Ora qualunque fonte di informazione parla di ROM. Prime pagine, pagine locali ed anche terze pagine. Non so se per la pagina degli Spettacoli hanno già fatto in tempo a girare sceneggiati, e non so se ci siano calciatori Rom.
Insomma... credo che di carne da mettere al fuoco (al fuoco, in senso figurato, preciso perchè visti i tempi un dubbio potrebbe venire) ce ne sia anche altra, tra i problemi dell' Italia - e se vogliamo del mondo- mica stanno tutti lì....già il tiggì ha fatto gli auguri di compleanno ad Al Bano..
Per esempio, come stanno le foreste dell'Amazzonia? Anni fa una capa tanta.... e adesso? Esiste ancora? Insomma, le notizie montano... montano.... la gente segue.... ma come si fa? Non si rendono conto delle conseguenze? Cioè, sì, se ne renderanno conto, appunto, c'è un gioco dietro, questo sarà un paravento, un pretesto, la cosmetica per altro...
BIGLIE
La donna stende sulla riva del mare il telo di spugna con i colori del sole e vi si adagia, sdraiandosi sul ventre.
Le onde sfiorano le punte dei piedi, i ciottoli scolpiscono la pelle attraverso l’asciugamano, il viso appoggiato alle braccia allacciate: finalmente il sole, il salato, un sospiro di sollievo, gli occhi chiusi.
Dopo il primo momento di godimento, in fondo è un po’ noioso star lì così. Appoggiata la testa al pugno, cincischia nella sabbia ghiaiosa, scava un po’. Qualcosa di liscio...una biglia, di quelle di vetro, con il dentro giallo.
Sotto i pini marittimi nella sabbia riportata, tre ragazzini stanno costruendo una pista per le biglie.
Hanno il loro daffare. Il fratellino minore di uno dei tre fa apposta a camminarci dentro.
“Mammmaaaaaaa” si lamenta il maggiore.“Guarda Enrico cosa ci fa!”
“Enrico, lascia stare Filippo, vieni qui a fare le formine con la mamma.”
Filippo è biondissimo e parla con la erre molto pronunciata.
Una bambina appare accanto ai tre, ha il costume intero rosso e due occhi azzurrissimi.
“Posso giocare anch’io?”
I tre si guardano perplessi, una femmina.
“Ma tu non hai le biglie”
“Si che ce le ho, ne ho tante.”
La bambina scappa via e torna con un sacchetto colorato.
E i ragazzini con un cenno di intesa:
“Sai giocare, vero?”
“Certo, e so fare anche le gallerie “
“Come ti chiami?”
“Elisabetta”
Elisabetta ci sa fare. Una bella impastata alla sabbia bagnata nel secchiello che capovolge e sfila, e pian piano con le dita inizia a scavare le aperture della galleria, una di qua e una di là, delicatamente ne liscia le pareti finchè le due mani si incontrano.
“Visto? Prova a tirarci una biglia”
“Però sei brava!” dice Filippo.
I ragazzi hanno un’idea, far girare la pista in modo che ci sia anche una sopraelevata che passa sopra la montagna.
“Ma il rettilineo è troppo lungo, si va fuori!”
“Qui c’è la curva parabolica”
Le mamme chiamano, bisogna andare a casa. Quando torneranno al pomeriggio, della pista sarà rimasto poco, di sicuro qualcuno con noncuranza ci avrà camminato dentro, e il sole avrà sgretolato la galleria.
La donna riapre gli occhi, poco più avanti di lei un uomo, dal viso un po' allungato e dai capelli che sembrano precocemente sbiancati, chiama un ragazzino.
"Edoardo, forza, vieni ad asciugarti"
La sua erre pronunciata fa effetto in un adulto: il papà? il nonno?
Edoardo... che nome da dare a un bambino. Come fai con uno appena nato, piccino piccino, a guardarlo e dire: lo chiamerò Edoardo, è roboante, sembra un ringhio, più che un nome.
La donna si guarda le mani. Adora le sue mani abbronzate, lo smalto trasparente con riflessi madreperlati appena accennati. Sfiora sull'anulare sinistro un segno circolare e pallido, un solco lasciato da anni di pressione, un solco coi bordi induriti. Chissà in quanto tempo sarebbe andato via. Pensò a se stessa ed al dito, destinati alla stessa attesa.
Elisabetta cammina col retino lungo il pontile affollato di sdraio di ombrelloni scrutando l’acqua.
