamente possibile alle proprie idee, convinzioni, gusti, simpatie. Ricerca vana poiché ciascuno di noi è un individuo, una mente, un deposito di pulsioni emotive non ripetibili. Le persone politicamente mature sanno che in un sistema democratico occorre raccogliere i consensi attorno alla forza politica che rappresenti il meno peggio nel panorama dei partiti in campo. La ricerca del meglio porta inevitabilmente al frazionamento, alla polverizzazione del voto, al moltiplicarsi dei simboli e di fatto alla rinuncia della sovranità popolare.

Aldo Schiavone ha scritto ieri che la polverizzazione del voto è frutto di un narcisismo patologico: per dimostrare la nobiltà e la purezza della propria scelta si getta nel secchio dei rifiuti la sovranità popolare. Non si tratta d'invocare il voto utile ma più semplicemente di predisporre un'alternativa efficace per sostituire il dominio dei propri avversari politici.
La destra sa qual è il suo avversario e fa massa contro di lui. La sinistra coltiva il culto della testimonianza, ma quando si trasferisce quel culto nell'azione politica il risultato è appunto la rinuncia ad una sovranità efficace per far posto al narcisismo dell'anima bella, pura e dura.
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categorie: civilization

Poesia

Ieri sera, come quasi tutti i giovedì, sono andata all'ARCI "Martiri di Turro", si fa poesia,  e qualche volta musica, o prosa. E son sempre serate piacevoli. Ieri sera c'era Guido Catalano che ci ha letto un po' delle sue poesie... insolite, esilaranti ma non solo.

Questa è una, con cui ha vinto un premio, organizzato da Le Trottoir di Milano, mi pare l'anno scorso.

come sfuggii a una trappola infame tesami dai milanesi una domenica d’Agosto)

quando mi hanno detto che c’era da scrivere qualcosa
sulla domenica
mi son detto, beh, io sulla domenica sono ferrato
io sulla domenica ci ho un sacco di roba da scrivere
io la domenica me la posso giocare bene
la domenica a me come concetto mi ispira

poi, mi son detto
mi metto a scrivere sulla domenica
una bella poesia
adesso che siamo ad Agosto
che per me Agosto è come una domenica di trentun giorni
magari mi metto a scriverla
una domenica
d’Agosto
mi sembra perfetto
non può che uscire un capolavoro
mi son detto

allora mi sono seduto
davanti al compiuter
l’ho aperto
ed eccomi li davanti alla pagina bianca
che poi non è propriamente una pagina vera
è una pagina virtuale
che io la vedo come fosse una pagina bianca
ma non è una pagina vera bianca
è un insieme di 0 e di 1
secondo me è una serie di 0 e di 1
che io vedo una pagina bianca
ma è una faccenda del tutto virtuale
ed è questa la cosa veramente affascinante della cibernetica moderna
che ti semplifica la vita
ma nel contempo un po’ ti inganna pure
che tu vedi una roba che in verità è un’ altra roba
è tutto un insieme di 0 e di 1 secondo me
l’ho letto da qualche parte

comunque
io mi sono seduto
ho aperto il compiuter
ho aperto la pagina bianca
virtuale
una domenica d’Agosto
e mi son detto, ora io scrivo una bella poesia sulla domenica dato che il tema in questione è proprio la domenica

che io sinceramente
a dirla tutta
fosse stato per me
io avrei scelto anche un altro tema
non che la domenica non mi vada bene
che sono ferrato io sulla domenica
ma potessi scegliere
magari non sarebbe proprio ai primi posti
non so,
la pizza
la bomba a mano
la masturbazione
l’aeroplano
il gatto
Gesù
l’autostrada
il vampiro
eccetera eccetera

però, ho pensato
magari si è scelto la domenica
che chi più chi meno
la domenica
ho pensato
chi più chi meno
un po’ a tutti
anche quelli meno bravi
quelli meno capaci
magari una cosa sulla domenica
ci riescono a scriverla
ho pensato

allora mi son messo lì
una domenica d’Agosto
seduto
ho aperto il compiuter
ho aperto la pagina bianca virtuale
e mi son detto

ora io scrivo una roba sulla domenica
una roba talmente profonda
una roba talmente innovativa
che la gente dopo averla letta
leverà gli occhi dalla pagina
e guardando nel vuoto per alcuni minuti
stringendo il foglio tra le mani
non potrà fare a meno di dire:

“porca vacca questo qui ha capito tutto ma proprio tutto sulla domenica, questo qui, io non so chi sia, che studi abbia fatto, quale sia il suo credo, quali i suoi gusti, ma questo qui, porca vacca, ha scritto qualcosa che io non ci avrei mai pensato sulla domenica, e dire che io di cose sulla domenica, un po’ come tutti, penso, di cose sulla domenica ne ho pensate a bizzeffe…”

ecco
questo era un po’ il mio fine
quando mi sono seduto
una domenica d’Agosto
davanti al compiuter
e dopo averlo aperto
e dopo avere aperto la pagina virtuale del compiuter
mi son messo lì per scrivere una poesia sulla domenica

però poi
non so com’è
non mi veniva mica
ero lì
tutto concentrato
non mi veniva mica
è impossibile, mi dicevo
è impossibile
e passavano i minuti
è impossibile, continuavo a dire ad alta voce
sempre più alta
e passavano sempre più minuti
è impossibile porca vacca!
che a un certo punto la mia fidanzata che stava nell’altra stanza
viene, un po’ preoccupata
e mi chiede: “ma cos’è che è impossibile?”
ed io che in quei frangenti lì mi viene su un nervosismo mica da ridere
“ma niente ma niente, fammi un po’concentrare che qui sta succedendo una roba veramente strana, sta succedendo”

e così
passavano un sacco di minuti
che poi divenivano mezz’ore
che poi divenivano tre quarti d’ora
che poi divenivano ore
e arrivava la sera
e io non ero riuscito neanche a scrivere una riga
sul tema “la Domenica”

e allora lì ho capito
in una domenica d’Agosto
davanti alla pagina bianca virtuale del mio compiuter
io ho capito
che si trattava di una trappola
che queste persone
che tra l’altro erano pure milanesi
che coi milanesi, si sa, bisogna stare attenti
queste persone milanesi
che gli era venuta in mente la domenica come tema
per una poesia
queste persone milanesi
mi avevano teso una trappola

una trappola infame
che loro hanno pensato di fregarmi
dandomi come tema la domenica
che me li figuro io
lì a Milano
con i loro ghigni tipicamente milanesi
attorno a un tavolo
con un’enorme pentola piena di Cassola nel mezzo
che loro tipicamente mangiano la Cassola quando devono creare un piano malvagio
ai danni di un poeta torinese
che loro odiano i poeti torinesi
soprattutto quelli bravi come me
che loro hanno paura che un giorno i poeti torinesi bravi come il sottoscritto
un giorno diventano famosi e oscurano Milano
con i loro versi immortali
che Milano deve essere sempre più importante di Torino anche nella poesia

e io me li immagino
lì nella loro stanza
con le luci soffuse
con le mani e i menti tutti unti di Cassola
che loro, i Milanesi, tipicamente la Cassola la mangiano con le mani

e me li immagino che tra un pezzo di Cassola e un sorso di Wiski
io me li immagino
che il loro capo
dice:

“diamogli come tema la domenica che lo fottiamo che lui è un poeta talmente profondo e innovativo che con un tema così banale e scontato, lo mandiamo in para – che loro usano questi termini tipo “mandare in para” – diamogli la domenica che vedrai che non gli viene mica una poesia profonda e immortale che lui è abituato a confrontarsi con concetti ben più alti e sicuramente la domenica non ce la fa”

e mi viene la nausea a pensare
a queste persone milanesi
che complottano alle mie spalle per fregarmi
tutte unte di Cassola

e così
io ho chiuso il mio compiuter
mi sono alzato dalla sedia
e sono andato nell’altra stanza
con un bel sorriso come di soddisfazione
sulla faccia
un bel sorriso di soddisfazione
per essere scampato alla trappola dei milanesi

mi sono fatto un panino al prosciutto cotto
mi sono accomodato sul divano
ho aperto la tele
dove tutti quei puntini luminosi
creano
immagini
meravigliose

 

e poi questa poesia d'amore:

quanto t’amo secondo te quanto?
in chili quanto t’amo?
il litri quanto t’amo?
quanto t’amo in metri?
quanto, dimmi quanto secondo te quanto
in iarde? (una iarda è 0,9144 metri)
quindi quanto t’amo in iarde secondo te?
e secondo te quanto t’amo in megatoni?
in mele?
in api?
in camions?
ma secondo te è possibile amarti in cani?
in cani ad esempio quanto t’amo in cani?
in fuchi?
in biglie?
in polpastrelli?
in delta di fiumi?
quanti delta di fiumi abbisognamio per esprimere quanto io t’amo?

in presidenti della repubblica italiana?
lo so, ti sembra strano
ma è plausibile esprimere quanto t’amo in presidenti della repubblica italiana
de nicola
einaudi
gronchi
segni
saragat
leone
pertini
cossiga
scalfaro
ciampi
napolitano

solo undici!
no
almeno altri cinquecento anni di presidenti
almeno

in umberto eco?
quanti umberti echi ci vorrebbero
per stabilire quanto t’amo?
impossibile dirai tu
infatti
ce n’è uno solo
ma immagina che uno possa moltiplicare umberto eco
quindi quanti echi quanti secondo te quanti?

è inutile
lo so
non esiste
un’ unità di misura valevole
per calcolare quanto t’amo

apparte
il vecchio vecchio
bum bum bum
del mio cuore aritmico
bum bum bum
quando ti vedo
che mi cammini verso

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sabato, 30 maggio 2009

fiori di cactus

Siamo abituati a vedere le piante grasse spoglie e magari spinose....invece....








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categorie: fotografia

cartoline da Moneglia...


abbazia di S. Giorgio


spiaggia libera....



pensierosa....



natura tosta sul balcone di casa....


come non mi sono mai venute le petunie



e poi non piovve.



i gabbiani erano indecisi dove andare.