Nei cespugli di alghe cresciuti sulla parete del molo si nascondono i gamberetti trasparenti, a volte perfino i pesci ago.
Sogna di catturare un cavalluccio marino, ma non ne passano mai.
Dalle crepe del muro si affaccia qualche chela di granchio, ogni tanto un pesciolino solitario, lungo un paio di centimetri, passa scodinzolando sul pelo dell’acqua.
Una volta si era spaventata un po’ perché camminando sotto il pontile, nella penombra, aveva visto nuotare una specie di anguilla che era riuscita a catturare, ma un pezzo di coda era rimasto fuori dal retino e si era liberata.
I gamberetti erano i più facili, bastava passare la rete sulle alghe e qualcuno restava sempre dentro.
I pesci ago erano tutt’altra faccenda, erano sottili e agitati, bisognava essere veloci a passare dal retino al secchiello, un po’ come per i pesciolini.
I granchi invece non le piacevano, magari pinzavano, mentre i paguri no, erano timidi, si nascondevano subito, funzionavano proprio come le chiocciole. Però per prenderli bisognava andare verso riva, camminavano per terra, sott’acqua, ma per terra.
Un bambino le chiede se può provare a pescare, ed Elisabetta acconsente porgendogli il retino.
“Però solo cinque minuti.”
Ma è antipatico e dispettoso, non glielo vuole più ridare, e non è neanche capace di prendere niente, li spaventa e basta.
Elisabetta è irritata, e non sa più che fare.
“Adesso vado a chiamare il bagnino”
“E io gli dico che il retino è mio”, dice l’altro.
Con i piedi nudi sul cemento arriva Filippo.
“Filippo, quello non mi ridà il retino”
“Perché non le ridai il retino?” Filippo si para davanti al prepotente.
“Ma glielo ho detto, ancora due minuti e glielo rendo”
Elisabetta ora è felice, sta pescando con Filippo, fanno tre tentativi per uno.
Non le importa se non si sta prendendo niente, ma almeno si va d’accordo.
“Sai che domani parto?” dice lui
“Ma dove abiti? Mi dai il tuo indirizzo che ti scrivo?
“Va bene, ma a me non piace scrivere.
“A me si... ti scrivo io.
Elisabetta corre in cabina a riporre il pezzetto di carta con l’indirizzo di Filippo. Lo legge, lo rilegge e lo bacia:
“Io da grande sposerò Filippo!”
Non aveva sposato Filippo.
Poi, aveva avuto una storia.
E poi un’altra.
Aveva continuato a prestare il retino.
E a dire “scrivo io”.
Ora invece vuole solo che il sole faccia sparire il solco lasciato dall’anello.
Vede due piedini fermi accanto a lei.
“Edoardo, ho sentito che ti chiami Edoardo, la vuoi tu questa biglia? L’ho trovata adesso qui, in riva al mare”


Atto primo.
Atto secondo
Atto terzo
Epilogo
E qualche sorriso
La serata di ieri non è stata affatto male... insolita nel suo complesso.
Le trombe, suonate anche contro e nell'acqua, c'era una specie di insalatiera piena d'acqua e senza Clodoveo, ecco non mi sono mai sentita mirata da una tromba,,, che a poche decine di centimetri mi scatarrava contro, e inspirava e mugolava e sembrava la micia quando resta chiusa fuori dalle porte. No... la sperimentazione fonica non è per me.
Il duo di chitarre già più facile per le mie orecchie, meglio ancora il pezzo composto dalla Mendelssohn per pianoforte e adattato per chitarra e cantato da una soprano coreana tascabile.
Cena... con tavoli apparecchiati sul momento, con ottimo risottino agli asparagi, una frittata boh con salsa rossa roat beef ed insalata, fragole con panna, Le nostre vicine di tavolo si sono aggrappate difendendola alla loro bottiglia di vino, che avevano pagato mentre una vetera del tavolo vicino chiedeva un bicchiere, pensando che fosse offerto dal mondo delle donne. 

Domani dopo l'ufficio andrò alla Libreria delle Donne, dove la mia amica Marcella presenterà il libro che ha scritto con Adriana Mascoli sulla vita di una compositrice donna.Sto leggendo un libro, e, cosa che non mi succede da tanto, mi ci immergo.
Un libro che non credo sia molto noto, non mi però sono interessata di appurarlo, di Francesco Recami.
Uno di quelli che mi ha chiamato da uno scaffale della Feltrinelli.
Scelto per il titolo, Il correttore di bozze, mi incuriosiva, anche perchè, forse deformazione da corso, mi accorgo che leggo in modo diverso ora , quasi analitico, qualche volta ho addirittura l'impressione di "psicanalizzare" chi scrive.
Sono molto affascinata dai pensieri del correttore di bozze, nel suo isolamento, e questo tendere alla perfezione.
Non è che il libro parli solo di quello...e poi devo finirlo, resto pur sempre lenta a leggere, e poi ne scriverò su aNobii .
Ieri leggevo sull’autobus, e scendendo ho incontrato un collega che mi ha chiesto “ma secondo te, quello del motorino l’ha preso dentro o no? “ io son caduta dalle nuvole, e oggi , se non fosse che è il capolinea e l'autobus si svuota, a momenti restavo su, a rischio di finire al "Deposito Molise".
A dir la verità anche il diciamo “manoscritto” di una mia amica del corso di scrittura mi ha pigliato abbastanza. forse gioca il fatto che sto meno al pc e dormo di più.
Ecco, volevo solo dire che sono contenta di questo.
Da “Metro” di oggi:
“Bimbi pù bravi ascoltando le fiabe.
Leggere le fiabe ai bimbi li aiuterà ad andare meglio a scuola e ad acquistare prima l’arte del linguaggio. Lo conferma uno studio condotto dalla Boston University School of Medicine, che ha dimostrato come leggere ad alta voce ai bimbi in età prescolare aumenti lo sviluppo del loro linguaggio, dando ai piccoli un bagaglio linguistico migliore quando arriveranno in prima elementare. E i vantaggi perdurano per anni.”
Certo !Saper raccontare favole nella vita serve sempre, nel bene e nel male!
Da "C'era una volta...." a "Prometto che....."
Mah!
Ieri sera sono tornata a casa, le 19. 30 come al solito. Princess e Prence guardavano la tv, un seggiolone stava appoggiato ripiegato contro l’altro divano, la solita distesa di scarpe che non so più quanti piedi abbiano, ed il micio faceva capolino da una scatola di cartone.
Cominciano, giustamente, ad arrivare le cose, .e non so più dove metterle. Sul letto da single della Princess è stato appoggiato il lettino smontato, e il materassino, e un po’ di vestitini..da
La Princess mi accoglie con “Credevo ti arrabbiassi” arrabbiarmi perchè? Ormai è nel settimo mese, mi sembra anzi che sia ora,. Arrabiata no, un attimo sconsolata sì.
Un’amica mi ha detto “Perchè non metti delle cose sotto il letto?”
Sotto il letto ho già i contenitori con rotelle con dentro le foto di famiglia, quelle in bianco e nero, quelle ingiallite che non sai neanche più chi sono quelle persone lì, e le tovaglie di fiandra della mamma, in numero di enne.
“Allora sopra l’armadio”...sopra l’armadio ho le tovaglie della nonna...
In effetti potrei anche venderle...tanto non si useranno mai.
Che famiglia che siamo....
La Princess ha sognato stanotte di aver partorito, però un gattino, carino piccolino e pelosino, che scappava da tutte le parti, me lo ha raccontato stamattina mentre facevamo colazione, e rideva come una matta perchè ha detto anche che lo cercava nel letto.
E poi ho trovato in bagno un paio di calzoncini da bebè da lavare... di già? La Princess mi ha spiegato che ieri il Prence aveva abbassato il tetto della macchina,. e i calzoncini erano volati fuori e ci era passato sopra un camion...
Stirati erano stirati, ed anche un po’ grigi, la cosa mi ha richiamato alla memoria un programma di Daniele Luttazzi, col paròn della Diesel che spiegava come faceva i suoi jeans... Sarà.
In fondo ormai non mi stupisco quasi più di niente, ho una micia che ruba l’insalata e un micio che devo tener lontano dal barattolo del sale.
Un po' che non davo un occhio alle chiavi di ricerca ... chissà se son rimasti soddisfatti del responso del mio blogghino:
se si ha la bronchite e' possibile lavare i piatti?
se sto a dieta con gli antidepressivi ingrasso?
pianta non mi toccare
lo schermo del computer ha assunto un coloro marrone, come faccio a toglierlo?