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categorie: fotografia
sabato, 23 maggio 2009

vacanze- dose 1



tra poco parto, per Moneglia, una settimana in vacanza, con una mia collega. Parto stanca  stanca stanca...
Il lavoro sta diventando una cosa allucinante, un ritmo a cui non sto resistendo. Forse ve ne siete anche accorti, scrivo meno, leggo meno qui e non è per disaffezione. Un po' Facebook, un po' che  andandomene a vivere da sola ora ho due case da seguire, ma se in ufficio mi capitava di scrivere furtivamente qualche breve post, o fare qualche commento, ora non c'è più il tempo.
Ben venga intanto questa breve vacanzina.
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categorie: pensieri sparsi
mercoledì, 20 maggio 2009

IMPRESSIONI A TORINO

Lasciate le poche gocce di Milano, il treno aveva raggiunto le nuvole, due ore più tardi  a Torino pioveva, pioveva proprio.

Con lo zaino in spalla abbiamo raggiunto i portici, e camminato, camminato lungo aiuole, per strade larghe dove finestre lunghe alte tutte in fila ci guardavano severe, e strade strette, quando le strade si sono fatte strette, eravamo arrivati.

La reception del B & B era densa di tappeti, fiori e cornici dorate. Gli stucchi, lo scintillio ed il dorato in Torino ti tallonano, almeno in quella dove sono entrata.

Perché dall’autobus, andando al Lingotto, vedi anche le case come sono in qualunque città.

 La mia camera era in un appartamento al primo piano, in cima ad una scala ripidissima, che mi son detta “Mamma mia, io salgo, ma poi scendo?” la finestra si affacciava su un cortile con i ciottoli e le biciclette, e si vedeva una fetta di cielo, sereno, il giorno dopo.

Lo stesso andando a mangiare da Shakespeare, con i nuovi amici del Lit Camp 2009, lo stesso cenando al Ristorante Tre Galli alla sera: la vecchia Torino delle case  deve essere  piena di scale ripide, ed i palazzi invece di scalinate larghe e marmoree con delle volte a stucco, e finestroni ampi, come quelle del Circolo dei Lettori (nonchè degli Artisti), un’istituzione della quale  mi sa che a Milano l’equivalente non c’è (purtroppo).

Non ho visitato Musei, né altri monumenti, non ce ne era il tempo ho solo camminato molto, sotto la pioggia e  poi anche col sole: anche camminare è bello per Torino, i portici sono tanti, ed i negozi antichi sono rimasti antichi, non rifatti antichi come a Milano.

Per le strade, spesso a lastroni, in mezzo a quei palazzi emananti magnificenza e senso della storia, ti aspettavi si fermasse l’omnibus trainato dai suoi  cavalli, non l’autobus 18,  e  che al semaforo fossero ferme carrozze, dove dame in veletta rimbrottavano signori in cilindro.

E l’aria era pulita, forse per la pioggia, forse perché le montagne sono vicine.

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categorie: events, civilization, cultura o pseudo tale
giovedì, 14 maggio 2009

torino

E' la prima volta che vedo Torino, salvo una volta per lavoro, treno-tribunale-treno, della quale mi ricordo vagamente il taxi.
Finalmente vado alla Fiera del Libro al Lingotto, mi sembra un sogno, e due giorni, venerdì e sabato!
Credo, spero,  che incontrerò un sacco di amici, conosciuti qui e su FaceBook, e ne rivedrò altri.
Per la precisione, venerdì sarò al Lit Camp  che si svolgerà il 15 e il 16 presso il Circolo dei Lettori, un circolo che mi piacerebbe tanto fosse a Milano per tutte le iniziative che ha.

Aggiungo questa cosa, ci giravo intorno coi pensieri in metropolitana mentre venivo in ufficio. Appunto non ho mai avuto molto a che fare con Torino, però mi sto accorgendo che dev'essere una città molto viva, e in effetti ci sto conoscendo "virtualmente" belle  persone.

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categorie: friends, events, cultura o pseudo tale
lunedì, 11 maggio 2009

storie di vita vera

SMS nel tardo pomeriggio alla progenie, dislocata uno a Londra per il week end, e l’altra a Siracusa, per due settimane, una è trascorsa.

“Grazie per la festa della mamma”.

Silenzio lui, “La giornata non è finita” risponde lei.

Alla sera mi chiama sul cell la Princess

“Auguri mamma… mi manchi tanto, sei la mamma migliore del mondo”

“Ma hai un suggeritore dietro o stai leggendo un foglietto? “ sono incredula…

“No davvero mi manchi ti voglio tanto bene, tu sei diversa dalla mamma di L”

Capisco… infatti è dalla suocera, chiedo:

“Ti dice tutto quello che devi fare col bambino?”

“Sì “ monosillaba lei

“E L da ragione a lei?”

“Sì” bisbiglia lei “ scusa devo tornare dentro”

Ore 00.03, SMS:

“Ha rifatto il brodo per il bimbo: a quanto pare quello che ho fatto io faceva schifo anche se le verdure e l’acqua erano le stesse”

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