la parrocchia non va in ferie
dove mangiare i bliny a roma
e non mi importa da mattina accettare in fondo sulla patina in via vai in tu non so testo canzone
calzino bucato foto

Vivere pericolosamente
Ieri durante il ritorno a casa, in bici, mi sono accorta che il freno dietro non funzionava più., ed ero all’altezza del Parco Ravizza, ancora ben lontana da casa. Ho deciso di fare un’eccezione, e di fare uno sforzo cerebrale pere capire dov’era il guasto nel freno a bacchetta. Non per altro, amo la natura e le sensazioni quanto detesto i meccanismi, di qualunque genere essi siano. Non c’era più una cosacche non so cosa fosse, in quanto appunto non c’era più. La funzione era quella di perno,al congiungimento del sistema di bacchette al comando della ruota. Ho cercato un surrogato in giro, per terra, nel parco, speravo in un chiodo ed in una ghianda, il chiodo da inserire come perno, e la ghianda a mo’ di dado per non far uscire il chiodo, ma devo lamentarmi con la Sindaca, il parco era tutto pulito.
Andando verso casa ho rischiato di schiantarmi solo un paio di volte contro i marciapiedi, dimenticandomi che il sinistro non funzionava...ma visto che scrivo sono sopravvissuta. Poi non sopravviverei senza scrivere, più probabilmente.
Ma non è stato ieri il solo momento di rischio...ieri nel mio solito bar sono stata bombardata.
Stavo leggendo il Corriere inserto Milano quando è piovuto sul giornale...Ho continuato come nulla fosse e ho girato la.pagina, non sapevo che dire...il signore del tavolo dopo il mio che aveva aperto la bottiglietta di minerale appariva disorientato già di suo.
Ma anche la Princess ha avuto il suo momento di brivido...ormai il pancino più bello del mondo è nettamente visibile, la sua professoressa di ginnastica sta sempre un po’ in apprensione, ed in piscina l’ha costretta nella corsia lenta...e continuava a strillare Attenta! Attenta! Vai piano...Vai PIANOOOOO
La Princess...il suo pancino sta benissimo, è maschio, scalcia, si rotola e si srotola, e pare più lungo e più grande della media. Ha la stessa faccia del papà, si vede dall’ecografia. É atteso per la prima settimana di agosto, spero tanto che non faccia scherzi per l’esame di maturità.
traspiranti anche... visto che tanto è online non ci si fa caso.
Mi sembra interessante questa iniziativa del gruppo l' Espresso, metto il link (così' me lo ricordo anch'io):
Nasce ilmiolibro.it, ora il romanzo lo puoi stampare su internet
ecco.
Non è che sia favorevolissima all'evoluzione dell'editoria internettistica perchè amo le librerie la carta e l'inchiostro... com i più, direi. Ma può essere sempre un mezzo, un inizio, una cosa accessibile a tutti.
In un altro blog commentai: "Resto sempre perplessa su queste cose… Un libro si tiene tra le mani, si sfoglia, ti ha chiamato dallo scaffale, ha un suo profumo un suo colore. Io li scelgo così… un po’ come funziona tra i fiori e le farfalle".
Da oggi per me è estate.
E sono stufa delle solite previsioni del tempo, che piove quando torno a casa se vado in ufficio in bici.
Così oggi ho riaffrontato la mia manciata di chilometri (otto?) spedalando contenta tra i profumi (al parco Solari tagliavano l’erba) e le puzze di Milano (in generale) , sulla ghiaia e sull’asfalto, in salita e discesa (in discesa non spedalavo ed ero più contenta) . Col vento tra i capelli, quando andavo controvento, mica perchè vado veloce io, che poi ho i capelli corti e quindi di vento ce ne vuole un bel po’.
Ho anche messo in riga un paio di suv, che si sono fermati per lasciarmi passare, o forse alle mie spalle veniva un camion e non lo sapevo.
Papaveri rossi e papaveri pallidi, pallidi quelli sul ciglio della strada, quelli in seconda fila si vede che respirano meglio.
.
e di primo acchito mi pongo delle domande sulla composizione del nuovo governo... poi mi informerò seriamente, però:
il ministro delle pari opportunità... vuol dire che ora gli uomini.... e noi donne
???
E Calderoli, Ministro per le Semplificazioni... che semplificazioni? per semplificare i rapporti con la Libia? Ma ci vuole un Ministero per le semplificazioni? A me sembra già una complicazione.
E i rapporti con il Parlamento? Ma non ci stanno già seduti dentro, hanno bisogno l'interprete?
E il ministro per l'attuazione del programma? E gli altri cosa stanno a fare, i bambini cattivi e hanno il controllore? O non son capaci di essere operativi?
E le comunicazioni, che son diventate una deleghina o qualcosa del genere, sentivo per radio stamattina?